Sandro Salvati (Sette – dicembre 2010)

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Appena si siede sul divanetto dell’hotel milanese dove ci siamo dati appuntamento, comincia a rovesciarmi addosso dati e percentuali: «Più di trecentomila feriti, quattromiladuecentotrentasette morti, il 27% sono giovani under 30. Troppi, non crede?». Provo a frenarlo. «In Italia niente è più pericoloso della strada». Sandro Salvati, 65 anni, romano, è il manager che si è dato la missione di abbattere il numero di incidenti in Italia. Da due anni guida la Fondazione Ania per la sicurezza stradale, una onlus che fa capo alle imprese assicuratrici.
Salvati non si scompone quando gli faccio notare che chi finanzia la Fondazione (le assicurazioni) potrebbe trarre molti vantaggi dalla diminuzione degli incidenti, e non si agita più di tanto nemmeno quando comincio a srotolare dati sugli aumenti dei prezzi Rc Auto, un flagello per le tasche degli italiani. Appena può però torna sul suo obiettivo. Corrobora le argomentazioni con i risultati di uno studio francese: «Se guidando in autostrada ti metti a controllare una chiamata sullo schermo del cellulare, è come se percorressi bendato novanta metri». Drammatizza: «Alle famiglie dico sempre che è meglio una predica ai propri figli sulla guida sicura che un lumino funebre». Va a ruota libera: «Le dispiace? Tanto lei registra». E via con un altro dato: «L’80% degli incidenti stradali è causato dal comportamento dei conducenti. Stimiamo che il 30% sia dovuto alla distrazione».
Qual è la distrazione tipica di un guidatore?

«Scrivere un sms, rispondere al telefono. Persino una madre che si gira per controllare i propri figli perde 20 metri sui tempi di frenata. Anche accendere una sigaretta…».
Vorrebbe impedire a chi guida di fumare?

«No. È il traccheggiare con l’accendino a provocare distrazione. Se ci si fermasse sarebbe meglio. Stesso discorso per la gestione della tecnologia all’interno delle autovetture: prima di digitare sul satellitare per cambiare destinazione, si dovrebbe accostare. Lavoriamo sui comportamenti alla guida degli italiani».
Viene in mente il Tognazzi dei Mostri che insegna al figlio come comportarsi (male) in macchina.

«Da allora, la situazione è peggiorata. Prima l’automobilista era una figura folkloristica. Oggi è spesso espressione di un popolo narcisista e insofferente delle regole. Con la Fondazione, dopo esserci occupati di velocità, di droga e di distrazione, il prossimo anno andremo alla base del problema: la cultura delle regole».
A proposito. Lei ha proposto di condannare per omicidio volontario chi provoca incidenti in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe.

«Se è per questo ho anche proposto di cambiare la parola “incidente” con “violenza stradale”».
Non le sembra di esagerare?

«No. Anche un bicchiere di vino altera le capacità di guida».
Boom.
«Se non ci crede può fare un test. Io l’ho fatto. Lo stato di ebbrezza è fissato sul valore di 0,50 grammi di alcol per litro di sangue. Be’, anche con valori minimi, tipo 0,20, si hanno tempi di reazione rallentati».
Vuol dire che lei non guida se beve un goccetto?

«Esatto. Ma non sono mica un proibizionista. Io amo bere il buon vino. In Italia però, come nei Paesi anglosassoni, deve imporsi la regola: “Se bevi non guidi e se guidi non bevi”. Punto. Le assicuro che funziona. Ho le prove».
Quali prove?

«Da anni realizziamo il progetto Guida con prudenza in collaborazione con la polizia stradale e con le discoteche. Aumento dei controlli e un premio: al guidatore completamente sobrio viene regalato un ingresso in discoteca».
Risultati?

«Nella zona di Rimini c’è stato il 40% in meno di decessi. L’obiettivo è culturale. Io vorrei che con l’alcol e le distrazioni si ottenesse il risultato ottenuto con il fumo».
E cioè?

«Il disdoro sociale. Come non si accetta di mangiare con accanto un fumatore e lo si prega di smettere, così si dovrebbe fare con chi guida distrattamente o dopo aver bevuto. Le regole ci sono, vanno rispettate».
Lei ha detto che ormai l’effetto benefico della patente a punti si è un po’ fermato.

«Ha ottenuto effetti positivi per i primi 11 mesi. Poi italicamente si è trovato il modo per dribblare le sanzioni: accollando i punti sui nonni e via dicendo. Purtroppo mi capita anche di vedere vigili urbani sorvolare sulla guida con telefonino».
Quanto ha investito la Fondazione in questi progetti?

«Da quando è nata circa cinquanta milioni di euro. Più di quanto abbia fatto lo Stato».
Sbaglio o le assicurazioni hanno una convenienza in questa operazione? Meno incidenti vuol dire meno costi.

«Embè? È come se lei rimproverasse l’impegno contro l’inquinamento a un’azienda che produce pannelli solari. E poi gli incidenti sono un onere mostruoso per tutto il Paese. Oltre che una tragedia in vite perse, ci costano 30 miliardi di euro l’anno. Il 2% del Pil. La nostra è una strategia di social market economy».
Che cosa sarebbe?

«Obiettivi sociali perseguiti con criteri manageriali. È la prima volta che succede con la sicurezza stradale».
Visto che lei rappresenta il mondo delle assicurazioni: anche abbassare le vostre tariffe sarebbe un bell’obiettivo sociale.

«Lo abbiamo fatto per anni».
Negli ultimi dodici mesi le assicurazioni Rc Auto sono aumentate in maniera folle. Il Codacons, il consorzio per la difesa dei diritti dei consumatori, è stato inondato di lettere: c’è chi ha subito aumenti del 40% senza aver fatto incidenti.
«Su quaranta milioni di assicurati, qualche caso incongruo ci può essere stato».
Gli aumenti sono generalizzati. Diffusissimi.
«Come lo sono stati gli sconti negli anni scorsi».
Fate cartello: nel 2009/2010 tutte le compagnie hanno aumentato i prezzi.
«La storia del “cartello” è una balla. Come quella dell’aereo che non è mai caduto sul Pentagono».
Le tariffe schizzate in blocco non sono una balla.
«Fino all’anno scorso che cosa abbiamo fatto, il cartello al contrario? Con sconti selvaggi e diffusi? In America direbbero: it’s the market, baby».
Sarà pure il mercato. Ma perché i francesi pagano meno l’assicurazione?
«In Francia la frequenza dei sinistri è la metà di quella italiana. La metà. No illusion: noi possiamo essere più efficienti, migliorare i servizi, ridurre i costi superflui, ma alla fine l’85% del costo Rc Auto sono soldi che prendiamo e ridistribuiamo per rimborsare i sinistri. Il Paese dovrebbe fare uno sforzo di sistema e chiedere: qual è il prezzo delle Rc Auto a cui voglio arrivare? E poi agire di conseguenza».
Si spieghi meglio.
«Meno incidenti e meno truffe, uguale: meno costi e prezzi minori».
Meno truffe.
«Per colpa di tre persone che portano a casa migliaia di euro per un danno inesistente, ce ne sono sette che si vedono aumentare i prezzi. Denunciare con leggerezza di aver subito il “colpo di frusta” è un malvezzo solo italico. E costa un’ira di Dio al Paese. È per questo che insistiamo da anni perché venga identificato il reato di truffa assicurativa».
Gli italiani ci provano così tanto?
«La zona grigia dei comportamenti fraudolenti si è allargata. Chi ha un incidente con danni per 500 euro, prova ad arraffarne 1.000, anche se non gli spettano. Il degrado dei costumi sociali è abbastanza diffuso».
Così sembra che voi assicuratori virtuosi siate assediati dagli assicurati sanguisughe. Invece, spesso, le truffe sono organizzate con la complicità di qualche vostro agente.
«Qualche furfante ci sarà pure. Ma se rinasco, voglio rinascere assicuratore».
Ha presente L’uomo della pioggia?
«Quella roba…».
Quel film è ispirato a una storia vera. E lì le assicurazioni imbrogliano i loro clienti.
«In Italia non mi risultano casi di assicurazioni che si siano rifiutate di assistere qualcuno. Io faccio questo lavoro da quarant’anni, ho gestito bilanci miliardari e non ho mai pensato in termini di turbocapitalismo finanziario. Anzi ho sempre pensato che il mio fosse un mestiere socialmente utile ed eticamente alto. Sono professionalmente calvinista».
Lei ha lavorato per molti gruppi: Alleanza, Toro… Come è entrato nel mondo delle assicurazioni?
«Per caso».
Come raccontano di aver cominciato tutti gli attori.
«Dopo la laurea in Giurisprudenza inviai il curriculum nelle principali aziende del Paese. Mi presero alla Sai, la compagnia assicurativa della Fiat. Mio padre non era molto convinto».
Perché?
«Contemporaneamente avevo fatto l’esame per entrare al ministero delle Finanze. Avevo passato lo scritto. Quando dissi ai miei genitori che non sarei andato all’orale, mio padre mi chiese: “Ma le assicurazioni saranno un posto sicuro?”».
Prime mansioni?
«Studente. Passai un anno a studiare. Formazione. Test. Prove interne».
Che tipo di prove?
«Stime: una volta ci chiesero di valutare il massimo danno probabile se un aereo fosse finito contro l’Empire State Building. Può immaginare come il ricordo di quella prova sia riemerso trent’anni dopo, l’11 settembre 2001».
A cena col nemico?
«Un assicuratore non può avere nemici».
Un assicuratore può avere un clan di amici?
«Sì. Io ho molti amici sparsi in tutto il mondo. Ma non sono uno da clan».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Non saprei. Continuo a pensare che chi fa un errore e non lo corregge ne commette un altro».
Filosofeggia? È vero che è un appassionato di Piero della Francesca?
«È un grande. Coniugò la razionalità della formula matematica della prospettiva con le emozioni del colore».
L’opera preferita?
«La resurrezione, si trova a San Sepolcro».
Che cosa guarda in tv?
«Film e tg».
Il film preferito?
«Pulp fiction, con quei dialoghi esilaranti».
La canzone?
«My way, cantata da Frank Sinatra».
Il libro?
«Ada o ardore di Vladimir Nabokov. L’ho letto una quarantina di volte. Molte pagine le so a memoria».
Sa quanto costa un litro di latte?
«Un euro».
Qualcosa di più. I confini dell’Afghanistan?
«Pakistan… ehm… Cina… e poi…».
Iran…
«Ah, certo. Me la dà per buona?».
Non si può. L’articolo 38 della Costituzione?
«Sono in difficoltà».
È quello sul diritto dei cittadini al mantenimento e all’assistenza.
«Mannaggia… Su queste ultime domande mi dovevo preparare meglio».

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Categorie : interviste
Commenti
proietti neris 3 dicembre 2010

Grazie sig. Salvati
Si può circolare più sicuri
Non dare neanchè la patente con facilità e……….
Più sospensioni e più ritiri
Facciamogli dare esami ogni qualvolta che vengono decurtati punti
Neris Proietti
Uno che ancora crede ai sogni

Azar Rudif 3 dicembre 2010

Sicuramente il motivo principale dei rincari assicurativi è da ricercare nell’alto numero di sinistri (buoni o falsi che siano). Ma tanti sinistri dovremmo vederli ad ogni angolo di strada, invece no!
Ne deduco che la maggior parte siano preparati a tavolino. La domanda è: perchè le assicurazioni non denunciano tali sinistri? Forse perchè tutti i snistri (buoni e falsi) vengono autorimborsati dalla assicurazioni?

Spero che la risposta non sia che le compagnie denunciano tali sinistri perchè è palesemente falso.

Ettore Putortì 27 dicembre 2010

Particolarmente interessanti le affermazioni “Anche un bicchiere di vino altera le capacità di guida” e che, sempre a proposito delle distrazioni in auto che ” scrivere un sms, rispondere al telefono. Persino una madre che si gira per controllare i propri figli perde 20 metri sui tempi di frenata. Anche accendere una sigaretta…” Riguardo al bere forse le compagnie assicurative potrebbero differenziare le tariffe tra chi beve e chi no. Riguardo al telefonare in auto mi sembra che nessuno si preoccupi di controllare e sanzionare. Anzi, la maggior parte dei guidatori pare che aspetti proprio di essere in auto per telefonare.

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