Mariastella Gelmini (Sette – novembre 2012)

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Gran sforbiciatrice di personale scolastico ed ex ministro ultra contestato, Mariastella Gelmini, 39 anni, mi accoglie nel suo piccolo studio spoglio, da parlamentare semplice. Indossa un tailleur blu e un braccialetto con farfalline macramè. La incontro mentre il suo partito, il Pdl, è travolto dalla sconfitta siciliana e dagli scandali di malapolitica nel Lazio e in Lombardia. Mentre parla, scarabocchia figure geometriche su un foglio di carta. Scrive: «Casta. Malaffare. Crisi». Il disegno finale assomiglia a quello che Berlusconi ha fatto sul tovagliolo del ristorante di Montecatini: nuovo/pulito contro vecchio/sporco. Gelmini si autodefinisce ancora berlusconiana: era in prima fila a Villa Gernetto ad ascoltare Silvio durante lo sfogo post condanna Mediaset. Allo stesso tempo apprezza Monti e non vuole litigare con Alfano. Un po’ di tempo fa ha twittato: «Ho capito che il Pdl fa acqua da tutte le parti». Quando le chiedo di dare un titolo alla situazione del centrodestra, dice: «O risaliamo o moriamo. Non possiamo sminuire la gravità della nostra situazione. Ma la catastrofe ci dà un’opportunità. Una nuova sfida».
Quale sfida?
«Essere i veri moderati per il rinnovamento. Noi non siamo come quelli dell’Udc».
Come sono “quelli dell’Udc”?
«Moderati ma con un pensiero debole, fatto di compromessi».
Anche il suo Pdl ha fatto parecchi compromessi.
«Dobbiamo essere autocritici. E dobbiamo tornare a parlare di riforme. Renzi oggi sembra una novità. Ma srotola ricette che Forza Italia proponeva nel 1994. E a proposito di noi “azzurri” della prima ora, sa chi ha lo stesso spirito che avevamo dentro Forza Italia all’inizio della nostra avventura?».
Chi?
«I grillini. I militanti del Movimento 5 Stelle».
Non credo che saranno contenti del paragone.
«Mi importa poco. Noi avevamo la stessa voglia di cambiare le cose. La stessa spinta. E per molto tempo siamo voluti restare “movimento”. Poi abbiamo fatto i conti con la realtà».
E cioè?
«Senza regole, c’è chi si è approfittato del movimento».
Grillo di regole al suo Movimento ne ha messe molte. Una su tutte: chi è condannato non si può presentare alle elezioni. Condivide?
«Penso che i ladri vadano isolati. Non possiamo lasciare alla sinistra la bandiera della legalità».
Avete consiglieri indagati. Parlamentari condannati.
«Alfano fa bene a parlare di regole e sanzioni. Dopodiché questa necessità va coniugata con il nostro garantismo».
Ripeto: è favorevole a impedire l’eleggibilità per i condannati?
«Penso che i partiti verranno giudicati per la qualità delle persone inserite nelle liste elettorali. Quindi bisogna stare attenti».
Berlusconi è stato appena condannato per frode fiscale.
«Nei suoi confronti è stato usato un trattamento anomalo».
Lui ha parlato di magistratocrazia. Secondo lei…
«Siamo in democrazia. Ma contro di lui ci sono state molte distorsioni. Sono altre le persone che vanno escluse dalle liste. Non parlo necessariamente di condannati in via definitiva».
Il suo è un garantismo ad personam. E comunque sembra che Berlusconi di lista ne voglia fare una sua. Lei con chi si candiderà?
«Vedremo».
Il Pdl in questo momento è spaccato tra i “vecchi” guidati da Alfano (Cicchitto, Lupi and Co.) e le “valchirie” di Berlusconi: Santanchè, Biancofiore…
«È una rappresentazione fantasiosa della stampa».
Il gruppo dirigente del Pdl è sempre lo stesso. L’asse con gli ex An di La Russa pure. Secondo lei Alfano ha rinnovato il partito?
«Sono stati fatti degli errori. E un po’ di rinnovamento in più non avrebbe guastato. Ma io non sono una rottamatrice. Ora comunque ci sono le primarie. Non dovrà essere una celebrazione. Ma un confronto, anche duro: sull’identità del partito e sui contenuti».
Alfano o Tremonti?
«Alfano. Penso che sia la persona giusta per guidare il partito».
E Santanchè?
«La rispetto. Ma il suo essere di destra assomiglia a quello di Marine Le Pen. È lontana dal nostro Dna liberale».
Il vincitore delle primarie del Pdl sarà anche il vostro candidato premier, come succede nel centrosinistra?
«Non è detto. Se la coalizione si allargasse, potrebbe servire una persona capace di coinvolgere la società civile».
Ipotizziamo un nome. Corrado Passera o Luca Cordero di Montezemolo?
«Montezemolo».
Non è la prima volta che lo indica come possibile leader. Lo conosce?
«Con lui ho un rapporto di cordialità. Il problema è che non vedo una fila di imprenditori o di manager pronti a scendere in campo. C’è chi ha paura di ricevere il “trattamento Berlusconi”, chi pensa di prendere voti per procura e chi evidentemente è disincentivato dal fatto che la politica è screditata».
Uno schema con Alfano segretario del Pdl e Montezemolo premier, a lei andrebbe bene?
«Sì. Oltre a qualcuno che tenga unita la coalizione serve anche una persona che rappresenti una ventata di novità, la cultura del lavoro e delle imprese. Ma guardi che a me anche Monti non dispiace».
Fino a qualche settimana fa anche Berlusconi considerava Monti un possibile futuro leader dei moderati. Dopo la sentenza Mediaset lo ha liquidato come colui che ha portato il Paese in una spirale recessiva.
«Berlusconi ha cercato di entrare in sintonia con i cittadini».
Ha minacciato di togliere la fiducia a Monti.
«Poi ha fatto un passo indietro. Quello di Silvio era un modo per sottolineare il fatto che c’è un mondo in grande sofferenza a causa delle politiche di austerity. La gente sta male. Si sente tradita da noi perché li abbiamo messi in mano a un governo che ha aumentato le tasse».
Monti…
«È un civil servant. Ha portato avanti un’opera di risanamento con grande onestà intellettuale. Ora si dovrebbe candidare».
Lei lo voterebbe?
«Mi piace. A differenza di alcuni suoi grigi ministri anche troppo tecnici, lo trovo un politico capace. Il Pdl deve tornare a dialogare con il mondo dei professori e degli accademici: se lo avessimo fatto prima, forse avremmo avuto dalla nostra parte qualcuno capace di spiegare con autorevolezza riforme come la mia».
La sua riforma della scuola e dell’università è ricordata come la più detestata e vilipesa della storia repubblicana.
«Contro di me c’è stata una campagna denigratoria assurda. Lo stesso Monti ha difeso il mio impianto basato su qualità, merito e valutazione».
Lei ha tagliato ovunque. Ha ridotto all’osso le risorse di una scuola che funzionava.
«Rivendico tutti i tagli che ho fatto. Ma non hanno nulla a che fare con le leggende messe in circolazione ad arte. Quelle per cui se non c’è la carta igienica nelle scuole è colpa mia. Io ho ridotto il personale, è vero. Però non mi pare che il governo Monti abbia stanziato molti soldi per la scuola. Sono stata crocifissa per provvedimenti molto meno pesanti di quelli introdotti da Fornero & Co.».
Su YouTube si trovano alcune sue imitazioni esilaranti.
«Ciò che mi ha ferito di più è stata la falsa intercettazione di cui si è parlato per mesi».
Quella hard tra lei e Mara Carfagna?
«Non è mai esistita. Ho appena vinto una causa con il Nouvel Observateur. Si erano inventati pure i virgolettati».
Un’intercettazione vera però c’è: è una sua telefonata con Luigi Bisignani in cui parla male di alcuni esponenti del Pdl.
«È una conversazione privata senza rilievo penale. È indecente che sia stata pubblicata».
Lei è stata ministro e segretario degli azzurri lombardi. Si candiderà alla presidenza della Lombardia?
«No. Vedo bene Albertini e Maroni. Spero che si trovi un accordo prima del voto. Per evitare un altro disastro come quello siciliano».
Scelga: Albertini o Maroni?
«Albertini ha una capacità straordinaria di coinvolgere la società civile, le associazioni. Ed è attraente per il centro anche perché non è caratterizzato in senso berlusconiano, come lo sono io».
Ricorda il primo incontro col Cavaliere?
«Gli ho stretto la mano qualche volta quando ero consigliera comunale a Desenzano del Garda e poi assessore della Provincia di Brescia. La prima volta ad Arcore, però, è stata dopo aver preso migliaia di voti alle Regionali del 2005».
L’impatto con Berlusconi…
«Sapeva tutto di me e faceva mille domande sulla campagna elettorale. C’è poco da fare, è un fuoriclasse. Ora sta lì che si guarda i comizi di Grillo. Se li studia. È un vero appassionato».
A cena col nemico?
«Con Rosy Bindi. La trattano tutti male».
Ha un clan di amici?
«Ho una famiglia a cui sono molto legata. Con mio fratello Giuseppe ho un rapporto strettissimo. Lui è legato alla campagna».
Infanzia campestre?
«Eh sì. Mio padre era un contadino padano».
Ma non era anche un sindaco democristiano doc?
«Una cosa non esclude l’altra».
Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?
«Decidere di entrare con un gruppo di amici nella sezione di Forza Italia della mia cittadina. Eravamo entusiasti. Coinvolti anche dalla novità degli spot, dei jingle…».
L’errore più grande che ha fatto?
«Chi fa, sbaglia. Ne ho fatti tanti. Li rifarei tutti».
Rifarebbe anche quel comunicato stampa in cui si vantava di aver contribuito alla costruzione del tunnel dei neutrini tra Ginevra e il Gran Sasso?
«Ancora con questa storia? Lì c’è stata una delusione umana. Chi ha scritto il comunicato si sarebbe dovuto prendere le sue responsabilità».
Si chiama “responsabilità politica”. L’esame per diventare avvocato svolto a Reggio Calabria invece che a Brescia, lo rifarebbe?
«Sono sbagli che si fanno a vent’anni».
Il film preferito?
«Top Gun con Tom Cruise».
La canzone?
«Un senso di Vasco Rossi. Di Vasco mi piacciono tutte».
Il libro?
«I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Cultura lombarda».
Che cosa guarda in tv?
«Approfondimenti politici. Ma in questo momento soprattutto Pippi Calzelunghe, costretta da mia figlia di due anni e mezzo».
Come si chiama il cavallo a pois di Pippi?
«Zietto».
Quanto costa un pacco di pasta?
«Quella fresca quattro euro».
Conosce i confini della Libia?
«Non voglio sottopormi a queste domande».
Mi dica almeno l’articolo 4 della Costituzione.
«È quello sul diritto al lavoro. Oggi in Italia non è molto rispettato, così come il 3, quello sull’uguaglianza».

Vittorio Zincone
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Categorie : interviste
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