Paola Pisano (7 – Dicembre 2019)

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(Intervista pubblicata su 7 – Corriere della sera il 20 dicembre 2019)

L’immagine traballa sullo schermo. Video-intervista a Paola Pisano, 42 anni, titolare del dicastero senza portafoglio per l’Innovazione. Nel 2018, mentre era assessore del Comune di Torino, una rivista specializzata l’ha eletta donna italiana più influente della galassia digitale. Si avvicina il Natale e, visto l’incarico, le chiedo se fa i regali visitando negozi o con l’e-commerce. Replica: «Compro tutto online, soprattutto in questo periodo. Come tutti gli innovatori sono pigra, innovo per restar seduta più possibile, eheh. Risparmio tempo e ne approfitto per stare di più con i miei figli». I figli sono tre, adolescenti. Quando le domando su quali studi o mestieri del futuro si dovrebbe indirizzare un giovane italiano oggi, dice: «Biomedicina, informatica, codici. E poi i nuovi materiali».

I nuovi materiali?

«Ha presente il film Terminator 2?».

Quello con Arnold Schwarzenegger.

«Sì. Il cattivo è fatto di un materiale che si auto-aggiusta, si ricrea. Materiali di quel tipo esistono già. È una frontiera affascinante».

Sbaglio o in Italia questi studi e questi mestieri del futuro sono meno diffusi che altrove?

«Siamo indietro e dobbiamo recuperare. Soprattutto non dobbiamo farci imbrigliare dal digital divide».

Il digital divide è il divario tra chi usa la tecnologia e chi ne è escluso.

«Oggi è un divario grande. Ma questo non può essere un alibi per rimandare la digitalizzazione, altrimenti condanniamo l’Italia a diventare un Paese solo a misura di anziano».

I cosiddetti “vecchietti” e la loro incapacità di usare le tecnologie sono spuntati anche nel dibattito sui pagamenti elettronici e sui disincentivi ai contanti.

«Nessuno deve rimanere indietro. Ma in Cina persino il ragazzo che ti vende le rose per strada si fa pagare con il cellulare con il QR Code. Gli italiani sanno che la gestione dei contanti costa essa stessa molti miliardi? Per non parlare del nero, dell’evasione, dei furti…».

Pisano a Torino, oltre a sostituire i fuochi d’artificio con uno spettacolo di droni durante la festa di San Giovanni, ha avviato progetti di mobilità autonoma e di digitalizzazione dell’Amministrazione. Le chiedo che cosa vorrebbe realizzare come ministro e lei srotola un lungo elenco di sogni hi-tech.

È vero che lancerete una nuova app per i servizi online?

«Si chiama “Io”».

Mi fa un esempio dei servizi che vorreste fornire?

«Pagamento delle tasse, warning per la scadenza di documenti, iscrizione dei bambini a scuola… A fine mandato vorrei anche lasciare un’Italia all’avanguardia nella robotica. Le faccio un esempio: mi piacerebbe che nelle città ci fosse un servizio di esoscheletri in sharing…».

Traduca.

«Gli esoscheletri sono apparecchi cibernetici che potenziano le capacità fisiche. Io vorrei che ce ne fossero tanti in circolazione realizzati per aiutare i disabili a camminare per strada in sicurezza. Aggiungo: vorrei avviare un progetto per educare i ragazzi a usare le nuove tecnologie e i nuovi strumenti di comunicazione».

Periodicamente viene lanciato l’allarme sulle dipendenze da videogioco e sulla violenza dei social network.

«Serve una nuova educazione».

Lei ha figli adolescenti…

«I videogiochi di oggi, rispetto a quelli del passato, almeno mettono in connessione ragazzi di tutto il mondo. Certo, esistono le deviazioni e le patologie. Ma spesso dipendono più da chi usa uno strumento che non dallo strumento stesso. Dopodiché quando una nuova tecnologia diventa di massa, c’è sempre un momento immersivo che colpisce».

Lei è sui social network?

«Ne faccio un uso annoiato. Ma anche io ho avuto le mie immersioni profondissime in una nuova tecnologia».

Quale?

«La tv. I miei genitori, fisici, lavoravano alla Alenia e stavano tutto il giorno fuori casa: ho trascorso la mia infanzia parcheggiata a casa di mia nonna Filomena, davanti alla trasmissione Bim Bum Bam e alle prime serie tv anni Ottanta».

L’adolescenza torinese.

«Facevo danza e impazzivo per i concerti. A dieci anni feci un dramma perché i miei non mi mandarono a quello di Madonna. Mi sono rifatta più avanti con Vasco Rossi, Luca Carboni…».

Studi?

«Economia a Torino. Erasmus a Valencia. Da lì mi sono spostata a New York, sono rientrata a Torino, ripartita per Dublino…».

Per motivi accademici o per lavoro?

«Per lavoro: consulenza nella gestione dell’innovazione aziendale. Versace, la Pfizer… Sono stata pure in banca, alla Comit, durante il passaggio dalla lira all’euro: un delirio. Ho cominciato a studiare per il dottorato con la prima maternità, nel 2004. Ho finito il dottorato con tre figli nel 2007».

L’anno del primo V-Day grillino.

«Io però sono entrata in contatto con il M5S nel 2016».

Come?

«Ero direttrice di un laboratorio per l’Innovazione dell’Università di Torino. Con alcuni colleghi andammo a sentire Chiara Appendino. Me la presentarono e due giorni dopo lei mi propose di diventare assessore all’Innovazione».

Ha mai conosciuto Gianroberto Casaleggio?

«Ho fatto un colloquio con lui qualche anno fa per entrare in una sua azienda. Un visionario. Lui e Beppe Grillo sono persone che vedono il futuro».

Chi le ha comunicato che sarebbe diventata ministro?

«Appendino. E poi una telefonata di Luigi Di Maio».

Al Quirinale ha giurato col piercing al sopracciglio.

«Il Presidente Mattarella mi ha confessato che ne vorrebbe uno anche lui. Ahahah, scherzo, eh».

Ministro e madre di tre figli.

«Alice di 16 anni, Alessandro di 14 e Arianna 12. Vedo cose che voi umani…».

Quando li vede?

«Nei weekend. E ci sentiamo tutte le mattine e tutte le sere».

Diego Piacentini, ex di Amazon e di Apple, ha provato prima di lei con il Team Digitale a portare un po’ di Innovazione nella PA. A 7 raccontò il duro impatto con la burocrazia italiana.

«L’ho incontrato anche recentemente a San Francisco e mi ha dato qualche suggerimento».

Che tipo di suggerimenti?

«Come mantenere la calma. Abbiamo lo stesso approccio su determinate cose. Tutto ciò che distrae dal lavoro ci dà noia: convegni, inaugurazioni, taglio dei nastri. Diego mi ha detto: “Quando stai per dare di matto e ti viene voglia di scappare, fammi uno squillo”. Ogni tanto lo chiamo».

Categorie : interviste
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