Luciana Littizzetto (Sette – gennaio 2011)

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Luciana Littizzetto è scrittrice, comica e attrice. Vende montagne di libri e quando appare in video le curve dell’audience si fanno picco. La incontro alla presentazione del suo ultimo volumetto (I dolori del giovane Walter, Mondadori). Alcuni lettori arrivano con un paio d’ore di anticipo. Uno sospira: «Così l’autografo è garantito». Molti restano fuori dalla porta. Lei entra nella sala stracolma, si appallottola su una poltrona di cartone, prende il microfono e comincia un piccolo show. Alterna vocine e vocette, improvvisa imitazioni di politici e soubrette. Si ride. Come quando è ospite di Che tempo che fa palleggia da un argomento all’altro. Costume e costumini: «I seni delle soubrette che casualmente spuntano fuori dai vestiti durante i balletti sono “minne vaganti”». Diatribe culturali: «Ho visto Bolle ballare nella Giselle. Ma perché era nudo? Non stava mica interpretando il Flauto magico…». Papa e papi: «Avete visto la foto di Ratzinger durante lo spettacolo circense in Vaticano, mentre osservava le acrobazie muscolari dei fratelli Pellegrini? Sembrava Lele Mora». A un certo punto si alza un fan: «Dicci qualcosa su Scilipoti». Litti (i cultori la chiamano così) non si nega: «Uno dell’Italia dei Valori che vota Berlusconi è come Bin Laden che chiede l’autografo a Benedetto XVI». Si alza una signora: «Facciamo il Partito di Litti». Applausi. Luciana li placa: «Fermi. È l’ultimo dei miei pensieri. Io sono solo un saltimbanco». In realtà una cronista del Financial Times ha scritto che Littizzetto “è una delle più grandi giornaliste d’Italia, provocatoria e sexy, che manda messaggi di rivoluzionario buonsenso”. Una settimana fa, durante la trasmissione di Fabio Fazio, il messaggio politico (di buonsenso?) è stato questo: «Non possiamo andare a votare per la terza volta in cinque anni. È da balenghi». Poi Litti ha lanciato una maledizione: «Che vi si rompano le infradito mentre siete sugli scogli, se ci mandate a votare».
Hai pure scritto: “Elezioni? Facciamole nel 2020 che tanto non cambia niente”.
«Confermo. Faccio pure fatica a scrivere le battute sui politici. Sono sempre gli stessi. Da anni. Bastaaaa».
Quest’anno qualche novità c’è? Rutelli, Casini e Fini…
«Li ho soprannominati Coalizione da Tiffany. Sono tutti belli. Ma anche lì di movimento se ne vede poco».
Se ti trovassi davanti a Berlusconi che cosa gli diresti?
«Lo starei ad ascoltare. Parlano tutti della sua potenza comunicativa. E poi gli darei una carezza in testa. Per vedere se mi resta la tintura dei capelli sulla mano».
Se qualche politico ti chiedesse un appoggio in campagna elettorale glielo concederesti?
«Non ci penso proprio».
In passato lo hai fatto, per Rifondazione comunista.
«Adesso non mi va. Non si capisce più nulla. Voltano tutti gabbana da un giorno all’altro».
Il comico Grillo si è messo a far politica.
«Non ho quella profondità di analisi. Non sono un predicatore. E soprattutto non riesco a scherzare sulle cose che mi fanno davvero arrabbiare. Cerco il ridicolo».
A parte Clemente Mastella che volendo tutelare il Cardinal Ruini protestò contro le battute su Eminenz, qualche altro politico ti ha mai dato problemi?
«No. Emanuele Filiberto una volta mi voleva querelare».
Perché?
«Per una letterina che scrissi quando lui e il padre avevano chiesto di riavere indietro il patrimonio dei Savoia. I politici, comunque, ormai hanno capito».
Che cosa?
«Sono diventati personaggi dello spettacolo. Sanno che più si parla di loro e meglio è».
Mi fai un esempio?
«Qualche mese fa, durante una puntata di Che tempo che fa ho massacrato Bocchino. Battute su battute. Finita la trasmissione, mi arriva la telefonata. Penso: “Ora questo mi divora”».
Annuncio di querela?
«No. Complimenti e risate».
È vero che una volta la torinese Evelina Christillin ti ha passato al telefono uno dei tuoi bersagli prediletti, Giulio Tremonti?
«Sono stati otto secondi di grande imbarazzo».
Tremonti si è mai lamentato per le prese in giro?
«No. Chi sa di far bene il proprio mestiere non si scompone più di tanto».
Dopo il libro dedicato alla Jolanda, che sarebbe l’organo riproduttivo femminile, ora è arrivato quello sui dolori del giovane Walter, che sarebbe il coso… Nei forum on line molti lettori si chiedono: perché Walter? C’entra Veltroni?
«Ma no. Walter è un nome evocativo. È un nome che dà l’idea di una cosa lunga e allampanata. I miei amici che si chiamano Walter sono tutti così. E poi mi sembrava di chiudere bene la coppia: Jolanda… e Walter».
Fazio, quando parli di sesso…
«…si imbarazza. Ma non per finta. E se parlo di cacca o di quelle robe da bambini si indispettisce, eheh».
C’è stata una volta in cui si è proprio arrabbiato con te?
«Quando sfottevo Ruini, mi diceva: “Domani ti scomunicano”, ma nulla di più».
Come nascono i tuoi pezzi comici?
«Durante la settimana leggo e prendo appunti».
Quanti quotidiani leggi?
«Non tanti. Corriere, Repubblica, Stampa. Poi il Messaggero on line. Giornale e Libero me li risparmio. Segno le idee che mi vengono su qualsiasi supporto: il cartoncino dei collant, la bolletta della luce… Il mercoledì raccolgo per tutta la casa gli appunti sparsi. E la sera, dopo aver messo i ragazzi a letto, scrivo».
Non ti aiuta nessuno?
«Ho un autore: Beppe Tosco. Il giovedì mattina ci vediamo e valutiamo nuovi sviluppi rispetto al mio testo».
Si dice che prima di andare in onda tu sia parecchio agitata.
«Mi mette ansia anche la gente che per strada mi dice “ti vedo sempre”».
È per questo che fai stretching in diretta sul tavolo di Fazio?
«Prendo possesso dello spazio. Per l’ansia comunque prendo Fiori di Bach. A litri. Me lo ha insegnato Fiorello».
È vero che molti ospiti dopo la puntata chiedono di conoscerti?
«Sì, è successo anche con Marchionne. Lui mi ha pure invitata a cena. Ma non sono potuta andare».
Marchionne ora lo chiami Crudelio Marchion. Da torinese, chi pensi che abbia ragione, lui o la Fiom?
«Non è facile rispondere. Marchionne fa bene a proporre soluzioni, ma come non dar ragione anche agli operai che reclamano i loro diritti?».
Da ragazza scrivevi per Gioventù operaia.
«È vero. Era la rivista della Gioventù operaia cristiana. Sono di famiglia religiosissima».
Sulla quarta di copertina di Rivergination c’è una tua foto in guantini di pizzo e vestito della prima comunione.
«I guantini ce li ho ancora. Li conservo in un cofanetto insieme a mille oggetti della mia infanzia».
Quando ti sei resa conto che volevi fare la comica?
«Da bambina prendevo in giro la suora economa del mio collegio».
Il tuo primo spettacolo?
«Ho cominciato facendo cabaret nelle bettole. Contemporaneamente insegnavo musica in una scuola media alle Vallette, periferia di Torino. Un luogo dimenticato da Dio».
In tv come ci sei arrivata?
«Nel 1991 vinsi Bravo Grazie, un concorso di cabaret che si teneva a Saint Vincent. Fabio Fazio presentava la serata insieme a Bruno Gambarotta e a Moana Pozzi. Pensa che trio. Fabio alla fine mi disse: “Ti rendi conto che da oggi la tua vita cambierà?”».
Te ne rendevi conto?
«No. Lì tra i giurati c’era anche Bruno Voglino…».
…storico dirigente e talent scout della Rai.
«Voglino mi propose di andare a Roma per una partecipazione ad Avanzi».
La trasmissione di Serena Dandini. Quella tua prima apparizione è stata immortalata su YouTube: avevi un berretto verde pisello.
«Sì. Ma non durai molto. Dopo una puntata tornai a Torino. Il vero esordio in tv è nel 1993 con Cielito Lindo».
Una volta hai raccontato che a quelli di Cielito Lindo non faceva piacere avere tra i piedi una donna comica.
«Era tutta la tv a rifiutare l’idea che una donna potesse far ridere. Un po’ è così anche ora. Le donne “parlanti” in tv sono poche. Persino tra gli ospiti di Fazio scarseggiano».
Anche tu contro la tv maschilista?
«Non credo che ci sia una presa di posizione ideologica contro le donne. Ce ne sono effettivamente poche. Ma si potrebbe far parlare di più quelle che ci sono».
Un esempio?
«Elena Santarelli è molto intelligente. La stessa Filippa Lagerback a Che tempo che fa dovrebbe avere più spazio».
Mi fai il nome di una comica che ti fa ridere?
«Paola Cortellesi, bravissima. E poi mi piacciono Katia&Valeria, il duo che sfotte Uomini e donne».
Tu che cosa guardi in tv?
«Tendenzialmente quello che vogliono vedere i miei figli».
E quindi, che cosa?
«Anche il Grande Fratello. Ma lunedì sera, mentre seguivamo la puntata a un certo punto ho spento e gli ho detto: “Vi prego, non diventate così”. Non che sugli altri canali ci fossero grandi modelli da seguire, eh: su Raidue c’era Monica Setta che faceva ballare Valeria Marini».
Dove non andresti mai come ospite?
«Da Bruno Vespa. Non mi piace il suo modo di fare tv».
Qual è il programma che manca alla tv generalista?
«Vorrei fare una trasmissione sull’arte contemporanea. C’è un mercato in esplosione e pochissime coordinate a cui aggrapparsi».
Vai in tv con Fazio, scrivi libri, conduci una trasmissione su Radio Deejay. Tra poco usciranno pure una fiction (Fuori classe) e un film (Femmine contro maschi) in cui sei protagonista…
«Vengo da due anni faticosetti».
Su quale medium pensi di funzionare di più?
«Forse sono più adatta alla tv. Ma considero la radio più comunicativa».
Reciteresti mai in un cinepanettone?
«Per ora non l’ho fatto».
Ma te l’hanno proposto?
«Più di una volta».
Scrivi per Mondadori e partecipi a una trasmissione (Che tempo che fa) prodotta dalla Endemol. Tutte società della famiglia Berlusconi.
«E che devo fare? È tutto suo. Ai bunga party però non ci sono mai stata. Perché non mi invita, eh».
A cena col nemico?
«Giulio Tremonti».
Hai un clan di amici?
«Una su tutte: Laura, ferroviera in uno scalo merci. E poi qualche attore torinese come Michele Di Mauro. Ma ammetto che da quando ho in affidamento i miei due figli, passo più tempo possibile con loro».
Qual è l’errore più grande che hai fatto?
«Non ho mai coltivato altre passioni fuori dal lavoro. Dovrei cominciare. Invece sono così: lavoro… bam, figli… bam. Quadrata».
La scelta che ti ha cambiato la vita?
«Fare questo mestiere. Ogni tanto incontro dei miei ex alunni, magari con capelli bianchi. Mi chiedono: “Si ricorda di me?”. E io per tutelare l’amor proprio rispondo: “No”».
Il film preferito?
«Brazil di Terry Gilliam. Destrutturatissimo. Se invece voglio sorridere mi guardo Colazione da Tiffany».
Il libro?
«I Buddenbrook di Thomas Mann».
Leggi molto?
«Abbastanza. Circa un libro a settimana. Fino a un anno fa per leggere di più mi mettevo la sveglia la mattina, così prima di accompagnare i ragazzi a scuola mi ritagliavo un’oretta».
La canzone?
«Voilà l’été dei Négresses Vertes».
Conosci i confini di Israele?
«Allora… La Palestina… aspetta no, la Palestina non c’è… Gaza? In geografia zero!».
Quanto costa un litro di latte?
«Un euro e mezzo».
Fai la spesa?
«Tutte le mattine al mercato».
Braccata dai fan?
«L’altro giorno mi si è avvicinato un ragazzo e mi ha detto: “Sono missino. Del Msi”. E io: “Perché lo dici a me?”. E lui: “Perché lei mi fa molto ridere”. La gente è strana forte».
Chiudi questo verso: “Ho visto stamattina, mentre andavo a lavorar…”.
«“…Il lattaio, il postino e la guardia comunal”. È l’attacco di Viva la gente».
Ma allora è vero, come hai raccontato, che la cantavi per strada con le suore.
«E certo. Non ti fidavi?».
Finisci anche quest’altra: “No, non c’è regola, mordimi distrattamente, uccidimi, sento la pelle dividersi…”.
«Che roba è?».
È una canzone degli Africa United, il gruppo in cui suona il tuo compagno Davide.
«Cazzarola… ti do cinque euro se scrivi che l’ho azzeccata».
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Commenti
Arianna 26 gennaio 2011

io seguo sempre la Littizzetto e mi fa morire dal ridere
ecco il commento: Luciana x sempre

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