Nicole Grimaudo (Sette – settembre 2012)

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A un certo punto le chiedo se soffre ancora di insonnia, come rivelò qualche anno fa. Lei spalanca gli occhi scuri e sorride: «No, no. Non mi trovi ripusatizza?». Addenta un arancino. Nicole Grimaudo, 32 anni, sprizza fierezza siciliana. È il prototipo dell’attrice italiana 2.0: gavetta sotto i riflettori pop della tv e approdo al grande cinema. «Ho fatto il percorso inverso rispetto a molti colleghi che per anni mi hanno guardato storto perché venivo dalla televisione e che ora fanno la fila per una parte in una fiction». È stata alla corte di Boncompagni (Non è la Rai), ha vestito il camice medico e poliziesco della lunga serialità (Ris e Medicina generale) ed è arrivata a Ozpetek e a Tornatore. Ora, per non smentirsi, sta per cominciare a girare una pellicola d’autore (Buongiorno papà di Edoardo Leo) e un film per la Rai (Tempesta, prodotto da Agostino Saccà). A inizio ottobre, invece, è nelle sale con All’ultima spiaggia, commedia a episodi diretta da Gianluca Ansanelli. «Riso amaro», dice. Si parla di guai italici in tempo di crisi e lotta per i diritti. Nicole interpreta una ragazza lesbica che vuole un figlio. Dopo che Nichi Vendola ha annunciato di voler diventare padre, la questione è piuttosto attuale. Lei mette il pilota automatico attoriale: «Fare l’attore ti apre nuovi mondi… Con l’ironia si possono trattare temi importanti…». Ma non sembra convinta.
Sei favorevole o no a un modello familiare con due padri, o due madri, e un figlio?
«Facciamo prima un po’ di premesse?».
Falle.
«L’idea che ci sia famiglia dove c’è amore, mi piace».
Ottimo.
«Trovo che il dibattito su questi temi in Italia sia rimasto all’Ottocento. E che sia scandaloso che molti cittadini siano costretti al turismo dei diritti: si va all’estero per la fecondazione eterologa, per i matrimoni gay…».
Detto ciò?
«Mentirei se dicessi che non mi fa titubare l’idea dei due padri o delle due madri».
È una questione di abitudine?
«Probabilmente sì. Sono cresciuta in una famiglia tradizionale».
Modello siciliano.
«Cerchiamo di non cadere nello stereotipo antico e patriarcale che non esiste più. Recentemente a Palermo, e a Catania, ho visto rinascere un nuovo matriarcato felice».
Un nuovo matriarcato? In che cosa consiste?
«Giovani donne con radici profonde e lo sguardo rivolto in alto. Femmine senza un’esperienza di femminismo sfrenato alle spalle. Ma con una storia di lente conquiste all’interno delle loro famiglie».
Il risultato?
«Madri e lavoratrici felici».
C’è un dibattito acceso anche negli Stati Uniti su questo argomento: Anne Marie Slaughter ha abbandonato il suo ruolo ai vertici dell’amministrazione Obama per dedicarsi ai figli e sul mensile The Atlantic ha spiegato: «Perché le donne non possono ancora avere tutto».
«Perché non sono siciliane, eheh. Senza generalizzare: in Sicilia ho incontrato molte donne che lavorano, sono arrivate anche ai vertici delle aziende, ma non hanno rinunciato alla loro femminilità e alla gioia della maternità».
Al Nord non è così?
«Mi pare diffuso il modello che esalta il successo professionale più di ogni altra cosa. In Sicilia, invece, l’attenzione alla famiglia è vissuta come un godimento, forse anche perché fa parte di una tradizione antica dura a morire. Ho visto amiche fare capriole pur di mantenere il rito dei pasti consumati insieme. Allo stesso tempo la conquista della propria indipendenza è irrinunciabile, proprio perché è stata più faticosa che altrove. Non dico che sia facile, anzi, la vita di queste donne è faticosissima: tutta la famiglia si regge sulla loro capacità organizzativa. E, certo, se arrivasse qualche aiuto dallo Stato non sarebbe male».
Quale tipo di aiuto?
«Uno per tutti: tutelare davvero le gravidanze. Far vivere felicemente quel momento esigendo dalle aziende garanzie vere sul rientro nel luogo di lavoro».
Lo Stato sono i cittadini italiani che votano partiti che appoggiano governi che varano riforme.
«Spesso, per fragilità, ci siamo affidati a chi prometteva meraviglie e abbiamo scelto male».
Per chi voti?
«Oggi? Voterei per Beppe Grillo. Lo sento dalla nostra parte».
Nostra di chi?
«Dei cittadini».
Grillo: perché è contro i vecchi partiti o Grillo per i temi ambientali?
«L’ambiente mi interessa, ovviamente. Ho avuto un’infanzia campagnola».
Nata e cresciuta a Caltagirone.
«Mio padre è imprenditore, mia madre lo aiuta. Dopo due figlie femmine, Simona e Maria Vittoria, avrebbero voluto un Nicola. Sono nata io, Nicole».
A quattordici anni sei andata via di casa.
«Sono arrivata a Roma d’estate per venire a trovare mia sorella. La città era tappezzata di manifesti con Ambra che reclutava ragazze per Non è la Rai: “I want you”. Andai ai provini a Cinecittà. Lì ho visto per la prima volta una vera folla. C’erano migliaia di adolescenti».
Ti presero.
«Sono rimasta un anno con Gianni Boncompagni & Co».
Per un paio di giorni hai pure sostituito Ambra.
«I due giorni più assurdi della mia vita. Gianni mi gettò in diretta sul palco senza aver provato nulla. Ora non potrei mai. Se non so perfettamente la parte non mi avvicino nemmeno alla macchina da presa».
Quando hai capito che avresti voluto fare l’attrice?
«Dopo aver recitato nel Giardino dei ciliegi, in teatro. In quel periodo ho scoperto di essere a mio agio sul set o sul palco di un teatro».
Avevi quindici anni. Il regista del Giardino era Gabriele Lavia.
«Mi aveva vista in una inquadratura del film per la tv Sorellina e il principe del sogno di Lamberto Bava. Mi chiamò mentre stavo a Caltagirone».
Drin, drin: «Sono Lavia»?
«Esatto. Solo che io non sapevo chi fosse. Risposi: “Papà non è in casa”. Lui mi spiegò che mi voleva per un provino».
Fai ancora oggi i provini?
«Certo. Sai che c’è stato un periodo in cui mi scartavano perché dicevano che ero troppo televisiva?».
Di chi parli?
«È successo sia con Sergio Rubini per Il viaggio della sposa, sia con Marco Bellocchio per Vincere».
In entrambi i casi la parte è andata a Giovanna Mezzogiorno.
«Era perfetta per quei ruoli. Più di me».
Il provino più emozionante?
«Quello per Amadeus al Teatro Quirino con Roman Polanski. L’arte gli esce fuori da ogni poro».
Qual è il problema del cinema italiano? I produttori? I registi? Gli sceneggiatori?
«Posso rispondere: tutto?».
Cioè?
«A volte ho la sensazione che ci siano poche idee in circolazione e poco coraggio. Dei pochi soldi, inutile parlarne».
Sogni gli Stati Uniti? Hollywood?
«No. Ma ammetto che non mi dispiacerebbe vivere da dentro la creazione di uno di quei loro capolavori. Mi hanno chiamato da una agenzia di Los Angeles. Ho un agente anche in America, anche se non ho ben capito perché».
Accetteresti un ruolo come quello di Maria Grazia Cucinotta in 007? Venti secondi su un motoscafo e una morte violenta?
«Certo. A noi italiani fanno fare gli italiani. Solo Valeria Golino si è affrancata».
Chi è il miglior regista con cui hai lavorato?
«Giuseppe Tornatore. Con lui nulla è lasciato al caso. È maniacale. Ti fa girare le scene all’infinito. Un giorno, durante le riprese di Baaria, gli ho detto: “Se mi fai ripetere questa battuta un’altra volta, vomito”».
Sei sfrontata. Come ti permetti di dire certe cose a un regista?
«Lui mi ha dato ragione. Il confronto di idee è fondamentale».
Il regista con cui vorresti lavorare?
«Sorrentino. Ma se Tarantino ha un ruolo che non sa proprio a chi affidare, mi sacrifico».
Il miglior attore con cui hai duettato?
«Pierfrancesco Favino. È uno di quelli che ascoltano cosa stai dicendo mentre reciti».
Ci sono attori che non ascoltano?
«Certo. Fanno la loro particina, scegliendo tempi tecnicamente corretti. Ma se ascolti, come Favino e Germano, è più facile improvvisare e rendere naturale la recitazione».
Tu improvvisi?
«Nelle serie tv Medicina generale e Ris, sì. Anche perché lì sai molto più tu del regista come si deve comportare il personaggio. Nel cinema mi è capitato meno».
Un attore con cui ti piacerebbe lavorare?
«Michele Riondino».
Un’attrice?
«Penso che Micaela Ramazzotti sia molto brava. E poi Alba Rohrwacher».
Hai modelli del passato a cui ti ispiri?
«In realtà, no. Ma quando vedo Monica Vitti e Mariangela Melato penso che abbiamo delle attrici straordinarie».
Sei diventata ricca facendo l’attrice?
«Sto bene».
Una volta hai detto di aver provato tutte le droghe.
«Mi stai dando della fattona?».
Chiedevo conferma.
«Qualcosa ho provato. Ma senza esagerare: mi piace essere padrona dei miei pensieri».
A cena col nemico?
«Mark Zuckerberg».
L’inventore di Facebook.
«Sono lontana anni luce da quella roba: Facebook, Twitter… Non mi interessa, non mi assomiglia, non mi incuriosisce».
Hai un clan di amici?
«Oltre alle sorelle? Valentina, che studia diplomazia, e Giorgia che si occupa di ambiente».
Qual è la scelta che ti ha cambiato la vita?
«Mi domando spesso che cosa sarebbe successo se non fossi andata al provino di Non è la Rai».
L’errore più grande che hai fatto?
«Smettere di studiare».
Hai mai studiato recitazione?
«No».
Sapresti piangere da un momento all’altro?
«Sì. E senza pensare a nulla di sgradevole».
Che cosa guardi in tv?
«Film, anche fino a notte fonda. E poi ci sono periodi in cui mi ammalo di tv e guardo qualsiasi cosa. Godo del trash. Davanti a Uomini e donne un po’ mi vergogno per loro».
Il film preferito?
«C’era una volta in America».
La canzone?
«La stagione dell’amore di Franco Battiato».
Tu hai avuto una parte nel film di Battiato Perduto Amor.
«Sul set ero rincoglionita dall’emozione. Lo vedevo dietro la macchina da presa e pensavo: “Il mio è un lavoro meraviglioso”. I miti a volte deludono… Lui, no».
Il libro?
«Le opinioni di un clown di Heinrich Böll».
Quanto costa un litro di benzina?
«Circa due euro».
È vero che in macchina ti piace correre?
«Molto. Mi piacciono i kart. Mi piace la competizione. E arrivare prima».
Sai dov’è Bengasi?
«In Tu…? In Is…?».
No.
«Aspetta. Fammi dare un’occhiata al giornale».
È vietatissimo. È in Libia. Conosci l’articolo 12 della Costituzione?
«No. Conosco il primo e so che sono 139 in tutto. Ma il 12 mi manca».
È quello che descrive il Tricolore.
«Stai scherzando, vero?».

Vittorio Zincone

Categorie : interviste
Commenti
Massimo 4 agosto 2013

Nicole, sei forse la donna più entusiasmante che ha via visto nei miei 70 anni di vita: intelligente, affascinante, bellissima! Sei l’esempio di ciò che ho sempre sostenuto: la bellezza non è un età ne una misura la bellezza è un’emozione se la dai sei splendida, altrimenti…… Spero, ma so che non sarà possibile, di incontrarti, anche per un istante, sarebbe un sogno!

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