Giuliano Amato – 2 (Sette – novembre 2012)

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Quando deve trovare una metafora per descrivere la quantità incredibile di ruoli che ha ricoperto e che ricopre, Giuliano Amato, 74 anni, pensionato di platino, scherzando si autodefinisce «come un generale russo a cui non basta il petto per ospitare tutte le medaglie». Ex premier, ex vicepresidente della Convenzione europea, ex presidente dell’Antitrust, ha ancora incarichi assortiti in vari centri studi e associazioni, nonché il trono onorario del Tennis Club Orbetello. Lo incontro nella sede dell’Istituto Treccani. Arredo austero e stoffe usurate alle pareti. Gli elenco i soprannomi che durante la lunga militanza sulla scena pubblica gli sono stati attribuiti: Eta Beta, Richelieu, Mazzarino, Nonamato, Dottor Sottile. Chiedo quale sia il suo preferito, lasciando per ultimo quello che gli ha dato Marco Travaglio: «L’uomo che sussurrava a Craxi». Amato sorride: «Mi dispiacerebbe se qualcuno mi soprannominasse Travaglio».
Tecnico chiamato dai tecnici per sforbiciare le spese della politica, Amato è stato messo da Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere, in cima all’elenco dei “notabili a disposizione”: quelli “sempre pronti a far discorsi alati” che difficilmente affrontano problemi concreti. Glielo ricordo. Mi fa notare che solo pochi mesi fa ha proposto una patrimoniale e si è tirato il mondo addosso.
Parla con tono professorale, ogni tanto si concede una battuta e in un paio di occasioni anticipa la domanda che gli sto per fare. Quando gli chiedo una valutazione sul governo Monti a un anno dalla sua nascita, prima dice che il bilancio è stato duro per gli italiani, poi spiega che senza Monti saremmo affondati e infine improvvisa l’autoquesito: «Se mi chiede se i provvedimenti presi erano gli unici possibili…».
Glielo chiedo.
«La risposta è: non sempre. Ripeto: io ero favorevole a una patrimoniale. Una botta secca e intensa per i redditi più alti».
Monti ha scelto l’Imu.
«Figlia dell’Ici, una mia invenzione del 1992. Ma l’Ici era come l’aeroplanino di Lindbergh davanti a questo Airbus 520 delle tassazioni. Un gigante che colpisce tutti».
Lei, oltre all’Ici, per fare cassa attuò il prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani.
«C’è gente che ancora me lo ricorda, per strada».
Ora si fa fatica a concludere un accordo con la Svizzera per far pagare qualcosa agli evasori italiani che hanno conti correnti elvetici.
«C’è chi dice che dopo averne parlato così tanto quell’accordo non converrebbe più».
Perché nel frattempo chi aveva soldi in Svizzera li ha dirottati altrove?
«Già. Queste cose vanno fatte. Non vanno dette».
Lei prese di sorpresa gli italiani nel luglio 1992.
«E infatti trovai parecchi risparmi da tassare».
Monti ha riformato anche le pensioni.
«Un’ottima riforma che non dovremmo cercare di cambiare».
È ottimo anche il pasticcio degli esodati?
«Sono un tecnico e so che anche i tecnici sono fallibili».
In Italia ci sono persone andate in pensione a quarant’anni e persone che la pensione non l’avranno mai. Pensioni d’oro e pensioni fantasma.
«Lilli Gruber, su La7, mi ha chiesto come mai non ho pensato di ridurmi la pensione, resa famosa da chi me ne ha attribuita una, inesistente, di trentunomila euro lordi».
Lei ha risposto: «Non capisco la domanda».
«Sono un privato e non ho il potere di farlo. Magari avrei dovuto spiegare che il vitalizio da parlamentare lo do da anni in beneficenza».
Trentuno meno nove (del vitalizio) fa ventidue.
«Netto è circa la metà. Comunque tanto. E per questo faccio molte cose gratis. Detto ciò dobbiamo chiarirci».
Su quale punto?
«Se tu hai fatto le elementari e tuo figlio ha un dottorato o un Phd, ti aspetti che lui guadagni più di te, o no? Vogliamo che venga riconosciuta e retribuita la qualità del lavoro o no?».
Questo che cosa c’entra con le pensioni d’oro?
«C’entra, perché le pensioni derivano dalle retribuzioni. Se non vogliamo vedere tutti i nostri ragazzi fuggire all’estero, dobbiamo abbandonare la hubris, modello Banda dei quattro. E cioè la tracotanza statale della Cina rivoluzionaria che imponeva stipendi da miseria agli studenti ultraspecializzati. È giusto mettere un tetto, e la mia pensione sta sotto quello stabilito dal governo Monti, ma non si deve esagerare. C’è un’altra storia esemplare…».
Racconti.
«In Italia ora tutti vogliono parlamentari giovani e che facciano al massimo due mandati, giusto?».
La tendenza è questa.
«E tutti sono indignati per i vitalizi e pretendono che vengano elargiti solo al compimento dei sessantacinque anni di età, giusto?».
Abbastanza.
«Un trentenne eletto in Parlamento, dopo due mandati, cioè a quarant’anni, che cosa dovrebbe fare mentre aspetta di compiere i sessantacinque? L’esodato di Stato? Che cos’è, un nemico da punire solo perché ha fatto politica?».
Lei che cosa propone?
«Un’indennità di reinserimento. Due anni di vitalizio anticipato mentre cerca lavoro. Ma nessuno ha avuto il coraggio di deciderlo».
Lei è stato incaricato da Monti di elaborare un piano per tagliare i costi della politica.
«La Camera ha lavorato a una buona legge sul finanziamento pubblico dei partiti. I rimborsi sono stati ridotti e non sono più elargiti a prescindere dalle spese reali. Ma i difetti principali della legge sono due».
Li elenchi.
«Avrei affidato il controllo sui finanziamenti alla Corte dei Conti, perché i collegi che vengono istituiti ad hoc generalmente più che controllare si limitano a riunirsi. E inoltre avrei tenuto i finanziamenti in Tesoreria di Stato. In pratica: io Stato ti do i soldi se ti servono, non te li do per farteli investire e creare liquidità. Poi c’è il problema dei gruppi parlamentari, dei mille enti inutili sparsi per il Paese…».
Sprechi e ruberie ingrossano l’elettorato di Beppe Grillo. Lui ai suoi eletti ha detto: stipendi al minimo e pedalare.
«Grillo usa argomenti molto popolari. Giustamente popolari».
Amato, è diventato grillino?
«No, no. Ma quando si supera un certo limite…».
Anche ai tempi di Tangentopoli e del Psi craxiano si superarono “certi limiti”.
«Sì. Allora il problema era il finanziamento illecito dei partiti. Ora scandalizza il modo in cui si sprecano i fondi pubblici. Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo con le loro inchieste hanno fatto un buon lavoro al corpo, ma con i casi di Belsito, di Lusi e di Fiorito sono arrivati i fuochi d’artificio: viaggi, lingotti, contributi ai gruppi parlamentari del Lazio decuplicati, politici che si svegliano, vedono la neve e decidono di comprarsi un macchinone con i soldi dei contribuenti…».
Nevica ergo Suv.
«…roba che prima fa ridere. E poi fa incazzare».
E Grillo cresce. Il fenomeno Movimento Cinque Stelle è stato sottovalutato dagli altri partiti?
«Non credo che il problema sia la sottovalutazione».
E qual è?
«I partiti sono venuti meno alla loro funzione essenziale: interagire con i cittadini. I politici ormai vanno a Ballarò, invece di andare in sezione. A Bersani ho detto: “Perché non usi i diecimila gazebo del Pd, non solo per votare, ma anche per far discutere sugli affari collettivi?”».
Grillo li coinvolge usando Internet.
«È una cosa diversa. La Rete oggi è più un diffusore di monologhi. In politica conta ancora guardarsi negli occhi e dialogare».
Sarà. Ma la comunicazione di Grillo funziona. Lei ha detto che quando era giovane gli attacchi personali in stile Grillo erano considerati fascisti. Bersani ha parlato di fascisti del web.
«L’imbarbarimento ormai è generalizzato. Si è sostituito il confronto sulle idee con la “nasty politics”, la politica degli insulti e degli attacchi personali».
Grillo ha anche un programma molto dettagliato.
«Non l’ho ancora studiato. Ci saranno di sicuro buone cose. La nasty politics comunque non riguarda solo lui».
La nasty politics è anche la conseguenza di una classe politica che mette il proprio corpo in campo. Se un politico, per migliorare la sua immagine, va in tv a parlare della vita privata, si espone ad attacchi personali.
«È una tendenza che viene dagli Stati Uniti. Berlusconi è stato molto bravo nella gestione del rapporto tra la propria immagine politica e i media».
Anche lei si è prestato ad alimentare questo teatro della politica: da Vespa si mise a palleggiare con Panatta.
«Rifiutare mi sembrava da maleducati».
Grillo non vuole che i suoi militanti vadano nei talk show. Lo fa per evitare che diventino personaggi del teatro tv della politica?
«No. Lo ha scritto bene Battista sul Corriere: Grillo non vuole che loro vadano in tv perché altrimenti, prima o poi, anche lui si dovrebbe sottoporre a un confronto».
Grillo ha proposto Di Pietro per il Quirinale.
«Di Pietro ha compiuto cinquant’anni ed è un cittadino italiano. È una proposta tra le tante».
Tra i tanti nomi che si fanno per il Quirinale c’è anche il suo. È un incarico a cui lei è stato “candidato” più volte.
«E per Di Pietro invece è la prima, eheh».
Voterà alle primarie del Pd?
«Sì. Non ho motivi per non votare Bersani. Siamo stati insieme ministri e quando scrivo qualcosa che lo convince Pier Luigi mi chiama per commentarla».
Sarebbe favorevole a un Monti bis?
«Se si determinassero le condizioni politiche, sì. Sarebbe un bene per il Paese».
Le condizioni politiche sono: elezioni politiche che non danno una maggioranza solida. E una legge elettorale con una soglia troppo alta per raggiungere il premio di maggioranza garantirebbe queste condizioni.
«La legge Acerbo, quella votata durante il regime di Mussolini per garantire al partito fascista la governabilità, prevedeva una soglia del 25% per raggiungere il premio. L’attuale Porcellum non ha soglie. È peggio della legge Acerbo da questo punto di vista. Una soglia va messa. Anche perché se un sistema politico è frammentato non gli si può chiedere di non esserlo. C’è un limite alla dimensione di ogni protesi».
Lei che cosa guarda in tv?
«I telegiornali, i film che mi registro e il tennis».
L’hanno impallinata per la conduzione dell’approfondimento economico Se una farfalla batte le ali.
«Alcune critiche sono stupefacenti».
Libero ha scritto: «Con tutti gli incarichi che ha perché affidare ad Amato anche un programma Rai?».
«Forse perché spiego in modo efficace certi argomenti? Sugli incarichi facciamo chiarezza: se ne ho tanti è perché sono pluriraccomandato o perché so fare più cose?».
Si dia una risposta.
«Direi la seconda».
Il film preferito?
«Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti».
La canzone?
«Imagine di John Lennon».
Sa che cos’è Twitter?
«Certo. Ma non mi vedrà mai ridurre un mio intervento a meno di centoquaranta caratteri».
Conosce i confini della Siria?
«Giordania, Libano, Israele…».
Perché i Paesi occidentali sono intervenuti in Libia e non intervengono in Siria?
«Perché gli interessi di chi interviene sono diversi nei due casi. È semplice, cinica, realpolitik».

Vittorio Zincone
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Categorie : interviste
Commenti
giorgio 22 gennaio 2015

spoeriamo nella non presidenza,più che un arbitro serve una
persona meno altera e scostante

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