Ferdinando Boero (Sette – luglio 2011)

7 commenti

Intervista via Skype. Clic. La prima cosa che mi fa ascoltare Ferdinando Boero, sessant’anni, biologo marino, è una canzone di Frank Zappa: Lonesome cowboy Nando. «La conosce? È dedicata a me». E perché? «Avevo battezzato una medusa Phialella zappai, e lui ha ricambiato la cortesia». Boero, docente all’Università del Salento e associato al Cnr, parla lentamente, con cadenza genovese. Fa parte della Commissione per lo studio sul Mediterraneo («Bisognerebbe spiegare a Sgarbi che non esistono parchi eolici nei nostri mari») e pubblica su riviste scientifiche assortite: «Recentemente si è occupato dei miei studi pure il Time». È anche poeta e scrive libri sul rapporto tra ecologia, bellezza e religione. Ma principalmente è un esperto internazionale di meduse. Con la professoressa Antonella Penna dell’Università di Urbino qualche mese fa ha organizzato a Istanbul un convegno sulle alghe nocive e sulle meduse nel Mar Mediterraneo. Uno studio che sembra fatto apposta per questo luglio italiano. Gruppi di bagnanti intossicati sulle coste liguri e siciliane. Invasioni gelatinose nelle località balneari.
Boero che cosa sta succedendo?
«Da dove cominciamo?».
Dalle alghe. Uno si fa il bagno… e si ritrova in ospedale.
«È colpa dell’Ostreopsis: un’alga microscopica. Invisibile. L’intossicazione avviene tramite aerosol marino».
Cioè?
«Non fa male il contatto, ma l’inalazione degli spruzzi d’acqua in cui si muove l’alga. Provoca febbre, tosse, irritazione agli occhi… L’Ostreopsis è piuttosto diffusa».
L’hanno chiamata “alga killer”.
«Nel Mediterraneo non mi risulta che sia mai morto nessuno a causa delle alghe. E quelle killer comunque sono altre, grandi, del genere Caulerpa, che producono sostanze tossiche per proteggersi dai pesci brucatori».
Negli ultimi anni il fenomeno “alga tossica” è in crescita?
«Le fioriture di alghe nocive, i blooms, sono comuni. Quelle di Ostreopsis si registrano sin dagli anni Settanta».
A Santa Margherita Ligure è stata avvistata una marea verde fosforescente.
«Negli anni Ottanta, nell’Adriatico, c’erano le maree rosse. Generalmente questo tipo di alghe stanno sul fondo del mare. E sono inattive. A seconda delle condizioni climatiche più o meno favorevoli possono “esplodere”. Si chiama “sistema a lotteria”. Una volta esplose si possono creare anche fenomeni coloratissimi».
Noi contribuiamo a queste esplosioni, magari scaricando in mare rifiuti tossici?
«L’uomo modifica gli ambienti. E molto spesso la natura reagisce. Ma in questo caso non ci sono dati certi. Di sicuro c’è che ci si dovrebbe interessare alla ricerca marina non solo quando esplode un’emergenza».
Emergenza meduse. Qual è la più pericolosa?
«L’unica che abbia mai fatto una vittima nel Mediterraneo è la Physalia, detta Caravella portoghese: è azzurra violacea, ha il corpo galleggiante e i tentacoli lunghi fino a una ventina di metri. La più comune tra quelle che pungono, invece, è la Pelagia, quella violacea».
Qualche consiglio ai bagnanti. Colpiti da una medusa…
«Non devono strofinare la parte del corpo interessata».
Ammoniaca, urina…
«Non servono. E bisogna evitare di bagnare con acqua dolce la ferita perché favorisce la scarica di veleno. Per togliere i tentacoli che potrebbero rimanere sulla pelle, conviene usare una carta di credito, facendola scorrere come un rasoio sulla pelle. Poi, sciacquare con acqua di mare».
Leggende: le meduse amano i mari caldi… se il mare è pulito ce ne sono di più…
«La Cyanea capillata, che ha un “cappello” di due metri di diametro, si trova soprattutto nei mari freddi. Altre specie prediligono quelli caldi. Le meduse sono ovunque».
A che cosa si devono le invasioni di meduse?
«La natura non ama il vuoto. Se noi peschiamo tutti i pesci, lasciamo un vuoto. Le meduse lo riempiono».
Non è una bella prospettiva.
«I pesci producono molte larve. Le larve mangiano plancton, come le meduse. Se togliamo i pesci, ci sono meno larve e le meduse hanno meno competitori e più spazio per crescere. Aggiungiamo che alcune meduse mangiano le stesse larve dei pesci e capiremo perché in ambiente scientifico si dice: from a fish to a jellyfish ocean. Da un mare di pesci a un mare di meduse».
È un processo irreversibile?
«No. Ma è in aumento. In Israele un’invasione di meduse ha appena bloccato l’afflusso d’acqua di una centrale elettrica… Nel Mar Nero la popolazione di Mnemiopsis è cresciuta al punto da far collassare la pesca».
La Mnemiopsis…?
«Non è esattamente una medusa. È innocua per gli uomini, ma si mangia tutte le uova e le larve dei pesci».
Si può fare qualcosa per evitare le invasioni gelatinose? C’è chi sostiene che sia colpa dei cambiamenti climatici.
«Dovremmo cominciare a pescare in modo più responsabile. Più pesci uguale meno meduse».
Ci sono zone dei mari italiani in cui c’è ancora abbastanza pesce?
«Di zone pescosissime non ce ne sono più. Stiamo andando al collasso dappertutto. I pescatori dicono: “Tanto se non lo pesco io, lo pesca qualcun altro”. E così prendono qualsiasi cosa, anche pesci di un etto che potrebbero diventare di due chili e che non si sono ancora riprodotti».
Servono regole più severe?
«Le regole ci sono, ma vanno rispettate. In Messico stanno sperimentando un patto tra pescatori e governo».
Sentiamo.
«Il governo ha assegnato a ogni gruppo di pescatori un pezzo di costa. Gli ha detto: “È tua, la devi gestire tu. Sappi che se peschi tutto subito e il mare si svuota, poi sono affari tuoi”».
Una soluzione un po’ drastica.
«In questo modo i pescatori devono lavorare in modo responsabile e difendere la salute del loro mare. Come facevano gli indiani d’America con il terreno di caccia. Poi è arrivato Buffalo Bill con il fucile automatico e ha sterminato tutti i bisonti. Giovanni Paolo II, parlando della cacciata dall’Eden, disse che il frutto proibito è il limite all’uso delle risorse della terra. Ora, da qualche anno, stiamo favorendo la cacciata anche dall’ultimo Eden, il mare».
Come?
«Allevando pesci, che è una pratica ecologicamente folle».
Perché?
«Per allevare i pesci grandi gli diamo da mangiare i pesci piccoli. Perché non mangiamo direttamente quelli piccoli? È come se sulla terra allevassimo leoni dandogli da mangiare mucche. Per far crescere di un chilo un leone ne servono dieci di mucca. Conviene mangiare le mucche, no? E conviene seguire anche i precetti di Papa Ratzinger quando dice che non c’è pace senza rispetto dell’ambiente».
Lei è cattolico?
«No. Ma apprezzo la convergenza di intenti tra religione e scienza per la salvaguardia del pianeta. Solo gli economisti snobbano l’ecologia. Per loro conta solo produrre, produrre, produrre. Fanno finta di non sapere che se produci qualcosa è perché hai consumato qualcos’altro: spesso l’ambiente. E poi ci si lamenta delle alghe e delle meduse».
Lei come è arrivato a occuparsi di meduse?
«La passione per il mare c’è sempre stata. Sono nato a Genova e mio padre era un portuale. Ero un bambino quando papà introdusse in casa cinque volumi che si chiamavano Animali. Divenne la mia lettura preferita».
Che studi ha fatto?
«Il liceo. Andavo malissimo. Mi hanno bocciato due volte».
Ha mai fatto politica?
«A scuola, sì. Erano anni in cui lo Stato infiltrava giovani poliziotti nelle classi per controllare gli studenti. All’Università, invece, pensavo solo a studiare».
Le meduse?
«Quelle sono arrivate a inizio anni Ottanta. Un’improvvisa ondata di Pelagie nel Mediterraneo stimolò i finanziamenti alla ricerca sulle meduse».
Per studiarle è stato anche in Nuova Guinea e in California. Qual è l’incontro più incredibile durante quei viaggi?
«In Nuova Guinea quello con uno spirito che mi è venuto a trovare mentre dormivo sulla sua isoletta. E in California quello con Frank Zappa».
Intendevo incontri in mare, con animali.
«Un gruppo di squali, in Papuasia. Erano di una specie innocua, mi ricordavo di averlo letto su un libro. Ma quando sei lì, ti domandi: “Loro lo avranno letto il libro che dice che sono innocui?”».
Qual è la medusa più incredibile che ha avvistato in mare?
«In realtà quella più straordinaria l’ho studiata in acquario. È una medusa che invece di morire riorganizza se stessa nello stadio precedente a quello di medusa, che è una pallettina chiamata polipo. È come se la farfalla invece di morire ridiventasse bruco. L’ufficio stampa dell’Università la chiamò “immortale”, e ancora vengono da tutto il mondo per osservarla. C’è chi mi ha chiesto se era possibile farci una pomata».
Una specie di elisir di lunga vita.
«Sì, ma noi cerchiamo di essere seri e onesti. Anche se ci tagliano i fondi. Anche se si parla tanto di biodiversità, e poi per finanziare l’informatica e la biologia molecolare, si affossa la tassonomia, che è la scienza alla base della biodiversità. In Italia, invece di valorizzare le nostre eccellenze, seguiamo tendenze scientifiche di cui ci pentiremo tra venti anni. Come è successo agli americani. Lo sa che vengono dagli Stati Uniti a imparare la scienza tassonomica?».
Se le regalassero il posto di Mariastella Gelmini, ministro della Ricerca, che cosa farebbe?
«Lancerei l’allarme su un Paese che forma gli universitari e poi non sa come impiegarli, mentre all’estero li accolgono per farci concorrenza. Un film da incubo».
Il suo film preferito?
«Blade Runner».
La canzone?
«Che domande… tutto Zappa».
Il libro?
«L’origine delle specie di Darwin. Un libro scientifico con valore filosofico».
Il vice-presidente del Cnr, Roberto De Mattei, ha organizzato il convegno “Evoluzionismo: tramonto di un’ipotesi”.
«Cose da pazzi. L’ho detto pure alla rivista Science. Persino Nicola Cabibbo, il presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze, difendeva l’evoluzione darwiniana».
A cena col nemico?
«Proprio con De Mattei. Mi farei grandi risate».
Sa quanto costa un litro di latte?
«Mi sono preparato. Al discount 0,85 centesimi. So anche l’articolo 139 della Costituzione».
Le volevo chiedere l’articolo 1.
«È quello sull’Italia fondata sul lavoro. La nostra Costituzione è un lungo wishful thinking. Ci sono molti ottimi propositi che vengono realizzati solo a seconda delle convenienze».
Vorrebbe modificare la Costituzione?
«Aggiungerei volentieri la parola “natura” da qualche parte. Le pare possibile che non ci sia?».
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Categorie : interviste
Commenti
Aldo Baldi 25 dicembre 2011

Dichiarazioni condivisibilissime. Complimenti professor Boero.

Pitto Giuseppe 21 giugno 2012

Oggi nel 2012 ci vorrebbero, nel Pianeta qualche miliardo di persone che la pensassero come il Ns. professore. “Aguanta Bouè”

Marcello Zappa 23 giugno 2012

come biologo consiglierei la lettura di questi due libri:
1) biologia delle credenze
2) evoluzione spontanea
tutti e due di Bruce Lipton
in italiano da Marcoedizioni
si trovano anche in biblioteca
Saluti

maria carla 24 giugno 2012

finalmente un discorso sano e concreto,. ce ne fossero tanti con la stessa impronta sicuramente non saremmo sprofondati cosi …….. la miopia e’ il male dilagante.Ricordo un termine che usava sempre mio padre e che sin da bambina mi incuriosiva : la lungimiranza che a suo parere doveva contraddistingure ogni pensiero ed ogni azione in particolare degli uomini politici .mi sa tanto che …..di questa ….merce ne siamo proprio sprovvisti e di miopia invece ne abbiamo avuta e ne abbiamo proprio tanta……se riuscissimo a pensare che il nostro e’ solo un breve …passaggio… focalizzare la nostra attenzione cercando nei nostri comportamenti e nella quotidianita’ di non rompere l’equilibrio naturale se vivessimo un po’ piu’ con la gioia nel cuore e meno nel potrafogli allora sarebbe tutto migliore, grazie professore grazie del suo esistere e complimenti per la semplicita’ del suo porgere , un sincero saluto e buon lavoro in un armonico contesto musicale a …tutto ZAPPA

flavio marelli 26 giugno 2012

Ma certo, caro Prof. Boero, gli economisti sono poco più che dei selvaggi, non so se sappiano cosa sia la Cultura. Peggio ancora i finanzieri… Oggi economia = arraffonomia. E domani? Per la sostenibilità, ci vuole un’altra cornice di riferimento. Oggi da quel lato siamo al 2d, ce la faremo ad arrivare al 3D? Includendo le risorse e l’uomo? Complimenti e saluti

marco 26 giugno 2012

Da uomo comune della strada ho sempre pensato a quello che lei ha così dettagliatamente descritto e approfondito con gli studi negli anni, e a proposito di Frank Zappa l’altro anno ho conosciuto personalmente Napoleon in quei di Sarteano. Un filo mi lega al suo pensiero è come se avessi conosciuto dopo un periodo infinito di tempo mio fratello. Invece il mio tormento è: come fare per coinvolgere le persone in questa battaglia contro chi vuole mangiarsi il pianeta? La saluto fraternamente.

alberto marchese 23 dicembre 2012

ciao nando sono onorato di avere un amico come te . bella intervista condivido la quasi totalita delle tue idee…..
alberto

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