Rossella Orlandi (Sette – giugno 2016)

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(Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera il 3 giugno 2016).
Rossella Orlandi ha cominciato a dare la caccia agli evasori fiscali trentacinque anni fa. Ha esordito in un piccolo ufficio della provincia toscana ed è approdata nel 2014 al vertice dell’Agenzia delle Entrate. L’hanno soprannominata “lady fisco” o anche “la madrina del redditometro”, perché si deve a una sua circolare del 2007 l’individuazione di alcuni parametri fondamentali per collegare le spese dei cittadini al loro reddito.
Ha una fierezza granitica per la struttura che dirige. Quando le ricordo la spiacevole sentenza della Consulta che quest’anno in un sol colpo ha declassato 800 dei suoi dirigenti, sorride amaro e spiega: «Siamo rimasti in piedi. Quest’anno abbiamo recuperato la cifra record di 15 miliardi alle casse dello Stato, abbiamo introdotto la fatturazione elettronica e la dichiarazione dei redditi precompilata. Tra quelli demansionati c’è anche il dirigente che ha gestito l’accordo con la Apple per il pagamento di 318 milioni di euro». Già, la Apple. Faccio notare a Orlandi che i quotidiani avevano scritto che Apple avrebbe dovuto versare al Fisco italiano un miliardo di euro. Domando: non è che siete morbidi e accoglienti con le multinazionali e con i Vip e spietati con i piccoli contribuenti. Replica: «Sia nel caso di Apple sia in quello del campione Moto GP Valentino Rossi le assicuro che non sono stati fatti sconti di alcun tipo. Rossi, tra l’altro, si è rivelato persona molto intelligente: è venuto da noi e ha pagato quel che doveva».
L’intervista si svolge all’ottavo piano del palazzo dell’Agenzia delle Entrate. La scrivania è sommersa dalle carte. Appena Orlandi apre bocca, rivela le sue origini empolesi: «Le fo ’n esempio…». Si commuove (e piange) mentre racconta del contribuente disperato che entrò nella sua stanza e minacciò il suicidio. S’infuria appena accenno alla vulgata che dipinge gli uffici regionali dell’Agenzia come covi di tartassatori intenti solo a raggiungere gli obiettivi prefissati di riscossione: «Sciocchezze». Ogni tanto lancia una frecciatina contro i partiti o contro i media che flirtano con le pulsioni populiste anti-tasse. Il suo Leitmotiv inesorabile è “il rispetto della legge”. Dice: «Lo sa quante leggi ci sono che non mi piacciono, ma che devo rispettare e far rispettare?».
Leggi. La riforma Madia, che riorganizza la Pubblica Amministrazione pone le agenzie fiscali sotto il controllo di Palazzo Chigi.
«È un provvedimento che non ho ancora studiato bene. Ma negli altri Paesi le agenzie fiscali sono sotto la vigilanza del ministero dell’Economia. Oggi è così anche in Italia».
Il premier Renzi ha detto: Equitalia non arriva al 2018.
«Noi siamo solo soci di Equitalia. Ma non credo che la funzione di riscossione potrà mai venir meno, qualunque sia la forma che assumerà».
Il governo ha alzato la soglia dei contanti spendibili a 3.000 euro. Non obbligare i cittadini a non usare i contanti aiuta l’evasione?
«È un falso problema. Anche perché in questo Paese ci sono tanti obblighi e vengono elusi tutti. Quel che sarebbe necessario fare subito, mettendo intorno a un tavolo tutti i ministri e i dirigenti della PA interessati, è rendere più tracciabili i pagamenti degli italiani facilitando le transazioni elettroniche. Per fare questo però bisogna sconfiggere la resistenza di alcune lobby».
Lo Stato colpisce allo stesso modo gli evasori truffaldini e i contribuenti distratti. Le pare giusto?
«È la legge».
La legge non potrebbe prevedere pene più lievi per chi commette errori involontari o per chi si trova in difficoltà?
«Lei sa che cos’è l’evasione? È il tax gap: la differenza tra l’imposta dovuta sul Pil italiano e quella versata. Se troviamo un mancato adempimento abbiamo l’obbligo giuridico di rilevarlo».
Recentemente, in una circolare diretta ai 40.000 dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, lei ha invitato tutti a usare più proporzionalità e ragionevolezza. Vuol dire che fino a oggi non siete stati ragionevoli?
«No, ho solo ribadito un concetto già espresso. Esistono accertamenti legittimi che non sono ragionevoli».
Un esempio?
«Se un contribuente subisce un’indagine finanziaria vengono conteggiati nel suo reddito sia i versamenti in banca sia i prelievi. In questo modo possono risultare redditi spropositati. Ecco, lì bisogna essere un po’ ragionevoli».
Ragionevolezza. L’Agenzia delle Entrate ha una fama vampiresca. Negli ultimi anni è montato un odio diffuso nei vostri confronti dovuto anche a multe vertiginose e alle durezze di Equitalia.
«In passato ci sono state alcune scelte di comunicazione non molto condivisibili».
Per esempio?
«L’idea che il rapporto fra Stato e cittadini fosse una sorta di eterno “guardia e ladri”, i blitz tra i negozianti con tanto di codazzo mediatico. Lo spot, non bello, con gli evasori paragonati ai parassiti…».
Tutta farina del sacco dell’Agenzia guidata da Attilio Befera.
«Ho stima di Befera e so che rappresentare il Fisco non è mai facile. Ma a me piace pensare un’Agenzia che sia guida e servizio per i contribuenti. Forse per riavvicinarci agli italiani servirebbe una fiction che ci rappresenti per come siamo».
Cercasi produttore tv disposto a mettere in scena le avventure dell’Agenzia delle Entrate.
«Non mancherebbero storie comiche e tragiche».
Storie comiche?
«Di matti ne incontriamo tanti. E il mio primo accertamento fu esilarante: io e una mia collega, scortate da un vigile a caccia di un calzaturificio nella campagna empolese».
Le Thelma & Louise del Fisco.
«Nessuno ci prendeva sul serio perché eravamo due donne. Ci ignorarono per tutta la durata della verifica. Beh, quello fu il primo fallimento per ragioni fiscali della storia toscana».
Le storie tragiche…
«Io le ho vissute soprattutto a Torino: il distretto industriale di Rivoli squassato dalla crisi, le famiglie senza stipendi e noi che dovevamo comunque procedere con le verifiche. Hanno tirato una molotov a una nostra sede. In un’altra hanno sparato con proiettili incamiciati. Una mia collega è stata minacciata alla gola con un machete».
Un brutto clima.
«Alcuni partiti hanno cavalcato la rabbia nei nostri confronti».
Beppe Grillo una volta ha detto che l’Agenzia aveva agito sotto suggerimento della Mafia.
«Lui ha avuto a che fare con l’Agenzia… Ma trattandosi di Grillo immagino fosse una battuta. Comunque ho sentito di peggio: e cioè un ex dell’Agenzia, che è stato ospite della tv di Stato e lì ha sostenuto che in alcune occasioni i nostri funzionari sono come i nazisti durante la notte dei Cristalli: noi come le SS contro gli ebrei! Si rende conto? Si può creare una coscienza civile quando persino la Rai ospita questi personaggi?».
Gli italiani sono un popolo di evasori senza coscienza civile?
«Mi pare una rappresentazione ingenerosa. Ma è vero che ogni tanto ci dimentichiamo l’articolo 53 della Costituzione».
È l’articolo per cui tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
«Il vuoto di memoria avviene soprattutto di fronte alla possibilità di avere uno sconto immediato sull’Iva. “Le faccio pagare qualcosa in meno, ma senza la fattura o senza lo scontrino”. Quante volte lo sentiamo dire? Dobbiamo far crescere la consapevolezza che lo “sconticino” senza ricevuta, toglie risorse alla collettività. Danneggia i servizi».
Le capita mai di pensare che i servizi erogati dallo Stato sono inadeguati alle tasse pagate dai cittadini?
«Certo. Però mi capita anche l’opposto: sono cresciuta in Toscana e penso che lì ci sia un servizio sanitario efficiente».
La sua infanzia empolese.
«Felice. Mio padre è stato prima artificiere e poi artigiano. Il senso del dovere e l’attenzione per le piccole imprese ce le ho nel sangue».
Era adolescente negli ultrapoliticizzati primi anni Settanta.
«Frequentavo il Movimento Studentesco, ho partecipato alle prime occupazioni».
Università?
«Giurisprudenza a Firenze. Inizialmente volevo diventare magistrato. Per un po’ ho fatto l’insegnante precaria. Poi tra i 23 e i 24 anni, mi sono sposata, ho avuto mia figlia Giulia e ho vinto il concorso per il ministero delle Finanze».
Si occupa di tasse e di imposte per conto dello Stato dal 1981. Ha mai pensato di passare dalla parte dei privati?
«Dedicare la vita alle istituzioni e poi vendere le capacità acquisite ad altri? No, grazie. Non critico chi lo fa, ma per la mia etica sarebbe inaccettabile».
A cena col nemico?
«Non amo considerare nessuno un nemico, ma diciamo che se andassi a cena con Antonio Ricci di Striscia la notizia avrei modo di spiegargli due cosette».
Striscia da mesi attacca Equitalia e l’Agenzia delle Entrate soprattutto per i metodi di riscossione dell’imposta di registro.
«Hanno esagerato. Il problema delle tasse sulla compravendita degli immobili è complesso e loro hanno puntato un po’ demagogicamente sulla non conoscenza della legge dei cittadini. Hanno intervistato persone incappucciate. Quelli di Striscia fanno il loro mestiere e sono bravi, ma in questo caso l’attacco è stato gratuito. Sono arrivati a citare l’incendio della casa di un funzionario dell’Agenzia. Ci siamo chiariti in una lunga intervista. Almeno spero».
Qual è il suo film preferito?
«Tra i più recenti Youth di Paolo Sorrentino».
Il libro?
«Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez».
La canzone?
«La canzone di Marinella di Fabrizio De André».
Conosce i confini della Siria?
«Il più discusso è quello con la Turchia».
L’articolo 12 della Costituzione?
«Uhm, non lo so».
È quello che descrive la bandiera italiana. Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?
«Accettare di fare il Direttore Centrale dell’Accertamento, a Roma, dieci anni fa. Ho cambiato vita».
In che modo?
«Ho stravolto le mie abitudini. Ora riesco a stare con mia figlia Giulia e con i miei cani, Giorgia e Bebo, solo la domenica».
La sua giornata all’Agenzia…
«Arrivo alle 8 di mattina circa ed esco quasi sempre verso le 22.30».
Una specie di clausura.
«Già, lo sanno tutti che i dipendenti pubblici lavorano molto poco».
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