Daniele Bosone (Sette – marzo 2015)

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(Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera il 13 marzo 2015).
Dalla provincia dell’impero renziano si alza forte un grido di dolore: sbrigatevi, o qui salta tutto! Daniele Bosone, 52 anni, neurologo, ex senatore e attuale presidente della Provincia di Pavia, è un seguace del premier dal 2012: quando i fan del Pd dovettero scegliere tra il boss della Ditta e il sindaco di Firenze, lui, seppur sfavorito, scelse il secondo. Ora, come molti amministratori democratici, si trova nella scomoda condizione di chi non vuole rovinare la festa comunicativa al presidente delle slide, ma non può fare a meno di denunciare: «Crollano i tetti delle scuole, le strade si riempiono di buche e noi province non abbiamo più risorse spendibili». Aggiunge: «Se il governo non fa qualcosa, quasi tutte le amministrazioni provinciali andranno in default. E verranno bloccati anche tutti i servizi e le attività in teoria già finanziati».
Che cosa dovrebbe fare il governo?
«Alleggerire il patto di Stabilità, alleggerire i mutui che le province devono pagare a Cassa Depositi e Prestiti, accelerare i prepensionamenti e acquisire un po’ dei nostri beni immobili».
Beni immobili. La Provincia di Teramo ha pubblicato un bando per barattare la caserma dei Vigili del fuoco con dieci anni di manutenzione degli edifici scolastici.
«Io preferirei che ad acquistare i nostri beni fosse lo Stato».
Sull’edilizia scolastica il governo ha attivato una Struttura di missione che si muove rapidamente proprio sui punti da lei indicati: mutui, allentamento del patto di Stabilità…
«Qualcosa si sta facendo. Ma noi abbiamo davvero un’urgenza. Il deterioramento di certi edifici è drammatico. Basta leggere le cronache: volano via i soffitti, si staccano i solai… Io sono contento se facendo qualche sacrificio riesco a contribuire a mettere in ordine i conti dello Stato, ma a questo punto abbiamo bisogno, subito, di un tavolo pratico con il governo. Entro marzo dobbiamo capire se riusciamo a stare in piedi».
È vero che lei per garantire il riscaldamento e il trasporto pubblico agli studenti ha diminuito a cinque i giorni di scuola settimanale?
«Sì. Ne ho pagato le conseguenze politiche: Sel è uscita dalla Giunta. La Lega ha protestato anche in Parlamento contro il provvedimento. Tutti sembrano non capire una questione fondamentale».
Quale?
«Le Province hanno subìto tagli per un miliardo e trecento milioni, ma devono garantire gli stessi servizi di prima: manutenzione delle strade, riscaldamento e mantenimento delle scuole, diritto allo studio per i disabili…».
Gli italiani avevano capito che le Province andavano abolite.
«Da lombardo che vive in un territorio enorme, sono sempre stato contrario all’abolizione. Ma ho apprezzato la riorganizzazione delle Province proposta dalla legge Delrio. Mi piacerebbe che fosse un successo. Il problema è che, a parte il fatto che le Province non vengono più elette dai cittadini ma dai sindaci, al momento è tutto fermo».
Perché?
«Perché non ci sono ancora i piani regionali di riorganizzazione delle competenze e delle funzioni. Al momento noi abbiamo meno risorse, gli stessi servizi da erogare e i bilanci non approvabili. In pratica siamo cornuti e mazziati».
Lei considera la sua una Provincia virtuosa?
«Ho ridotto un’iradiddio di spese. Ho lottato e lotto contro tutti gli sprechi. Ma sono in ritardo coi pagamenti alle imprese. Allo stesso tempo ho in cassa 200.000 euro con cui potrei aggiustare un ponte fondamentale per il turismo locale, ma non posso farlo perché non riesco a chiudere il bilancio, perché ho più spese che entrate. Il Patto di Stabilità mi paralizza».
Non potrebbe forzare la mano? O spendere quei soldi in segno di protesta?
«Poi ci parla lei con la Corte dei Conti? Io sono da sempre contro il Fiscal Compact e contro gli eccessi del rigore europeo imposto dall’alto, senza la conoscenza del territorio. Renzi in Europa ha fatto molto, però ci vorrebbe un vero federalismo fiscale, che in Italia per ora è lettera morta, e una concreta responsabilizzazione degli Enti locali. È la via principale per garantire servizi di qualità al cittadino. Che poi è il nostro mestiere. La politica dovrebbe fare questo, no?».
Lei è neurologo e amministratore. È nata prima la passione per la medicina o quella per la politica?
«Faccio politica da quando ero ragazzino».
Era adolescente negli anni Settanta. Gruppettaro o di partito?
«Ho frequentato prima Azione Cattolica e poi Comunione e Liberazione».
È ancora ciellino?
«No, no. Ho interrotto il percorso molti anni fa».
Manifestazioni, cortei, scontri di piazza…
«Mi è capitato una sola volta di partecipare a una specie di rissa».
Racconti.
«Un gruppo di femministe mi aggredì fuori da una chiesa. Presi uno sganassone. Ero molto giovane».
Il suo primo incarico politico?
«Con la sinistra Dc. Fui eletto consigliere di quartiere all’inizio degli anni Ottanta. Sempre con la Dc poi sono entrato nell’amministrazione comunale».
È stato senatore tra il 2006 e il 2011.
«Con il governo Prodi facemmo la prima e ultima Finanziaria che abbia distribuito qualcosa al Paese in modo uniforme».
Renzi sostiene che anche il suo governo lo stia facendo: i celebri ottanta euro.
«Prodi tagliò il cuneo fiscale. Punto. Renzi da una parte ha distribuito gli ottanta euro e dall’altra ha ridotto i fondi agli Enti locali. Nel 2007, però, la congiuntura economica era diversa: ora c’è una maggiore necessità di tenuta dei conti».
Durante il secondo governo Prodi si discusse molto di diritti degli omosessuali. Lei è favorevole o contrario ai matrimoni gay?
«Contrario. Ma sono favorevole a una legge che tuteli le coppie di fatto, i Dico…».
Favorevole o contrario alle adozioni da parte di coppie gay?
«Lo dico da neurologo: su questo argomento porrei qualche problema».
È neurologicamente contrario?
«Nell’equilibrio della crescita di un bambino il riconoscimento e l’identificazione di un padre e di una madre sono importanti. Poi magari il futuro ci consegnerà nuovi percorsi psicologici, ma per ora…».
Le moschee in città…
«Sono favorevole, ma devono servire al culto locale. A Pavia c’è una comunità islamica composta da 500 persone ed è stato presentato il progetto per una moschea da 2000 posti. Un po’ eccessivo, no?».
A cena col nemico?
«Con Matteo Salvini. Vorrei capire che cosa pensa davvero del futuro dell’Italia. Negli ultimi tempi mi pare che faccia proposte un po’ troppo demagogiche e contraddittorie. Ma sono incuriosito dal suo movimentismo».
Alla manifestazione leghista di piazza del Popolo, a Roma, hanno parlato anche i neri di CasaPound.
«Già, stiamo passando dalla società liquida descritta dal sociologo Zygmunt Bauman a quella gassosa in cui i partiti fanno evaporare la loro identità pur di raccogliere consensi».
Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?
«Sposare mia moglie Marcella, nel 1996. E poi le mie figlie… Costanza e Francesca. Hanno sedici e quindici anni».
Frequentano scuole pubbliche o private?
«Frequentano lo stesso liceo classico, pubblico, di Pavia che ho frequentato io».
L’errore più grande che ha fatto?
«Accettare la candidatura alla presidenza della Provincia».
Perché?
«Sei mesi dopo è stato deciso che le province andavano abolite. Renzi chiuse la mia campagna elettorale in mezzo a una bufera d’acqua. C’era tantissima gente. Indimenticabile».
#bosonestaisereno.
«Ahahah. Esatto».
Lei conosce l’articolo 33 della Costituzione?
«Il 32 riguarda la Sanità, il 34 lo studio…».
Anche il 33 riguarda lo studio. Dice che i privati hanno diritto di istituire scuole e istituti… senza oneri per lo Stato. Le detrazioni concesse alle scuole paritarie non sono un onere per lo Stato?
«Se una scuola privata garantisce un buon servizio dove il Pubblico non arriva, è giusto dargli una mano».
Quali sono i confini della Libia?
«Un attimo! Algeria, Tunisia e a sud… il Sudan?».
Sì. Che cosa guarda in tv?
«Sopratutto robe fantasy».
Il film preferito?
«Bladerunner. Cinematograficamente sono nato con quell’immaginario».
La canzone?
«Atmosphere dei Joy Division».
Il libro?
«Cent’anni di solitudine. L’ho letto tre volte. Mi piace molto navigare con la fantasia e viaggiare».
Il viaggio della vita?
«In Guatemala, dove sono stato con due amici, e in India dove ho portato anche le mie figlie».
Lei è su Twitter?
«Sì. E anche su Facebook».
Controlla i profili Facebook delle sue figlie?
«Al momento ho proibito l’utilizzo di Facebook. Verrà loro concesso solo quando saranno maggiorenni».

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