Pierluigi Collina (Sette – marzo 2011)

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Appena si accorge che stai per toccare qualche argomento scabroso, entra in modalità “sguardo pietrificante”. Lo stesso che sfoggiava di fronte ai calciatori riottosi: occhi sbarrati ed espressione ferma. L’intervista si svolge a Viareggio, nella veranda dell’hotel Principe di Piemonte. E ogni tanto viene interrotta da questi silenzi marmorei.
Pierluigi Collina, 51 anni, arbitro ultra premiato, fischietto di finali mondiali, olimpiche e di Champions, è talmente celebre che è finito nel cartoon giapponese Holly e Benji e la popstar George Michael l’ha piazzato nel video Shoot the dog, tra Bush e Saddam. Dopo tre lustri sui campi col fischietto in bocca (1991-2005), Collina venne chiamato a risanare il mondo arbitrale nel periodo post Calciopoli («Parlare di quel processo, mi sembra fuori luogo»). Ora è il selezionatore degli arbitri europei. Da un paio d’anni trotta fra la Toscana, la Svizzera (dove ha il suo ufficio Uefa) e Kiev, la città da cui gestisce la riforma del sistema arbitrale ucraino. Mentre parliamo di quest’ultimo incarico, il super-arbitro comincia a descrivere il sistema con cui invia a tutti i colleghi una video-newsletter con le azioni e gli errori della domenica commentati. Lo provoco: «Vi fate la moviola da soli?». Replica: «Cerchiamo di capire perché è stato commesso un errore ed evidenziamo i provvedimenti corretti. Le immagini servono a questo». Lo trascino nella madre di tutte le diatribe calcistiche: la moviola in campo, il famigerato instant replay che viene somministrato urbi et orbi ma non nel calcio. Molti commentatori sostengono che con l’instant replay si potrebbero cacciare dai campi gli sgomitatori violenti, si potrebbero annullare i gol degli smanacciatori e alcuni assistenti con bandierina si risparmierebbero chili di figuracce. Cito Michel Platini, le Roi, dominus dell’Uefa: “La tv ha ucciso l’arbitraggio”.
Collina, è così?
«La tv ha creato una partita parallela. Ce n’è una arbitrata da un essere umano e un’altra vivisezionata da venti telecamere. Crocifiggere un arbitro perché non riesce a vedere quel che vedono telecamere volanti e moviolisti certosini mi pare uno sport scorretto».
L’instant replay potrebbe salvare gli arbitri dalla crocifissione. Ammetta che sarebbe utile.
«Queste cose le stabilisce l’Ifab, l’organismo che governa le modifiche alle regole del calcio. E al momento prevale l’orientamento di mantenere una componente umana forte. Durante l’Europeo del 2012, in Polonia e in Ucraina, entreranno in gioco i due arbitri sulla linea della porta».
Basteranno?
«La sperimentazione ha dato ottimi risultati. Durante uno Spartak – Basilea di Europa League l’assistente di linea ha annullato un rigore che era stato assegnato dall’arbitro. E poi c’è l’effetto deterrente».
Più arbitri, meno falli?
«Nelle partite con cinque arbitri il numero di trattenute in area è più basso».
Con l’instant replay si potrebbero sanzionare i violenti. Ricorda il pugno sferrato da Chivu a Rossi, in Bari – Inter?
«Chivu è stato squalificato».
Non è la stessa cosa. Un giocatore violento dovrebbe uscire dal campo e lasciare la propria squadra in dieci. Perché l’Ifab si oppone a usare in diretta la prova tv? C’è pure il precedente di Zidane: in quel caso fu evidente l’uso di immagini video.
«All’interno dell’Ifab c’è anche chi ha chiesto subito l’utilizzo della tecnologia. Gli inglesi vogliono accelerare, scottati dal gol di Lampard non convalidato ai Mondiali contro la Germania…».
Perché non è passata la linea pro-tecnologica?
«Dei dieci progetti con telecamere sulla linea di porta presentati all’Ifab, nessuno ha soddisfatto i requisiti richiesti».
Con l’instant replay sarebbe stato annullato anche il gol del milanista Robinho contro il Chievo. Si era aggiustato la palla col braccio. L’arbitro era a pochi metri…
«Per un arbitro, la valutazione di un episodio che dura un centesimo di secondo non è facile. Ma guardi che anche con le immagini tv può mancare la certezza. Pensi al caso dello sputo di Lavezzi: si è arrivati a discutere su chi aveva prodotto il video».
Durante l’ultimo Mondiale, in Messico – Argentina si è arrivati al paradosso dei giocatori messicani che mostravano all’arbitro, l’italiano Rosetti, il fuorigioco dell’argentino Tevez proiettato sugli schermi all’interno dello stadio. Rosetti ha comunque convalidato il gol.
«Uhm. Per lui deve essere stato molto difficile».
C’è chi sostiene che siete voi arbitri a non volere l’instant replay, perché perdereste potere.
«Lei crede davvero a un calcio governato dalla Spectre arbitrale?».
Lei è stato uno dei pochi arbitri a presentarsi davanti alle telecamere per ammettere un errore. Lo fece dopo un Inter – Juve del 1997. Aveva convalidato un gol di Ganz, ma poi lo annullò. Spiegò perché.
«Prima che in tv lo spiegai ai giocatori e all’allenatore interista Roy Hodgson».
Non pensa che se tutti gli arbitri parlassero dopo le partite il fuoco delle polemiche si placherebbe?
«Una volta andai ospite della tv tedesca Zdf. I direttori di gara lì parlano tutte le settimane. Fecero vedere un’intervista all’arbitro Krug che di fronte alle immagini di un suo errore, diceva: “Ovviamente in campo ho visto una cosa diversa”. Sa quanto durò il dibattito?».
Quanto?
«Quaranta secondi. Pensai: sono su Marte. In Italia, dopo quelle parole, ci sarebbero state discussioni per quaranta giorni».
Magari le discussioni ci sono proprio perché gli arbitri non commentano mai i loro errori o le loro prodezze.
«Io non sono contrario agli arbitri comunicatori. Anzi. Ma non si devono strumentalizzare le loro dichiarazioni».
Si arriverà a questa evoluzione?
«Non credo in tempi brevi. Gli arbitri, comunque, di evoluzioni ne hanno già avute tante negli ultimi tempi».
Quali?
«Si è passati dall’arbitro giudice all’arbitro atleta. Ora siamo all’arbitro esperto di calcio».
Atleta ed esperto?
«Di arbitri troppo sovrappeso in Europa non se ne vedono più. C’è un monitoraggio continuo delle loro prestazioni atletiche».
Anche di quelle tecniche?
«Certo. Io cerco di seguire più partite che posso. Ogni tanto mi sorprendo nella mia stanza Uefa mentre guardo 5/6 match contemporaneamente, su più schermi».
Lei una volta ha detto che per arbitrare bene bisogna conoscere la tattica di gioco di tutte le squadre.
«Essere esperti, appunto. È bene trovarsi sempre nel posto giusto del campo. Non farsi mai sorprendere da un pallone lanciato in profondità. E quindi bisogna sapere in anticipo come si comporta una squadra. Bisogna studiare schemi e caratteristiche. Per poi decidere, sempre».
A proposito. È vero che ci sono molte aziende che richiedono la sua consulenza per insegnare ai manager a prendere decisioni in tempi rapidi?
«Sì. Io prendo decisioni sotto pressione da quando avevo diciassette anni. Da quando ho cominciato a fare l’arbitro».
Come le è venuto in mente di fare l’arbitro?
«Un amico, Fausto, mi portò a un corso. Presero me e non lui».
Un classico. C’è un momento in cui ha realizzato che questo poteva diventare il suo lavoro?
«Per molto tempo ho fatto contemporaneamente il promotore finanziario e l’arbitro. Sono stato anche nel marketing del gruppo Riffeser. A 24 anni, c’è stata una svolta: quando in dieci giorni ho perso peli e capelli…».
È vero che per colpa dell’alopecia l’Associazione arbitri la sospese?
«Sì. Mi dissero che era meglio aspettare la ricrescita. Dopo due mesi che non era ricresciuto nulla, mi affidarono una partita di Quarta serie a Latina, con 5.000 persone sugli spalti. Andò tutto bene. Lì capii che sarei andato avanti».
La sua testa liscia poi è diventata un segno di riconoscimento. Dopo questo periodo da designatore Uefa, che cosa farà? Aspira al posto di Platini?
«No. Aspiro a un posto che mi dia tempo di leggere molto, ascoltando musica».
Questa è una risposta veltroniana. Non le manca un po’ l’arbitraggio?
«Molto. L’arrivo allo stadio… l’ingresso in campo…».
Qual è il campo più caldo dove ha arbitrato?
«Il Celtic Park di Glasgow e il Camp Nou di Barcellona».
Chi è il giocatore più forte che abbia mai visto giocare?
«Maradona. Purtroppo l’ho arbitrato solo durante una partita di beneficenza a Manchester. Era un po’ acciaccato».
Qual è il gesto di fairplay più clamoroso a cui ha assistito?
«Di Canio fermò la palla con le mani per ridarla agli avversari che avevano il portiere a terra infortunato. Notevole».
Il gol più bello per cui ha fischiato il “palla al centro”.
«Un tiro di punta da fuori area di Ronaldinho, in Chelsea – Barcellona».
Tra gli arbitri chi è quello che gioca meglio a calcio?
«Direi Nicola Rizzoli. Saper giocare non è una cosa secondaria per un arbitro».
L’arbitro più promettente in Europa?
«Non punterei su uno. Il grande lavoro tecnico/fisico sta forgiando una gamma molto ampia di ottimi arbitri».
Chi è l’arbitro da cui lei ha imparato di più?
«Non ho un maestro. Ho sempre cercato di prendere buoni spunti anche dall’ultimo arrivato».
Qual è la prima cosa che consiglia ai suoi colleghi?
«Stabilire un rapporto paritario con i giocatori: non un centimetro sopra, non un centimetro sotto. Un’altra cosa che suggerisco sempre è di essere aperti ai cambiamenti».
Lei di novità ne ha introdotte parecchie. La prima: l’arbitro che si carica sulle spalle un Campionato. Nel 2000, durante l’ultima giornata, fermò per pioggia Perugia – Juventus per 72 minuti. Poi fece riprendere il gioco. La Juve perse e la Lazio si aggiudicò lo scudetto.
«Ogni tanto quando sento una ricostruzione fantasiosa di quella giornata, mi vado a rivedere il dvd della partita. Ho fatto quel che ritenevo giusto».
Altra novità: si è fregato il pallone della finale del Mondiale 2002.
«Ho pure allungato la partita di dieci secondi per riuscire ad afferrarlo».
Una volta ha fatto cambiare campo alle squadre, a partita in corso. Non si era mai visto.
«È successo a Foggia, durante il derby col Bari: le curve erano infuocate. L’ho fatto per evitare una piccola guerra civile. Se si riesce a trovare una strada non contra legem per uscire da una brutta situazione è bene percorrerla».
Lex. Lei è arbitro, quindi un po’ giudice, che cosa ne pensa della riforma della giustizia?
«Sono favorevole alla separazione delle carriere. Ma senza accanirsi sulla categoria dei magistrati. Sono di destra, l’ho sempre detto. Ma anche qui sono pronto al cambiamento».
E cioè?
«Mi piace molto Matteo Renzi».
Lo voterebbe come premier?
«Per lui potrei fare un’eccezione alla mia storia elettorale».
A cena col nemico?
«Ho molti nemici. E li preferisco alle false amicizie. Ma a cena sto con le mie figlie».
Una chiacchierata sul calcio: con Zeman o con Lippi?
«Con Lippi. È un amico, vive a cento metri da casa mia».
È un amico, ma è stato anche l’allenatore di squadre che lei ha arbitrato.
«Nessuno ha mai avuto da ridire».
Avere buoni rapporti con allenatori e giocatori…
«È il presupposto ideale per lavorare bene. L’amicizia non influenza le decisioni. L’ex attaccante Casiraghi mi ha regalato una foto: ci siamo io e lui che ci affrontiamo a muso duro. La dedica suona così: “Con stima e amicizia, oltre l’apparenza”. E guardi che le facce sono proprio feroci».
Le sue famose facce: occhi sgranati, espressione un po’ folle… Le rimproverano di aver studiato quelle maschere a tavolino.
«Chi mi conosce sa che sono le mie facce da vita quotidiana. E poi quando sei sotto pressione mica ti metti a recitare».
L’errore più grande che ha fatto?
«Sono contento di tutto quel che ho fatto. Errori compresi».
Il libro preferito?
«Ne ho molti. Ora sto leggendo Il gioco dell’angelo, di Carlos Luiz Zafón».
La canzone preferita?
«Una qualsiasi dei Queen».
Il film?
«Da dieci anni vado a vedere con le mie figlie il cinepanettone. Ma è più un gioco che una questione di gusti».
Sa quanto costa un litro di benzina?
«Un euro e mezzo».
Un fischietto?
«Non ne ho idea. Ho sempre usato lo stesso fischietto di plastica. Prima della partita avvolgevo la parte che si mette in bocca con il nastro adesivo, per ammorbidirla».
Conosce i confini della Libia?
«Tunisia, Egitto, Ciad…».
Lei ha un profilo su Facebook?
«Qualcuno ne ha creato uno a mia insaputa. E dato che pubblica anche cose sgradevoli gli ho fatto scrivere dall’avvocato».
Cartellino rosso ai social network?
«Giallo. Bisogna stare un po’ attenti».
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Categorie : interviste
Commenti
Giuseppe 26 marzo 2011

Bella intervista…Uno attento come lei ha chiesto (o aveva pensato di chiedere) della cena in un ristorante nel giorno di chiusura col Capo della Lega Calcio? Silenzi marmorei?

vz 31 marzo 2011

Silenzi marmorei e occhi sbarrati. Per l’appunto.

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