Enrico Pellegrini (Sette – aprile 2016)

0 commenti

(Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera l’1 aprile 2016).
Enrico Pellegrini, 44 anni, avvocato d’affari italo-newyorkese e scrittore, è in tour in Italia per promuovere il suo ultimo libro, Ai nostri desideri (Marsilio). Cene a Torino, Roma e Milano. Presentazioni con attori, registi, manager e giornalisti. Temi: soldi, crisi bancarie, truffe. Dopo due minuti che ci parli vieni catapultato in un mondo che ricorda molto quello dei romanzi di Bret Easton Ellis. I personaggi reali si confondono con quelli di fantasia, l’autore diventa oggetto della narrazione, in un crescendo di aneddoti travolgenti: i manager e le modelle piroettano tra stelle luccicanti e strisce polverose, nani nudi piazzati agli angoli di una sala da pranzo sorreggono vassoi gonfi di stupefacenti.
Pellegrini nel 1997 ha vinto il Premio Selezione Campiello con il suo secondo romanzo, La negligenza: «Un’enciclopedia di feste» e di cocktail, con finale amaro. Racconta: «La professoressa Valeria Della Valle e Susanna Agnelli lo presentarono come candidato al Premio Strega. Suni mi disse: “Quando non fai il barman sei molto bravo”». Domando: come mai hai aspettato quasi venti anni prima di scrivere quest’altro romanzo? Replica: «Non ho aspettato venti anni. Ci ho messo venti anni. Meno di una pagina al mese. Non sono pigro, credo che mi sia mancato il talento. Non riuscivo ad andare avanti. Jonathan Franzen mi ha detto: “Manzoni ha risciacquato i panni in Arno. Tu hai sporcato i tuoi nell’East River”».
Non mi pare un grande complimento.
«Gli editor italiani mi correggono l’italiano e mi fanno capire che non so più scrivere nella mia lingua. Quelli americani ritoccano l’inglese. Come il Mastro Don Gesualdo di Verga: non sono accettato dall’aristocrazia e sono rifiutato dal popolo, ahahah».
Nel libro racconti di un crac finanziario che travolge varie banche. Come avvocato ti sei occupato di casi simili?
«Il primo grande affare di cui mi sono occupato a New York è stata la crisi di Enron. Dal 2009 in poi sono stato coinvolto a vario titolo in tutte le operazioni che hanno segnato la vita finanziaria degli States. Recentemente abbiamo rappresentato una delle banche coinvolte nella truffa del fondo Madoff».
Hai avuto modo di conoscere Bernard Madoff?
«Eravamo vicini di casa. Le mie bambine gli correvano incontro come se fosse Babbo Natale. Ora è stato condannato a più di 100 anni di carcere. Anche il protagonista del mio libro, Rosso Fiorentino, rischia più di 100 anni di carcere per truffa, l’alternativa è una condanna per negligenza. E a me interessa indagare proprio quel confine tra la colpa e la negligenza. L’avvocato difensore del protagonista a un certo punto dice che se è negligente il suo assistito allora sono negligenti tutti gli Stati Uniti, perché ogni famiglia si indebita al punto da correre rischi incalcolabili pur di mantenere il proprio stile di vita».
È davvero così?
«Certo. Basta un soffio per far crollare i piccoli castelli degli americani».
Hai visto The Wolf of Wall Street?
«Un Leonardo DiCaprio eccezionale».
Soldi, sesso e droga. Un quadretto poco edificante.
«Fino al 2000 era così, ne ho viste di tutti i colori. Poi credo che sia cambiato qualcosa. Resta il fatto che Wall Street è ancora in mano a ragazzini ambiziosi».
Ragazzini?
«Venti-trentenni, anagraficamente giovani. E quaranta-cinquantenni che non vogliono crescere. Il maschio di New York ormai comincia a mettere la testa a posto a sessant’anni. I 60 sono i nuovi 30».
La droga più diffusa nel mondo degli affari?
«Uhm. Anfetamine. In America la situazione è drammatica».
Non esagerare.
«Non parlo solo di sostanze assunte dagli adulti. Proprio in queste settimane sto avendo un problema con Sofia, mia figlia di 8 anni. I medici e le maestre hanno detto che era disattenta e hanno deciso che bisognava darle il Concerta».
Che cosa è?
«Uno stimolante potentissimo. Come il Ritalin. La mia bambina divorata dall’ansia, che è uno degli effetti collaterali del farmaco, ha smesso di mangiare. Le pressioni omologanti ormai hanno raggiunto livelli insopportabili. Se in seconda elementare non raggiungi un determinato livello di lettura… Scatta la pasticchina. Una assurdità. Un modello di vita tutto basato sulle performance e…».
… sulla competenza?
«… sulla forza. Contano la forza contrattuale e la base commerciale dei rapporti. Tutto è transaction. Ti faccio un esempio: ogni anno mi tocca fare causa al fisco americano».
Perché?
«Mi muovo in anticipo per ottenere una forma equa di tassazione».
Chi picchia per primo picchia due volte?
«E guai a chiedere scusa. Anche perché il perdono cristianamente inteso non è proprio contemplato. Un altro esempio: negli Stati Uniti sono molto diffusi gli accordi prematrimoniali. Qualora la mia attuale compagna, poveretta, decidesse di sposarmi, dovrà firmare un contratto lungo quanto il Codice Napoleonico, che tra le altre cose prevede che in caso di separazione non possa andare a vivere con nostro figlio Max a più di tre miglia a volo di corvo da casa mia».
A volo di corvo?
«È una formula che si usa nei tribunali per indicare la linea retta».
In questo mondo ci sguazzi, anche se lo critichi.
«Hai ragione. Spesso mi sono detto: da scrittore racconto gli underdogs, i perdenti, e come avvocato rappresento l’establishment. Pensa che il padrino di Max, è uno dei partner più importanti di Goldman Sachs. Quando al battesimo il prete, seguendo il rito, gli ha chiesto di rinnegare Satana… lui ha acconsentito. Quel giorno il titolo della banca d’investimenti è crollato del 2%. In realtà, proprio per segnare una distanza col sistema, insieme con il mio collega venezuelano Luis Ignacio Mendoza III abbiamo cercato di creare uno studio legale un po’ diverso, che non viva solo per spellare i clienti».
Quando hai deciso di fare l’avvocato?
«A diciott’anni. Mio padre è pittore, mio nonno era banchiere. Dopo il liceo D’Azeglio a Torino, mi sono iscritto a Giurisprudenza».
Il primo lavoro?
«Praticante nello studio Chiomenti, a Milano. Era il periodo delle quotazioni in Borsa del gruppo Fininvest. Poi ho fatto domanda per un master a Chicago. Mi hanno preso. Dopo un anno è arrivata la prima offerta da New York: 165.000 dollari all’anno più i bonus. Avevo 29 anni, le luci della Grande Mela sembravano accese tutte per me. Stavo come un Papa».
Sia in Negligenza sia in Ai nostri desideri i tuoi personaggi hanno avuto un brutto incidente. Tu hai parecchie cicatrici.
«Affronto i miei sensi di colpa e i miei spettri. Sono due romanzi che hanno sentimenti autobiografici e tra uno e l’altro i personaggi si intrecciano».
Hai avuto un incidente?
«A diciotto anni, ma non ne parlo volentieri».
Perché?
«Sono stato in coma tre settimane. Non ricordo nulla. Sono andato all’esame di maturità in ambulanza. I segni più indelebili però li porto dentro, anche perché le vittime vere sono altre».
A cena col nemico?
«Con me stesso. Il livello di schizofrenia è tale, che potrebbe essere interessante».
Qual è l’errore più grande che hai fatto?
«Dare fiducia a chi non la meritava».
La scelta che ti ha cambiato la vita?
«Accettare l’offerta di lavoro a New York, nel 1999».
L’alternativa quale era?
«Tornare in Italia».
Ci torneresti in Italia?
«Ho tre figli negli Stati Uniti, sarebbe molto complicato”.
Presidenziali americane: Donald Trump o Hillary Clinton?
«Trump è pericoloso. Io avrei preferito Michael Bloomberg».
Sai quanto costa un litro di latte?
«A New York? Circa 5 dollari. E un pacchetto di sigarette ne costa 17 più le tasse».
Prezzi esorbitanti.
«New York non se la può permettere praticamente nessuno. La mia compagna organizza un evento che si chiama Grand Classic. Gli attori presentano il loro film preferito e commentano. Qualche settimana fa è stato il turno di Spike Lee. Il film era Midnight Cowboy, e lui rimpiangeva una New York durissima, ma almeno ancora accessibile».
I confini della Siria?
«Non li so, non ci sono mai stato».
Conosci l’articolo 41 della Costituzione italiana?
«Non più».
È quello che parla dell’impresa che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Che cosa guardi in tv?
«Ne guardo poca. Mi piaceva affittare i film, ma ora con la tv on demand è sparito anche quel rito».
La serie tv preferita?
«Mad men. Mi hanno regalato il cofanetto perché il titolo prende spunto dalla strada in cui ha sede l’agenzia pubblicitaria dei protagonisti, Madison Avenue, che si trova a due passi da casa mia».
Il film?
«Il mistero Von Bulow con Glenn Close e Jeremy Irons».
La canzone?
«La torre di Franco Battiato. Ricordi: “… Si salverà chi non ha voglia di far niente e non sa fare niente”».
Il libro?
«Il corano».
Quando lo hai letto?
«Recentemente. È una lettura più ostica dell’Ulisse di James Joyce. Ci sono grandi momenti di poesia».

Categorie : interviste
Lascia un commento