Anna Valle (Sette – febbraio 2013)

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Anna Valle ha trentasette anni, fa l’attrice da quando ne aveva 22, ma non esiste un articolo che la riguardi in cui non venga ricordato il suo passato da Miss Italia. Ex Miss, già Miss. Ha interpretato commesse, maestrine, principesse, first lady e ricche signore. Quasi sempre ruoli di donne eleganti, film in costume. Le chiedo come mai. Risponde: «Me lo chiedo anche io. Dicono che ho una bellezza classica». L’epiteto costante che l’accompagna è “algida”. In realtà non lo è affatto. Dice: «Mi dipingono così».
La incontro in un bar di Vicenza, città dove si è trasferita per vivere col marito Ulisse, avvocato dello showbusiness. Sneaker verdoline ai piedi, jeans e maglione largo sotto cui nasconde una pancia di sette mesi. Parla scandendo le parole senza inflessioni dialettali. E tende a dire quel che pensa senza troppi filtri. Qualche anno fa l’aver confessato di amare gli odori del proprio partner le fece guadagnare un’iscrizione d’ufficio (respinta) a una tribù fetish on-line.
Quando le domando se si sta preparando alla seconda serie di Questo nostro amore, fiction Rai sugli anni Sessanta, mi spiega che lei non ama i sequel, che generalmente le seconde serie non vengono benissimo e che aspetta di leggere la sceneggiatura per decidere. I toni non sono quelli della diva capricciosa o polemica, ma dell’attrice che ha navigato per anni nel mare delle fiction italiane. Le chiedo di raccontarmi Mister Ignis, la serie che ha appena finito di girare. Riassume: «È una storia che mostra agli italiani com’era bello il tempo in cui c’erano idee e soldi da investire».
Un invito a risollevarsi dalla crisi?
«Un messaggio di ottimismo».
Le fiction oggi creano il senso comune.
«Sì, ma non si deve esagerare con la tendenza pedagogica e con gli insegnamenti giusti e a modino».
Interpreteresti volentieri una cattiva?
«Certo. Un personaggio che avrei voluto fare è Patrizia, la prostituta compagna del boss in Romanzo criminale».
Romanzo criminale e Il capo dei capi sono spesso indicati come film/fiction in cui il cattivo esce troppo bene.
«Il fascino del male esiste. E l’identificazione artistica in un delinquente o in un personaggio controverso è legittima. Altrimenti non si potrebbe mettere in scena Medea. L’arte è arte. La pedagogia è un’altra cosa».
Michele Placido, dopo aver interpretato l’odioso aguzzino stupratore della Sconosciuta, ha raccontato a Sette che molti attori avevano rifiutato quella parte.
«Pensa invece quanto si è divertito a fare quel personaggio».
Placido ha raccontato anche che negli anni Settanta Franco Nero e Giuliano Gemma si rifiutarono di essere Ernesto, uno dei primi omosessuali del cinema italiano. Tu la gireresti una storia lesbo?
«Certo. Il mio primo cortometraggio era una storia noir-omosessuale».
Ora c’è chi ha scritto che il tuo Questo nostro amore nasconde un messaggio in favore dei diritti delle coppie di fatto.
«Nel senso che la lotta per il divorzio è una lotta per un diritto alla felicità. Come lo è la lotta per i diritti delle coppie di fatto. In realtà il messaggio è: mai mollare quando si tratta dei propri diritti. Ben venga. Ma ripeto: il fatto che ci sia un indirizzo pedagogico e buonista non può diventare la regola. Anche perché di paletti ipocriti in Italia ce ne sono già abbastanza».
Quali “paletti ipocriti”?
«Mi è capitato di recitare in una fiction in cui la migliore amica del mio personaggio era tossicodipendente. Be’, quel personaggio non poteva fumare. Perché il ministero della Salute non vuole che in tv passi l’immagine di una ragazza che fuma. Cioè: si bucava, ma non poteva fumare. Ci sarebbe da ridere se non fosse che il livello di ipocrisia è in aumento e non in diminuzione».
Ridere. Chi è il regista con cui ti sei divertita di più?
«Giorgio Capitani. Sul set di Commesse. Un clima rilassato».
Con chi ti sei divertita meno?
«Con Ludovico Gasperini, il regista di Soraya. Sbattuti da una città all’altra senza un attimo di pace».
Il tuo flop più brutto quale è stato?
«Fuga per la libertà di Carlo Carlei non andò benissimo. Forse perché lo misero in onda nei giorni delle elezioni».
Il regista dei sogni?
«Ridley Scott o Quentin Tarantino».
L’attore con cui hai duettato meglio?
«Probabilmente Neri Marcoré».
Quello con cui ti sei trovata peggio?
«Sergio Castellitto. Speravo che mi desse un aiuto. Invece nulla. Quasi non mi rivolgeva la parola. Con Leo Gullotta invece…».
Con lui hai recitato in Cuore.
«Mi suggeriva persino come intonare alcune battute. E mi ha regalato Una pura formalità di Tornatore, per darmi ispirazione».
Hai avuto altri maestri?
«No. Ho fatto dei corsi. Ho studiato con il metodo Stanislavskij. L’attrice Maria Paiato, con cui ho recitato nelle Troiane, mi ha dato una mano. Per il resto… Mi sarebbe piaciuto avere una figura di riferimento. Ma la generazione prima della mia è un po’ stitica dal punto di vista dei consigli utili».
Quando hai capito che avresti voluto fare l’attrice?
«Dopo aver vinto Miss Italia, nel 1995. Mentre giravo un video di Gianni Morandi».
Le tue biografie on-line in realtà dicono che già al liceo recitavi le commedie di Aristofane al teatro di Siracusa.
«Mi costrinse la mia professoressa di Greco. Feci Mirrine in Lisistrata. Su Internet si leggono un sacco di cose sbagliate».
Per esempio?
«Wikipedia dice che sono nata a Lentini».
Non sei siciliana?
«Sono nata a Roma e ho vissuto a Ladispoli fino ai miei tredici anni. Quando i miei genitori si sono separati mi sono trasferita a Lentini».
Poi sei diventata Miss.
«Un anno come una trottola. Una volta due poliziotti mi hanno fermata in aeroporto. Mi hanno chiesto da dove venivo e dove andavo. E io non ne avevo idea. Ho dovuto consultare l’agenda».
Hai fatto più tivvù che cinema. Pensi che ci sia un pregiudizio perché sei stata Miss Italia?
«Non credo».
Mi racconti un tuo provino andato male?
«Quello con Ron Howard per Angeli e demoni».
Hai toppato una battuta in inglese?
«No, no. Io ho fatto quel che dovevo. Ma poi per quel ruolo è stata scelta una francese».
C’è un’attrice che invidi per quanto è più brava di te?
«No. Ma ho invidia per alcune performance».
Un esempio?
«Penelope Cruz in Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen. E Sarah Felberbaum nel Gioiellino».
Sei diventata ricca facendo l’attrice?
«Sono una privilegiata fortunata. Ma non sono ricchissima. È pesato anche a me pagare l’Imu per la mia casa di Roma».
A cena col nemico?
«Aldo Grasso. Sarebbe interessante».
Ti ha stroncata?
«È stato feroce per l’interpretazione di Cuore. Ha scritto: “Ma Anna Valle sa recitare?”. Da allora ha cominciato a ignorarmi».
Hai un clan di amici?
«Uno su tutti: Ezio che si occupa di barche a vela in Liguria».
L’errore più grande che hai fatto?
«Ho considerato amica una persona che si è rivelata molto poco amica. È successo 5 anni fa».
La scelta che ti ha cambiato la vita?
«Diventare madre».
Hai una figlia di quattro anni e tra poco nasce il tuo secondogenito. Sei una madre/lavoratrice incasinata?
«Non mi sento a mio agio nelle categorie sociologiche».
Le madri che fanno capriole esistono.
«Certo. Ma io sono molto aiutata».
Tu. Non pensi che in questa campagna elettorale i partiti dovrebbero parlare di più alle donne?
«Sì, certo. Ma ammetto che non seguo molto l’attualità. Leggo i giornali quando posso. Di sicuro non durante le riprese di un film».
Scherzi?
«No. Una volta stavo a casa di mia suocera. Mi hanno chiesto che cosa pensavo delle elezioni americane e io ho risposto: “Secondo me vince Obama”. E la madre di mio marito: “Guarda che le elezioni ci sono state due giorni fa, Obama ha già vinto”. Eheh».
Chi voterai alle Politiche?
«Sono un po’ annoiata e innervosita dai partiti».
Perché?
«Ci fosse mai una volta che ascoltando qualcuno ti venga voglia di aderire al suo programma. Sarò costretta a votare il meno peggio».
Chi sarebbe?
«Grillo, perché dice le cose di pancia».
Termina questa frase: «Amor è uno desio che ven da’ core…».
«E che è?».
«…per abondanza di gran piacimento». È Jacopo da Lentini.
«Ahi. A Lentini in piazza c’è la sua statua».
Quanto costa un pacco di pannolini?
«Sei euro e qualcosa».
Fai la spesa?
«Sì, certo».
I confini del Mali?
«Non li so».
Niger, Algeria… L’articolo 3 della Costituzione?
«Non lo conosco. Posso chiedere a mio marito?».
No. Che cosa guardi in tv?
«Praticamente solo film».
Il film preferito?
«Blade Runner di Ridley Scott. Quel futuro parla di noi».
Il libro?
«Oceano mare di Alessandro Baricco».
La canzone?
«Purple di Skin. O Everything di Alanis Morissette».
Chi sono le persone di cui eri fan che poi hai incontrato?
«Virna Lisi e Giancarlo Giannini. A Giancarlo mi sono presentata sfacciatamente nell’anticamera di una sala doppiaggio: “Le posso stringere la mano?”».
Lui come ha reagito?
«Mi ha sorriso: “Le posso dare un bacio?”».

Vittorio Zincone
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Categorie : interviste
Commenti
gabriella 17 ottobre 2013

affascinante,intrigante e “sciolta”.Che predilige le persone
aperte con qualche pizzico di follia.Bella da guardare,da
ascoltare e sopratutto da seguire!

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