Vanessa Incontrada (Sette – aprile 2013)

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C’è un solo momento in cui perde il sorriso. Quando le ricordo i titolacci sulla sua forma fisica che le dedicarono alcune riviste durante la gravidanza. Avvicina la bocca al registratore e scandisce: «Scrivi, scrivi. Considero quegli articoli un atto di violenza imperdonabile». Per il resto Vanessa Incontrada, 34 anni, attrice e showgirl, padre italiano e madre di Barcellona, con la sua cadenza italo-catalan-toscana, è un inno al buon umore. Dopo un paio d’anni di scelte inusuali (ha interpretato il soprano Ada Giachetti in Caruso e Pirgopolinice in un Miles Gloriosus teatrale), è tornata in tv con la fiction Benvenuti a tavola 2, sta girando una commedia con Raoul Bova e a breve sarà nelle sale con l’ultimo film di Sergio Rubini Mi rifaccio vivo: «Interpreto una moglie perfetta».
La incontro in un bar del quartiere Parioli, a Roma. Prima di entrare viene intercettata da un paio di fan. Clic. Clic. «Molti mi chiedono: quando torni a fare Zelig con Claudio Bisio?». Già. La fine della sua avventura zelighiana, nel 2010, non è stata indolore. Cerco di stanarla: «Quando c’eri tu quella trasmissione faceva ascolti molto più alti». Non ci casca. Ride: «Davvero?».
Vanessa è glocal. Surfa tra una capitale e l’altra dello showbusiness, ma vive a Follonica, un piccolo comune toscano con poche migliaia di abitanti. Le chiedo come ci sia finita. Replica: «Follonica è il mio rifugio».
Perché hai bisogno di un rifugio?
«Mi piace sentirmi protetta. A Follonica ho frequentato le elementari. I miei amici di infanzia sono lì. E lì ho conosciuto Rossano, il padre di mio figlio. Amo la vita quieta».
Non è una vita un po’ claustrofobica per una ex modella, attrice e showgirl?
«No. Anche perché per lavoro parto spesso. Vivo due realtà. E riesco a conciliarle perfettamente».
A Follonica hai pure un negozio di abbigliamento.
«Seguo i campionari e ci sto abbastanza spesso».
Ammetterai che l’immagine della star cine-tv che accoglie i clienti di Follonica nel suo negozio non è usuale.
«Me ne sto in provincia tutto l’anno. Poi quando è richiesto mi vesto bene, mi trucco, sorrido. Flash, clic. Finito tutto, torno a casa».
Non pensi che questo tolga fascino alla tua immagine di attrice? Una star dovrebbe far sognare.
«Star? Le star in Europa non ci sono più. Dagli anni Cinquanta. In America è tutto diverso. Le star sono star vere. Io stessa, pur facendo questo mestiere, di fronte a certi film o alla notte degli Oscar resto a bocca aperta».
Qual è il tuo film dei sogni? Quello in cui avresti voluto recitare?
«Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola. E Gary Oldman è l’attore con cui più mi piacerebbe duettare».
In Italia da chi vorresti essere diretta?
«Da Matteo Garrone».
La tua prima esibizione a quando risale?
«A quando ero bambina e frequentavo la parrocchia: cantavo ninne nanne. Facevo pure ginnastica ritmica a livello agonistico. Anche quello è esibirsi, no?».
È vero che a 16 anni hai cominciato a fare la modella per poter viaggiare?
«Sì. Sfilando arrivai pure in Giappone».
Poi sei stata folgorata sulla via della tivvù.
«Giorgio Gori, allora direttore di Italia1, mi volle per condurre Super, una trasmissione che si occupava di musica».
Perché scelse proprio te?
«Mi vide in una pubblicità. Anche Pupi Avati mi ha chiamata per Il cuore altrove dopo avermi vista in uno spot. Sai che non ho mai fatto un provino?».
Scherzi?
«Non so come reagirei se mi chiamassero per farne uno».
Hai mai studiato recitazione?
«No, imparo osservando. Sono una spugna».
1998. Avevi 20 anni. Vita da principiante in tv.
«A Super facevo anche interviste. Una delle prime fu a Miguel Bosé. Non so se hai presente chi è Miguel Bosé per gli spagnoli».
Una super star?
«Di più. È più di Francesco Totti per i romani. Tremavo. Alla fine dell’intervista Miguel mi diede un bacio sulle labbra. Puoi immaginare come stavo. Durante l’incontro comunicavamo con uno strano intreccio tra italiano e spagnolo».
Tu reciti in italiano e in spagnolo?
«In spagnolo ho interpretato una psicologa nel film Todos estamos invitados. Una storia sull’Eta».
L’organizzazione armata indipendentista basca.
«Io, tra l’altro, con l’Eta ho vissuto un piccolo trauma».
Quale trauma?
«Era l’estate del 1987, a Barcellona. Avevo 8 anni e stavo andando con mia madre al supermercato Hipercor. Due minuti prima che ci arrivassimo esplose una bomba che causò 21 morti. Sono praticamente una sopravvissuta».
Una volta hai detto che contro il terrorismo andresti anche in guerra.
«Era un modo di dire. Diciamo che quando c’è da lottare non mi tiro indietro».
L’ultima lotta che hai affrontato?
«Mi espongo spesso in favore delle libertà femminili. E ogni volta me lo fanno pesare».
Chi?
«Non credo di dire una cosa nuova se ti ricordo che in Italia la libertà di espressione è relativa».
Non esagerare.
«Se fai una denuncia, in qualche modo te la fanno pagare».
La tua denuncia?
«Ho sottolineato più volte quanto sia maschilista l’ambiente della tv italiana, ancorato da decenni a uno stereotipo femminile che ormai stucca. Andiamo avanti, no?».
Si può denunciare e poi continuare a lavorare in contesti simili a quelli denunciati? Donne scosciate, chiappe al vento…
«Credo che tu non mi abbia mai visto in certi contesti. E comunque il problema non è solo quello dell’immagine delle ragazze in tv. L’Italia è un Paese in cui le donne devono sudare il triplo. Una madre/lavoratrice viene lasciata sola. Non ci sono abbastanza asili nido. Non c’è assistenza alle neomamme. Lo sai che in Germania c’è un servizio pubblico gratuito persino per aiutarti nell’allattamento?».
Ti sei sentita abbandonata dallo Stato quando è nato tuo figlio Isal?
«Ma che c’entro io? Io posso permettermi un aiuto, quando sono in tournée o mentre giro un film. Parlavo di donne che guadagnano una miseria e non hanno nessun aiuto. Noi artisti, che abbiamo la possibilità di farci sentire e di influire in qualche modo, dovremmo impegnarci un po’ di più».
C’è la crisi, non ci sono più soldi per certi servizi.
«Li trovino. Anche perché prima i soldi c’erano e sono stati usati male».
A cena col nemico?
«Con Daniela Santanchè. Vorrei capire che cosa cavolo pensa davvero. Cha valori ha».
Hai un clan di amici?
«Sì, sono quelli di Follonica. Un nome su tutti: Valentina, che ora lavora con me».
Qual è la scelta che ti ha cambiato la vita?
«Accettare di girare il primo film con Pupi Avati».
Non mi sembra una scelta difficilissima.
«Sapevo a malapena chi fosse Pupi Avati».
L’alternativa quale era?
«Continuare a condurre Non solo moda».
Che cosa guardi in tv?
«Fox Crime. Le serie Law&Order e Cold Case».
Il libro preferito?
«Il profumo di Patrick Süskind».
La canzone?
«Una palabra di Carlos Varela».
Sai quanto costa un pacco di pannolini?
«Quasi sette euro, con lo sconto».
Sai che cos’è Ruzzle?
«Ci gioco, ma perdo sempre».
Conosci l’articolo 3 della Costituzione?
«No».
È quello per cui siamo tutti uguali di fronte alla legge.
«E tu ci credi?».

Categorie : interviste
Commenti
Giuseppe Ferreri 13 dicembre 2015

Per non avere studiato recitazione e una attrice fantastica,io tutte le volte che vedo un suo film mi incanto solo a guardarla, il suo
modo di parlare e il sguardo penetrante mi fà venire un brivido alla schiena che persino mia moglie mi diceva chi mi stavo smielando,che meraviglia di donna, io o tutti i suoi film e ogni tanto me li guardo per tirarmi sù,malgrado i miei OTTANTA circa.Vorrei averla assieme a tutta la famiglia miei ospiti in calabria,per ritemprarsi per il prossimo lavoro.ti voglio beneeeeee.

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