Mario Giuliacci (Sette – aprile 2011)

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È tornato l’uomo meteo con mossetta. Mario Giuliacci, 70 anni, fisico e docente di meteorologia, dopo qualche mese di esilio forzato dal video, è ricomparso su La7, nei weekend. Il nostro primo contatto è telefonico. Il professore ha un intercalare pedagogico (“Non so se mi spiego”) e quando può si concede una battutona: «Non userei mai l’espressione “manifestazioni temporalesche”. I temporali non vanno mica in piazza a manifestare. Eheh». Una delle poche cose su cui non scherza è il suo j’accuse sull’uso di ragazze non meteorologhe nei bollettini del tempo (“Così si svilisce il mestiere”) che gli è costato l’allontanamento da Mediaset e dal Centro Epson Meteo.
Giuliacci non si sottrae alla richiesta di una previsione del tempo per le prossime settimane e per l’estate (“Da maneggiare con cautela”) e interrogato sul clima e i problemi ambientali inforca la prudenza da scienziato studioso dell’atmosfera: «Il riscaldamento terrestre non ha un unico colpevole. E non si sa ancora con quale percentuale contribuiscano l’uomo e la natura». Partiamo da qui, allora.
Giuliacci, lei è dalla parte dei verdi ambientalisti o da quella dei cosiddetti “negazionisti”?
«Sono scettico su entrambe le posizioni».
Ma per risparmiare energia ed evitare il surriscaldamento terrestre, segue il decalogo di Al Gore? Spegne la luce prima di uscire da una stanza e tutto il resto?
«La mia generazione difficilmente acquisirà la sensibilità che ci vorrebbe. È un problema culturale. In alcuni casi è anche un problema economico: coibentare appartamenti e rinnovare il parco elettrodomestici costa».
Quindi?
«Non si può avere fretta».
Si deve avere fretta. C’è chi, a proposito del riscaldamento terrestre, parla di tipping point, di punto di non ritorno.
«Chi ne parla resterà deluso».
Che cosa glielo fa pensare?
«Il sole è il grande protagonista del clima. Negli ultimi cinque anni ha sfoggiato una pigrizia che non si vedeva da un secolo. Il riscaldamento proseguirà, ma smorzato da un sole pigro. Di sicuro però ci dobbiamo muovere sul fronte energetico».
Lei è favorevole o contrario al nucleare?
«Favorevole».
Anche dopo l’incidente di Fukushima?
«I giapponesi hanno sbagliato a costruire in una zona così sismica. Ma continuo a considerare il nucleare una soluzione transitoria necessaria».
Transitoria? Tutti dicono che in Italia nella migliore (o peggiore?) delle ipotesi i reattori entreranno in funzione tra venti anni.
«Prima o poi arriveremo all’energia pulita e infinita: le centrali H. Quelle che impiegheranno come combustibile gli isotopi dell’idrogeno: il deuterio e il trizio».
È fanta-energia.
«Fra una trentina d’anni sarà pronta la prima centrale/prototipo. I modelli commerciali potrebbero entrare in funzione dopo il 2100. Ma lei lo sa che sono diventato meteorologo anche grazie al nucleare?».
Che c’entra il nucleare con la meteorologia?
«Vengo da una famiglia contadina. Origini umili. Ho studiato in seminario fino ai miei diciannove anni. Ero destinato a fare il sacerdote. Finito il liceo classico, mi volevo iscrivere a Medicina, ma mio padre mi indirizzò verso Fisica, perché un amico gli aveva detto che in Italia sarebbero state costruite molte centrali nucleari e che sarebbero serviti molti fisici».
Se ne costruirono tre prima del Settanta.
«Già. Ma io presto cambiai specializzazione. Cominciai a seguire un corso di meteorologia: dopo la prima lezione pensai che avrei voluto fare il meteorologo».
Un colpo di fulmine. Il primo incarico?
«Nel 1967 feci un concorso in Aeronautica Militare. L’anno dopo vestivo la divisa da tenente del Servizio Meteorologico».
Mentre in Italia esplodeva la contestazione sessantottina, lei si irreggimentava.
«Mi piaceva molto tornare al mio paesello in uniforme».
Dal 1983 al 1990 ha diretto il centro meteorologico di Milano Linate.
«Poi sono passato all’Osservatorio Milano Duomo e da lì ho cominciato a collaborare anche con la Epson Italia e tramite loro con Mediaset».
La sua prima volta in video?
«Per qualche anno ho fatto comparsate saltuarie su tutti i canali. Nel 1997, invece, Epson mi chiese di comparire tutte le mattine in diretta col Tg5. All’inizio temevo di non risultare abbastanza sciolto. Ma poi…».
Lei deve il suo successo anche a Striscia la notizia, che cominciò a sfotterla per le mossette d’anca con cui salutava i telespettatori.
«Molti pensavano che fosse una tattica per attirare l’audience».
Lo era?
«No. Era un gesto spontaneo, un inchino sbilenco. Poi divenne una specie di firma».
Meteorologo e showman?
«Senza mai esagerare».
Il suo collega Paolo Corazzon è arrivato a mascherarsi da elfo durante le trasmissioni di Barbara D’Urso.
«Con D’Urso ci ho sempre scherzato. Ma quando ha cominciato a chiedermi di ballare e cantare, ho detto “Alt!”. Giocare sì, ma ci vuole rispetto. Siamo pur sempre scienziati».
L’estate scorsa ha detto “Alt!” anche alle meteorine. Le è costato il lavoro.
«Ho solo scritto su Facebook che mandare in video belle ragazze non meteorologhe sviliva il mio lavoro».
E zac! Oltre che con Mediaset lei ha interrotto anche il rapporto con il Centro Epson?
«Sì. E pensi che del Centro Epson Meteo in pratica sono stato il direttore fino al 2006».
Al posto suo è stata scelta Stefania Andriola.
«Contro di lei non ho nulla, figuriamoci, l’ho addestrata anche io».
L’ha addestrata lei?
«Ordini dall’alto. Ma non sapevo che stavo addestrando chi avrebbe preso il mio posto».
Che cosa pensa delle meteo-ragazze del Tg4 di Fede? Le loro storie ora sembrano intrecciarsi coi bunga bunga.
«Lasciamo perdere. Gli italiani sono davvero così ossessionati dal sesso?».
Clemente Mimun, il direttore del Tg5, ha detto che è stato il Centro Epson a scegliere Andriola.
«Sì, ma il fatto che ci dovesse essere una bella figliola lo ha deciso Mediaset».
Se la ragazza è addestrata da voi e dice esattamente le cose che direste voi fisici-meteorologi, dov’è il problema?
«La sostituzione ha ferito il mio amor proprio».
Ma il suo vero mestiere è elaborare le previsioni, non apparire in tv.
«Sì. E penso di aver migliorato la meteorologia negli ultimi 15 anni. Allo stesso tempo però sono anche uno dei più famosi video-meteorologi».
Non è che si è infuriato perché ha visto svanire la video-notorietà?
«Un pizzico di vanagloria l’abbiamo tutti».
E se Mediaset avesse semplicemente approfittato del suo sfogo per mettere in pratica un legittimo ricambio generazionale?
«Be’, immaginavo un’uscita più soft. E poi se in Italia tutti i settantenni venissero rottamati così, si svuoterebbero il Parlamento, gli studi professionali e molti quotidiani».
Ora Mentana l’ha chiamata su La7.
«In realtà sono io che mi sono proposto. Mentana è stato il primo direttore di Tg con cui ho lavorato».
Suo figlio Andrea la seguirà?
«Non gliel’ho chiesto e non gliel’ho consigliato. Lui a Mediaset ha più visibilità. Perché andarsene?».
Le sue previsioni su La7 saranno attendibili anche se non potrà usufruire delle elaborazioni del Centro Epson?
«Certo. Molti dei modelli fisico-matematici usati da Epson Meteo ho contribuito a svilupparli io».
Ha mai toppato platealmente una previsione?
«A Pasqua del 2004 ci fu una supercantonata collettiva. Previsione: pioggia. In realtà il sole spaccò le pietre. Gli albergatori liguri minacciarono di portare la categoria in tribunale».
È vero che in media i meteorologi sbagliano circa cinque weekend all’anno?
«Sì. L’attendibilità delle previsioni ha avuto un’accelerazione incredibile negli anni Ottanta, con l’utilizzo dei computer. Ora la media degli errori non è destinata ad abbassarsi più di tanto».
Previsioni. Come proseguirà questa primavera?
«Sarà fresca, almeno nella seconda parte».
E l’estate?
«È presto per dirlo. Ma se il sole si manterrà così pigro, non sarà caldissima. Potrebbe anche piovere spesso».
Ha mai addolcito una previsione per far felici gli italiani vicini alle vacanze?
«Mai. Mi è capitato che mi chiedessero di non essere catastrofico nelle previsioni per alcuni “ponti”, ma io dico quel che penso e quel che risulta dai dati».
Voi meteorologi però spesso descrivete la pioggia come una parentesi inopportuna che macchia la normalità delle giornate soleggiate. Il male che importuna il bene.
«È vero. Io per evitare di cadere in questo vizio ho chiesto a quelli del mio staff di abolire la parola “maltempo”: la pioggia è un evento naturale e non ha nulla di “male”. Non è l’unica variazione linguistica che ho introdotto».
Quali altre?
«Sono stato il primo a smettere di usare termini da meteoburocratese come “precipitazione”. La mia formula è: massima semplicità nella comunicazione e massima cura nei calcoli».
I calcoli. Spesso il contadino azzecca le previsioni più di mille scienziati.
«Il contadino, osservando i riferimenti locali e i sintomi del cielo che ha sopra la testa ogni giorno dell’anno, può fare una previsione quasi esatta a 6/12 ore. Ma non si può spingere oltre le dodici ore. Per quello servono i nostri modelli fisico-matematici».
A cena col nemico?
«Con Mimun. Per chiarirmi un po’ le idee».
Lei ha un clan di amici?
«Ne ho una valanga su Facebook, ma sono virtuali. Quelli che frequento sono pochissimi: Attilio Pecci che ho conosciuto in Aeronautica…».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Fidarmi troppo del Centro Epson nella gestione di alcuni contratti. A un certo punto mi sono ritrovato senza nulla in mano».
Che cosa guarda in tv?
«La Corrida, Zelig e qualche Tg».
Il film preferito?
«Mi piacciono i thriller e quelli di fantascienza. 2001. Odissea nello spazio».
La canzone?
«Piove di Domenico Modugno».
È un po’ monomaniaco? Il libro?
«Guerra e pace di Dostoe… cioè, no, di Tolstoj».
Quanto costa un litro di benzina?
«Un euro e quaranta, circa».
I confini di Israele?
«La Siria, la Giordania, l’Egitto…».
Quanti sono gli articoli della Costituzione?
«Un centinaio?».
Centotrentanove.
«Oddio che figura».

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