Marino Sinibaldi (Sette – ottobre 2013)

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(intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera l’11 ottobre 2013)

Ovunque ci sia da presentare un libro lui c’è. La chiama “militanza gratuita”. Fiere, teatri, convegni. Marino Sinibaldi, 59 anni, ex responsabile romano degli studenti medi di Lotta continua ed ex bibliotecario, è il direttore di Radio3. Quando gli chiedo quale sia oggi il ruolo dei partiti a viale Mazzini, risponde che non hanno mai pesato così poco.
Sul tavolo rotondo del suo ufficio, in via Asiago, è cresciuta una piccola selva di libri. Sinibaldi, ideatore e per anni conduttore della trasmissione Fahrenheit, è un libertario feticista della parola. Gioca: «Odio le parole controllo e ordine. Mi piace anarchia». Inventa acronimi e titoli programmatici che vorrebbe ispirassero la sua radio: BIC, cioè bellezza, intelligenza e contemporaneità. Oppure Radio3D, dove le tre “d” non sono le dimensioni cinematografiche, ma la differenza, la difficoltà e la diffusione.
Radio3 manda in onda pièce teatrali, opere liriche, letture filosofiche, approfondimenti monografici su autori poco noti alle masse. Sottopongo a Sinibaldi alcune definizioni che la vulgata attribuisce alla sua creatura radiofonica. Le respinge. Isola snob? «No, facciamo almeno penisola». Fortino culturale? «Nooo». Dice: «Il servizio pubblico non può essere un fortino. I fortini sono marginali e facili da liquidare».
Siete una tribù colta e avete un pubblico elitario.
«Tribù è una parola che contiene un elemento di chiusura, non la amo. Ma ammetto che un po’ coltiviamo il senso di appartenenza. Io però vorrei scardinarlo».
Per aumentare gli ascolti?
«No. Non ho una preoccupazione sulle quantità. Mi interesserebbe di più essere transgenerazionale. E non per giovanilismo, ma perché il servizio pubblico dovrebbe essere sempre inclusivo. E cercare la qualità: l’unica frontiera che abbia senso esplorare. Soprattutto nel momento in cui la comunicazione è finita».
In che senso la comunicazione è finita?
«La storia della comunicazione è una ricerca continua di comunicare il più velocemente, il più ampiamente e il più precisamente possibile. Con gli sms e Internet tutti e tre gli obiettivi sono stati raggiunti in maniera definitiva. Ora ci si dovrebbe occupare solo di contenuti».
Non è così?
«No. Usiamo degli strumenti eccezionali per comunicare che cosa? Niente, bollicine. È imperdonabile. Pensi a Twitter…».
Non le piace Twitter?
«Mi piace. Ma trovo terribile che in Italia si usi principalmente per parlare di tivvù. Considero la centralità simbolica della tv davvero eccessiva. Da abbattere».
Lei lavora in Rai. Le hanno mai offerto di lavorare per la tv di Stato?
«Sì. Ma preferisco la radio. Niente è meglio della direzione di Radio3».
Recentemente le hanno offerto di fare l’assessore alla Cultura per il Comune di Roma. Lei ha rifiutato. Perché?
«Perché per me viene prima la radio».
Lei era adolescente nella Roma anni Settanta incendiata dalle contestazioni.
«Quel periodo è stato molto spettacolarizzato. In realtà gli anni Settanta sono stati anni meravigliosi, dove aumentarono la partecipazione e la mobilità sociale. Il trionfo delle differenze e dell’uguaglianza. Con gli anni Ottanta, invece, prevalsero l’omologazione e le diseguaglianze».
Lei era un giovane leader di Lotta continua. Cortei blindati dai servizi d’ordine. Scontri con la polizia.
«Anche quella storia è stata spettacolarizzata. Ovviamente non giustifico la violenza. E so bene che a un certo punto molti di noi si sono fatti travolgere dalla rabbia e dalla stupidità. Ma in una società vitale succede di tutto. Un corpo vitale ogni tanto ha la febbre. La contestazione è vitalità».
Ma dovrebbe rientrare nella legalità.
«La legalità per me oggi è un valore, ma lo è anche per colpa dell’anomalia italiana».
Quale anomalia?
«Nel resto del mondo la destra è conservatrice. Da noi è sovversiva. Pensi alla trasmissione La Zanzara in onda sulla radio di Confindustria».
Quella di Giuseppe Cruciani su Radio24? Ogni giorno una notizia. Le piace?
«No. Perché tira fuori il peggio dalle persone e sono capace da solo a tirar fuori il peggio di me».
La Zanzara ha molto successo.
«Non dovrei dirlo perché è la concorrenza, ma non è un bel segnale. In tutto il mondo gli industriali dicono “stiamo tranquilli, lavoriamo”. Da noi mettono zizzania. Gramsci parlava del sovversivismo delle classi dirigenti italiane. Non è colpa solo di Berlusconi se la legalità è diventata una bandiera della sinistra italiana. E non è normale».
Perché?
«Perché la legalità lascia il mondo com’è. Per cambiare la società e il costume devono cambiare le leggi e quindi, a volte, andrebbero forzati i limiti della legge. Se li forzi poi è difficile non travalicarne i confini. Molta parte della sinistra è diventata giustizialista suo malgrado».
È vero che durante una manifestazione, a inizio anni Settanta, lei ha salvato Lucia Annunziata da una aggressione? Annunziata lo racconta nel libro 1977. L’ultima foto di famiglia.
«Durante una manifestazione una parte del corteo cominciò a contestare quelli del “manifesto”. Lei stava lì, al centro di un capannello. L’ho sollevata e portata via».
Poi Annunziata è diventata presidente della Rai.
«Quando alcuni colleghi hanno letto l’episodio mi hanno chiamato per dirmi: “Ma perché l’hai salvata?”. L’ho raccontato a Lucia. Si è divertita».
Lei quando è entrato in Rai?
«Dopo Lotta continua ho collaborato con Linea d’ombra, la rivista di Goffredo Fofi. Poi per molti anni ho fatto il bibliotecario e ho cominciato a collaborare con la radio curando schede su giovani scrittori. Nel 1999 Pier Luigi Celli mi chiamò per fare il vicedirettore di Radio3».
A cena col nemico?
«Con Giuliano Ferrara. Ci siamo frequentati anche affettuosamente molti anni fa».
Non vi frequentate più?
«A metà anni Ottanta abbiamo interrotto i rapporti. Stavamo seduti a un tavolo della redazione di Reporter e lui mi chiese: “Non sarai mica un sostenitore appassionato degli indiani d’America?”. E io: “Certo”. Litigammo. Mi sa che però ci ascolta».
Ferrara la chiama per fare i complimenti a Radio3?
«Una volta ha definito i berlusconiani “quelli che non leggono la prima pagina di Repubblica e che non condividono i valori di Radio3”».
Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?
«Andare al liceo Mamiani. Per il figlio di un tranviere che veniva dalla borgata non era affatto scontato».
L’errore più grande che ha fatto?
«Non aver girato il mondo. E non aver imparato bene l’inglese. Oltre ad aver accettato di giocare ala e non centrale nella squadra di calcio Valle Aurelia».
Che cosa guarda in tv?
«Quasi solo calcio».
Il film preferito?
«Mi rifiuto di rispondere».
L’intervistato deve rispondere.
«Ma non si può scegliere… Un solo film… Una sola canzone…».
La canzone?
«È la pioggia che va, una volta l’ho cantata con Shel Shapiro in trasmissione».
Il libro?
«Dare un solo titolo è da criminali. Le dico cinque autori: Cervantes, Tolstoj, Stevenson, Elsa Morante e Vonnegut».
Quanti libri legge all’anno?
«Fino a poco tempo fa ne leggevo uno al giorno. Ora ho rallentato».
Legge solo libri di carta o usa anche i tablet?
«Da un paio di estati, mi porto in vacanza un tablet. Quest’anno in Grecia ho letto tutto Erodoto».
Conosce i confini del Kenya?
«Ho una cartina appesa al rovescio dove posso controllare. Aspetti… Uganda, Tanzania. Ora non mi chieda quanto costa il pane».
Perché?
«Perché dipende dal tipo di pane. Con queste domande finali lei ammazza le differenze. E io invece amo le differenze. Finché ci sono differenze, c’è salvezza. Anche per i media».

Categorie : interviste
Commenti
Gianfausto 12 ottobre 2013

Non voglio essere ne sembrare adulatore, ascolto Rai3 posso dire da sempre e se la scuola mi ha dato un titolo di studio, rai3 mi avvolge di cultura, profonda, gradevole, ma con il pregio di essere di pratico utilizzo. Ringrazio voi tutti e continuo l’ascolto

Silvano Pedrabissi via 11 febbraio,38 26100 Cremona 0372 27351 14 ottobre 2013

Un librio al giorno? “Tenuto conto che per leggere (bene) un libro che può andare da cento a quattrocento pagine, anche procedendo a tre monuti a pagina (che è lo standard della lettura veloce ad alta voce), calcolando un libro medio di duecentocinquanta pagine saremmo a dodici ore …)” Dice Umberto Eco, ma lo dico anch’io: basta cronometrarsi e poi far di conto; …ma dai! E vivere quando? Tutto Erodoto durante una vacanza: i nove libri da Clio a Calliope? Complimenti per le lunghissime vacanze. (Vacanze?) …ma dai!
Non ci credo. E come faccio, allora, a credere a tutto quant’altro detto dal sig.Sinibaldi?

Silvano Pedrabissi

Andrea 14 ottobre 2013

Bravo Sinibaldi!
Concordo pienamente sul giudizio sulla Zanzara

Nicoletta Maldini 15 ottobre 2013

una persona davvero rara il signor Sinibaldi, speriamo che il suo impegno in radio prosegua

Nicoletta

vz 17 ottobre 2013

Silvano, ma perché Sinibaldi, che vive di libri da 50 anni dovrebbe procedere con “lo standard di lettura veloce ad alta voce”? Non ci vuole molto a valutare che la lettura ad alta voce è molto molto più lenta di quella “non ad alta voce” e non ci vuole nemmeno troppo a capire che una persona che vive di letteratura abbia una velocità di lettura superiore allo standard.
Dopodiché ognuno è libero di pensare quel che vuole.

Silvano Pedrabissi via 11 febbraio,38 26100 Cremona 0372 27351 22 ottobre 2013

vz, ma perchè non dichiararsi per esteso? Mi fa un certo effetto relazionarmi con una sigla, con qualcuno/a che indossa una maschera; ma tant’è. Non ci vuole molto a valutare e, quindi, verificare quanto ho, forse – per qualcuno – fastidiosicamente in termini matematici, espresso; e nemmeno troppo a capirne il risultato.
E’ vero: “Dopodiché ognuno è libero do pensare quel che vuole”

Silvano Pedrabissi

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