Luigi De Magistris (Sette – dicembre 2011)

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È diventato sindaco “scassando” tutti gli equilibri tra i partiti della sua città. E ora vorrebbe proseguire l’opera a livello nazionale. Luigi De Magistris, 44 anni, primo cittadino di Napoli, ex magistrato ed ex europarlamentare dell’Idv, sogna il ritorno a una sinistra tradizionale e barricadera, e immagina nuove geometrie politiche. Considera l’asse Pdl-Pd-Udc che puntella il governo Monti “un laboratorio neo-centrista e tecnocratico destinato a crollare”. Chiarisce: «Non sto mica qui a fare la ciuciuella». Non vuole portare sfortuna a Monti, insomma. «Ma siamo molto lontani dalla mia idea di protagonismo politico».
Lo incontro nella sua casa napoletana. Quartiere Vomero. Su una parete dello studio ci sono appesi i documenti che testimoniano il suo pedigree in magistratura: «Mio padre, mio nonno e il mio bisnonno erano magistrati». Sulla libreria, tra i libri di diritto, si affaccia l’immancabile statuina presepiale che raffigura lo stesso De Magistris. Una fascia tricolore fresca di sartoria troneggia accanto alla scrivania: «In Comune ne uso una da combattimento».
Dato che qualche mese fa aveva annunciato la nascita di un movimento “ad personam” per la fine di novembre 2011, chiedo: «Che fine ha fatto il suo movimento? È morto in culla?». Replica: «No. A fine gennaio faremo una grande manifestazione. Vorrei unire tutte le forze che si muovono nel Paese per costruire una vera alternativa». Partiamo da qui, allora.
È vero che il movimento a cui sta pensando avrà come slogan “L’Italia è tua”, ispirato a quel “Napoli è tua” con cui ha vinto le elezioni amministrative a giugno?
«No. Un nome ancora non c’è. Di sicuro però c’è un movimento nell’aria che ha bisogno di uno sbocco politico».
Quale movimento?
«Quello degli operai che considerano l’accordo di Pomigliano fuori dalla democrazia, degli studenti indignati, dei precari…».
Un partito che parli a questo mondo c’è. Si chiama Sel, lo guida Nichi Vendola.
«Bisognerebbe andare oltre i partiti esistenti».
Vuole andare anche oltre al partito di cui fa parte, l’Italia dei Valori, quindi?
«Certo. Per esempio, sto creando un rapporto molto stretto con il sindaco di Bari, Michele Emiliano. Ma potrei fare altri nomi di amministratori».
Quello di Matteo Renzi, sindaco di Firenze?
«Lo stimo. Ma no, ecco, lui è lontano dalla mia visione politica del futuro. Inoltre penso che i partiti da soli non abbiano la forza di superare la crisi in cui si sono ficcati. La foto di Vasto, quella con Vendola, Bersani e Di Pietro, potrebbe essere un punto di inizio. Ma poi bisogna allargare. E invece…».
Invece per chi frequenta Montecitorio, la foto di Vasto, scattata solo tre mesi fa, è già archeologia politica.
«Ma davvero qualcuno pensa che l’asse Pd-Pdl possa resistere? Ai militanti del Pd la foto di Vasto piace. Io ci parlo. Gli incontri di Bersani, Casini e Alfano nei sotterranei di palazzo Giustiniani con cui si è deciso l’appoggio a Monti, piacciono molto meno».
Lei è molto critico con il governo tecnico.
«Non è un governo tecnico. È un governo politico. Retto da partiti che non vogliono mettere la faccia su provvedimenti lacrime e sangue. E poi ho un sospetto…».
Quale?
«Che la maggioranza col “tutti dentro” serva soprattutto per decidere chi farà cosa nel dopo-Monti. Casini è molto attivo su questo fronte. Il Quirinale…».
Se fosse deputato voterebbe Casini Presidente della Repubblica?
«Fortunatamente non sono in Parlamento. Ma in linea di massima preferirei una figura sul modello Pertini: un uomo con un po’ di etica pubblica, che ricarichi il Paese».
Lei ha parlato di una grande “lista civica nazionale” che rappresenti alle prossime elezioni il suo nuovo soggetto politico. È pronto a guidare la lista e a candidarsi alla premiership?
«No. Io ora voglio finire il mandato a Napoli. Però vorrei far parte del gruppo che guida questo nuovo movimento che deve nascere nel Paese. Dal basso».
Chi potrebbe essere il candidato ideale? Vendola?
«Perché no? Ma come lui anche tanti altri. Vendola prima deve risolvere il suo problema col Pd: negli ultimi tempi i rapporti sono diventati anche troppo stretti».
Anche nelle liste di questo nuovo movimento ci saranno nomi come quelli di Sergio De Gregorio e Domenico Scilipoti? Loro erano stati eletti nell’Italia dei Valori e sono passati al berlusconismo.
«Ho già avuto modo di polemizzare col mio partito su quelle scelte. Chiunque sia cresciuto a Napoli sapeva chi fosse De Gregorio, insomma…».
Lei è nato e cresciuto a Napoli?
«Sono nato a Napoli. Ma ho trascorso parte della mia infanzia a Milano».
È lì che è diventato interista?
«Sfatiamo la leggenda: da piccolissimo tifavo per l’Inter, come mio padre. Ma tornato a Napoli… Con l’arrivo di Maradona ho cominciato a frequentare la curva B».
Lei aveva vent’anni nella swinging Napoli degli anni Ottanta.
«Quella della Tangentopoli campana. Mio padre si è occupato del processo d’appello all’ex ministro De Lorenzo. A Napoli comandavano De Lorenzo, De Donato, Gava, Pomicino».
Paolo Cirino Pomicino è suo cugino.
«Non esattamente, è più un lontano zio acquisito e in realtà non l’ho mai frequentato molto».
Quando ha deciso di fare il magistrato?
«Sono stato indeciso fino all’ultimo se iscrivermi a Legge o a Filosofia. Amo la filosofia, ho letto molto Schopenhauer, Kierkegaard, Marx… Alla fine però ho scelto Giurisprudenza e ho capito subito che avrei voluto fare il pm. Ho fatto l’esame nel 1992. Consegnai il compito del concorso nelle mani di Francesca Morvillo. Il giorno dopo, lei, Falcone e la loro scorta sono saltati in aria per mano della mafia».
Il suo primo incarico?
«A Catanzaro. Lì si è infranta l’immagine ideale che avevo della magistratura».
Perché?
«Pensavo fossero tutti come mio padre. Invece il livello di opacità della categoria era elevatissimo. Dopo quel primo incarico sono rientrato a Napoli e infine sono tornato di nuovo a Catanzaro».
I suoi detrattori sostengono che le sue inchieste siano state degli autentici flop. Parlo di Poseidone, Toghe Lucane, Why Not…
«Non direi proprio. Alcune indagini continuano ad andare avanti sulla scia del mio lavoro».
Gaetano Bonomi, magistrato della Corte d’Appello di Potenza, le ha dato dell’“ectoplasma”.
«Non mi stupisce. Bonomi era coinvolto in una mia inchiesta. E ora il suo nome è rispuntato fuori. Che cosa posso aggiungere?».
I suoi processi sono sempre sembrati un po’ troppo mediatici.
«Ma si stanno rivelando molto concreti. Io avevo anche scoperchiato l’affaire Finmeccanica. Il mio consulente finanziario per le indagini, che era un integerrimo ispettore di Bankitalia, mi indicò le vie del finanziamento illecito dell’Udc».
Non mi pare che l’inchiesta abbia portato a qualche condanna.
«Il processo venne trasferito. A un certo punto ho capito che non mi avrebbero più fatto fare bene il pm».
Quindi si è buttato in politica.
«Ho colto l’occasione con le Europee del 2009. La politica è l’unico modo con cui si può trasformare la società».
Alle Europee è stato eletto nelle liste dell’Italia dei Valori. Beppe Grillo le ha rinfacciato di aver lasciato troppo presto quell’incarico.
«In realtà con Grillo ho discusso della necessità di unire le forze. Non ha gradito. Ma coi grillini ho un ottimo rapporto».
Alleati politici: Beppe Grillo o Matteo Renzi?
«Grillo. Mi sento più affine alle sue battaglie».
Grillo anti-casta. Lei ha maturato qualche vitalizio?
«Poca roba. Alla pensione da magistrato, dimettendomi, ho rinunciato un paio di anni fa».
Sprechi: le hanno rimproverato diciassette assunzioni nel suo staff personale.
«Molti sono stagisti. Non ho aumentato le spese per il mio staff e nemmeno quelle del Comune. Anzi. Stiamo tagliando milioni e milioni di spese. Abbiamo ridotto i dirigenti esterni, le auto blu… Piero Fassino, sindaco di Torino, è rimasto colpito da quanto guadagno poco».
Quanto guadagna?
«Circa 4.500 euro al mese».
Si è parlato molto del compenso che il Comune avrebbe elargito al cantante/professore Roberto Vecchioni per l’incarico di presidente del Forum delle Culture. Il Pd ha lanciato qualche siluro.
«Quel compenso, quale che sia, non l’ho trattato io. E comunque il Pd napoletano farebbe meglio a pensare a come il bassolinismo negli ultimi quindici anni abbia ingolfato le aziende partecipate dal Comune con nomine clientelari e correntizie. Su questi temi non accetto lezioni».
Il neo ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, le vuole dare lezioni sulla gestione dei rifiuti. Ha detto che lei dovrebbe seguire il modello lombardo: i termovalorizzatori…
«Ancora? Sono convinto che non ce ne sia bisogno».
Attualmente Napoli esporta la spazzatura in Olanda.
«Ed è paradossalmente più conveniente che portarla nelle discariche a pochi chilometri dalla città. Ho trovato un accordo vantaggioso. Ma è ovvio che sia una soluzione provvisoria. Io punto tutto sulla raccolta differenziata».
A Napoli la “differenziata” è ferma sotto il 20%.
«Stiamo lavorando bene. Ci sono quartieri in cui siamo arrivati al 70%. Ma ci sono i fondi regionali bloccati. Per non parlare dei continui boicottaggi».
A cena col nemico?
«Con Silvio Berlusconi».
Vorrebbe partecipare a una delle sue cene eleganti?
«Diciamo che non mi annoierei».
Berlusconi…
«Politicamente è finito. Ma il berlusconismo è vivissimo».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Aver dedicato troppo poco tempo ai miei figli».
Che cosa guarda in tv?
«La guardo poco. E preferisco la radio: penetra di più in testa».
Il film preferito?
«Fortàpasc di Marco Risi. Un segnale forte per la mia città».
La canzone?
«Terra mia, di Pino Daniele».
Il libro?
«L’isola di Arturo di Elsa Morante».
Napolimaniaco. Sa quanto costa un pacco di pasta?
«Circa un euro».
Giusto. Fa la spesa?
«E come faccio? Lavoro 16 ore al giorno. Ho una moglie santa, anche perché pensa a queste cose».
Sa che cos’è Facebook?
«Certo. Uso molto anche Twitter».
Marianna Rizzini sul “Foglio” ha raccolto un florilegio di suoi cinguettii. Eccoli: “Nel mezzogiorno dell’Italia la rivoluzione morale esiste”.
«È Pisacane, una citazione».
Ancora: “Pugni in alto verso il cielo, cuore aperto e grande, amore”.
«Questa è mia. Pensieri, impressioni… Uso Twitter più così che per informare i cittadini su quello che faccio».
Conosce l’articolo 3 della Costituzione?
«Certo e mi piacerebbe che si riuscisse a realizzare soprattutto la seconda parte, quella in cui la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli che rendono i cittadini diseguali».
Finisca questa strofa: “…scrive sempe e ’sta cuntenta/ io nun penzo che a te sola…”.
«Che cos’è?».
Come, che cos’è? È “O surdato ’nammurato”. Tra l’altro è anche l’inno del Napoli Calcio…
«Ah. Le parole mi vengono solo quando la canto. Soprattutto la filastrocca: Oi vita, oi vita miaaaa».

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Categorie : interviste
Commenti
puffa99 13 ottobre 2012

quando allora è diventato sindaco ?’

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