Ignazio Marino – 2 (Sette – settembre 2012)

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Ignazio Marino, 57 anni, medico, chirurgo, parlamentare e presidente della Commissione d’inchiesta sulla Sanità italiana è allo stesso tempo un ex cervello in fuga (ha fatto avanti e indietro tra l’Italia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e un polemista pacato: quando si parla di diritti e temi eticamente sensibili non perde occasione per bacchettare garbatamente i suoi interlocutori. Anche se appartengono al suo partito, il Pd.
È stato erede di Thomas Starzl, l’inventore del trapianto di fegato. Nel 2006 è entrato in Senato. E tre anni dopo si è candidato alle primarie del Pd: è arrivato terzo, dopo Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini. Ora vigila su ospedali e medici. Ecco il suo giudizio sulla neonata riforma presentata da Renato Balduzzi, ministro della Salute: «Il decreto è poco coerente. Migliorano i servizi sul territorio, ma il medico può tornare a svolgere attività fuori dagli ospedali. In pratica si perde l’essenza stessa del rapporto medico-paziente».
Lo contatto dopo che la Corte di Strasburgo si è pronunciata contro la nostra legge 40, quella sulla fecondazione assistita. Marino, qualche mese fa, proprio sui cosiddetti temi etici, aveva scritto un libro a quattro mani con il cardinale Carlo Maria Martini. Titolo: Credere e conoscere (Einaudi, 2012).  «Martini era una figura ieratica che si imponeva anche per la sua presenza fisica. Aveva occhi penetranti, che proteggevano una grande dolcezza», ricorda il medico.
Nel vostro libro il cardinale sembrava molto più disponibile a parlare di omosessualità e di fecondazione assistita di molti politici del suo stesso partito.
«È vero. Martini era un pensatore aperto alla complessità della vita. Credeva che non si potessero immaginare modelli di vita prescindendo dalla conoscenza e su qualsiasi argomento era disposto a un confronto civile. Troppi politici italiani non sono così».
E come sono?
«Quando emergono certi temi, come la ricerca sulle cellule staminali embrionali e l’eutanasia, innescano subito il conflitto violento, spesso svelando un po’ di ipocrisia. E quando ci sarebbe da intervenire per parlare di emergenze reali legate a quei temi, spariscono».
Mi fa un esempio?
«Qualche mese fa, a causa di un incidente tecnico, in un grande ospedale romano si sono scongelati 90 embrioni. Be’, nessuno ha detto nulla. Nel Paese in cui sono volati insulti e si sono infuocati gli animi per difendere la sacralità della vita, è calato il silenzio. Eugenia Roccella, che con Berlusconi al governo non perdeva occasione per polemizzare con me, non ha detto una parola. Certi argomenti vengono usati al momento giusto come clave dialettiche. E quando non servono più cala il silenzio».
C’è la crisi. Ci sono altre priorità.
«Ma questi temi per i cittadini sono prioritari. Parliamo dell’inizio della vita, dell’amore, della morte. Alcuni italiani sono costretti ad andare all’estero per far nascere i loro figli, per vivere serenamente la propria vita di coppia… Poi non ci lamentiamo se i cittadini si allontanano dalla politica».
Lei è favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso?
«Sì. Forse 20 anni fa avrei risposto in maniera diversa, sarei stato più cauto. Ma ora credo che eterosessuali e omosessuali debbano avere esattamente gli stessi diritti».
Sulle coppie di fatto e sulle unioni tra omosessuali c’è appena stato uno scontro molto duro nel suo partito: da una parte Bindi, Fioroni e la componente cattolica, dall’altra Paola Concia, Ivan Scalfarotto e gli ultra laici.
«Io sono cattolico. Sono mite e moderato. E ho apprezzato che alla fine del dibattito Bersani abbia annunciato che il Pd darà battaglia per riconoscere le unioni gay».
Siamo sicuri che quella di Bersani non sia stata una dichiarazione buttata lì per evitare spaccature nel partito?
«Ho parlato con Pier Luigi. Sono convinto che lui la pensi come me. Ma è assediato da persone che non gli permettono di esprimere tutta la sua libera laicità».
Parliamo di Bindi and Co.?
«Credo che alcuni esponenti del Pd guardino il mondo con lenti antiche, del Novecento. Il nostro partito deve dire con chiarezza quello che pensa. A volte mi pare che certe cautele spuntino solo per convenienza, per paura di infastidire i potenziali alleati».
Intende i centristi-cattolici dell’Udc?
«Se non diciamo chiaramente qual è la nostra linea su questi temi, poi governare non sarà facile».
Molti politici cattolici si oppongono alla concessione di diritti alle coppie omosessuali perché temono di indebolire il matrimonio tradizionale.
«Queste persone dovrebbero leggere il cardinal Martini».
Lui che cosa sosteneva?
«Intanto partiva da una constatazione: queste coppie già esistono. Poi diceva: non serve un irrigidimento per garantire forza al matrimonio eterosessuale. Perché il matrimonio ha un radicamento e una forza secolari e quindi non verrà certo indebolito se vengono concessi dei diritti ad altri tipi di unione. Insomma, basterebbe anche dare un’occhiata alle elezioni americane».
Che cosa c’entrano le prossime presidenziali negli Stati Uniti?
«Mentre nel mio partito, il Pd, si discute ancora sulle unioni civili, il candidato repubblicano, il mormone Mitt Romney, ha già dichiarato di essere favorevole alle adozioni dei bambini da parte di coppie omosessuali. È per questo che penso che se mia figlia Stefania assistesse per caso a una discussione del Pd sull’omosessualità, penserebbe di essere stata catapultata per sbaglio in un’altra epoca».
Al Pd serve un ricambio generazionale?
«A Bersani basterebbe esercitare i principi dello Statuto».
Cioè negare la candidatura a chi è già stato in Parlamento per tre legislature?
«Esatto. Fosse per me io non ricandiderei nemmeno i parlamentari che si sono impegnati troppo poco. Sarebbe un modo per introdurre nuove forze, nuovi pensieri».
Fatta la legge, trovato l’inganno: lo Statuto dà al segretario il potere di derogare a quel principio. Bersani può indicare alcuni nomi da ricandidare anche se sono i cosiddetti highlander, gli immortali, del Parlamento.
«Lo so, ma il rinnovamento è davvero necessario».
Guardi che tra quelli che hanno già svolto tre mandati ci sono Enrico Letta, Rosy Bindi, Giovanna Melandri, Anna Finocchiaro, Giuseppe Fioroni…
«Ognuno di loro ha una straordinaria forza culturale. Mi chiedo: per esprimerla c’è bisogno di un seggio in Parlamento?».
Lei nel 2009 si è presentato alle primarie del Pd. Alle prossime primarie chi voterà: Bersani, Renzi o Vendola?
«Non credo che ci saranno le primarie».
Pensa ancora che il candidato giusto del Pd per la premiership sarebbe Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana?
«Per statuto del Pd, il candidato premier è Pier Luigi Bersani. Tuttavia ho davvero una stima straordinaria per Enrico Rossi».
Il Pd con chi si dovrebbe alleare: con l’Udc di Casini o con l’Idv di Di Pietro?
«Con l’Idv, anche se in questo momento Di Pietro non sembra volersi alleare col Pd».
Marino, lei è fuori linea.
«Al di là delle aggressioni verbali che possono giungere da Di Pietro, io guardo agli elettori. Chi vota per l’Idv probabilmente la pensa come me sulla laicità dello Stato e rinuncerebbe volentieri ai caccia F35 in favore di investimenti in ricerca e scuola pubblica».
Lo stesso si potrebbe dire di molti elettori del movimento di Beppe Grillo.
«Certo. In diverse circostanze ho trovato disdicevoli i toni e i modi di Grillo. Ma sulle regole da imporre alle banche, sulla banda larga e sulla necessità di modernizzare il Paese sono d’accordo con i sostenitori del Movimento 5 Stelle».
Grillo e Di Pietro sono molto critici nei confronti del governo Monti, il Pd, invece, lo sostiene da quasi un anno. E lei?
«Lo dico da medico: come in un trapianto, Monti ha salvato il paziente Italia da una malattia che appariva terminale».
C’è chi sostiene che le dosi di medicine montiane siano eccessive e rischiose per il paziente.
«Io apprezzo il metodo di lavoro del presidente del Consiglio. Ma mi è capitato più di una volta di non votare la fiducia a Monti. Ho anche avuto lunghi colloqui personali con lui».
Per parlare di che cosa?
«L’ho convinto a chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari, gli ho parlato della follia di investire in armamenti… Resta il fatto che Monti ha portato l’Italia fuori dalla sala operatoria. Ora è in terapia intensiva. Ci sono cose da fare di corsa».
Ignazio Marino a Palazzo Chigi. Quale sarebbe il suo primo provvedimento?
«Pagare i crediti che le aziende vantano con lo Stato e cercare di investire in innovazione, ricerca e sviluppo. Dobbiamo puntare sulla Green Economy. Il nobel italiano Carlo Rubbia ha detto che l’Italia ha l’equivalente di un pozzo di petrolio ogni metro quadro. Noi, invece di ascoltarlo, lo abbiamo costretto a emigrare e fare ricerca in Spagna e in Germania».
Prima di puntare sulla Green Economy dobbiamo risolvere il problema di industrie ultra inquinanti. L’Ilva di Taranto…
«Un disastro. Ed è disastroso che ci sia chi fomenta la contrapposizione inaccettabile tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute».
Di chi sta parlando?
«Imprenditori. Esponenti di governo. Il ministro Clini non è stato abbastanza esplicito nel dire che la stella polare è l’articolo 41 della Costituzione: l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con la salute dei cittadini».
A cena col nemico?
«Roberto Calderoli. Mi ha sorpreso quando era vicepresidente del Senato: studiava regole e norme davvero nel dettaglio».
Che cosa guarda in tv?
«Ne guardo davvero poca».
La canzone?
«Question 67 and 68 dei Chicago. La ascolto mentre opero».
Il film?
«Anche se sostiene Mitt Romney, Clint Eastwood con i suoi Million Dollar Baby e Gran Torino ha girato il meglio degli ultimi dieci anni».
Il libro preferito?
«Annibale di Gianni Granzotto. E Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond. Lui è un biologo di Los Angeles».
Chi ha scritto Barbablù?
«Charles Perrault».
Questa era una delle domande del test di ammissione per entrare in una facoltà di Medicina.
«È assurdo selezionare sulla base di quiz le persone a cui affideremo la nostra salute nei prossimi decenni».
Conosce i confini della Siria?
«Libano, Israele, Iran…».
Qual è l’articolo 12 della Costituzione?
«Al momento non ricordo».
È quello sul Tricolore. Sa che cos’è Twitter?
«Certo. Ma come avrà notato sono un po’ prolisso e non amo limitare i miei interventi a 140 caratteri».

Vittorio Zincone
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Categorie : interviste
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