Alberto Sironi (Sette – febbraio 2011)

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Il commissario Montalbano, quello che vedete in tv, ha cinque padri: lo scrittore Andrea Camilleri, l’attore Luca Zingaretti, il produttore Carlo Degli Esposti, lo sceneggiatore Francesco Bruni e il regista Alberto Sironi. A Sironi, settant’anni, si devono soprattutto le atmosfere felpate, un po’ fiabesche, e i tempi dei dialoghi.
Lo incontro nella sua abitazione romana: ci sono due biciclette parcheggiate accanto al tavolo da lavoro e il letto è separato dalla cucina da una specie di quinta teatrale. Un cane passeggia pigramente tra le sedie.
Sironi è di scuola strehleriana, ma la sua lunghissima navigazione nei corridoi della Rai lo ha reso particolarmente sensibile alle curve dello share. È fierissimo degli ascolti stellari di Montalbano e a un certo punto si dice pronto a srotolare riga per riga la tabellona con i dati audience degli ultimi dodici anni: «Lei non si rende conto. Abbiamo girato ventiquattro episodi. Be’, tra prime serate e repliche ci sono stati 400 milioni di telespettatori». Lo provoco: «Stanno per andare in onda (su Raiuno) altre quattro puntate di Montalbano. Non sarà il caso di smetterla con questa strategia di marketing per cui ogni volta le nuove puntate vengono annunciate come “le ultime” e poi puntualmente dopo un paio d’anni… ne spuntano quattro nuove?». Sironi non si scompone: «Ma quale marketing. C’è stato un momento in cui Zingaretti voleva mollare davvero, perché era preoccupato di rimanere incastrato nel personaggio. Ora è tutto risolto. Vedrete grandi novità».
Quali?
«Il personaggio era un po’ invecchiato. Camilleri negli ultimi romanzi lo aveva intellettualizzato un po’ troppo: biblioteche, riferimenti letterari… Ora si torna alle origini: più azione».
Tutto qui?
«No. Per la prima volta, mettiamo in scena i sogni di Montalbano. Camilleri ha insistito su uno in particolare».
Da quale libro è tratto?
«Il campo del vasaio».
È quello con Riina premier che si intrufola nella cucina di Montalbano?
«Non lo posso svelare. Ma sarà una scena forte».
Altre novità?
«Ci sarà pure Belen».
Scherza?
«Interpreta una sudamericana».
È brava?
«Ultra professionale. Concentratissima. Potrebbe diventare una brava attrice. Ma dovrebbe cominciare a pensare più a recitare e meno a far soldi con la pubblicità».
Belen sul set siciliano di Montalbano.
«Quando si è saputo che c’era lei, siamo stati circondati».
Da chi?
«Orde di curiosi. Migliaia. L’abbiamo dovuta nascondere nel camion dei costumi».
Chi l’ha scelta per i nuovi episodi?
«I miei attori cerco di sceglierli sempre io».
Lei selezionò anche Zingaretti?
«Certo. La mia terna finale era formata da Zingaretti, Massimo Popolizio e Ennio Fantastichini. Fantastichini era il più somigliante al Montalbano letterario di Camilleri, ma non si presentò al casting. E Zingaretti fece un provino talmente straordinario…».
Ce lo racconti.
«Portò il monologo finale di La voce del violino. Quattro pagine pazzesche. Gli feci un paio di appunti e lui mi chiese: “Ma tu hai fatto teatro? Nessun regista tv mi ha mai detto nulla del genere”».
Lo ha aiutato?
«Io? No. Seguo il precetto di Fellini: “Il regista deve prendersi tutto il tempo necessario per scegliere gli attori, ma una volta scelti… è fatta”. E poi Zingaretti non ne ha bisogno».
Come si è evoluto lo Zingaretti/Montalbano?
«Luca è stato bravo a non cadere nella “maniera”. Dopo dodici anni non era facile. Sta asciugando sempre di più il siciliano. Ormai mette giusto qualche parola. All’inizio si era proprio studiato il dialetto».
È vero che lei e Zingaretti sul set ormai siete come Raimondo e Sandra di Casa Vianello?
«Ci vogliamo bene. Ma ci siamo anche scontrati. Una volta doveva partire per Cannes. Io volevo continuare a girare. Be’, mi sono preso un bel vaffa… e subito dopo un abbraccio».
Qual è il suo segno sul Montalbano televisivo?
«Il piacere per la lentezza. L’uso delle piazze barocche come teatri. Quelli della produzione sbiancarono la prima volta che dissi che non volevo automobili in scena. Lo ha notato? Non ci sono».
Perché non vuole le automobili?
«Perché interpreto così Camilleri: lui scrive storie che hanno una morale contemporanea, ma sono ambientate in un passato fatto dei suoi ricordi».
Lei come è stato scelto per realizzare Montalbano?
«Mi chiamò il produttore Degli Esposti. Dopo un po’ che lavoravamo, in Rai cominciarono a dire che non ero abbastanza europeo. Mi volevano sostituire. Stavo per fargli causa, ma Degli Esposti mi ha invitato alla calma. Sto ancora qui».
Prima di Montalbano che cosa aveva diretto?
«Ero fermo da almeno tre anni. L’ultimo film era stato Coppi, con Sergio Castellitto. Per molto tempo mi hanno fatto lavorare poco. Lo stesso Castellitto, che non mi conosceva, dopo due giorni di riprese mi disse: “Ma tu dove sei stato nascosto fino a oggi?”».
Mi racconta come si è avvicinato alle cineprese?
«Partiamo proprio dalle origini? Sono nato in provincia di Varese. Mio padre e mia madre erano parrucchieri. Il preside della mia scuola media era un appassionato di teatro e ci portava spesso al Piccolo di Milano».
Tutto nacque sui banchi di scuola?
«In realtà la mia passione adolescenziale fu il cinema. Da studente organizzai la prima rassegna italiana di film di Ingmar Bergman, a Gallarate. Dopo aver lasciato l’Università, invece, provai a entrare nella scuola di Paolo Grassi e Giorgio Strehler».
Al Piccolo, il tempio del teatro milanese.
«Mi sembrava normale stare lì. Mi sono reso conto dopo che era un miracolo».
L’insegnamento di Strehler?
«Aveva la serietà del grande professore universitario. Ci mandava in giro per l’Europa a scovare spunti, raccogliere materiali… La sua grande lezione è che il teatro va fatto come è scritto. Una lezione che ho cercato di trasferire anche nelle scene di Montalbano».
Quando ha girato la sua prima fiction?
«Alla fine degli anni Settanta. Dopo un periodo da documentarista, cominciai a proporre storie e progetti in Rai. Pur di lavorare usavo anche dei trucchetti…».
Trucchetti?
«Io e Piero Natoli andavamo in giro per i corridoi di viale Mazzini chiedendo a tutti: “Per caso ha visto Alberto Sironi?”, “Ha incrociato Piero Natoli?”. Così, per far circolare i nostri nomi».
Funzionava?
«No. Ma un giorno una segretaria Rai mi disse che avevano intenzione di mandare in onda i gialli di Scerbanenco. Due giorni dopo mi presentai con alcune sceneggiature tratte da Il Centodelitti. Alla fine girai due o tre sceneggiati. Il direttore della fotografia era un interno della tv di Stato: Dante Spinotti, che ora spopola a Hollywood».
Qual è la fiction che avrebbe voluto girare?
«Twin Peaks di David Lynch. La capostipite, senza la quale oggi non esisterebbe nemmeno Lost».
E la fiction che vorrebbe realizzare?
«Ho presentato il progetto per una lunga serie sugli antichi romani. Una roba shakespeariana. Grande narrazione popolare. Come un western. È stato bocciato. I tempi sono cambiati».
In che senso?
«Prima andavi da un produttore, o in Rai, con un progetto e se ne discuteva. Ora viene deciso tutto dalla Rete: idee, tempi… persino i cast».
Lei qualche anno fa scatenò una polemica feroce su come vengono assemblati i cast delle fiction. Disse: «Basta con i raccomandati». A chi si riferiva?
«Per il progetto dell’Ultima trincea noi volevamo Favino o Marcorè, come protagonisti. La Rai, invece, cominciò a sparare nomi di attori che non erano nemmeno disponibili».
L’Ultima trincea è diventato Eroi per caso, che è appena andato in onda. Marcorè è nel cast con Ambra e Flavio Insinna.
«Già. Ma al tempo della polemica, parlo del 2006, si bloccò tutto. E io sono rimasto fermo due anni».
Chi la fece tornare in Rai?
«Lo stesso con cui avevo litigato: Agostino Saccà. Lo incontrai in un caffè del quartiere Prati a Roma. E mi chiese se volevo fare Pinocchio. Quando ti scontri con Saccà è come andare contro un rapido. Ma in Rai era il più preparato sulle fiction».
Torniamo ai raccomandati.
«Prima funzionava così: un dirigente ti segnalava un attore o un’attrice, tu lo “provinavi” e se andava male facevi vedere alla Rete che era improponibile. Ora se non hai le spalle coperte non è più possibile opporsi. Con il gruppo dei “Cento autori” cerchiamo di aiutare i giovani registi a mantenere un po’ di dignità. Ogni tanto bisogna resistere».
Lo sa che nei corridoi di viale Mazzini c’è chi sostiene che anche lei ha provato spesso a piazzare attrici sue amiche?
«Si riferiscono a Bianca Maria D’Amato. Mia ex compagna e bravissima attrice. Ammetterà però che c’è una bella differenza tra il proporre un’attrice vera e una zoccoletta!».
Certo. Le è mai capitato di ricevere un “no” da un attore che non si voleva abbassare a recitare in una fiction?
«Solo in Italia c’è questa distinzione arcaica e un po’ mafiosetta tra gli attori della tv e quelli del cinema. Sarà perché gli aspiranti sono tantissimi e i posti per lavorare sul grande schermo sono pochi. A mio figlio, regista alle prime armi, ho suggerito che forse farebbe meglio a trasferirsi in Australia».
Se i posti di lavoro nello showbusiness italiano sono così pochi è anche colpa del fatto che un regista come lei, di settant’anni, è ancora aggrappato alla cinepresa.
«La gavetta come l’hanno fatta quelli della mia generazione ora non si fa più. Siamo una garanzia».
Chi è un regista che sarebbe in grado di prendere il suo posto alla regia di Montalbano?
«Gianluca Maria Tavarelli. Lui girerà gli episodi sul giovane Montalbano».
Mi fa i nomi di due giovani attori non raccomandati che stima?
«Isabella Ragonese. È la più brava che c’è in Italia. Con lei ho girato questi ultimi episodi di Montalbano. È una delle poche “inglesi”: si trasforma con grande disinvoltura».
Un attore?
«Comincerei a girare anche domattina con Kim Rossi Stuart. E poi Michele Riondino che interpreterà il giovane Montalbano».
Lei che cosa guarda in tv?
«Dalle fiction ai Tg passando per le partite dell’Inter».
Il film preferito?
«Quelli di De Sica. Ladri di bicicletteI bambini ci guardano…».
La canzone?
«Una a caso di Paolo Conte».
Il libro?
«Ora sto leggendo molto Javier Marías. Ma il meglio è Don Chisciotte di Miguel de Cervantes».
Conosce i confini dell’Egitto?
«In geografia, zero».
Quanti sono gli articoli della Costituzione?
«Boh».
Sironi, guardi che la boccio. Quanto costa un pacco di pasta?
«Tremila lire?».
È talmente immerso nell’atmosfera montalbanesca da ragionare ancora in lire?
«Facciamo quattro euro. Quella buona la pago così».

www.vittoriozincone.it
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Categorie : interviste
Commenti
bea 29 luglio 2011

vorrei poterle scrivere, solo quello perchè amo il cinema

Fabrizio Gentile 9 dicembre 2011

Articolo interessante.
Sono uno scrittore, ho bisogno di contattare il grande regista Sironi, é possibile avere una sua mail o altro? Grazie

gianni 7 marzo 2012

egr. sig Sironi, mi faccia un favore non dica minchiate. Gianluca Maria Tavarelli non è un suo degno sostituto. il “giovane Montalbano” non è neanche lontanamente paragonabile ai suoi. le scrivo per farle un inchino e un rimprovero. “il commissario” è, a dir poco, un’opera che non ha eguali in italia…. sembra frutto del cinema francese, che io amo molto. lei non doveva lasciare la regia, non vede cosa hanno combinato col “giovane”.
torni la prego

Nene groff 21 dicembre 2012

Vorrei poter scrivere ad Alberto sironi che credo di aver conosciuto molti anni fa

Nene groff 21 dicembre 2012

Vorrei poter scrivere ad Alberto sironi che credo di aver conosciuto molti anni fa nene groff

Nene groff 29 gennaio 2013

potrei avere un email di Alberto sironi

Barbara Zanetti 9 aprile 2013

Giornalista varesina. E’ possibile avere un contatto “sicuro” di Sironi? Mille Grazie!
Buon lavoro
BZ

Bianca Maria Curti 12 maggio 2013

Buongiorno.
Vorrei sapere che fine ha fatto Beba moglie di Mimì: negli ultimi episodi non viene mai menzionata e anzi Augello si comporta da scapolo impenitente.
Grazie mille.

enrico lo cascio 18 maggio 2013

Al Regista Alberto Sironi: Voglio esprimerLe tutta la mia ammirazione per “le opere” che ci presenta con Montalbano! A parte le storie create da Camilleri, mi incantano le immagini, le luci, i colori, il contesto dove si muove tutta la storia. E’ tutto un quadro! Riesce a trasmettere l’essenza della Sicilia (delitti a parte) con le strade assolate, deserte, con un ambientazione surreale, con il taglio di luce scelto nelle ore più feconde, studiando le ombre dei palazzi sulle strade, elevando il barocco a vera poesia. La scelta poi degli interni, con case ricche di passato, pavimenti e pareti, personaggi autentici, insomma sono incantato! Nato a Roma, figlio di siciliani, non avevo mai avvertito il calore di questa terra: Grazie a lei, l’ho scoperta! Questa Sicilia ora la amo, Grazie!

vassallo nuccio 24 febbraio 2016

Spero si ricordi di me che ho avuto l’onore di essere stato scelto per lavorare in due opere del Montalbano:
“L’odore della notte” e ” il gioco delle tre carte”.
Gradirei aver il piacere di salutarla dopo anni.
Grazie se vorrà farsi s entire. Nuccio Vassallo

Vassallo 29 aprile 2016

Possibile ricevere indizzo mail regista Sironi?
Grazie

Vassallo 29 aprile 2016

Possibile ricevere indizzo mail del regista Sironi?
Grazie

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