Alessandra Moretti (Sette – novembre 2012)

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Alessandra Moretti, 39 anni, è la sorridente portavoce (porta-ortodossia?) del bersanismo in tempi di primarie. L’antidoto al giovanilismo renziano. Vicesindaco di Vicenza, parlantina con cadenza veneta e battuta pronta. La incontro in un bar romano. Chiede un “macchiatone”. La bocca del cameriere diventa un punto interrogativo. Lei gongola: «È un caffè molto macchiato. Dopo lo spritz, esporteremo dal Veneto anche questo».
Moretti, catapultata dal segretario nell’arena del Pd, sostiene che l’impatto non sia stato morbido. Ha notato qualche occhiataccia da parte delle colleghe democratiche. Dice: «Nella capitale mi sento un po’ come la protagonista del film di Virzì Caterina va in città». Davanti alle telecamere, invece, è molto disinvolta. Ha cominciato a imperversare nei talk show un paio di anni fa. Ora è una presenza fissa sulle poltroncine catodiche degli approfondimenti politici tivvù. Appena accenno alla sua telegenia e all’evoluzione del suo look, mi stoppa: «Ebbene sì, ci tengo al mio aspetto. Tra i democratici ci sono molte belle ragazze, brave, che curano la loro eleganza». Le faccio notare che questa fierezza cosmetica è un elemento di novità nella comunicazione gauchista. Lei spiega: «Per colpa del berlusconismo, una bella ragazza ormai attrae solo pregiudizi e atteggiamenti misogeni». Chiedo: «È successo anche a te?». Replica: «Certo. Appena ho una minima distrazione o faccio il più stupido erroretto mi attaccano con cattiveria sospetta». Un esempio? «Ho appena avuto un battibecco con Luca Sofri. Mi ha accusata via Twitter di essere impreparata perché ho detto che Bersani è alla seconda legislatura». Effettivamente è stato eletto tre volte, non due. «Ma una legislatura l’ha interrotta. Quindi sono due e mezzo. Sulle regole delle primarie del Pd, poi…». Sulle regole del Pd lo stesso Sofri ha scritto un pezzo sul Post.it: avete messo talmente tanti paletti per la partecipazione alle primarie che ormai si può parlare di sforzocrazia.
Per arginare Renzi siete diventati il Partito Sforzocratico?
«Con le primarie cediamo una parte della nostra sovranità. Chiediamo solo onestà e serietà a chi verrà a votare».
CasaPound, l’organizzazione di estrema destra, ha invitato i suoi militanti a votare per Bersani alle primarie.
«Il solo pensiero è un colpo al cuore».
Gli farete un esame per capire quanto sono di sinistra?
«Gli diciamo con cortesia che i voti dei neo-fascisti non ci interessano».

Test su alcuni temi cari all’elettorato del Pd. Sei favorevole o contraria ai matrimoni gay?
«Favorevole».
Hai avvertito Rosy Bindi e i cattolici del tuo partito?
«Chi fa politica dovrebbe separare la propria vocazione spirituale dalla necessaria applicazione dei principi costituzionali».
Favorevole o contraria all’adozione da parte di coppie gay?
«Ho qualche dubbio. Ma esistono già. In linea di massima dobbiamo evitare che la società sia sempre più avanti rispetto alla legislazione».
Riforma Fornero sul lavoro e sull’articolo 18. Vendola la vuole abolire, Renzi la considera un caposaldo.
«Credo che Fornero abbia agito abbastanza bene. Ma dai tecnici non mi aspettavo un errore grossolano come quello sugli esodati».
Fornero ha detto che i nostri giovani non devono essere choosy, cioè schizzinosi. Condividi o è stata una gaffe?
«È stata una frase fuori luogo, in questo momento».
Tasse…
«Ciò che non produce lavoro va tassato maggiormente. Rendite finanziarie, transazioni finanziarie…».
Sei favorevole a introdurre una tassa con aliquote “alla Hollande”, fino al 75% per i redditi sopra il milione di euro?
«In tempi di crisi, e solo per un periodo, penso che si possa arrivare a una soluzione come quella proposta dai socialisti francesi».
Con quale legge elettorale andremo a votare? Roberto Giachetti si è fatto più di 50 giorni di sciopero della fame per convincere il Parlamento a cambiare quella in vigore.
«Spero che venga approvata una nuova legge elettorale con un premio di maggioranza tale da mandare al governo uno degli schieramenti».
C’è chi dice che comunque vada, sarà Monti bis. Tu lo voteresti un Monti bis?
«No. Non voglio più sostenere un governo insieme con il Pdl».
Autodefinisciti. Sei: di sinistra, comunista, socialista…
«Sono una riformista progressista».
Quando hai cominciato a fare politica?
«Come attività principale? Quattro anni fa. Sono una nativa del Pd. Ma la politica è una passione che ho da quando ero bambina».
Come mai?
«Mio padre, dirigente di un liceo, comunista, era segretario della Cgil scuola. Assistevo in un angolo alle sue riunioni. E mio nonno, partigiano democristiano, mi portava con sé alle manifestazioni del 25 aprile. Ricordo le loro discussioni, anche molto dure».
Eri adolescente negli Eighties. Anni di disimpegno.
«Ballavo molto. Ma ero anche impegnata».
Sei mai stata iscritta ai giovani comunisti, la Fgci?
«No. Ero segretaria dell’associazione studentesca di Vicenza. Dialogavamo con tutti, tranne che con la destra».
Università?
«Legge. Appena iscritta scoppiò Tangentopoli. Ero affascinata da Colombo, D’Ambrosio e Borrelli».
Ti sei scordata Antonio Di Pietro.
«Era un ottimo magistrato. Avrebbe fatto bene a continuare quella carriera».
In quegli anni in Veneto esplose la Lega. Hai mai pensato di aderire al Carroccio?
«No. Anche se qualcuno ha provato a dire che sono stata di destra».
Chi?
«I renziani vicentini. E pensare che al liceo ero soprannominata “la comunista”».
Su quali basi hanno detto che sei stata di destra?
«Nel 2003 partecipai come indipendente alle Amministrative perché non mi volevo iscrivere ai Ds».
Perché non ti volevi iscrivere?
«Perché facevo fatica a frequentare quelle sezioni. Non erano luoghi accoglienti per i giovani. Nel 2007, poi, insieme con un gruppo di amici, anche di ambiente cattolico-scoutista, decidemmo di partecipare alle provinciali con una nostra lista. Lì dentro rappresentavo l’anima sinistra».
Come si chiamava questa lista?
«Under 35, ponevamo il problema generazionale. Il nostro motto era: Adesso tocca a noi».
Stai scherzando?
«No».
Tu sei una renziana ante litteram, un’infiltrata tra i bersaniani. Confessa.
«Sono una bersaniana della prima ora. Nel 2008 sono stata eletta in una lista civica. Pochi giorni dopo mi sono iscritta al Pd. E nel 2009 ho appoggiato Bersani alle primarie».
Perché Bersani sì e Renzi no?
«Bersani è un vero riformista europeo. Renzi mi sembra più vicino al neoliberismo».
Se vince Renzi resti nel Pd o te ne vai?
«Resto. Il Pd è la mia casa».
Come sei stata reclutata nel pacchetto di mischia bersaniano per le primarie?
«Avevo incrociato Pier Luigi durante una direzione del partito e mi aveva accennato alla possibilità di aiutarlo con i comitati. Poi un sabato mattina è squillato il telefono».
Era Bersani?
«Sì. Sentire la sua voce è stato un colpo. È andato dritto, senza convenevoli: “Ho pensato a tre nomi: Tommaso Giuntella per le associazioni. Roberto Speranza per l’organizzazione e te come portavoce. Datti da fare”. Clic».
Secondo te quanto ha influito nella scelta di Bersani il fatto che eri stata molto in tv?
«Mi ha scelta per un ruolo mediatico, immagino che la tv abbia avuto la sua importanza».
Ricordi la tua prima volta ospite di un talk show?
«Certo. Da Lilli Gruber. Prima ero stata solo nei salottini delle emittenti locali».
Dimmi una cosa che non condividi di quel che dice Bersani.
«In Direzione nazionale sono intervenuta spesso per sollecitare la questione della legge di stabilità…».
E…
«Trovo che il segretario sia molto attento alle politiche del territorio».
Ti avevo chiesto un elemento di disaccordo e tu mi srotoli un complimento?
«Bersani è uno che ascolta».
Condividi anche la sua battuta anti-renziana contro chi ha società alle Cayman?
«È necessario distinguere tra finanza buona e finanza cattiva».
Maurizio Mian ha detto a Wanda Marra del Fatto Quotidiano che i capitali con cui ha comprato il 37% dell’Unità prima stavano in Lichtenstein. E che li ha fatti rientrare con lo scudo fiscale di Tremonti. Buona o cattiva finanza?
«Per rispondere dovrei conoscere meglio la vicenda».
Hai letto della segretaria di Bersani, Zoia Veronesi, indagata per truffa aggravata?
«Conosco Zoia. È una persona onesta. Si risolverà tutto».
Che cosa pensi della nomina dell’ex ministro Melandri al Maxxi? È una nuova freccia per l’arco del Rottamatore?
«Ma quale freccia? Quella nomina ci sta tutta».
A cena col nemico?
«Giorgia Meloni. Distante da me, ma seria e appassionata».
Hai un clan di amici?
«Ne cito una su tutti: Alessandra, avvocato».
Una tua collega e omonima. Tu che avvocato sei?
«Matrimonialista».
Sei sposata?
«Sì. E ho due figli: Guido, 6 anni, e Margherita, 4».
Qual è la scelta che ti ha cambiato la vita?
«Accettare di presentarmi alle amministrative del 2008. Mio padre mi ha molto aiutata nel prendere la decisione».
Come?
«Achille Variati, il candidato sindaco, un giorno mi chiamò per sapere se, in caso di vittoria, avrei voluto far parte della sua giunta. Io avevo appena avuto il mio primo figlio. Andai a casa e quando riferii a papà la proposta lui mi rassicurò: “Noi ci siamo. Ti appoggiamo”. Se i miei genitori non mi dessero una mano con i piccoli, non potrei fare quel che faccio».
Che cosa guardi in tv?
«È raro che io mi ritrovi davanti alla televisione. La sera spesso mi addormento mentre racconto una fiaba ai miei figli. O mi metto a studiare».
Il libro preferito?
«Botteghe oscure addio, di Miriam Mafai».
La canzone?
«Una qualunque di Jovanotti».
Il film?
«Quattro matrimoni e un funerale. La commedia inglese mi fa impazzire».
Quanto costa un litro di benzina?
«Il diesel un euro e ottanta».
Sai qual è l’articolo 3 della Costituzione?
«È quello sull’uguaglianza».
Conosci i confini della Siria?
«No, la geografia non è il mio forte».
Perché intervenire in Libia e non in Siria?
«La violazione dei diritti ci dovrebbe coinvolgere sempre. Ma ecco… diciamo che anche la politica estera non è il mio forte».

Vittorio Zincone
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Categorie : interviste
Commenti
passaggi 17 novembre 2015

Alessandro sei o no una mia amicaaaaaaaaa

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