Giancarlo Magalli (Sette – ottobre 2011)

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Giancarlo Magalli, 64 anni, autore e conduttore tv, è un’icona dello show televisivo di Stato. È in video da più di trent’anni e frequenta i palazzi Rai da quasi mezzo secolo. Prima che cominci l’intervista, mette le mani avanti: «Per contratto, io non posso parlare della Rai». Già. Ma lui ha condotto più di cinquanta trasmissioni, ne ha scritte decine, ha incrociato direttori capricciosi e dirigenti ultralottizzati. Non parlare con lui della Rai risulta un po’ complicato. Dopo due minuti che conversiamo i vincoli contrattuali traballano, legittimamente. Non si può parlare con Magalli senza finire col raccontare vendette e favoritismi, direttori feroci e vallette che hanno fatto carriere ministeriali. Ogni tanto il presentatore cambia marcia, abbassa i toni e filosofeggia: «La Rai non è mai una sola persona. La Rai sono le persone che ci incontri in un determinato momento». Da tecnico, giustifica il momento poco felice per gli ascolti della tv generalista: «Il pubblico oggi ha più scelta e questo crea inevitabilmente una frammentazione». Ma poi sentenzia: «Il trionfo di share di Don Matteo dimostra che quando ci impegniamo i telespettatori restano con noi». Magalli tra l’altro venne contattato dalla Lux proprio per il ruolo da protagonista in Don Matteo al posto di Terence Hill: «Rifiutai perché mi chiedevano di trascorrere 8 mesi l’anno a Gubbio. Una follia. Se avessi accettato magari sarei ancora lì». Invece ogni mattina ritroviamo Magalli a condurre I fatti vostri, contenitore omnibus con balli, pentole, canzoni e interviste. Lo provoco.
La Rai va cambiata: mi fa un paio di nomi che sarebbero perfetti per dirigerla?
«Prima dei nomi, le strategie».
Prego.
«Basta con questi format comprati all’estero. Anche perché ormai stiamo raschiando il fondo. Non ne funziona più uno. E anche quelli che funzionano… Che format è Che tempo che fa?».
È un format della Endemol.
«È una persona seduta che fa domande».
È la stessa critica che ha fatto Pippo Baudo.
«E così veniamo ai nomi dei possibili direttori: Pippo Baudo e Michele Guardì».
Beata gioventù.
«È assurdo non chiamare degli specialisti per guidare le reti della tv di Stato. Sarebbero entrambi perfetti per Raiuno».
Mi pare di capire che è d’accordo con Aldo Grasso quando sostiene che una Rete tv non dovrebbe essere messa in mano a un giornalista, per di più scelto dalla politica.
«La Rai è stata messa in mano a persone che si vantavano di non guardare la tv, come lo scrittore e critico Enzo Siciliano. La politica ha sempre dettato legge, ma prima almeno si sceglievano persone competenti. Ettore Bernabei non avrebbe mai messo una persona poco capace alla guida di una Rete».
Chi ha rotto questo incantesimo?
«I socialisti. A metà degli anni Ottanta fecero un’occupazione sbandata. Tipica di chi vuole tutto e subito perché non sa quanto durerà il suo potere. La Dc, invece, ha sempre pensato nel lungo periodo».
Un episodio emblematico dell’occupazione socialista?
«Un giorno, mentre conducevo, mi ritrovai accanto Anja Pieroni. Dietro le telecamere c’erano dirigenti che applaudivano ossequiosi le sue performance. Pensai che era finita».
Ora, con Berlusconi, è arrivata “vallettopoli”.
«È aumentata la quantità di squinzie raccomandate ed è diminuita la loro capacità professionale».
Una sua ex collaboratrice è diventata ministro.
«Parla di Mara Carfagna? Era la mia valletta a Piazza Grande».
Com’era?
«Brava. E poco interessata alla politica. Fino all’ultimo giorno negò che si sarebbe candidata con Forza Italia».
Torniamo ai direttori. A parte Baudo e Guardì, qualcuno di più giovane?
«Giorgio Gori, di Magnolia, sarebbe il migliore. E poi Leonardo Pasquinelli di Endemol».
Paolo Ruffini, direttore di Raitre, è passato a La7. E sono usciti dalla programmazione Rai anche Roberto Saviano, Serena Dandini…
«L’elenco è lungo. Sono quelli che piacciono agli italiani, ma non a Berlusconi. Come se la Rai potesse fare a meno di bravi conduttori».
Bravi conduttori. C’è qualche giovane che promette bene nell’intrattenimento?
«Il direttore Lorenza Lei ha fatto molto scouting. Lo sforzo è notevole. I risultati però sono sotto gli occhi di tutti. Francesco Facchinetti fa fatica a imbroccarne una. Daniele Bossari idem. Massimiliano Ossini è bravo, ma non è ancora pronto per un grande show».
Resta solo Giancarlo Magalli. Lei ha detto che non disdegnerebbe di tornare alla conduzione di una nuova Domenica In.
«Solo perché mi è rimasto un po’ di amaro in bocca: mi tolsero la conduzione di quella trasmissione dopo un anno in cui ero andato benissimo. Ero stato il primo a battere la domenica di Maurizio Costanzo».
Mi racconta un suo flop?
«L’unico è stato Subbuglio. Una trasmissione con candid camera venuta veramente male. Ma ho risollevato anche programmi che non andavano bene. E come ringraziamento spesso hanno scelto altri a condurre trasmissioni perfette per me».
Un esempio?
«I pacchi. Quando Bonolis ha lasciato, sarei stato il conduttore ideale. Lo avevo già sostituito una volta ed era andata bene. E invece… Del Noce scelse Pupo».
Sbaglio o con Del Noce, ex direttore di Raiuno, ora a Rai fiction, lei non ha un buon rapporto?
«Con lui ho un rapporto pessimo. Ha rovinato alcune mie trasmissioni come Fantastica italiana. Del Noce fa lavorare solo chi gli sta simpatico, a prescindere dal merito. E io evidentemente non gli sto simpatico».
Quand’è la prima volta che ha lavorato per la Rai?
«Avrò avuto circa sedici anni. In radio».
Sedici anni? Che studi ha fatto?
«Il liceo Massimo a Roma».
È la scuola dei gesuiti.
«Ero in classe con Mario Draghi e con Luca Cordero di Montezemolo».
Com’erano?
«Draghi aveva già l’occhio furbo e il sorriso ironico».
Montezemolo?
«Elegante con ciuffo. Qualche anno dopo aver finito la scuola mi chiese di dargli una mano a organizzare delle serate mondane per la candidatura in politica di Umberto Agnelli. Comunque a un certo punto mi cacciarono dal Massimo, per colpa di una marachella».
Uno scherzo?
«Sì. Per evitare un compito in classe avevo issato di fronte alla porta d’ingresso il cartello: “Chiusa per disinfestazione”. Mi trasferii al Nazareno. Lì c’erano Carlo Verdone, Christian De Sica…».
La Rai…
«Quando la mia famiglia si trasferì dal quartiere Parioli a Vigna Clara, mi ritrovai come vicino di pianerottolo Gianni Boncompagni. Io ero adolescente. Lui aveva qualche anno più di me. Faceva il fotografo. Aveva uno stereo pazzesco e voleva cambiare mestiere. Diventammo amici. Tramite i miei genitori gli feci conoscere Giulio Razzi».
Il leggendario direttore artistico della Rai anni Sessanta.
«Razzi affidò a Boncompagni la trasmissione Bandiera Gialla e io cominciai a fare radio con lui».
La prima mansione?
«Imitatore. E coordinatore dei giovani del pubblico. C’erano Roberto D’Agostino, Clemente Mimun, Renato Zero, Loredana Berté…».
Una bella banda.
«Con Boncompagni poi facemmo Radio Ombra, una trasmissione radio visionaria. Era la prova generale di Alto gradimento, a cui io però non lavorai».
Perché?
«Per servire la patria. Partii militare e così si interruppe sia la mia carriera universitaria a Scienze politiche sia quella radiofonica».
Finito il servizio militare?
«Mio padre mi voleva far diventare assicuratore come lui. Mi diceva: “Ti puoi divertire guadagnando soldi. O spendendoli. Se fai l’assicuratore ti divertirai a spenderli”. Provai un paio di volte, ma poi capii che non faceva per me. Solo che dopo il militare le porte della Rai si erano chiuse. Parlare con il direttore della radio Luciano Rispoli per fargli una proposta era un’impresa leggendaria. Alla fine mi misi a fare l’animatore in un villaggio turistico».
Ci sono schiere di star televisive che vengono dai villaggi turistici: Fiorello, Mammucari…
«È una vera palestra per la conduzione e l’organizzazione di uno spettacolo. Un anno scritturai per uno spettacolo Pippo Franco, gli scrissi qualche battuta e lui mi chiese di diventare suo autore».
Per quanto tempo ha scritto le battute a Pippo Franco?
«Per più di dieci anni. Con lui rientrai pure nel giro degli autori Rai. E nel 1977 firmai la mia prima trasmissione di successo in tv».
Quale?
«Non stop».
Regia di Enzo Trapani.
«Sì, ma la trasmissione era proprio mia. Io andavo a cercare i comici. Andai a San Giorgio a Cremano per visionare tre ragazzi: I saraceni».
Mai sentiti.
«Il nome non ci piaceva e loro lo cambiarono in La smorfia. Il trio con Lello Arena, Massimo Troisi ed Enzo Decaro».
La sua prima conduzione?
«All’inizio degli anni Ottanta avevo cominciato a duettare con Boncompagni. Lui regista, io autore. Per Illusione si decise che avrei provato pure a condurre».
Come andò?
«Bene. Pensai: “È fatta”. E invece la Rai si dimenticò di me. Continuai a scrivere programmi: Pronto Raffaella, Pronto chi gioca… A un certo punto Enrica Bonaccorti si dovette ricoverare. Non avevamo idea di come sostituirla e Boncompagni mi disse: “I testi li scrivi tu, conduci tu”. Detto, fatto. Era il 1987».
Da quel momento non ha più smesso di andare in video con la Rai. Ha mai pensato di abbandonare la tv di Stato?
«Sì, alla fine degli anni Novanta. Dopo aver condotto i Fatti vostri, Fantastico, I cervelloni, mi avrebbero dovuto assegnare definitivamente Domenica In e invece… a quel punto si aprì una trattativa con Canale5. Andai a parlare con Gori, ma lui mi disse: “Tanto lo so che dalla Rai non te ne andrai mai”».
E infatti. Per molto tempo lei è stato anche il tappa buchi della Rai.
«È vero. Una conduzione di Enrico Montesano andava male? Chiamavano me. Una volta mi chiamarono alle 5 di pomeriggio per sostituire Monica Setta: alle 8 di sera ero in studio a registrare».
Chi è secondo lei oggi un conduttore che potrebbe tappare qualsiasi buco?
«Paolo Bonolis. E in parte a Mediaset lo fa».
Ora Bonolis è il reuccio del preserale. Si divide gli ascolti con Carlo Conti.
«Conti crede sempre in quello che fa. Bonolis fa con professionalità anche cose che non gli piacciono. E un po’ si vede».
La regina della tv: Maria De Filippi o Simona Ventura?
«Maria è una macchina da tv. Ed è incredibile vederla rimbalzare da trasmissioni come C’è posta per te a roba come Uomini e donne. Simona è più coerente. Lo sa che anche lei era una mia valletta?».
Quando?
«Quando conducevo Domani sposi».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Pensare che il mio matrimonio sarebbe durato per sempre».
Intendevo professionalmente.
«Dire sempre quello che penso. Spesso mi ha portato guai».
La scelta che le ha cambiato la vita?
«Resistere alle pressioni di mio padre che mi voleva assicuratore».
Il film preferito?
«Il sorpasso di Dino Risi. Tra l’altro c’è una mia comparsata».
In quale scena?
«Sono uno dei ragazzi intorno al tavolo durante la partita di ping pong tra Vittorio Gassman e Claudio Gora. La scena era girata a Castiglioncello, io andavo in vacanza lì ed ero amico di Marco Risi».
La canzone?
«La canzone di un amore perduto di Fabrizio De André, mi emoziona molto».
Il libro?
«Tutto Guareschi. Mi allarga il cuore».
Lei è più Peppone o Don Camillo?
«Più Don Camillo».
A cena col nemico?
«Con Peppone. Cioè il comunista Oliviero Diliberto. Non condivido le sue idee, ma l’ho conosciuto ed è intelligente e simpatico».
Lei ha un clan di amici?
«Ne cito solo uno: Mauro».
Che cosa guarda in tv?
«I varietà, almeno una puntata per capire di che cosa si tratta. E gli approfondimenti politici. Anche se dopo averli visti raramente si cambia idea su un argomento».
Sa quanto costa un litro di latte?
«Un euro e trenta circa. Sono single e faccio la spesa».
I confini di Israele?
«Sarebbe bello che Israele confinasse con uno Stato palestinese».
L’articolo 21 della Costituzione?
«Uhm… qual è?».
Quello sulla libertà di pensiero e di espressione.
«Ecco, non mi è venuto in mente perché oggi viste le censure, sembra un articolo facoltativo».

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Categorie : interviste
Commenti
Dora 28 febbraio 2014

Sei un uomo serio e coerente, uno dei pochi che mi piace da sempre …in tv!

maurizio urbano 20 gennaio 2015

L’ho sentito ad “un giorno da pecora” e ci ha raccontato che a scuola Montezemolo in interrogazione, parlava e parlava, alla fine il prof. gesuita lo “cacciava” al posto :-) lei e’ la Storia di questo Paese. :-) bravo Maga

maurizio urbano 20 gennaio 2015

L’ho sentito ad “un giorno da pecora” e ci ha raccontato che a scuola Montezemolo in interrogazione, parlava e parlava, alla fine il prof. gesuita lo “cacciava” al posto :-). Lei e’ la Storia di questo Paese. :-) bravo Maga

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