Vladimir Luxuria (Sette – maggio 2011)

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Vladimir Luxuria, Vladimiro Guadagno per l’anagrafe, Vladi per gli amici, 45 anni, è stata un’adolescente un po’ maltrattata della provincia foggiana, l’animatrice impiumata delle feste Muccassassina nella Roma anni Novanta, la prima transgender d’Europa entrata in un Parlamento (nel 2006) e l’astuta vincitrice dell’Isola dei Famosi un paio di anni fa. Ora è spesso ospite dei salotti pop-televisivi e colleziona rubriche in radio.
Mi accoglie nel suo appartamento in ristrutturazione. Zona Pigneto, melting pot capitolino. In salotto pareti salmonate e mobili celesti. Su un tavolo due vestitoni in tulle. Lei, salopette jeans e felpa bianca, parla accovacciata su un divano. Ha appena scritto un libro (Eldorado, Bompiani): storia di un anziano omosessuale, Raffaele, artista en travesti, che ripercorre le sue peripezie nella Berlino anni Trenta e le successive fortune milanesi, passando per un arresto e la deportazione delle sue “sorelle” ad Auschwitz. I paralleli tra autrice e personaggio sono molti: teatri, violenze, amorazzi. Entrambi sono pugliesi e hanno assaporato le prime libertà in un locale gay. Molte battute degli spettacoli di Raffaele sono strappate dalle performance radiofoniche di Luxuria. Quando le dico che trovo esagerati, troppo eroici, la spiritosaggine e il cinismo con cui i personaggi gay del libro reagiscono alle vessazioni più feroci, Luxuria ride amaro: «Se per strada mi dicono “A brutto frocio”, io mi giro e rispondo: “Brutta a chi?”. Di fronte alle valanghe di cattiveria o ridi o resti travolta». Nella postfazione in cui racconta la genesi del libro, l’ex deputata bertinottiana spara anche la provocazione: «Quasi mi vergogno di essere italiana».
Il motivo della vergogna?
«Una sera, a Berlino, mentre due amici gay spagnoli mi raccontavano del loro matrimonio e un ragazzo tedesco illustrava la costruzione di un monumento dedicato ai morti di Aids, mi è arrivata una telefonata che annunciava l’ennesima aggressione a un ragazzo omosessuale a Roma. Deprimente, no?».
Abbastanza.
«Dopodiché non amo i teorici della fuga dall’Italia. Non credo a chi sostiene che viviamo in un regime e penso che si debba restare e lottare per i propri diritti».
Diritti. Il primo che vorresti vedere riconosciuto?
«Le unioni civili».
Eri in Parlamento quando se ne è discusso anche in Italia.
«Alcuni esponenti del centrosinistra si opponevano persino ai Dico, che sono il minimo sindacale».
Chi vorresti, domani, a Palazzo Chigi?
«Vendola, ovviamente».
Tra Bersani e Fini chi sceglieresti?
«Bersani. Credo che con Fini non ci si dovrebbe nemmeno alleare».
In passato lo hai applaudito.
«Aveva aperto alle “unioni di fatto”».
Nel 2008 avevi pure fatto i complimenti a La Russa.
«Per la condanna delle violenze sui gay in caserma. Il ministro democratico Parisi non aveva mai detto nulla di simile. La Russa, durante la prima seduta, mi donò un’orchidea».
Si parlò di un tuo passaggio con il centrodestra.
«Balle. Io non sono ideologica. Se uno di destra fa qualcosa per l’integrazione omosessuale, lo apprezzo. Punto. Ma non vuol dire che divento berlusconiana».
Integrazione: quando eri alla Camera, Elisabetta Gardini se la prese con te perché eri entrata nel bagno delle donne.
«Aveva bisogno di visibilità. Nei locali pubblici nessuna donna mi ha mai detto nulla. Le cose stanno cambiando. Solo la politica non vuole prenderne atto. E sì che ho fatto cambiare idea a molti parlamentari».
Rocco Buttiglione ora ha inveito contro i gay che si fanno pagare la pensione dalle famiglie “normali”.
«È vero il contrario: gli omosessuali pagano le pensioni di reversibilità che non hanno diritto a percepire».
A Carlo Giovanardi non è piaciuta la pubblicità gay-friendly dell’Ikea.
«Sono talmente ottimista che prima o poi spero di vedere Giovanardi all’Ikea mano nella mano con il suo nuovo compagno. Lo vogliamo dire? Questi sono ridicoli».
I cattolici e il Vaticano non vi amano.
«Io sono buddhista. Ma ci sono molti trans cattolici e non sarebbe male una Chiesa che seguisse il precetto: “Bussate e vi sarà aperto”. E comunque ci sono cattolici e cattolici: non tutti gli ex diccì sono ottusi. Rotondi, per esempio, mi ha seguita».
Dove?
«Mi invitò a Saint Vincent a parlare di famiglia. Lui è uno dei promotori dei Di.Do.Re.».
Le unioni di fatto ultra soft di matrice pidiellina. Sembra che per i gay esista solo questa priorità.
«Non sarebbe male anche una legge che punisse con una aggravante le violenze contro gay e trans».
Tu hai raccontato di essere stata picchiata.
«Più volte. La peggiore è stata a Londra. Un gruppo di skinhead mi massacrò in metro. Quando tornai a casa, l’amica pittrice di cui ero ospite disse che i miei lividi avevano colori magnifici e provò a ritrarli. Da adolescente mi presi parecchi sputacchi».
La tua gioventù foggiana.
«La provincia meridionale: per un po’ di anni ho pensato di essere l’unica».
È venuta prima l’esigenza di esaltare la tua parte femminile o l’attrazione per gli uomini?
«Prima l’identità di genere e poi l’orientamento sessuale».
Hai raccontato il tuo primo bacio gay in sacrestia. Sembra un’invenzione per la stampa.
«Invece è tutto vero. Tra chierichetti i baci erano più frequenti di quel che si pensa».
Hai mai avuto una fidanzata?
«Sì. Lucia. Ma non avevo nessuno stimolo sessuale. A sedici anni, poi, sono esplosa».
C’è un momento preciso in cui ti abbandoni alla tua nuova identità di genere e al nuovo orientamento sessuale?
«Milano, 1982. Quando entrai nel locale gay “Nuova idea”, scoprii il paradiso. Pensai: “Allora posso essere felice anche io”. Tornai a Foggia e ne parlai con i miei genitori. Non la presero bene. Ora fanno entrambi parte di una associazione che aiuta i genitori ad affrontare l’omosessualità dei figli».
Quando comincia la tua militanza per i diritti gay?
«Appena metto piede nel Circolo Mario Mieli, a Roma».
Chi ha lavorato lì con te racconta che eri una direttrice artistica tirannica.
«Ero un po’ isterica. Per finanziare il Circolo inventai le serate Muccassassina. Volevo che il locale fosse una bomba».
A quelle serate ultra trans partecipavano anche gli etero.
«La libertà piace a tutti».
Ma non a tutti piacciono i trans.
«Piacciamo a più di quanti si crede».
Dopo il caso Marrazzo molti hanno cominciato ad analizzare le ragioni dell’attrazione verso i trans.
«Razionalizzare questa attrazione significa mortificarla. E comunque il fascino verso la figura efebica viene da lontano».
Il caso Marrazzo…
«Lo hanno incastrato. C’è stata una regia. E per il mondo trans è stata una vicenda orribile: trans per qualche settimana è diventato sinonimo di cocaina, ricatti e politici imboscati».
Tu hai confessato una relazione di tre anni con un politico.
«La vicenda Marrazzo avrebbe potuto essere un’occasione per molti di uscire allo scoperto. Invece si è reagito con una rimozione».
Quanto sarebbe importante l’outing di qualche vippone? Un calciatore…
«Tanto. Ma ci vogliono davvero super attributi, in Italia. E comunque i calciatori omertosi un po’ li capisco: nello spogliatoio sarebbe un inferno».
Nel tuo Eldorado il protagonista Raffaele mostra disprezzo verso le soubrette che hanno successo senza meriti.
«Effettivamente non amo chi si prostituisce per far carriera».
Tu hai raccontato di esserti prostituita.
«Non è la stessa cosa. Io avevo problemi economici veri».
Potevi fare lavori più dignitosi.
«Le trans per molto tempo sono state reiette. Ho pensato che fosse bello che qualcuno pagasse per stare con me. Poi ho capito che era sbagliato. Un paio di produttori mi hanno fatto la proposta indecente».
E tu che cosa hai risposto?
«Picche. E credo di essermi meritata tutto quello che ho nel mondo dello spettacolo».
Hai pure imparato a manipolare i media: hai detto che avevi fatto l’operazione per cambiare sesso, poi hai smentito… Marketing?
«L’analista che mi segue ha detto che è meglio che non ne parli. Perché quel che esce sui media potrebbe influire sulla mia decisione».
Questo lascerebbe intendere che l’operazione ancora non c’è stata. Ma a Casablanca ci sei andata o no?
«Sì, di passaggio per Marrakech. Guarda che le operazioni ormai si fanno altrove. A Londra… Casablanca è vintage. Una trasmissione tv, comunque, mi ha chiesto di filmare il tutto».
La tua replica?
«Sarò fotogenica, senza rossetto? E squartata?».
A cena col nemico?
«Con Roberto Maroni. Vorrei riscoprire il suo lato leggero, da musicista blues. La Lega era pimpante, ora è pesantissima».
Hai un clan di amici?
«Una su tutti. Maria Antonella. Fa le pulizie domestiche».
Che cosa guardi in tv?
«Gli approfondimenti giornalistici».
Sei stata ospite fissa dell’Isola dei Famosi e vai spesso a La vita in diretta. Non sono programmi amatissimi dall’intellighenzia di sinistra.
«Prima di entrare in Parlamento facevo lo show tv Coccobello, con le piume in testa. Amo ballare e cantare. Penso che al popolo di sinistra queste cose non dispiacciano».
Sicura?
«Sono stata alla mostra del Pci. In una bacheca c’erano i fotoromanzi di partito. Alcuni messaggi per arrivare a destinazione hanno bisogno di strumenti ultra pop».
Il film preferito?
«Una giornata particolare di Ettore Scola. Ricordi Gabriele, il cronista omosessuale epurato dal Regime fascista?».
La canzone?
«La cura di Franco Battiato».
Il libro?
«Addio a Berlino di Christopher Isherwood».
Sai quanto costa un pacco di pasta?
«Dipende. Circa 1,50 euro».
Sai quanto costa una canzone su iTunes?
«Sono rimasta ai cd. E giro con un vecchio lettore portatile».
Sai che cos’è twitter?
«I messaggini on line? Io non sono nemmeno su Facebook. Per accogliere gli amici metto a disposizione il citofono».
Conosci i confini della Siria?
«Ecco che arriva la figuraccia… Libano? Giordania? Israele… L’Iraq, possibile? E la Turchia».
Conosci l’articolo 3 della Costituzione?
«È il mio preferito. È quello che dice che siamo tutti uguali senza distinzione di razza, di sesso, di opinioni politiche… mi piacerebbe modificarlo».
Guarda che poi ti danno della berlusconiana.
«Vorrei aggiungere “senza distinzione di orientamento sessuale”. Nelson Mandela lo ha fatto scrivere sulla Costituzione sudafricana. E Mandela non è berlusconiano».

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