Lucia Borgonzoni (7 – Settembre 2019)

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(Intervista pubblicata su 7 – Corriere della Sera il 20 settembre 2019)

È la valchiria leghista dei talkshow, è stata sottosegretaria ai Beni Culturali del governo gialloverde e ora Lucia Borgonzoni, 43 anni, si appresta a lottare per salvinizzare la presidenza della Regione Emilia-Romagna. Durante il dibattito sulla fiducia al Conte 2 ha sfoggiato una maglietta con su scritto: “Parliamo di Bibbiano”. Seduta sospesa. Domando: ha intenzione di fare tutta la campagna elettorale puntando su queste trovate? Replica: «Bibbiano non è una trovata, è un orrore». Già, ma che cosa c’entra con la fiducia al governo? «La falla mostruosa creata dal sistema degli affidi va affrontata prima possibile». Ogni tanto mentre parla le brilla il piercing sulla lingua. Sbuffa se le parlo delle indagini sui finanziamenti illeciti russi alla Lega: «Ma daiiii». E quando le faccio notare le simpatie di CasaPound per la piazza leghista o gli intrecci con le destre europee più xenofobe, prova il dribbling: «Contano le nostre proposte. A me interessa la buona amministrazione. Se i voti in Veneto per Luca Zaia aumentano a ogni elezione è perché governa bene».

Secondo lei quanto dura il governo Conte 2?

«La disperazione di chi è attaccato alla sedia può raggiungere apici inarrivabili».

Quanto conteranno i prossimi voti regionali sulla tenuta dell’esecutivo?

«Dovrebbero avere un peso. Ma il Pd ha perso tutte le ultime quattro tornate elettorali eppure è lì. Io per l’Emilia-Romagna ho idee chiare».

Quali?

«Mettere un argine allo svuotamento delle zone appenniniche, aiutare le imprese che soffrono, rimettere in moto il turismo, la sanità…».

Suo padre dichiarerà un voto anti-leghista anche alle Regionali?

«Non lo so».

È iscritto al Pd e l’ha criticata pubblicamente per il suo comportamento durante un dibattito sui migranti con l’arcivescovo di Bologna, don Matteo Zuppi.

«Sui giornali questo scambio tra me e mio padre è apparso come un litigio familiare, casalingo, invece io con lui non ho nessun rapporto».

Da quando?

“Non viviamo sotto lo stesso tetto da quando avevo sei anni. Chiamavo “papà” il secondo marito di mia madre, Renzo, con cui sono cresciuta. A diciotto anni ho provato un riavvicinamento, ma è stato molto deludente».

La sua infanzia…

«Tutta tra Bologna e San Lazzaro. Mamma mi dava un foglio gigante con dei colori e mi mettevo per terra a disegnare».

Aveva un nonno pittore.

«Aldo, il padre di mio padre, che divise lo studio con Renato Guttuso, a Roma. Il nonno materno, Virginio, era partigiano».

Lei che studi ha fatto?

«Istituto tecnico aeronautico. Quando ho capito che non sarei diventata una pilota militare, mi sono trasferita all’Istituto d’Arte. Poi ho frequentato l’Accademia di Belle Arti. Per molti anni ho avuto una tela sempre pronta in casa. Ora non ho più tempo per dipingere».

Il quadro che vorrebbe in casa?

«Amo i preraffaelliti».

È vero che frequentava i centri sociali di sinistra?

«Ho fatto la cameriera nel centro sociale Link, ma tutti sapevano che ero leghista».

Come è diventata leghista?

«La prima volta che mia madre mi ha parlato della Lega avevo tredici anni. E nel 1989 i leghisti bolognesi si contavano sulle dita di una mano. Nel 1992 la prima Pontida e la prima tessera».

Il primo incarico?

«Dopo aver trascorso circa quattro anni a Catania, dove facevo l’arredatrice d’interni, tra il 2007 e il 2008 sono rientrata a Bologna. Mamma mi chiese subito di partecipare a una raccolta firme contro la costruzione di una Grande Moschea, poi feci la rappresentante di lista alle Politiche. Due mesi dopo ero a capo dei giovani leghisti della provincia di Bologna».

Lei è diventata famosa nel 2014 quando ricevette uno schiaffone da parte di una donna sinti.

«Ero consigliera comunale. Ed ero lì per un’ispezione. Quando ci hanno aggrediti, stavamo andando via».

Una leghista ruspista va in un campo rom per provocare.

«È vero il contrario. Sono stati loro a provocare per cercare una reazione violenta. E non l’hanno trovata».

La settimana successiva…

«… è venuto Salvini nella stessa area-sosta pubblica, perché considerava vergognosa l’aggressione a un consigliere. Beh, alcuni ragazzi di un centro sociale sono saliti sul tettuccio della macchina e hanno spaccato il lunotto posteriore. Ho pensato che ci volessero ammazzare. Per molto tempo ogni volta che Matteo è sbarcato a Bologna sono fioccate manifestazioni. Ora l’aria è cambiata. Non far parlare un avversario è da fascisti».

Chi non vuole Salvini a Bologna dà a lui del fascista.

«La Lega non è fascista. In Emilia abbiamo sempre preso anche voti di sinistra. Il mio sogno tra l’altro è di essere eletta prima o poi sindaco di Bologna. Al ballottaggio del 2016 ho raggiunto il 45% dei consensi».

A breve partirà la campagna d’autunno per le Regionali.

«Sul territorio. Sono abituata».

Girerà con Salvini per sagre e salsicciate?

«Andrò ovunque possa incontrare persone. Ma non mangio molta carne».

È vegetariana?

«Un emiliano non può essere vegetariano. Sa, i tortellini… Mia nonna da piccola me li faceva chiudere col mignolo. Li amo con la panna».

Scherza?

«No. Magari non lo scriviamo. Ogni volta che in un ristorante li chiedo così, mi danno dell’eretica».

Categorie : interviste
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