Michaela Biancofiore (Sette – luglio 2014)

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(Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera, il 4 luglio 2014)
Si autodefinisce una talebana del berlusconismo. La sua fede nell’ex Cavaliere in venti anni non ha mai vacillato. E quando descrive il primo incontro con Re Silvio sostiene che sia stato come ricevere «un marchio a fuoco sulla pelle». Michaela Biancofiore, 43 anni, parlamentare altoatesina di Forza Italia, ha appena pubblicato un tomo autobiografico che intreccia ricordi personalissimi e la cronaca di come Berlusconi sia entrato nella sua vita e in quella del Paese. Titolo: Il cuore oltre gli ostacoli (Mondadori). È un libro di autoanalisi: c’è il difficile rapporto con la mamma e con la sorella, la morte del padre, il collegio, i primi passi in politica, gli attriti coi dirigenti azzurri, gli amori e le passionacce. La più incredibile è quella con un presunto 007 internazionale che si comporta come il protagonista di Teorema di Marco Ferradini: «Cerca di essere un tenero amante, ma fuori dal letto nessuna pietà». La citazione, ironica, la fa proprio Biancofiore.
Quando mi vede perplesso di fronte a qualche ingenuità, dice: «La collega Laura Ravetto mi chiede sempre se ci sono o ci faccio. Be’, ci sono: vedo il sole anche dove non c’è. Lo psicologo che ho frequentato per qualche mese per affrontare l’Alzheimer di mia madre una volta mi ha detto che la cacca è cacca e non la posso considerare cioccolato». Finita l’intervista mi invia un sms: «Dopo venti anni di politica, penso che il potere vero siano i sentimenti».
Il volume è anche una raccolta di simboli pop generazionali: «Candy Candy e Lady Oscar hanno contribuito alla mia educazione sentimentale». C’è il racconto delle origini umili e dei trascorsi professionali nel mondo del cinema al fianco di Mario Cecchi Gori. «È un libro/superamento», dice e cita Zlatan Ibrahimovic: «Sono uscita dal ghetto, ma non so se il ghetto è uscito da me». Biancofiore dedica pure molte pagine alla sua carlina Puggy, amica intima del più noto Dudù e artefice dell’amicizia con Francesca Pascale. Puggy è celebre per le doti canore: «Sa intonare Meno male che Silvio c’è e l’Inno di Mameli». Le chiedo come le sia venuto in mente di compilare un’autobiografia in cui mette in piazza così tanti particolari della vita privata. Replica sostenendo che vuole zittire chi critica con malizia i parlamentari senza conoscerne la storia personale: «Ho anche una crisi di vocazione. Non mi riconosco più in questa politica».
Stai per lasciare Forza Italia?
«No, sarebbe da vigliacchi. Morirò politicamente con Berlusconi. E lui per ora non lascia. Probabilmente poi finirò gli studi o mi metterò a fare l’imprenditrice».
Hai sempre sperato nella discesa in campo di Marina Berlusconi. Se Marina si presentasse…
«Allora resterei e le starei accanto».
Se non lei chi potrebbe essere il successore? Toti?
«Lo stimo, ma non ha la personalità trascinante necessaria».
Il giovane sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo?
«No, lui è molto moderato. Serve qualcuno che getti il cuore oltre gli ostacoli».
Ti stai autocandidando?
«Ho coraggio e incoscienza. Sarebbe un onore. Ma negli ultimi 10 anni ho speso troppe energie. Non mi è stato regalato nulla. Ora non vedo questa possibilità. Certo, se mi prende il matto…».
…potresti presentarti alle primarie proposte da Raffaele Fitto per la futura leadership del centrodestra?
«L’ho già fatto nel novembre 2012, quindi…».
Le primarie non si sono mai svolte.
«Avevamo raccolto le firme. Ma sono contraria a quello strumento. La cosa migliore sarebbe stata far partecipare tutti i dirigenti alle Europee. Era un modo per contarsi. E Berlusconi era d’accordo».
Poi che cosa è successo?
«Alcuni big del partito lo hanno consigliato diversamente. Come sulla legge elettorale: continuano a proporre sistemi con liste bloccate. Secondo me dovremmo tornare alle preferenze. La politica è consenso e con le preferenze si misura il consenso».
Il consenso si misura con i voti. Forza Italia ne ha persi più di due milioni alle Europee.
«C’è ancora un 17% di elettori che mette la X sul nome di Silvio. Quelli sono voti tutti suoi».
Col 17% non si governa. Tornerete alleati di Alfano?
«Dentro l’Ncd sta maturando un profondo scontento nei confronti di Alfano. Due anni fa era leader di un Pdl sopra al 35%. Ora ha mandato a Strasburgo un solo europarlamentare, per merito di Casini. Avrebbe dovuto annunciare le dimissioni, come ha fatto Prandelli dopo la sconfitta con l’Uruguay».
Ospite di “Un giorno da pecora” hai detto: «Se dovessi cucinare un piatto per Alfano lo condirei con un lassativo».
«La sua scissione dell’ottobre 2013 mi ha disgustato. È un uomo incoerente a cui manca spessore umano. Nessuno ha preso tanto da Berlusconi quanto lui. Come Fini e Casini è stato colpito dalla sindrome rancorosa del beneficiato».
La sindrome…?
«Alfano ha vissuto all’ombra di Berlusconi, che gli ha messo a disposizione pure i suoi aerei. Poi non riuscendo a diventare leader come Silvio, lo ha politicamente accoltellato».
Sarà, ma si dà per scontato che Forza Italia e Ncd torneranno a marciare uniti.
«Dissento. Non dobbiamo mirare a un assemblaggio con i mini partiti e i mini leader del centrodestra. Se non sarà lo stesso Berlusconi, dobbiamo trovare qualcuno che come lui scaldi i cuori e punti dritto a tutti gli elettori della nostra area».
Un po’ come ha fatto Renzi nel centrosinistra?
«Esatto. Renzi è un ogm di sinistra del berlusconismo».
Scegli: Renzi o Alfano?
«Renzi. Ha il quid. Gli manca la capacità di fare che ha Berlusconi. E la coerenza. Ma come me ha il coraggio della Berlusconi generation. Siamo cresciuti guardando le stesse trasmissioni in tv».
Nel libro racconti che a sette anni guardando la tv hai indicato Silvio Berlusconi e hai detto: «Da grande voglio lavorare con lui».
«Mia madre si preoccupò abbastanza».
Non ne dubito. Da ragazza hai mai fatto politica?
«No. Ho aderito a Forza Italia nel gennaio del 1994. Era un periodo difficile per me: Mario Cecchi Gori era appena morto e io lo consideravo una specie di figura paterna. Mi consigliarono di leggere i Fioretti di Padre Pio. Sono devota, non praticante. Mio padre era di San Giovanni Rotondo e mio nonno era l’artigiano che faceva i sandali al santo. Conclusa la lettura andai nel Club azzurro più vicino a casa e mi iscrissi».
Quando hai conosciuto Berlusconi?
«Nel 2003. Sandro Bondi mi portò da lui a Macherio. C’era appena stata la strage di Nassiriya. Lui era distrutto. Dopo un po’ che parlavamo mi propose di fare la portavoce nazionale di Forza Italia. Rifiutai perché non mi sentivo pronta».
Col senno di poi, rifiuteresti ancora?
«Non lo so. Tre anni dopo ho detto “no” al ruolo di coordinatrice nazionale di Forza Italia donne. Verdini, Bondi e Cicchitto me lo offrirono dopo avermi esautorato dal ruolo di responsabile del Trentino Alto Adige: pretendevano di conoscere il territorio meglio di me».
Critichi spesso Verdini e non sembri avere buoni rapporti con molti dei dirigenti azzurri.
«Sono stati fatti molti errori. Berlusconi ha sempre assemblato voti. La sua classe dirigente li ha persi».
Quando eri sottosegretaria del governo Letta, il premier accettò a sorpresa le dimissioni che avevi dato in polemica con la sentenza di condanna di Berlusconi per i diritti tv.
«La storia delle mie dimissioni racconta la maleducazione e la spregiudicatezza di Letta e di Alfano. Con quella mossa si de-berlusconizzò il governo. Lo dico sempre: meglio con il pregiudicato che con gli spregiudicati».
Letta qualche mese prima ti tolse le deleghe alle Pari Opportunità a causa di una battuta sui gay.
«Sono perennemente in trincea. Avevo detto una cosa che ribadisco: i gay troppo spesso si auto-ghettizzano. Vengo da una terra, l’Alto Adige, piena di ghetti etnici. E sono per rompere tutte le gabbie».
Sei favorevole ai matrimoni gay?
«Sì, anche se sarebbe meglio istituire le unioni civili».
La fecondazione eterologa?
«Favorevole».
Il testamento biologico?
«Pure. Sono liberale».
Ti schiereresti mai con Renzi?
«Solo se Berlusconi decidesse di puntare su di lui».
Qual è l’errore più grande che hai fatto?
«Non laurearmi».
Che cosa guardi in tv?
«Tg, tg, tg… È una malattia».
Il film preferito?
«L’attimo fuggente e Notting Hill. Lo so, sono melensa».
La canzone?
«Il regalo più grande di Tiziano Ferro. È il nuovo Lucio Battisti. Nel 2009 sono pure stata a un suo concerto».
Il libro?
«Un posto nel mondo di Fabio Volo. Ho pianto dalla prima all’ultima pagina».
Conosci l’articolo 12 della Costituzione?
«No».
È quello che descrive il Tricolore.
«Vessillo di libertà».
Il Kurdistan…
«Si trova tra l’Iraq e la Turchia».
Concludi il verso: Udimmo una voce/Corremmo all’appello
«Non saprei. Che cos’è?».
La canzone “O bianco fiore”…
«Quella della Dc? Me la canta sempre Ignazio La Russa».

@vittoriozincone

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Democratico 17 novembre 2014

Che fedelta’

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