Mario Giordano (Sette – novembre 2011)

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Non fai nemmeno in tempo a citare qualche battuta feroce sul suo eloquio un po’ stridulo, che lui ti anticipa: «Lo dico da solo che ho la voce di Rosa Russo Jervolino». Mario Giordano ha 45 anni e 4 figli. È già stato direttore del tg Studio Aperto e del quotidiano Il Giornale. Ora si appresta a guidare il nuovo canale all news di Mediaset: Tgcom24. Lo incontro nel suo ufficio di Milano 2. Tra una foto di famiglia e il calendario con il countdown della prossima messa in onda (il 28 novembre) spunta la pila dei suoi libri anti-casta: «Ho cominciato nel 1997 con Silenzio, si ruba e ora ho in libreria Sanguisughe. Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche». Mentre parliamo arriva la notizia che Berlusconi si dimetterà. Chiedo: «Che cosa gli domanderebbe se fosse qui?». Replica, con sorriso: «E ora che cosa farà?». Entriamo nel grande open space del nuovo canale. C’è un enorme schermo con sopra proiettata la cartina dell’Italia. Dei piccoli furgoncini si muovono sullo stivale: «Sono le nostre troupes. Le teniamo sotto controllo da qui». Studio e redazione high tech. Cristalli, acciaio, schermi piatti ovunque: «Ogni redattore potrà gestire e montare il servizio dalla propria scrivania».
Sulla sua, di scrivania, ci sono un po’ di ritagli di cronaca locale. Lo provoco. Il nuovo all news di Mediaset sarà come il suo vecchio Studio Aperto, tutto cronaca e gossip? Reagisce: «Guardi che il mio Studio Aperto è stato il primo tg ad aver intervistato Annamaria Franzoni. Tgcom24 si occuperà anche di politica, economia ed esteri, ovviamente. Ma solo notizie e commenti. Niente “infotainment”».
Qual è secondo lei il miglior tg in circolazione?
«Non so se è il migliore, ma non si può prescindere da quello di Enrico Mentana. Non fa un tg da rete generalista. Il suo exploit sulla politica è la dimostrazione che c’è una gran voglia di informazione. E La7 ormai fa informazione politica lungo tutto il palinsesto».
Le tv generaliste secondo lei resisteranno agli attacchi del web e del satellite?
«Per ora, sì».
È in controtendenza. Tutti sostengono il contrario.
«Dico solo che per un po’ ci saranno ancora reti che otterranno da sole il 15-20% di share. I canali satellitari in confronto fanno ascolti ridicoli. Se fossi un investitore, oggi, vorrei avere la pubblicità sulle generaliste. Dopodiché è ovvio che c’è un cambiamento in atto».
Santoro…
«Me lo sono visto online».
Che differenza ci sarà tra il suo Tgcom24 e SkyTg24?
«Da noi non ci sarà la co-conduzione dei notiziari. E ci sarà meno ripetitività».
In che senso?
«Non ci saranno micro tg attaccati l’uno all’altro. Prendendo spunto dall’evoluzione dei modelli americani, abbiamo pensato a un flusso costante di informazioni, aggiornate e commentate in continuazione».
Lei andrà in video?
«Non credo che sia necessario. Non ci saranno miei editoriali».
Chi sarà il primo giornalista ad apparire il 28 novembre?
«Annalisa Spiezie».
C’è qualche anchorman che le piacerebbe rubare a un altro tg? Ha fatto campagna acquisti?
«No e no».
Sta per mandare in onda un nuovo canale all news e non ha assunto nessuno?
«No. Non è un periodo in cui le grandi aziende assumono. Utilizzeremo i giornalisti che abbiamo a Mediaset per aumentare la quantità d’informazione».
Un sindacalista replicherebbe: «Questo vuol dire che i giornalisti dovranno lavorare di più».
«Preferisco dire che lavoreranno meglio».
La chiama il premier e le propone di dirigere il Tg1…
«Non accetto. In questo momento ho un’occasione unica qui a Mediaset».
Aziendalista.
«Un po’ sì. Ma insomma, un canale all news è il massimo per chi come me sogna di fare il giornalista da quando era bambino».
Lei è stato al Tg1 nel 2000.
«Mi chiamò Gad Lerner. Quando se ne andò lui, decisi di dimettermi anche io».
Se fosse rimasto oggi sarebbe il vice di Minzolini.
«Quindi mi è andata bene, ahah. Lo scriva che l’ho detto ridendo, eh».
Marco Travaglio ha soprannominato Minzolini, Scodinzolini, e lei, la “vocina del padrone”.
«Attaccare una persona a causa del suo tono di voce è come attaccarla perché è grassa».
Nella definizione “vocina del padrone” mi pare più rilevante il riferimento al padrone.
«Anche lì, nulla di nuovo».
Lei è da quattordici anni che lavora per aziende legate alla famiglia Berlusconi: Mediaset, Il Giornale… Il conflitto di interessi del Cavaliere quanto ha influito sulla sua libertà giornalistica?
«Credo che gli spazi di libertà che si respirano nelle aziende di Berlusconi siano evidenti. A Italia 1 ci ha lavorato pure Santoro».
Gli spazi di libertà a volte sembrano ristretti. Lei lo avrebbe mandato in onda il servizio di Mattino 5 sul giudice Mesiano (quello che si era occupato della sentenza Fininvest-Cir)? Le telecamere lo seguivano e la giornalista faceva commenti sull’abbigliamento e gli “stravaganti comportamenti” del giudice.
«No. Quello non era un bel pezzo. E credo che se Claudio Brachino lo avesse visto prima non lo avrebbe mandato in onda. Ma per un pezzo sbagliato sulle reti Mediaset ne mandiamo in onda 300 buoni».
Lei stesso ha detto che nel 2009 se ne è andato da “Il Giornale” perché non voleva fare un certo tipo di giornalismo. Scrisse: «Siamo convinti che i lettori non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove». Pochi giorni dopo, sotto la direzione di Feltri, scoppiò il caso Boffo.
«Io avevo in mente un altro Giornale. Non si fece, probabilmente per esigenze politiche».
Sul “Giornale” che firmava lei uscì comunque il titolo di prima pagina “Le escort del clan D’Alema”.
«Spiegai nell’editoriale che avrei preferito non scendere a quel livello. Mi assumo le mie responsabilità. Penso che negli ultimi due anni si sia superato il limite, da entrambe le parti. A me piace un altro giornalismo».
Intende quello di “Lucignolo” e dei servizi del suo “Studio Aperto” sui tronisti di Maria De Filippi?
«Ridurre Studio Aperto a quei servizi è ingiusto. La mia redazione fa e faceva molti scoop».
Un esempio?
«La pubblicazione dei dialoghi della torre di controllo di Linate durante l’incidente del 2001. Conservo ancora i ringraziamenti dei parenti delle vittime. E comunque c’è anche il mercato, baby».
In che senso?
«Il mio Studio Aperto ha triplicato gli ascolti. Siamo riusciti ad avvicinare all’informazione migliaia di ragazzi che come alternativa in tv non avevano di sicuro Ballarò».
Lei quando ha cominciato a fare il giornalista?
«Ho cominciato a sognare di farlo a 7 anni e ho pubblicato il primo articolo a 13: la cronaca di una partita dell’Alessandria Calcio».
Che studi ha fatto?
«Il liceo Plana ad Alessandria. Lo stesso di Umberto Eco».
Era adolescente negli anni Ottanta: paninaro o dark?
«Ascoltavo Guccini: “Non so che viso avesse, neppure come si chiamava…”».
Giordano, ma che si mette a cantare “La locomotiva”? È una bandiera generazionale della sinistra.
«Io frequentavo la parrocchia e l’Azione cattolica».
Era a scuola con Cristina e Benedetta Parodi.
«Benedetta l’ho fatta esordire in video a Studio Aperto. Quando mi disse che le avevano proposto la rubrica tv Cotto e mangiato, la sconsigliai: “Non si lascia un tg per due padelle”. Per fortuna non mi diede retta: ora è una star e vende valanghe di libri con le sue ricette».
La sua prima redazione?
«Il Nostro Tempo. Con Marco Travaglio. È lui che mi ha insegnato a impaginare gli articoli».
Com’era il Travaglio anni Ottanta/Novanta?
«Determinato, bravo. Ogni giorno aggiornava il suo archivio. Ed era più a destra di me. Veniva da un cattolicesimo più tradizionale. Fu lui a portarmi nella redazione torinese del Giornale. All’inizio ci occupavamo di calcio».
Il suo primo contratto stabile?
«Dopo Il Nostro Tempo e l’Informazione, proprio al Giornale. A metà anni Novanta cominciai a collaborare. E dopo un ritratto ruvidissimo di Giorgio Fossa, che stava per diventare presidente di Confindustria, venni assunto da Vittorio Feltri».
Ora Feltri le ha dato dello “sciocchino”.
«Feltri mi ha assunto quando ero disoccupato e mi ha promosso “inviato”. Gli sono comunque riconoscente».
La sua prima volta in tv?
«Con la trasmissione Pinocchio. Ci arrivai grazie a Renato Farina che aveva lavorato con Gad Lerner a Milano, Italia. Facevo il “Grillo parlante”: precisavo dati, numeri, cifre. Sono sempre stato un po’ secchione».
Ora Lerner conduce una trasmissione, “L’infedele”, che nella galassia dell’informazione è l’opposto del suo “Lucignolo”. In che rapporti è rimasto con Lerner?
«Non ci sentiamo più».
Lei ha un clan di amici?
«Uno su tutti: Marco, fa l’informatico».
A cena col nemico?
«Con Marco Travaglio. Sono convinto che ci siano ancora i margini per un dialogo. Ma so che non accetterà».
Lei è mai stato a cena ad Arcore?
«Solo qualche pranzo».
Manderebbe Alice, la sua figlia maggiore, diciannovenne, a una delle cene “eleganti” di Berlusconi.
«… uhm… No».
Perché?
«Lei stessa non ci andrebbe: non crede nelle scorciatoie».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Non essere riuscito a realizzare il settimanale che volevo davvero, quando mi hanno affidato la trasmissione L’alieno».
Che cosa guarda in tv?
«Oltre ai tg? Soprattutto sport. Sono tifosissimo del Toro».
Il film preferito?
«Urla del silenzio, uno squarcio sulla guerra, la Cambogia…».
Il libro?
«Il partigiano Johnny, con la sua visione antiretorica della Resistenza. La prima volta l’ho letto a 13 anni. Sono cresciuto a pane, Pavese e Fenoglio».
La canzone?
«La città vecchia di Fabrizio De André».
Sa quanti sono gli articoli della Costituzione?
«Centotrentanove. In diritto costituzionale vado forte. Mi chieda quel che vuole».
L’articolo 12?
«… Uhm… Oh, porca miseria… Non lo so!».
È quello sul Tricolore. I confini della Libia?
«Egitto, Tunisia, Ciad…».
Lei è su Facebook?
«Praticamente in incognito e con pochissimi amici. Ci controllo un po’ i figli».
Li controlla attraverso Facebook?
«Loro si dimenticano di avermi dato l’amicizia e io li becco quando di nascosto non vanno a scuola».
Sa quanto costa un pacco di pasta?
«Aspetti. Ho degli appunti».
Che cosa ha?
«Mia moglie mi ha preparato l’elenco. Vede? La pasta: 1 euro. Il latte: 1 euro e 40…».

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Categorie : interviste
Commenti
francesco carta 21 ottobre 2015

Mario Giordano, giornalista bravissimo, persona di umanitá ecezionale, scrittore originale e piacevole.

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