Antonio Martino (Sette – novembre 2013)

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(Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera, il 15 novembre 2013)

Tutto cominciò durante l’inaugurazione di un centro commerciale a Casalecchio di Reno, vicino a Bologna. L’imprenditore Silvio Berlusconi, a sorpresa, disse che se fosse stato residente a Roma alle amministrative della Capitale avrebbe votato il missino Gianfranco Fini. Un esplicito atto politico. Il primo. Era il 23 novembre 1993. Il 27 novembre 2013 il Senato si pronuncerà sulla decadenza del Cavaliere da parlamentare. Venti anni tondi. Antonio Martino, settant’anni, messinese, economista lib-lib-lib, è uno dei pochi che era al fianco di Berlusconi nel 1993 e che ancora oggi lo sostiene. È stato ministro degli Esteri e della Difesa. Ora è deputato semplice. Domando: lei era preside di Scienze politiche alla Luiss, come entrò in contatto con Berlusconi? Risponde: «Mi chiamò Paolo Del Debbio». Il presentatore tv? «Sì. Nel 1993 lavorava alla nascita di Forza Italia. Mi chiese qualche indicazione sull’Europa e sulle politiche economiche». Quanto c’è di Martino nel primo programma di Forza Italia del 1994? «Delle undici videocassette presenti nel kit del candidato azzurro, nove erano mie. Disegnai una delle riforme liberali più radicali della storia europea». Punto primo? «L’aliquota unica. Con una progressività legata alle detrazioni. Il provvedimento avrebbe garantito un gettito maggiore nelle casse dell’erario, sarebbe stato un incentivo al lavoro, al risparmio e agli investimenti». Lo provoco: «Sono passati quattro lustri. Le aliquote si sono moltiplicate. Gli italiani pagano più tasse e i numeri della disoccupazione sono vergognosi. La vostra rivoluzione liberale non è andata benissimo». Martino accenna una risata. Si schiarisce la voce: «Non abbiamo fatto tutto quello che avevamo promesso».
Avete fallito.
«Ci sono motivi ben precisi».
Quali?
«Prima di tutto la Costituzione».
Più che un motivo questo sembra un alibi. Dal 1994 a oggi, Berlusconi è stato premier per 9 anni.
«Nello schema della Carta il governo non solo è debole, è praticamente impotente. Il colpo di grazia è arrivato nel 1997 con la creazione da parte di Amato e Bassanini del ministero dell’Economia e della Finanza, un mostro che assorbì i poteri del Tesoro, del Bilancio e delle Partecipazioni statali e che svuotò ancora di più i poteri del premier».
Il ministro dell’Economia lo indica il premier.
«E qui veniamo ai quattro errori di Berlusconi».
Li elenchi.
«Scegliere Giulio Tremonti come ministro dell’Economia. A Silvio l’ho detto anche dopo la vittoria del 2008: dal socialista-colbertista Tremonti non verrà nulla di liberale».
Tremonti è sempre stato il perno dell’asse tra FI e Lega.
«Appunto. Bossi non è né liberista né liberale. È sempre stato a favore dell’intrusione della mano pubblica nelle tasche degli italiani, purché perpetrata dagli Enti locali».
Gli altri errori?
«Mettere alla presidenza della Camera Irene Pivetti, che favorì il ribaltone nel 1995. Concedere la presidenza della Camera nel 2001 a Pier Ferdinando Casini, che ci impedì di governare. Dare la presidenza della Camera nel 2008 a Gianfranco Fini».
L’Udc di Casini tra il 2001 e il 2006 votò tutte le leggi ad personam del Cavaliere.
«Lei ricorda chi era il segretario dell’Udc?».
Marco Follini.
«Follini poi passò al Pd. E non a caso. Quando eravamo alleati si vantò di averci impedito di ridurre le aliquote più alte. Come se abbassare quelle tasse fosse un favore ai ricchi».
Lo è.
«Macché. Se le aliquote sono troppo alte i ricchi veri si rivolgono al Tremonti di turno…».
Al ministro?
«No, al commercialista… che trova il metodo per aggirare le tasse».
Aliquote. Tasse. Recentemente, in radio, durante una puntata della Zanzara, lei ha detto che gli evasori sono dei patrioti. L’evasione è un reato.
«Lo so. Ma dopo venti anni in Parlamento posso dire che il modo in cui legiferiamo è una sistematica dilapidazione del denaro dei cittadini. Sono un anarco-capitalista. Credo che gli italiani saprebbero spendere molto meglio i loro soldi».
Non tutti hanno soldi. E tutti hanno bisogno di cure mediche.
«L’attuale sistema tartassa i contribuenti per permettere a un cittadino ricco come Berlusconi di ricevere assistenza medica gratuita. Le pare giusto? Secondo me è una situazione indecente».
È indecente che molti politici, anche del Pdl, abbiano approfittato dei beni pubblici per i propri interessi.
«Sono le leggi che creano i Fiorito. Se un sistema consente abusi e corruzione, gli abusi e la corruzione si verificheranno. A destra e a sinistra. I santi sono impegnati in altre attività. Non fanno politica».
I magistrati hanno indagato per anni anche sui rapporti antichi tra la mafia siciliana e Forza Italia.
«Se ci fossero state infiltrazioni non avrei aderito».
Tra i suoi conterranei di Forza Italia chi preferisce, Marcello Dell’Utri o Renato Schifani?
«Mi sento più vicino a Dell’Utri».
Malgrado la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa?
«È un reato di cui mi sfugge la natura. Una follia. E considero una parte della magistratura italiana a livello di quella del Rwanda. Peggio. Una associazione a delinquere».
Lo dice perché Berlusconi è stato condannato in via definitiva per frode fiscale?
«No, guardi. Le auguro di non avere mai a che fare con i magistrati».
Lei qualche anno fa protestò perché dentro Forza Italia non c’erano momenti di confronto democratico.
«Se è per questo quando nel 2000 Berlusconi invitò gli italiani a disertare i referendum scrissi che era un atteggiamento antidemocratico e antiliberale. Mi disse che avevo esagerato e io replicai: “Un partito in cui non si discute non è un gran partito”».
Ora la discussione c’è. Volano minacce e insulti. Chi sarà il successore di Berlusconi, il delfino Alfano o la figlia Marina?
«Stimo Marina. Sono amico di Alfano. Lei è troppo utile alle aziende di famiglia per sprecarla nell’avventura politica, però sarebbe perfetta. Lui non ha il carisma di Silvio».
Alfano sembra molto a suo agio al fianco di Letta.
«Non credo che possa tornare la Balena Bianca, ma effettivamente in giro si sente una gran puzza di Dc».
Anche Matteo Renzi, il probabile futuro segretario del Pd, viene dall’esperienza dei popolari e del cattolicesimo democratico.
«Renzi non lo capisco. Che cosa propone davvero? Invidio la sua parlantina. Io, da siciliano, per farmi ascoltare devo dire cose eccezionali. Lui, con quella eloquenza fiorentina fa sembrare oro colato qualsiasi sciocchezza».
Lei ha un clan di amici?
«Sì. Contempla due persone. Me e mia moglie Carol, americana del Minnesota. L’ho conosciuta nell’ottobre del 1967. Ho visto i suoi occhi azzurri e sono rimasto folgorato».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Aver votato il Porcellum. Una vera schifezza».
Il Porcellum ha permesso a Berlusconi di portare in Parlamento…
«… anche molte belle ragazze. Alcune sono davvero brave. Altre meno. Sarebbe stato meglio andarci solo a cena».
Berlusconi. Le cene eleganti.
«La storia dell’umanità è piena di baratti tra donne che usano il sesso per arrivare al potere e uomini che usano il potere per arrivare al sesso. Ognuno è libero di fare ciò che vuole a casa propria».
Sa quanto costano sei uova?
«Lei crede che un economista debba sapere queste cose? La spesa la fa mia moglie».
Il film preferito?
«La lunga linea grigia di John Ford. Parla di West Point».
La canzone?
«Ascolto musica classica. Mi piacciono molto gli inni nazionali e le marce».
Lei è stato ministro della Difesa.
«Dopo la vittoria del 2001 Berlusconi mi chiese se sapevo qualcosa sulle forze armate. Risposi: “Tutto”. In realtà, mentivo. Non ho fatto nemmeno il servizio militare. Ma poi ho studiato e i cinque anni alla Difesa mi hanno militarizzato».
Il libro della vita?
«Il Gattopardo. È eccezionale la parte in cui Padre Perrino spiega la differenza tra i cittadini comuni e gli aristocratici».
Qual è la differenza?
«Gli aristocratici soffrono e godono per cose di cui alla gente comune non importa nulla. Aggiungo io: esattamente come i politici».

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Categorie : interviste
Commenti
Michele 22 gennaio 2015

Non male come candidato alla presidenza della Repubblica

Michele 22 gennaio 2015

Ottimo candidato per la presidenza della Repubblica

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