Giorgia Meloni (Sette – aprile 2016)

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(Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera il 15 aprile 2016).
Incontro Giorgia Meloni, 39 anni, leader di Fratelli d’Italia e candidata forte del centrodestra a Roma nel bar di un grande hotel romano. È ora dell’aperitivo. Una camicia larga nasconde il quarto mese di pancione. Meloni ordina una tisana “cocco e vaniglia”. La guardo stupito. Sorride: «Ho studiato i possibili effetti dell’alcol sul feto e preferisco astenermi». Sull’ingarbugliata vicenda che l’ha portata a presentarsi alle amministrative capitoline malgrado le remore di una parte della coalizione racconta: «Io non mi volevo candidare. Preferivo godermi la maternità. Ma poi mi sono accorta che Guido Bertolaso non prende voti e quindi…». Obietto: «Ci potevi pensare prima». Replica: «Lui ha cominciato a sparare gaffe a go go. Salvini ha iniziato ad attaccarlo e improvvisamente, sia i cittadini che incontro per strada sia quegli amici che per farmi felice voterebbero anche Belzebù, hanno cominciato a dirmi che non avrebbero mai messo la X sul nome Bertolaso. Sono corsa ai ripari». Berlusconi si è indispettito. «Ci ho parlato. E capisco che sia rimasto contrariato, ma io non potevo restare a guardare il centrodestra mentre naufragava così nella mia città».
Meloni ha annunciato che girerà in incognito per gli uffici pubblici per capire meglio che cosa funziona e che cosa no. Non la vedrete mai né in bici (modello Marino), né in motorino (Rutelli style) perché staccarla dalla sua Mini è impensabile: «Sono una macchinara». Appena le rinfacci le troppe presenze in tv, ti gela: «Puoi fare politica snobbando i talk show… solo se hai tanti soldi da spendere». È secchioncella: se le parli delle buche che devastano le strade della Capitale comincia a srotolare dati sulla ragnatelizzazione dell’asfalto. Chiedo: che cos’è per te la romanità? Parte aulica: «È la scintilla della civiltà». Poi arriva al sodo: «È l’estro nel cavarsela. La capacità di superare, sornioni, le negatività». Spiega: «Questa è una dote e allo stesso tempo un difetto: i romani sono scanzonati anche perché hanno smesso di crederci. Dicono: fa tutto schifo, perché mi devo impegnare proprio io per cambiare le cose?».
Ai romani manca il senso della cittadinanza?
«Hanno gli anticorpi, ma non pensano che sia utile usarli. Io vorrei fare una rivoluzione. E lo dico ora: “Mi votate a vostro rischio e pericolo”».
In che senso?
«Procederò con grande fermezza contro inciviltà e malaffare».
Un esempio?
«Intendo portare la raccolta differenziata della spazzatura al 75%, chiudendo il ciclo dei rifiuti. Poi toglierò dalle strade i cassonetti, che fanno schifo, e metterò i cestini multi materiali. A quel punto, però, se ti becco che butti un pezzo di carta per terra… ti rovino».
Sceriffa.
«È un monito che deve valere per tutti: zozzoni, incivili, tangentari. Se dovessi essere eletta voglio poter dire: vi avevo avvertiti. Preferisco essere cacciata perché sono stata troppo rigida che essere mandata a casa coperta d’insulti perché ero come tutti gli altri».
Gli altri. La destra romana ha governato recentemente con Gianni Alemanno: parentopoli, Mafia Capitale…
«Obiettivamente Alemanno non ha avuto il coraggio o la forza per invertire una tendenza».
Alemanno è nella tua storia politica.
«Io mi candido per spezzare degli schemi di potere che anche la destra non è riuscita a rompere. Non rinnego la mia storia. Voglio riscattare un’immagine della destra di governo non brillantissima».
I tuoi avversari: Roberto Giachetti…
«Ci conosciamo da vent’anni e tra di noi siamo sempre stati leali. Ma da quel che vedo… nun je la fa. È una bella persona prestata al renzismo. Il renzismo è il peggio che ci sia in circolazione».
Virginia Raggi…
«Parla per slogan. Rigidina, diciamo. Come tutti i grillini, brava nelle chiacchiere, ma poi amministrare è un’altra cosa. Sia con Raggi sia con Giachetti sono pronta al confronto: in tv, nelle piazze…».
Alfio Marchini…
«Alfione. Molto piacione».
Bertolaso vuole rendere balneabile il fiume Tevere.
«Quella proposta mi ha ricordato Carlo Verdone nel Gallo Cedrone: “Signori, ’sto fiume ve piace o nun ve piace… Ce serve o nun ce serve?” Ahahah».
Il tuo sogno per Roma.
«Una città in cui il quartiere periferico di Tor Sapienza sia bello come Trastevere. Vorrei prendere le tonnellate di reperti archeologici della Roma Antica che ora sono tumulati in qualche deposito e portarli nelle periferie».
Ti scontrerai con il parere di qualche Soprintendenza.
«Alcune Soprintendenze sembrano lavorare per la cristallizzazione del patrimonio italiano. E sul patrimonio cristallizzato piano piano crescono muschi e licheni. Qui, però, entriamo nel campo delle competenze tra Stato e Città… un campo minato».
Se potessi gettare il cuore oltre l’ostacolo…
«Roma ha il territorio di New York, Barcellona e Buenos Aires messe insieme. Ha l’Università più grande d’Europa. È la Capitale ed è allo stesso tempo il comune agricolo più grande del Continente. Possibile che abbia gli stessi strumenti di governo di un piccolo comune di mille abitanti? Ma come si fa? E soprattutto: perché i soldi dei tanti milioni di turisti che visitano il Colosseo devono finire al ministero di Dario Franceschini?».
Da sindaco vorresti espropriare quegli incassi al ministero dei Beni culturali?
«Sì. Vorrei che Roma avesse uno statuto speciale vero. Vorrei valorizzare di più la nostra storia».
Come?
«Hai presente il libro di Piero Angela Una giornata a Roma? Nella zona del Colosseo, dei Fori Imperiali e del Palatino un giorno vorrei far rivivere la Roma di duemila anni fa attraverso le rievocazioni storiche. Uno spettacolo strepitoso: la ricostruzione del mercato, del Senato…».
Sei favorevole o contraria alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024?
«Sono favorevole. Ma non credo che servano opere avveniristiche. A Roma c’è lo stadio Flaminio progettato da Pier Luigi Nervi che cade a pezzi, va recuperato. C’è il Foro Italico che è meraviglioso…».
Le opere architettoniche avveniristiche sono segni cittadini che caratterizzano tutte le grandi capitali.
«Le ultime realizzate a Roma sono brutte e oscenamente dispendiose».
A quali ti riferisci?
«Le vele della città dello sport di Calatrava e la Nuvola di Fuksas. Insieme sono costate oltre un miliardo di euro. Esattamente la cifra che servirebbe per tappare le buche e fare una buona manutenzione delle strade».
Dicono: Meloni in campagna elettorale metterà in bella mostra il pancione.
«Sbagliano».
Hai ricevuto solidarietà trasversali quando Berlusconi e Bertolaso hanno utilizzato la tua gravidanza per tenerti lontana dalle elezioni.
«È un nervo scoperto della società italiana. Ma come si può pensare di dire a una donna incinta che cosa può o non può fare?».
La gravidanza…
«Quando alla sesta settimana di gravidanza ho sentito il cuore di mia figlia battere è stato un colpo. E si sono rafforzate convinzioni che già avevo».
Stai per partire con un’invettiva antiabortista?
«No. Non penso che si debba vietare l’aborto. Ma non credo sia giusto considerarlo una sorta di metodo anticoncezionale. Sarebbe così assurdo chiedere a una ragazza rimasta incinta che è intenzionata ad abortire pur non avendo problemi di salute, di tenere il bambino, incentivandola anche economicamente e dandole la possibilità di scegliere a chi dare in adozione il neonato? Quando l’ho proposto sono stata sbranata dalle femministe. Eppure mi sembra una soluzione più ragionevole e umana dell’utero in affitto a cui fanno ricorso le coppie che non possono avere bambini».
Bertolaso ha detto che sua moglie potrebbe votare Giachetti. Andrea, il tuo fidanzato, per chi voterà?
«Andrea mi sostiene, pur non essendo un uomo di destra. La prima sera che siamo usciti insieme mi ha detto che noi politici non serviamo a niente. Ho pensato “o mi alzo e me ne vado o è l’uomo della mia vita”».
Per tua figlia: scuole pubbliche o private?
«Pubbliche. Lì si impara a cavarsela».
Hai detto che inonderai la città di asili nido.
«Vorrei introdurre gli asili familiari. Sul modello di quelli condominiali francesi e delle Tagesmutter altoatesine. Una mamma che vuole restare a casa con suo figlio viene formata e retribuita per ospitare anche altri bambini, tre o quattro. Lei ci guadagna, le famiglie risparmiano, il Comune spende molto meno».
Se ti dico “Er barcarolo va controcorente…”.
«Rispondo: “…e quanno canta l’eco s’arisente…”. Da ragazzi facevamo parecchi scherzi telefonici. Uno dei preferiti era chiamare i consiglieri comunali e proporgli delle interviste per la testata immaginaria L’Eco che quanno canta s’arisente».
Qual è il tuo film preferito su Roma?
«Un americano a Roma, con Albertone».
La canzone?
«Roma Capoccia di Antonello Venditti».
Finisci il verso: “All’uscita dell’Aurelia c’è…”.
«…Casalotti Bocceaaaaa”. Grande Raccordo Anulare, pezzo capolavoro di Corrado Guzzanti che imita Venditti».
Dice anche “…e se nasce una bambina poi la chiameremo: Rrrrrrrooooomaa”. Come chiamerai tua figlia?
«C’è un dibattito in famiglia: a me piace Angelica, Andrea preferisce Camilla».
Sai come si chiamano i figli di Francesco Totti?
«Cristian, Chanel e… l’ultima non mi viene».
L’ultima è Isabel. Sei romanista?
«Sì, ma vengo da una famiglia laziale».
La pasta alla gricia con cipolle o senza?
«Scherzi? Senza. Le cipolle le preferisco nella coratella».
Cucini?
«Poco e male. A questo punto chiedimi pure i Sette Colli e i Sette Re di Roma, no?».
Li sai?
«Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo. Lo sapevo che prima o poi sarebbe tornato utile conoscerli».

Categorie : interviste
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