Federico Moccia (Sette – febbraio 2011)

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Per i teorici del “meno vendo, più son bravo”, Federico Moccia è il male. Ha 47 anni, è scrittore, sceneggiatore e regista. Ha venduto cinque milioni di libri e i film tratti dalle storie di Step&Babi e Alex&Nicki hanno incassato più di cinquanta milioni di euro (parliamo di Tre metri sopra il cielo, Scusa ma ti chiamo amore e via sbaciucchiando). È talmente poco preoccupato dalla Critica che quando gli chiedo di indicarmi un commento che gli sia piaciuto, mi suggerisce di leggere un lungo articolo che lo stronca. Così: «Moccia si colloca senza imbarazzo nella letteratura di consumo (…) sembra abolire il conflitto tra il bene e il male, in favore di una sedazione consumistica».
È ultra pop. Moccia parla dei centri commerciali senza premettere, come si fa tra intellettuali, che se ci è capitato è stato per caso. Utilizza come unità di misura del successo a scoppio ritardato di Attila, flagello di Dio (film a cui lavorò come aiutante/schiavetto) il fatto che i ragazzi del Grande Fratello lo citano a memoria. Roba da far schiumare d’indignazione l’inchiostro delle penne intellighenti.
Nel mese di febbraio Fede (lo chiamiamo così, uniformandoci per cortesia alla mania dell’autore di attribuire nomignoli ai suoi personaggi) sarà a Sanremo come autore e sbarcherà in libreria col suo ultimo romanzo: L’uomo che non voleva amare (Rizzoli). Da notare: l’uomo, non il ragazzo. La prima novità rispetto ai precedenti è che qui non c’è ombra di adolescente. C’è molta musica classica. C’è il sesso. C’è la Roma cinica dei Circoli. E ci sono proposte indecenti: una pianista sposata ne riceve una da cinque milioni di euro per tradire il marito. Moccia mi fa notare la coincidenza sulle cifre: 5 milioni per la sua protagonista e, a quanto risulta dalle intercettazioni, una trattativa da 5 milioni per Ruby Rubacuori. «Sia chiaro: ho consegnato le bozze prima che scoppiasse lo scandalo».
La morale del tuo romanzo è che tutti hanno un prezzo?
«La morale è che per resistere ai propri desideri spesso ci si dà un prezzo».
Spiegati meglio.
«La mia protagonista in fondo desidera il tradimento e poi i soldi servono al marito per curarsi. Quindi cede. Sai, invece, qual è la cosa che mi ha sconvolto di più nella bunga-vicenda?».
Che cosa?
«I parenti. I padri e i fratelli intercettati che spingono le ragazze a concedersi di più. Quella roba mi ha annientato».
Perché hai abbandonato gli adolescenti per occuparti di trentenni?
«Chi ha letto Tre metri sopra il cielo (3msc) a quattordici anni, oggi ne ha venti».
Quindi ti rivolgi sempre agli stessi?
«Non solo. Volevo scrivere un romanzo con personaggi più complessi, che si evolvono durante la narrazione».
Non è che il filone adolescenziale si era commercialmente esaurito e sei corso ai ripari?
«No, davvero. E poi ogni volta che vado in un centro commerciale, mi si avvicinano genitori di ragazzi che chiedono: “Dopo Amore 14 quando fai Amore 40?”».
L’uomo che non voleva amare sembra scritto per il cinema. Hai già pronta la sceneggiatura?
«No. Sarebbe un film molto costoso. Ci sono location esotiche, lussi sfrenati. Da colossal».
Chi vorresti in un cast ideale?
«Per la pianista (Sofia) vorrei Melanie Laurent, la protagonista di Il concerto. Per suo marito (Andrea) Colin Firth. Per il cinico Tancredi, Christian Bale».
Nessun italiano?
«Forse Tancredi lo potrebbe fare anche Alessandro Gassman».
Attori. Devi più tu a Riccardo Scamarcio che ha interpretato il tuo Step al cinema o deve più lui a te perché il film 3msc lo ha reso leggendario tra le adolescenti?
«È stato uno scambio equilibrato. Ma forse il libro avrebbe fatto lo stesso cammino».
Sono passati sette anni. Ora lo puoi confessare: la storiella del produttore Tozzi che ti chiama perché in una copisteria romana ha trovato pile di fotocopie del tuo libro che gli adolescenti romani si scambiavano clandestinamente, è una balla. Una meravigliosa trovata di marketing. Tipo The Blair Witch Project.
«No. È tutto vero. Giuro. Tra l’altro anche la scelta di Scamarcio fu molto casuale. Durante un incontro per la sceneggiatura dissi a Tozzi che avevo visto un ragazzo perfetto per Step nelle inquadrature finali di La meglio gioventù. Lui mi disse che stavano facendo dei provini e avevano trovato un tipo adatto. Parlavamo entrambi di Scamarcio».
Scamarcio a un certo punto ha detto stop a Step.
«Non voleva recitare nemmeno nel sequel Ho voglia di te».
Poi ha ceduto.
«E il film ha incassato diciotto milioni di euro, dandogli una popolarità incredibile. È normale che non volesse rimanere appiccicato a un personaggio così forte. Ma ora che ho in mente un terzo episodio e un finale per la storia tra Step e Babi sono curioso di sapere se accetterà di interpretarlo».
È vero che il titolo Tre metri sopra il cielo te lo suggerì tuo padre, lo sceneggiatore/regista Pipolo?
«Sì. Fino a quando c’è stato (il 2006, ndr) gli ho sempre chiesto consigli».
Ancora oggi per scrivere usi la mansarda dei tuoi genitori.
«Stai insinuando che Moccia è un bamboccione? Eh eh. Quella mansarda è perfetta. Mi metto lì, con la radio, le penne…».
Le penne?
«Scrivo ancora a penna. Vado più veloce».
Ma scherzi?
«No. Man mano che vado avanti faccio trasferire sul computer il testo».
Quanto ci metti a scrivere un romanzo?
«Quest’ultimo circa un anno e mezzo. Quindici mesi di preparazione e due/tre per la stesura».
La preparazione.
«Per prima cosa mi sono riletto un po’ di romanzi di Harold Robbins. Uno scrittore che ha venduto circa 700 milioni di copie: thrilling, sesso e potere. Da ragazzo era una delle mie letture preferite insieme all’Irwin Shaw di Povero ricco. E poi ho costruito personaggi e location. Seguo il precetto di Hemingway: “Scrivi di ciò che conosci”. Quindi studio parecchio».
Nel caso di 3msc ciò che conoscevi erano i ragazzi di Roma Nord?
«L’ambiente era quello. La prima stesura è di inizio anni Novanta».
Il successo con l’edizione Feltrinelli arrivò nel 2004. Ma è vero che ti autofinanziasti la prima pubblicazione del 1992?
«Tutte le case editrici a cui lo avevo mandato mi avevano respinto. Così diedi tre milioni all’editore Ventaglio».
Non erano pochi soldi.
«Lavoravo già da molto. A diciannove anni ero sul set di Attila, flagello di Dio».
Il regista era tuo padre.
«Portavo i caffè. Ma presto cominciai a scrivere per la tv».
La sceneggiatura dei Ragazzi della Terza C, la regia di College…
«Ho passato anni a proporre soggetti per film e serie tv. Quasi sempre bocciati».
Il tuo primo soggetto cinematografico.
«Mal d’amore. Storia di due ragazzi e delle mille volte che si incrociano prima di innamorarsi. Un po’ come Tutta una vita, di Lelouch».
Romantico sin dagli esordi. Ti hanno pure fatto selezionare le frasette dei Baci Perugina. Non hai paura di restare appiccicato tutta la vita a questo miele romantico?
«A me non dispiace. Mi viene naturale».
Sei stato anche l’ispiratore della moda dei lucchetti.
«Mi capita di passare a Ponte Milvio e di vedere ancora coppiette che agganciano un lucchetto a una catena e buttano la chiave nel Tevere. Alcuni non sanno nemmeno che il rito nasce da una scena di Ho voglia di te. Ho trovato “lucchetti amorosi” anche a Parigi, a San Pietroburgo…».
Ne hai trovati anche a Sanremo, dove sei approdato come autore del Festival?
«Non ancora. Lì ho trovato un grande Morandi».
Chi vorresti in un tuo film: Belen o Canalis?
«Mi vuoi far litigare? Nessuna delle due… Anzi no: Elisabetta, così magari ci scappa un cameo del fidanzato George Clooney».
Vista la risposta mi pare inutile chiederti chi vorresti tra Clooney e Corona.
«Be’… il primo è famoso per l’eleganza e l’umorismo. Il secondo perché è quanto di peggio si possa immaginare».
Quale sarà il tuo contributo a Sanremo?
«Vorrei che fosse un Sanremo in cui succedono cose sorprendenti. Come nel film Moulin Rouge».
A cena col nemico?
«Antonio Cassano: non amo le sue sfuriate, ma è un genio calcistico».
Sfuriate. Qualche anno fa sei stato denunciato per una rissa su un campo di calcio.
«Il giudice ha capito che erano ragazzate e ha archiviato tutto».
Hai un clan di amici?
«Guido che fa il manager, Luca, avvocato…».
L’errore più grande che hai fatto?
«Aver aspettato troppo ad avere un figlio. Alessandro Giuseppe ha appena compiuto un anno e io ne ho 47».
Che cosa guardi in tv?
«Mi piace Fabio Fazio. E non mi perdo mai la parte finale dei Soliti ignoti».
Il quiz di Frizzi? Lo dici perché è un tuo amico?
«No. Mi diverto a indovinare se un concorrente sta mentendo, osservando le sue espressioni».
Segui le trasmissioni di cui sei autore?
«No. Soffro. Penso sempre che avremmo potuto fare meglio».
Nel caso di Ciao Darwin lo pensavano molti critici. Qual era il tuo contributo alla trasmissione?
«La parte chiamata A spasso nel tempo. Con i concorrenti che si trovavano a vivere nel passato. Io e Marco Luci ci eravamo ispirati a Non ci resta che piangere».
Che effetto ti fa quando leggi che Bonolis si lamenta perché Mediaset insiste a fargli fare cose come Ciao Darwin, mentre lui vorrebbe fare altro?
«Mi dispiacerebbe se dovesse rinunciare a quella trasmissione».
Il tuo film preferito?
«Crash di Paul Haggis».
Il libro?
«Martin Eden di Jack London. Una grande storia su come ci si può appassionare alla lettura e alla scrittura».
La canzone?
«Through the barricades degli Spandau Ballet».
Quanto costa un litro di latte?
«Un euro e settanta. Lo compro una volta a settimana».
I confini della Tunisia?
«Il Marocco?».
No.
«L’Algeria… e la Libia».
L’articolo 21 della Costituzione?
«È quello sulla libertà di espressione».
Chi sono Veni, Vidi e Vici?
«Tre latinisti amici?».
Hai tirato a indovinare?
«Mi sembrava una risposta spiritosa».
Sono i fidanzati di Lalla, Fede e Milla nell’imitazione che fa di te Fiorello, per rendere l’idea dei nomi assurdi che dai ai personaggi.
«Ah, ecco».
www.vittoriozincone.it
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Categorie : interviste
Commenti
Giusy szerdahelyi 5 febbraio 2011

…ancora piu convinta sul fatto di collaborare ad un progetto insieme:) bha’ ;))

vz 7 febbraio 2011

????

andrea 12 ottobre 2014

potrei invitarla a fare un nuovo finale o continuo di” tre metri sopra il cielo” e “ho voglia di te”? ho alcune idee e mi piacerebbe che lei almeno le vedesse

Gaby 20 novembre 2014

Quindi ci sarà un continuo di ho voglia di te?

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