Raffaele Cantone – 2 (Sette – gennaio 2014)

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(Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera, il 3 gennaio 2014)
E’ stato per molti anni uno degli avversari più agguerriti di Sandokan e di Cicciotto ’e mezzanotte, cioè di Francesco Schiavone e di Francesco Bidognetti, i due boss sanguinari del clan dei Casalesi. Una vita sotto scorta: i finanzieri sempre al suo fianco, pure in spiaggia con la famiglia, e la camionetta dell’esercito fuori dal cancello di casa.
Incontro Raffaele Cantone, 50 anni, in una stanza marmorea del Palazzaccio, sede della Cassazione, dove lavora da sei anni nell’Ufficio del Massimario. Chiedo: è vero che ha chiesto di tornare alla Procura Antimafia? Sorride: «Sì. Ma sto ancora aspettando una risposta del Csm». Insisto: «Le stanno facendo pagare l’eccesso di visibilità e la candidatura ventilata dal centrosinistra a sindaco di Napoli?». Replica: «Ho sempre rifiutato ogni candidatura. E sulla visibilità… Davvero mi vogliono punire per aver venduto un po’ di copie dei miei libri e per qualche comparsata in tv? In Italia purtroppo le carriere dei magistrati non sono sempre in buone mani».
Cantone fa parte della task force voluta da Enrico Letta per elaborare nuove strategie di lotta alla mafia. Vive a Giugliano, comune nel cuore della cosiddetta Terra dei fuochi. La sua abitazione è circondata da un giardinetto profumato: piccoli muri di erbe aromatiche, piazzati lì per respingere il tanfo dei fumi tossici e degli incendi di munnezza. Quando mi sente infilare nella stessa domanda i roghi della spazzatura, l’arresto di Cipriano Chianese big dell’ecomafia e le minacce del boss camorrista Carmine Schiavone, che su Sky Tg24 ha predetto che in alcune zone campane moriranno tutti di cancro a causa dell’interramento di rifiuti tossici in stile Gomorra, il magistrato mi stoppa: «Mettiamo ordine ed evitiamo sensazionalismi».
Quali sensazionalismi?
«Non capisco tutta questa visibilità che viene data oggi a Carmine Schiavone».
È un ex boss che dice cose da brividi.
«Nulla di nuovo. La magistratura ha già controllato e in molti dei luoghi che lui indica come inquinati non è stato trovato nulla».
Perché allora rilascia interviste in cui minaccia epidemie tumorali e catastrofi bibliche?
«Forse, oggi che non ha più il programma di protezione, intende ritrattare le sue accuse. O più semplicemente gli piace il ruolo di guru che gli attribuiscono i media».
Molte famiglie che vivono nella Terra dei fuochi e che hanno avuto parenti uccisi dai tumori sono scese in piazza a Napoli. Mostravano le foto delle vittime e gridavano “assassini” ai politici che negli ultimi anni hanno gestito l’affaire rifiuti in Campania.
«Rispetto il dolore. Ma credo che l’approccio emozionale non aiuti a risolvere il problema».
Che cosa aiuterebbe?
«Un approccio scientifico. La cosa davvero impressionante è il silenzio assoluto sui dati scientifici. Perché non si sta lavorando seriamente sul registro dei tumori? Che relazione c’è tra i fumi tossici e le malattie che devastano il territorio?».
È stato varato da poco un Decreto Terra dei fuochi: è previsto il reato di combustione.
«Ottimo, ma a parte l’introduzione del reato è importante capire chi farà i controlli e chi gestirà le bonifiche, per evitare il paradosso che se ne approprino imprese di camorra. Servono persone che si assumano la responsabilità di ottenere risultati precisi. Non vorrei che, come spesso accade, mancando un coordinamento reale poi sparissero anche le responsabilità. Tutto questo in ogni caso con Schiavone e i Casalesi c’entra poco o niente».
Perché?
«Perché le discariche a cielo aperto con tanto di roghi sono un fenomeno anche culturale. La politica ha fallito totalmente nella gestione del ciclo dei rifiuti e molti cittadini usano il territorio come una pattumiera. Le vicende raccontate da Schiavone, invece, riguardano gli sversamenti illegali di rifiuti tossici in discariche abusive. Catastrofi ambientali che lo Stato per molto tempo ha punito come bagatelle. E lì molte domande sono rimaste senza risposta».
Un esempio?
«Sappiamo pochissimo delle imprese del Nord che usavano la Campania come discarica. Ma soprattutto: chi faceva da tramite tra gli imprenditori del Nord e i clan?».
Si dia una risposta.
«Sono state fatte alcune ipotesi. Una prevede il coinvolgimento della massoneria deviata: Gaetano Cerci, un affiliato dei Casalesi imputato nel primo processo per ecomafie, venne fermato fuori da Villa Wanda…».
La leggendaria dimora di Licio Gelli.
«Esatto. Che ci faceva lì?».
È per chiarire questi temi che lei è stato convocato dalla Commissione sull’ecomafia?
«No. In Commissione ho parlato di alcune anomalie che si sono verificate nella gestione dello smaltimento ordinario».
Quali anomalie?
«Nel 2004/2005 stava per scoppiare un’emergenza rifiuti devastante, peggiore di quella poi esplosa nel 2008…».
Come è rientrata l’emergenza?
«Furono trovati in tempi record dei siti per sistemare migliaia di ecoballe. I terreni vennero affittati a prezzi esorbitanti. Ma chi ha deciso quali terreni usare? Come mai la cittadinanza non ha protestato? Chi è stato chiamato a controllare i consorzi che dovevano gestire le discariche?».
Rosaria Capacchione sul Mattino ha scritto più volte che nella vicenda delle ecoballe a un certo punto intervengono i Servizi segreti, che mettono in contatto le amministrazioni con i clan. Una vera e propria trattativa Stato-camorra.
«Non ne posso parlare».
Perché gli atti della Commissione sull’ecomafia sono secretati.
«Esatto».
Che cosa emergerebbe?
«Un intreccio tra sospettabili e insospettabili: industriali, amministratori e persino magistrati. In particolare la storia del consorzio Caserta 4, delle connivenze e delle complicità da parte delle istituzioni di cui hanno goduto i fratelli Orsi, imprenditori di Casal di Principe».
Fuori i nomi.
«Li saprete se e quando si deciderà di desecretare gli atti della Commissione».
Perché ha rifiutato la candidatura a sindaco di Napoli?
«Perché voglio tornare in Procura».
È favorevole a limitare il passaggio tra magistratura e politica?
«Credo che non sia giusto limitare l’elettorato passivo. Tutti devono potersi candidare. Ma penso che un pm che si mette a fare politica, poi non debba tornare in Procura. È opportuno trovare una sistemazione alternativa nella Pubblica Amministrazione».
Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è un ex magistrato…
«I risultati fino a ora non sono stati eccezionali, ma credo che sia giusto dargli tempo. Napoli è una città difficilissima e io continuo a credere nell’onestà sua e del suo progetto».
A cena col nemico?
«Non riesco a individuare un vero e proprio nemico».
Con Nicola Cosentino, big del berlusconismo casertano, ci andrebbe?
«Sì, sono curioso. Credo che conosca davvero bene la realtà di quel che succede da quelle parti».
È accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
«Ecco, magari mi farebbe piacere… che la cena avvenisse di fronte a qualche testimone. In modo che nessuno ci possa ricamare sopra qualche storia».
Il libro preferito?
«Mille splendidi soli di Khaled Hosseini».
La canzone?
«Una a caso tra le tante di Lucio Battisti».
Il film?
«Ho appena rivisto C’era una volta in America di Sergio Leone. Credo che sia uno dei più bei film di sempre».
Sa quanto costa un litro di latte?
«Un euro e sessanta circa».
È vero che, malgrado gli allarmi, è un divoratore incallito di cibi campani? Bufale…
«…e mele annurche. In casa mia ci sono sempre».
Conosce l’articolo 32 della Costituzione?
«È quello sul diritto alla salute».
La Terra dei fuochi è la dimostrazione della distanza tra i pronunciamenti costituzionali e la realtà?
«Spesso la Costituzione viene ignorata. Ma pensi se non ci fosse. È davvero un argine fondamentale».

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Categorie : interviste
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