Milly Carlucci (Sette – febbraio 2012)

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È la regina del nazionalpopolare danzereccio. Milly Carlucci, 57 anni, più di trenta dei quali trascorsi sotto i riflettori, è la signora “non star” della tv italiana. Una conduttrice low profile. A chi le fa notare che malgrado il lungo cursus non è mai diventata un’icona come Raffaella Carrà o Simona Ventura, lei replica placidamente: «Mi piace adattarmi alle cose che faccio e non viceversa». Sorride. Alla fine degli anni Settanta, quando era inviata di L’altra domenica, Renzo Arbore le appiccicò addosso l’epiteto “sorridente”: «Ora ci colleghiamo con la sorridente Carlucci». Quel sorriso ha attraversato Giochi senza frontiere, varie edizioni di Scommettiamo che…, un Festival di Sanremo, un Fantastico, e ora è arrivato all’ottava edizione di Ballando con le stelle. Le cito una stroncatura di Aldo Grasso? Carlucci la assorbe in un sorriso. Le ricordo che Italia’s Got Talent sabato scorso ha quasi doppiato gli ascolti di Ballando? La presentatrice non si scompone. Cerco di farle sputare una cattiveria. La provoco: «Il suo Ballando è stato travolto da una Corrida un po’ più elaborata». Risponde: «Got Talent è un format internazionale pazzesco».
Milly mi accoglie nel grande auditorium Rai del Foro Italico. Eccoci tra gli stucchi dorati della trasmissione: «Ci siamo ispirati a un teatro inglese». Eccoci in sala costumi: «È tutto fatto a mano dai nostri sarti, eh». Eccoci in palestra, dove i concorrenti/ballerini ancheggiano per molte ore al giorno. Milly racconta: «Sergio Assisi si è strappato un polpaccio dopo dieci ore di prove». Ci intrufoliamo nelle sale-prova. Ria Antoniu, la modella greca, si dimena davanti a uno specchio e l’attore argentino Andrés Gil si cimenta con un boogie woogie. Bobo Vieri e Anna Tatangelo, intanto, stanno cercando un po’ di cioccolata fondente.
Vieri. Quando si è venuto a sapere l’importo della paghetta che mamma Rai ha concesso a lui e a Gianni Rivera, la leggenda del calcio milanista, per sgambettare il sabato sera, sui quotidiani è partito il moto d’indignazione. In tempi di recessione, tagli e manovre lacrime&sangue nemmeno Celentano a Sanremo si è salvato dalle polemiche. Figuriamoci se il “benpensantismo” poteva risparmiare Vieri e Rivera. Partiamo da qui, allora.
La presenza dei due ex calciatori è costata ai contribuenti del canone Rai un milione di euro.
«Chiariamo una cosa: Ballando non è servizio pubblico».
Sicura?
«Non facciamo parte di quelle trasmissioni che si pagano col canone. Noi siamo tra quelli che alimentano gli altri programmi. Facciamo guadagnare la Rai. Per questo veniamo spremuti e inzeppati di break pubblicitari. Ora, per fare incassi bisogna fare ascolti. E per tenere gli ascolti…».
Serve Bobo Vieri?
«Aiuta. Presenze così fanno anche il prestigio del programma».
Addirittura?
«Con prestigio intendo il “non visto”, “l’eccezionale”. Io prima che cominciassimo questa edizione del 2012 ho lanciato l’allarme».
Quale allarme?
«Sono andata in Rai e ho detto: “Siamo sicuri di voler partire? Guardate che una trasmissione così per riuscire ha bisogno di nomi. E in tempi di crisi…”. In Rai sono voluti andare avanti. Oggi, se si vuole fare una trasmissione che superi il 13% di share, serve qualcosa che attiri la curiosità: o un format nuovo o personaggi inediti. E quelli costano. Anche perché il mondo dello spettacolo italiano è piccino. Non c’è tanta scelta».
I reality sfornano nuovi personaggi ogni anno.
«Quelli sono “non personaggi”, meteore che durano un paio di stagioni. Vengono utilizzati nelle trasmissioni per estremizzare i toni di un dibattito. Sono disposti a fare qualunque cosa. Ma non fanno per me. Né per RaiUno».
Chi vorrebbe veder ballare sulla sua pista?
«Raoul Bova e Gabriel Garko. Eroi della fiction con un grande appeal per il nostro pubblico. Ma non appartengono al mondo Rai…».
Spari più in alto.
«George Clooney e Brad Pitt. Ma star così è impossibile che vengano. Anche perché per partecipare a Ballando un artista si deve fermare per quattro mesi. In pratica non può fare altro. E poi loro costerebbero veramente troppo».
Vieri in pista sembra un orso.
«Sembrava… All’inizio si vergognava. Aveva quella paura molto maschile di non apparire virile. Ora si diverte».
Chi è il concorrente che l’ha sbalordita di più per la sua abilità?
«Kaspar Capparoni, l’attore di Rex».
Quello che è migliorato di più nel corso della trasmissione?
«Ronn Moss, il protagonista di Beautiful».
Ogni tanto sembra che teniate qualcuno in gara solo perché aiuta gli ascolti, anche se ha le movenze di un bradipo.
«Abbiamo una giuria. Ma poi c’è il televoto. E se i telespettatori decidono… Ha presente Emanuele Filiberto?».
Non esattamente un Fred Astaire.
«Già, ma è stato un fenomeno televisivo straordinario. La gente lo voleva in gara. E ha vinto».
La coppia più affiatata?
«Il nuotatore Massimiliano Rosolino e la sua partner di ballo Natalia Titova hanno fatto un figlio. Galeotto fu il ballo».
Ballando è all’ottava edizione.
«E abbiamo uno zoccolo duro di telespettatori che oscilla tra i 5,6 e i 6,4 milioni».
Gli italiani sono ipnotizzati dalle danze?
«Con la Gazzetta dello Sport abbiamo realizzato dei cd di Ballando tematici. Siamo già al doppio disco d’oro».
Una mania.
«Ancestrale».
Tango, rumba, cha-cha-cha…
«Il tango fa impazzire le donne. Racconta la storia di un corteggiamento. I corpi si intrecciano. Lo sa che il tango ha origini italiane?».
È vero che siete seguiti anche da molti bambini?
«I bambini sono ipnotizzati. Se lei viene il venerdì alle prove incontra i gruppi dei mini fan club. Ci scrivono genitori che il sabato non riescono a uscire perché i figli vogliono stare piantati davanti alla tv. È anche per questo che io sto molto attenta a non cadere mai nel trashismo tv».
Avete fatto la serata burlesque.
«Ma senza inquadrature maliziose».
Lei balla?
«Certo. Da bambina ballavo con mia madre. È lei che mi ha insegnato. E ora, a 86 anni, balla ancora: come terapia per abbassare la glicemia».
Questa sembra una trovata dell’ufficio stampa.
«Giuro che è così».
Mi racconti la sua infanzia.
«Sono figlia di un generale dell’esercito. Un servitore dello Stato: onore, onestà…».
Che studi ha fatto?
«Architettura, a Roma».
I roventi anni Settanta.
«Non contestavo per strada. Studiavo. Contemporaneamente facevo sport e insegnavo pattinaggio».
In tv come ci è arrivata?
«Una troupe del canale Gbr era venuta a fare un servizio dove mi allenavo. Vista la mia intervista il direttore mi chiamò per chiedermi se volevo collaborare. Restai lì per tutta l’estate del 1977. Poi mi notò Renzo Arbore».
La prese subito a “L’altra domenica”?
«Mi mise alla prova mandandomi a intervistare Marcello Marchesi, un mostro sacro della cultura, non solo televisiva. Ero terrorizzata. In pratica fu Marchesi a intervistare me, per tranquillizzarmi. Dopo Arbore decisi che avrei fatto tv. Andai a studiare all’Actors studio di Los Angeles».
Lei ha lavorato con tutte le leggende della tv italiana.
«Arbore, Mike Bongiorno, Corrado, Pippo Baudo…».
Un nome, una pagella. Arbore…
«L’autoironia in persona. Pensa a divertirsi. Lo spirito è ancora quello del ragazzino di Foggia che sognava di fare spettacolo».
Baudo…
«Il professionismo più maniacale. In ogni minuscolo particolare».
Corrado…
«Anche lui attento al dettaglio più insignificante. Ma col suo modo di fare sembrava tutto casuale».
Mike…
«Il genio sta anche nel lasciare il dubbio ai telespettatori: quella gaffe l’ha fatta apposta o era davvero una gaffe?».
L’Italia non è un Paese per giovani. Chi è la sua erede?
«Le dico le giovani più brave: Michelle Hunziker e Alessia Marcuzzi. Ma altro che eredi. Sono già stelle».
Lei condurrebbe volentieri “L’Isola dei famosi”?
«Non è il mio genere».
“Uomini e donne”?
«Sono trasmissioni che nelle mie mani avrebbero un significato diverso. Non sono una da zuffa in tv. Sono una conciliatrice. Compongo i contrasti, non li provoco».
A cena col nemico?
«Non ho nemici».
Certo. Qualcuno lontano da lei che però le sta simpatico?
«Barbara D’Urso e tutto il cast di Baila».
Lei ha un clan di amici?
«Quelli dei tempi dell’Università. Una su tutti: Angela, insegnante».
L’errore più grande che ha fatto?
«Ogni errore è un’occasione di crescita».
Credevo che mi dicesse “Essere andati in onda il giorno della tragedia del Concordia”.
«Faccio parte di un’azienda. Se l’azienda alle 20.30 decide di andare in onda, io ci vado».
The show must go on.
«Mi è capitato di peggio».
Racconti.
«Il giorno in cui Falcone e la sua scorta sono stati assassinati, io e Frizzi supplicammo la Rai di non andare in onda con Scommettiamo che… Ci dissero che dovevamo restare accesi, proprio per rassicurare gli italiani».
Che cosa guarda in tv?
«Tutto. Quando sono a Londra divoro anche Britain’s Got Talent e il loro X Factor».
È molto spesso a Londra?
«Ci vivono i miei figli».
Manderebbe sua figlia sulla pista di un talent?
«Mia figlia si è laureata alla London School of Economics, ha lavorato tre anni alla Goldman Sachs e ora è nella moda. Non credo che parteciperebbe a un reality o a un talent show».
Il film preferito?
«Harry ti presento Sally».
La canzone?
«Tutto l’album The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. È il disco della mia adolescenza».
Il libro?
«Quando ero giovane e romantica mi piaceva soprattutto Francis Scott Fitzgerald. Ieri notte ho finito Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri di Giampaolo Pansa».
Conosce i confini dell’Iraq?
«Ma che domanda è?».
Ce la può fare. Ha fama di essere secchiona.
«… Siria… Giordania…».
Vede? Sa che cos’è Twitter?
«Certo. Cinguetto parecchio. E lo faccio proprio io».
Sa quanto costa un pacco di pasta?
«Tra i banchi del mercato me la cavo bene».
Chiede sempre lo scontrino?
«Certo».
Ha mai avuto problemi col fisco?
«No, ma ho vinto la lotteria dell’Agenzia delle Entrate».
Come, scusi?
«Quelli dell’ufficio di Roma che si occupa del mondo dello spettacolo mi hanno sorteggiata per una bella verifica».
Come è andata?
«Percorso netto».

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