Paolo Costa (Sette – agosto 2014)

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(Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera, il 29 agosto 2014)
È stato per anni sotto scorta per essersi occupato della mediazione per realizzare la base statunitense Dal Molin, a Vicenza. Da presidente della Commissione Trasporti del Parlamento Europeo e pro Tav ha incrociato i No Tav. E da paladino storico delle barriere lagunari ha affrontato i No Mose. Ora Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale di Venezia, si appresta a duellare con i No Nav, gli ambientalisti che protestano contro le navi da crociera in laguna e che si oppongono al progetto di scavare un nuovo canale. Costa negli anni Novanta è stato Rettore dell’Università Ca’ Foscari. È stato ministro dei Lavori pubblici con il primo governo Prodi in sostituzione del dimissionario Antonio Di Pietro e sindaco di Venezia all’inizio degli anni Duemila. La pubblicazione di cui va più fiero è il saggio Il trasporto merci e l’economia italiana, scritto a quattro mani con il Nobel per l’Economia Wassily Leontief.
L’intervista si svolge nel giardinetto della sua casa estiva, in pieno Chiantishire. Prima di cominciare si affaccia sua moglie, la violinista Maura Collarini. Dice: «Paolo le sta già rompendo le scatole con le sue navi?». Effettivamente Costa ha una specie di ossessione per le navi: cita tonnellaggi e numero dei motori, srotola la capienza dei porti di tutto il mondo… Oltre al Mose e alla Contorta Sant’Angelo, cioè il nuovo ultradiscusso canale per le navi da crociera, il suo pallino è la costruzione di una gigantesca piattaforma d’altura offshore per salvare la portualità veneziana. Spiega: «Tutto quello che Venezia è stata ed è tuttora, è stato costruito sul mare. La laguna è sempre stata adattata con sapienza per difendere la fonte principale della sua potenza: il porto. Oggi abbiamo un’occasione storica: ritornare a mediare tra Occidente e Oriente costruendo un grande porto per l’Alto Adriatico. I crocieristi sono solo una piccola parte del progetto».
Saranno una piccola parte, ma è orribile vedere quei mostri colossali sullo sfondo di San Marco. Lei, invece, li ha difesi.
«Le leggo qualche riga: “… pensò che arrivare a Venezia per via di terra dalla stazione significa entrare in un palazzo dalla porta posteriore, e che non si dovrebbe raggiungere la più inverosimile delle città altrimenti che per mare…”. Bello, vero?».
Che cos’è?
«Thomas Mann, La morte a Venezia. 1912».
Un secolo fa le navi erano piccine.
«Ho sempre solo detto che non si può rinunciare alla crocieristica. Lo sa che nel 2004 una nave da crociera, la Mona Lisa, si incagliò al largo di San Marco? Ero sindaco. Da allora ho cercato delle soluzioni alternative. E visto che la grandezza delle navi nel frattempo è triplicata, la soluzione è ancora più urgente».
Mentre lei proponeva soluzioni, è spuntato l’ultimatum dell’Unesco: via le Grandi Navi dalla Laguna.
«Ho letto il documento Unesco presentato a Doha. È pieno di errori. Si parla di saline che non esistono…».
Già. Intanto il ministro Dario Franceschini ha forzato la mano. Ha detto: «Basta giganti da crociera». Punto.
«Non voglio polemizzare con Franceschini. Ma diciamo che sono stati mostrati i muscoli quando non serviva».
Perché non serviva?
«Avevo già trovato un accordo con le 38 compagnie che lavorano su Venezia».
Che cosa prevedeva l’accordo?
«In attesa del nuovo canale, una riduzione da 1.200 a 700 passaggi delle navi da crociera, transiti solo la mattina presto e la sera e una riduzione sensibile del tonnellaggio. Il terminalista si è appellato al Tar contro questo accordo. Il Tar gli ha dato ragione riaprendo al passaggio delle navi e allora è intervenuto Franceschini. Ora spero che entro due anni riusciremo a realizzare il percorso alternativo, la Contorta Sant’Angelo appunto, per far raggiungere l’attuale Marittima ai crocieristi».
Gli ambientalisti di Italia Nostra sono contrari. Dicono che è uno stupro alla laguna.
«Obiezioni ideologiche. La laguna non è un sito naturale da tutelare. I dogi veneziani per sviluppare il porto deviarono il corso di quattro fiumi».
Gli stessi ambientalisti hanno stilato un elenco di un centinaio di punti contro il Mose, il sistema di barriere creato per proteggere la laguna dall’alta marea. Anche l’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, nel 2007 ha detto che il Mose danneggia l’ambiente.
«Le perizie tecniche dicono il contrario».
Alcuni illustri ingegneri sostengono che il sistema del Mose potrebbe non funzionare.
«Ce ne sono altrettanti che considerano il Mose un gioiello ingegneristico».
Un gioiello costosissimo. La manutenzione sarà un salasso di Stato.
«Sì, il Mose costa. Gad Lerner ha parlato di “progetto megalomane”. Ma è un progetto che costa troppo rispetto a che cosa? Al valore di Venezia? Non credo. Il Mose consente a Venezia di mantenere la sua identità portuale, mantiene lo scambio idraulico tra laguna e mare e mantiene il paesaggio».
Il Mose mantiene anche tutti quelli che hanno mangiato con fondi neri e mazzette. Il procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio, ha parlato di una nuova Tangentopoli. Lei…
«Il mio nome non entrerà mai nelle carte dell’inchiesta».
Sicuro? Lei frequenta il Comitatone che prende le decisioni sul Mose dal 1992. Come rettore, ministro, sindaco e presidente dell’Autorità portuale… Nel migliore dei casi è stato cieco.
«Che le devo dire? Sarò cretino. Ma ho ben presente qual è l’elemento che mi ha salvato».
Quale?
«Il giorno dopo l’annuncio del mio incarico col governo Prodi, mi chiamò l’amico e avvocato dello Stato Plinio Sacchetto. Prima mi consigliò come Capo di Gabinetto un altro avvocato dello Stato, Giancarlo Mandò, e poi mi disse: “Non ricevere mai qualcuno da solo. Anzi, per i primi tre mesi non ricevere proprio nessuno”. Seguii il consiglio. Da sindaco ho pure cacciato un’impresa che tergiversava troppo con il restauro della Fenice».
Le grandi opere in Italia sembrano avere di grande solo la corruzione che si portano dietro.
«La corruzione ci sarebbe anche se non si facessero grandi opere. Ma poi perché continuiamo a chiamarle grandi? Sono opere. A Singapore hanno un porto che maneggia 60 milioni di TEU all’anno e ne stanno per costruire un altro. Il TEU è il container standard per il trasporto merci, si usa come unità di misura. Rotterdam sostiene 12 milioni di TEU, Genova 2,8 milioni. Venezia circa 450.000. Con la piattaforma d’altura possiamo sviluppare il porto e tutelare la laguna. Davvero pensiamo che Venezia possa essere solo una Disneyland dell’arte da preservare in naftalina?».
Perché no?
«Perché è una visione da necrofili. Perché senza l’attività del porto Venezia muore. È per questo che spingo per realizzare la piattaforma offshore, che in più servirebbe per far tornare all’Adriatico, anche Trieste, protagonista del commercio mondiale. E guardi che tutta l’Italia senza grandi porti commerciali è finita. F-i-n-i-t-a».
Così si farà sempre più amici tra gli ambientalisti. Ne scelga uno con cui cenare?
«Marco Parini, presidente di Italia Nostra».
Ha un clan di amici?
«Ne cito uno su tutti: Ignazio Musu, uno dei più grandi economisti che abbiamo in Italia».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Ho un rimpianto: non aver accettato la candidatura alle Regionali venete del 1995. Forse ce l’avrei fatta a sconfiggere Galan».
La scelta che le ha cambiato la vita?
«Rispondere alla telefonata di Romano Prodi, nel novembre 1996. Non potevo dire no. In quel momento però si è incrinato il mio rapporto con Massimo Cacciari. Se io e Massimo avessimo lavorato di più insieme, oggi Venezia sarebbe un’altra città».
Sa quanto costa una confezione da sei uova?
«No, al supermercato mi limito a spingere il carrello».
Conosce l’articolo 3 della Costituzione?
«Non lo ricordo… Aspetti… È quello sull’uguaglianza».
I confini di Israele?
«Striscia di Gaza, Egitto, Giordania, Siria, Libano… Gerusalemme è il posto più incredibile che esista al mondo».
Che cosa guarda in tv?
«Soprattutto calcio. Sono juventino».
Il film preferito?
«Tutti a casa di Luigi Comencini».
Il libro?
«Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo. Soprattutto per l’incipit: “Io nacqui veneziano… e morrò per la grazia di Dio italiano…”. Oggi mi piacerebbe poter scrivere “Nacqui veneziano e italiano e morirò europeo”».
La canzone?
«Alcune ouverture di Giuseppe Verdi. E Celentano…».
Adriano Celentano ha inserito una stroncatura delle navi da crociera in laguna anche nella canzone Ti fai del male. Avete battibeccato sulle pagine del Fatto.
«Gli ho scritto che su alcuni punti è poco informato. Non vorrei smettere di cantare Ciao ragazzi, ciao a causa di una polemica politico-ambientalista».
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