Luisa Todini (Sette – ottobre 2012)

1 commento

Non faccio in tempo a ricordarle che anche per le future Regionali del Lazio è stato fatto il suo nome che si mette a ridere: «Sono come la sora Camilla: tutti la vonno, nessuna se la pija. Anche la mia vita sentimentale è così, eheh». Luisa Todini, 46 anni, costruisce infrastrutture in tutto il mondo e colleziona incarichi mancati nella politica italiana: ogni volta che si libera un posto nel centrodestra, zac, spuntano i suoi riccioli neri. Nel ’94 venne introdotta nella galassia azzurra da Stefania Prestigiacomo, amica confindustriale. Scrisse una lettera per autopromuoversi a Gianni Letta e, ultima nelle liste di Forza Italia per l’Europarlamento, conquistò novantamila preferenze: «Mio padre mi suggerì di fare la campagna elettorale su una vecchia Croma dell’azienda di famiglia». È stata segretaria umbra dei berluscones e i telespettatori la trovano spesso appollaiata sulle poltrone cartonate di Ballarò. Marianna Rizzini sul Foglio l’ha definita “l’imprenditrice benvista dal centrodestra ma non malvista dal centrosinistra”. Chiedo: si riconosce? «Sì».
È arrivata davvero la proposta per una candidatura alla presidenza della Regione Lazio?
«Meno esplicita di due anni fa, ma è arrivata. Nel 2009/2010 mi chiamò Berlusconi. Ci pensai una settimana, ma era un periodo davvero complicato».
Nel 2010 il Cavaliere le propose pure di sostituire Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico.
«La mia risposta da anni è sempre la stessa: sono una mamma separata molto impegnata. Non ho tempo per altro».
Impegnata? Il Fatto quotidiano l’ha soprannominata “l’imprenditrice che non imprende”.
«Ho protestato con il direttore Padellaro, che è un amico. Mi ha annunciato un pezzo riparatore. Ma insomma… poco male».
Polverini è una sua amica.
«Ho pensato molto al fatto che al suo posto ci sarei potuta essere io. Lei è una persona seria. Ma quel Fiorito… La prima volta che l’ho visto in tv, ho detto: “Si può dare la presidenza del gruppo a uno così?”».
Chi potrebbe essere il candidato giusto per il centrodestra alla Regione Lazio?
«Ci vorrebbe un consulente della McKinsey, uno con la falce che azzeri tutto. Un commissario speciale».
Anche per la Regione un tecnico, come per il governo nazionale? Lei è favorevole al Monti bis?
«Mi pare una strada positiva. Una delle poche percorribili».
Casini, Fini e Montezemolo hanno detto che vogliono Monti premier.
«Il loro potrebbe essere il classico caso in cui 2+2+2 non fa 6, ma 5. Invece, uno come Renzi, un politico che ha il coraggio di intestarsi l’agenda Monti e presentarsi davanti agli elettori, non mi dispiace».
Renzi, se vince le primarie, si candida col centrosinistra. Non è della sua parte politica.
«Ancora con queste definizioni? Centrosinistra? Centrodestra? Cerchiamo qualcuno che coaguli energie intorno a sé».
Un coagulante di centrodestra?
«A Berlusconi farebbe piacere trovare qualcuno più giovane che si candidasse al posto suo. Ma lui è l’unico che da solo riesce a prendere il 20% dei voti».
Scelga il suo candidato: Renzi o Berlusconi?
«Berlusconi sceglierebbe Renzi».
Questa è una risposta da fedelissima di Berlusconi.
«Ho grande rispetto e gratitudine per Silvio, ma…».
Ma…
«La rivoluzione promessa non c’è stata. E nemmeno gli investimenti per la crescita. Quando l’ho conosciuto, nel 1994, dedicava alla politica l’80% delle sue energie. Ora quell’80% è concentrato su altro. I processi…».
…le feste. Berlusconi ha portato Nicole Minetti nel Consiglio regionale lombardo.
«Minetti si dovrebbe dimettere. Sfili quanto vuole, ma non nelle istituzioni».
Lei è mai stata a una cena burlesque?
«Scherza? No».
E a una festa in maschera del pidiellino De Romanis?
«Nemmeno. Una volta, nel 1994, subito dopo essere stata eletta a Strasburgo mi invitarono a una manifestazione “anti-ecstasy” in un locale romano. Mi fecero una foto su una sedia leopardata. Be’, gli elettori cominciarono a scrivermi: “La paghiamo per lavorare, non per divertirsi”. Ecco, la vita privata degli eletti è pubblica e loro si devono comportare con dignità».
Ci sono molte sue foto in circolazione scattate durante party?
«Una me l’hanno fatta pochi giorni fa. Al matrimonio del mio amico chef Filippo La Mantia. Subito dopo il flash ho pensato che la mia eventuale carriera politica a quel punto era a rischio. Eheh».
Con chi era ritratta?
«Con Ronn Moss, l’attore di Beautiful. Quando ha scoperto che sono consigliere Rai, mi ha sommerso di proposte».
Che situazione ha trovato in Rai?
«Grandi sprechi e grandi risorse».
Questa è la formuletta del buon consigliere.
«Un po’ banale? Cambio: ho detto a Gubitosi che un imprenditore di media capacità e con le mani libere, con tre mosse mette a posto la tv di Stato».
Boom. La prima cosa che farebbe Todini da direttore?
«Cominciare a scrivere contratti che non provochino immediatamente una causa di lavoro?».
È vero che il presidente Tarantola assomiglia a Monti?
«Ahah, sì. Potrebbero essere fratelli. Hanno entrambi un’allure molto istituzionale».
Lei ha detto: «La Rai dovrebbe avere una rete completamente dedicata all’informazione». C’è già. Si chiama RaiNews24.
«È stata appena accorpata al Televideo. Io non sapevo nemmeno che esistesse più il Televideo. Mineo è bravissimo, ma il suo canale all news non ha lo stesso appeal di SkyTg24».
Un buon nome per il Tg1 del futuro?
«Ma che domande mi fa?».
Mentana…
«Stimo molto Mentana. Potrebbe fare il tg ovunque. In linea di massima mi piacerebbe una Rai in cui i direttori sono nominati senza usare il manuale Cencelli. E dove i tg non devono rendere conto a nessun partito».
Lei è stata fatta consigliere su indicazione della Lega.
«Lega e Pdl. Il nuovo corso maroniano mi piace. Ma non sono mai stata leghista».
Che cosa invidia alle altre emittenti?
«Considero Striscia la notizia e Le iene un grande servizio pubblico».
Che cosa non vorrebbe più vedere sulla tv di Stato?
«Certi pomeriggi Rai sono pazzeschi. Poco digeribili. Recentemente ho visto un lungo servizio su Todi…».
Lo hanno confezionato apposta per lei, che è nata da quelle parti?
«Spero di no. Tra i testimonial della cittadina, invece di consultare la scultrice Beverly Pepper o il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, indovini chi hanno intervistato?».
Chi?
«Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi. Capito? E guardi che la Rai di talenti ne ha tanti. Ma spesso li tiene fermi».
Talenti fermi. Carlo Freccero è da anni in esilio su Rai4.
«Freccero è geniale. Ha poco senso tenerlo lì. È di quelli che potrebbe far resuscitare un’ammiraglia della tv pubblica».
Rai politicizzata. Ora c’è la campagna elettorale.
«Penso che a influenzare i cittadini siano più le fiction che i tg. Le fiction fanno senso comune sui grandi temi: l’eutanasia, la famiglia allargata…».
Lei vive in una famiglia allargata?
«Decisamente sì. Il mio ex marito aveva già una figlia. Con lui ho avuto una bambina, Olimpia, e tutte le estati accolgo in casa Julia, una ragazza bielorussa».
Madre chioccia o madre tigre?
«Mia figlia sostiene che io sia una madre molto dura: ha nove anni, non le ho concesso né Facebook, né il telefonino né la televisione in camera».
Lei ha raccontato di aver vissuto un’infanzia di campagna: docce fredde e levatacce.
«Mentre frequentavo le elementari ci trasferimmo a Roma, dal nostro paesino in Umbria, Cecanibbi. Mio padre, ex contadino, ex cottimista, poi imprenditore, a fine Anni 70 aveva vinto l’appalto per la Pontina».
Un mega appalto. Come fece a vincerlo? Aveva agganci politici?
«Era bravo. E stimato. Abbiamo costruito infrastrutture in tutto il mondo».
Durante Tangentopoli la sua famiglia è stata coinvolta in diverse inchieste.
«Ore e ore in procura, a Milano. Io, i miei cugini… Di Pietro durante l’interrogatorio mi diede un buffetto: “La vedo un po’ troppo sicura”. Intimidazioni».
Lei è stata indagata molte volte?
«Ho avuto avvisi di garanzia per i reati più improbabili. Come quasi tutti i “costruttori missionari”. Ma la fedina penale è pulita».
Nel cda della Rai, con lei c’è Gherardo Colombo, ex pm di Mani pulite.
«Quando mi sono avvicinata a lui mi ha chiesto: “Ci conosciamo?”. Gli ho risposto: “No, ma il suo pool ha cercato di mettere in galera tutta la mia famiglia”. Ora abbiamo un ottimo rapporto».
Quando è morto suo padre, lei è diventata la titolare dell’impresa Todini, specializzata in costruzione di infrastrutture.
«Ho cercato subito un socio forte. L’ho trovato in Salini. Ora siamo pure azionisti di Impregilo. Il nostro obiettivo è fondere i tre marchi per creare un campione nazionale: Salini-Impregilo-Todini».
Un monopolio.
«Per vincere gare internazionali bisogna essere forti. Le nostre opere d’arte in giro per il mondo mi inorgogliscono».
Opere d’arte?
«Certo. Il ponte di fronte al teatro Bolshoi, a Mosca, è una vera opera d’arte. Avrei voluto che mio padre vedesse la scritta Todini in cirillico. Oppure l’autostrada tra la Russia e il Kazakistan: 500 chilometri in due anni».
In Italia per costruire 500 chilometri ci vogliono decenni. La Salerno-Reggio Calabria sembra la tela di Penelope.
«Stiamo per consegnare la “variante di valico” il cui progetto originario era di 25 anni fa. Se fossi ministro delle Infrastrutture…».
Che cosa farebbe?
«Una rivoluzione burocratica. In Tunisia per aprire un cantiere servono 7 giorni. In Kazakistan 21. In Italia 157 (centocinquantasette!). Follia».
A cena col nemico?
«Ci sono appena stata».
Chi è?
«Marco Travaglio. Abbiamo amici in comune. È cattivo, dunque simpatico. Narcisi come siamo, sarà felice che lo citi».
Avete parlato di Berlusconi?
«No. Gli ho detto che non amo il suo giornalismo: troppe mezze verità. Una volta in tv ha raccontato di alcune indagini sulla Salerno-Reggio Calabria che mi avrebbero riguardato. Ecco. L’altra sera gli ho spiegato che si sbagliava».
Ha un clan di amici?
«Cito quella più antica: Antonella, esperta di finanza».
Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?
«Partire per l’India quando avevo 18 anni. Mi ha rafforzato la fede».
È molto religiosa?
«Sono cristiana. La fede è fondamentale, ma non ha nulla a che fare con il clero e con il Vaticano».
Che cosa guarda in tv?
«Molti tg. E poi ogni tanto mi metto nel lettone con mia figlia e ci guardiamo un film insieme».
Il film preferito?
«L’attimo fuggente. E tra i più recenti: Quasi amici».
La canzone?
«Father and son di Cat Stevens. Mi ricorda il rapporto con mio padre».
Il libro?
«La coscienza di Zeno, di Italo Svevo. Letto al liceo».
Sa quanto costa un chilo di pane?
«Io non mangio pane. Mi ero preparata sulla pasta».
I confini della Siria?
«Libano, Giordania, Israele…».
Conosce l’articolo 41 della Costituzione?
«È quello che parla delle imprese?».
Dice che l’attività privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale.
«Mamma mia, che responsabilità! Molti se lo dimenticano».

Vittorio Zincone

Categorie : interviste
Commenti
GIOVANNI TOMASELLO DEI TOMACELLI 6 Marzo 2013

Ho conosciuto la Luisa Todini al Campidoglio nella veste di Presidente Comitato Leonardo….ritengo possa essere la prima Presidente del Consiglio Italiano…..cominciamo a rispondere alla Merkel…..con i Giusti Candidati…..Vedremo

Leave a comment