Barbora Bobulova (Sette – novembre 2013)

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(intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera, il 29 novembre 2013)
A un certo punto tira fuori un libretto per bimbi molto colorato, un po’ stropicciato. Lo posa sul tavolo e sorride: «Questo è il primo testo che ho recitato, Torta magica. A sette anni». È in slovacco. Intona l’incipit e spiega: «Alle elementari Torta Magica è diventato pure il mio soprannome». Barbora Bobulova, 39 anni, attrice pluripremiata per Cuore sacro di Ferzan Ozpetek, è un’antidiva e ha un rapporto ancora strettissimo con la Slovacchia. Evita le mondanità e frequenta poco i tappeti rossi. Ha una casa invasa dai giocattoli delle figlie, Anita e Lea, alle quali ha insegnato la sua lingua madre. Racconta: «Ora però mi chiedono di non usarla in pubblico».
Incontro Barbora all’ultimo piano di un palazzo del quartiere Monteverde, a Roma. Look total black sportivo e capelli rossi “di scena”. Dopo aver interpretato un’ex prostituta dell’Est nell’ultimo film di Rocco Papaleo (Una piccola impresa meridionale), ora è sul set di Ivano De Matteo per girare I nostri ragazzi: storia hard di due coppie di genitori che devono gestire le scorribande delittuose dei loro figli adolescenti. La invito a fare un po’ di sociologia sui ragazzi. Sentenzia: «I genitori di oggi non riescono a dire no». Le racconto della mamma della giovane prostituta romana che interrogata dal magistrato ha detto: «Non pensavo che si prostituisse. Credevo spacciasse!». Esclama: «In Italia si è rotto qualcosa. Si sono oltrepassati limiti non immaginabili».
A che cosa ti riferisci?
«Ci è sfuggito qualcosa di mano. E dico “ci”, perché ormai sono italiana. Ma vengo da un altro mondo, sono cresciuta con un’altra mentalità. E ogni tanto mi capita di pensare alle virtù della dittatura in cui sono nata».
Non esagerare.
«Ho già avuto modo di criticare l’assenza di libertà in Cecoslovacchia prima del 1989. Ma lì, a scuola, almeno avevamo regole precise e ci insegnavano il rispetto per l’autorità. Non potevamo entrare in classe truccate, con minigonne e tacchi… Qui è un casino. E senza regole condivise i genitori sono più in difficoltà. Le bambine delle elementari già si smaltano le unghie».
Bobulova, mamma ordine e disciplina.
«Penso che in Occidente il termine democrazia sia stato frainteso».
In che modo?
«Non credo che democrazia sia sinonimo di giungla senza etica».
L’Italia è una giungla senza etica?
«Basta guardare la tv. Ci sono ovunque persone che parlano una sopra all’altra, nessuno ha rispetto del proprio interlocutore. Ci sono vallette scosciate ovunque, anche in trasmissioni molto serie in cui hanno il solo compito di dire… “arrivederci”».
Una volta, appena arrivata in Italia, hai detto che se ti avessero offerto di fare la valletta avresti rifiutato.
«Ma certo. Ho rifiutato anche qualche ruolo gratuitamente discinto».
Faresti un cinepanettone?
«No. È una comicità che non mi fa ridere. Sarei a disagio».
Quale comicità ti fa ridere?
«Quella di Carlo Verdone, di Rocco Papaleo, di Paolo Genovese. Amo le pellicole con una storia. Non fatte solo di gag».
Ora nelle sale italiane spopola Checco Zalone. Viene dalla tivvù e fa incassi milionari.
«Il botteghino e gli ascolti sono importantissimi. E gli attori senza il pubblico non esistono. Ma il pubblico andrebbe un po’ educato e gli attori dovrebbero avere anche altri obiettivi. Bisognerebbe osare di più. Perché da noi non si riesce a girare una commedia come Quasi amici?».
Quasi amici è un film francese.
«Un capolavoro. L’ho visto più volte. E mi ha dato sempre più emozioni. Con le commedie italiane di maggior successo non mi capita».
Una volta hai detto: «A Roma si incontrano almeno tre stronzi al giorno».
«Non farmi sembrare troppo critica».
Lo sei.
«Sì, ma qui ho anche cominciato a lavorare seriamente. Non vorrei che dopo avermela concessa, mi ritirassero la cittadinanza italiana».
La tua prima volta in Italia?
«Da adolescente. Avevo girato il film cecoslovacco I pendolari e mi invitarono al Giffoni Film Festival».
Intendevo il primo lavoro.
«Nel 1996. Frequentavo l’Accademia di teatro a Bratislava. Arrivò una responsabile del casting italiana, Fabiola Banzi, e disse che cercava un’attrice slava per una fiction. Mi prese grazie a un monologo di Romeo e Giulietta. Lo stesso anno Fabiola mi chiese di partecipare a un provino per Il principe di Homburg di Bellocchio. Io non sapevo neanche chi fosse Bellocchio. Per sorprenderlo imparai dieci pagine di dialogo a memoria».
Ma conoscevi l’italiano?
«No, ma per quel film un po’ di accento mitteleuropeo non guastava».
Da quando sei in Italia, hai vinto vari premi: un David di Donatello, un Nastro d’Argento…
«Quasi tutti per Cuore sacro».
Il tuo ruolo in quel film doveva essere di Valeria Golino.
«Quasi tutte le parti migliori che ho recitato dovevano essere di qualcun altro. È successo anche per il ruolo della giovane Coco Chanel e poi per l’ex pornodiva slava di Scialla».
Hai recitato anche in un film molto discusso.
«Quale, scusa?».
Il sangue dei vinti, tratto dal libro di Giampaolo Pansa.
«Ahahah».
Perché ridi?
«Questioni irrisolte che appartengono al passato di questo Paese e da cui scaturiscono discussioni surreali. Ma che cosa vi danno nella culla, latte e polemica? Io mi sono separata da mio marito perché in casa si polemizzava troppo».
Hai mai fatto politica?
«No. Sono troppo emotiva. E mi trovo troppo spesso a pensarla diversamente da come la pensano tutti».
Un esempio?
«Quando il ministro Elsa Fornero si mise a piangere dopo aver annunciato la riforma delle pensioni…».
Tutti dissero che erano lacrime di coccodrillo…
«Io invece mi sono emozionata e ho pensato che fosse sincera».
Non hai fatto politica nemmeno quando eri in Cecoslovacchia?
«No. I miei genitori, ingegneri, non erano iscritti al Partito. E per questo hanno subìto anche qualche torto. Mio padre si sentiva spiato, tenuto sotto controllo. Io pensavo soprattutto a sciare e a recitare».
Come hai vissuto la Rivoluzione di Velluto? Il crollo del muro in Cecoslovacchia…
«Con emozione. Anche se a Martin, la cittadina in cui vivevo, la vita non è cambiata più di tanto. Parliamo del classico centro abitato industriale piuttosto grigio. Puoi immaginare lo choc quando sono sbarcata la prima volta a Roma».
Chi è il primo attore italiano con cui hai duettato?
«Valerio Mastandrea. Io parlavo inglese. Lui romanesco. Ma ci capivamo».
Chi è il regista italiano con cui vorresti lavorare?
«Giuseppe Tornatore».
A cena col nemico?
«Che ci vado a fare a cena con un nemico?».
Hai un clan di amici?
«Ne cito due: Ivana, ingegnere slovacca. E Veronica, artista italiana».
Non hai amici attori?
«Uhm… Li ho, ma non ci frequentiamo molto».
Qual è l’errore più grande che hai fatto?
«Non ne ho fatti di così grandi da pentirmi».
Che cosa guardi in tv?
«Ormai solo film».
Il film preferito?
«Nikita di Luc Besson. O Kill Bill di Quentin Tarantino. Sogno di interpretare una killer in un film d’azione».
La canzone?
«Knockin’ on heaven’s door cantata dai Guns N’ Roses».
La preferisci alla versione originale di Bob Dylan?
«Certo. Sono rock».
Il libro?
«Un uomo di Oriana Fallaci. Da anni accumulo libri che non tocco. Li leggerò quando sarò in pensione».
Sai quanto costano sei uova?
«No».
Due euro e mezzo circa. Conosci i confini della Libia?
«E dai! Ti so dire quelli della Slovacchia».
Sai qual è l’articolo 3 della Costituzione italiana?
«No».
È quello per cui siamo tutti uguali di fronte alla legge.
«Magari fosse davvero così».

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