Max Giusti (Sette – novembre 2010)

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Incontro Max Giusti, 42 anni, ultimo erede della pacco-saga di Affari tuoi, nello studio romano di Radio2 da cui va in onda con SuperMax, one man show quotidiano di metà mattinata. Eccolo in azione: canta, cinguetta imitazioni, balla, mitraglia domande con voce seria, poi cambia registro e parte con lo sfottò. È decisamente più pop di Fiorello in Viva Radiodue: l’attrice Barbora Bobulova azzarda un’invettiva contro gli italiani volgarotti rimorchioni? E lui la saluta sfoggiando il suo pedigree del Trullo, quartiere periferico di Roma Sud: «A booooona». Applausi delle signore appollaiate in platea. E record di podcast scaricati. Nelle ultime settimane, Giusti ha ospitato anche qualche politico: ha fatto recitare Matteo Renzi nell’audio-sceneggiato La contessa di via Asiago, una di noi, e a Gianni Alemanno ha dedicato la parodia battistiana di E penso a te. Gli chiedo il testo. Non si trattiene e solfeggia: «C’è una buca… e penso a te. Un ingorgo… e penso a te… sono in fila sulla Cassia e penso a teeee». Quando gli ricordo le sue performance parodianti a Quelli che il calcio, Giusti mi spiega che ormai ha cambiato genere. Ma poi non resiste alla sua storia: spara un paio di battute con la voce di Malgioglio, si trasforma in Lotito e mette al top delle sue performance il confronto tv tra il suo finto Ricucci e il vero Diego Della Valle: «Caro il mio maestrino marchiciano…».
C’è qualche big della politica che si presterebbe a una bella parodia?
«Qualche anno fa provai a fare Fini».
Le celebri cravatte salmonate erano eccessive pure per te?
«Le nostre facce sono troppo diverse. Lui a punta, io larga».
L’uomo del momento da parodiare?
«Vendola. Col suo eloquio forbito, macchiato dalla esse zeppolata. E poi mi ha sempre tentato il Di Pietro arrabbiato».
Lo ha già imitato magistralmente Corrado Guzzanti: «Qui stiamo sempre a taglia’ il salame col cucchiaino».
«Corrado è il più bravo in assoluto. Il suo Rutelli/Sordi che dice: “Berlusco’, ricordati degli amici”, è insuperabile. Oh, per un comico fare certe ammissioni non è facile».
Perché?
«Uno si augura sempre che siano pochi quelli bravi. Così si sta più tranquilli con il lavoro».
Non mi pare che tu abbia problemi di lavoro. Fino all’anno scorso facevi contemporaneamente l’attore di fiction (Distretto di Polizia e Raccontami), il conduttore quotidiano preserale (Affari tuoi) e quello serale settimanale (Libero). Più qualche spettacolo teatrale.
«Anche il prossimo anno sarà bello pieno».
Perché?
«Non ho intenzione di rinunciare alla Radio. Ci sto troppo bene. Poi una volta a settimana, la sera, condurrò Attenti a quei due con Fabrizio Frizzi e in febbraio dovrei ricominciare con Affari tuoi».
O mamma. Ancora i pacchi?
«Mi sono rifiutato di riprendere a settembre perché la trasmissione aveva bisogno di una pausa. Lo sai che Simona Ventura mi sconsigliò di condurre quel format?».
Perché non hai seguito il consiglio?
«Scherzi? Affari tuoi per me è stata una svolta. In una settimana hai settanta milioni di contatti con gli italiani. Una volta ero all’aeroporto di Dubai, mi ferma un signore e mi fa: “Tu si lu chiufforte dello munne. Ti fetiamo sempre a Brisbane”. In Australia, capito?».
Ti hanno fatto firmare un foglio per cui non puoi svelare che in realtà i pacchi sono una fregatura?
«Se scoprissi che c’è qualche trucco sarei il primo ad andarmene».
La versione serale dei “pacchi” che hai condotto nel 2009 non è andata bene.
«No. Ma si sapeva».
In che senso?
«Dopo aver visto pacchi per sei giorni perché i telespettatori avrebbero dovuto desiderare pacchi anche il sabato sera?».
Dimmelo tu. E perché la Rai ha messo in onda un programma perdente?
«Perché costava poco. E garantiva un minimo di resistenza a C’è posta per te della De Filippi. Diciamo che oggi nessuno in tv ha il coraggio di rischiare».
Parli della Rai?
«Da anni si rifanno gli stessi programmi. Si va sul sicuro».
Max Giusti, direttore generale per un giorno…
«Userei il satellite, Raidue e Raitre per sperimentare come un pazzo nuove trasmissioni e nuovi format. Poi passerei il meglio su Raiuno. Mi comporterei come se la Rai fosse un’azienda. Invece tra canali quasi non ci si parla».
Tu perché hai accettato di fare quell’Affari tuoi serale sapendo che era “sbagliato”?
«Se la Rai mi chiede un sacrificio, tendo a farlo».
Anche Stasera è la tua sera è stato un sacrificio? Ha fatto flop…
«Andava contro un Santoro al top. Ma quello è stato un mio errore di valutazione. Non c’erano né i soldi né le condizioni per fare un grande show. Avrei dovuto dire: “Così non vado in onda”».
Hai pure ereditato Libero da Teo Mammucari.
«Quello non lo dovevo proprio fare. Perché lì serviva cattiveria. E io non sono cattivo».
Mi sembra di sentire Bonolis. Qualche settimana fa, ha raccontato a Sette dei programmi che preferirebbe non fare. Ma alla fine va in onda.
«Marano mi disse: “Dammi una mano. Fammi Libero”. Ho rifiutato per tre giorni. Poi ho ceduto».
Perché?
«Perché me lo ha chiesto da uomo a uomo. Mi sono sentito lusingato dal fatto che la Rai mi chiedesse aiuto. Io non ho mega-manager o politici che mi proteggono. Sono entrato nella tv di Stato dalla porta di servizio. A Quelli che il calcio facevo la parodia di Gaucci una domenica sì e l’altra no, perché se no Crozza si innervosiva».
Come, scusa?
«Crozza era il titolare. Marcava il territorio, giustamente. Io comunque ho fatto collegamenti dagli stadi truccandomi nei cessi, rischiando le botte dei tifosi, con le battute che venivano interrotte dall’altoparlante… Sono passati otto anni prima che si venisse a sapere che dietro quei Gaucci, Lotito e Ricucci c’era il nome Max Giusti».
È vero che il regista teatrale Pietro Garinei un giorno chiamò Simona Ventura per dirle che doveva ricordare il tuo nome in diretta?
«Sì. Ma a Simona devo comunque molto. Detto questo, Marano è l’unico direttore che mi abbia mai risposto al telefono. Ti pare che se mi chiede un sacrificio gli dico di no?».
Marano, il leghismo in Rai…
«Io lo chiamo “polentone” e lui mi dà del “terrone”. Ma lo sai che Marano da giovanissimo era vicino a Lotta Continua?».
Sicuro? Tu sei di sinistra?
«Sì, sì. Con quello che guadagno e pago in tasse mi converrebbe essere berlusconiano. Ma a evadere non ci dormirei la notte e ho un’idea chiara sulla giustizia sociale. Se avessi un carattere da fijo de ’na… farei come molti colleghi».
Ci sono molti evasori nello showbusiness?
«Troppi. In Italia abbiamo pure gli atleti che si avvolgono nel tricolore e poi hanno la residenza a Montecarlo o a Londra».
Sei di sinistra ma hai fatto serate sia per i Ds sia per Forza Italia.
«Per i Ds gratis. Per Forza Italia a pagamento. Erano centristi, mi sembrava fattibile. Invece rifiutai molti soldi che An mi offrì per una crociera di partito. Con loro non ce l’ho fatta».
Hai mai fatto politica?
«Urlavo slogan soft: “Craxi, sei come un ravanello, rosso fuori, bianco nel cervello”».
Hai sempre voluto fare il comico o l’attore?
«No. Mio padre era metalmeccanico. Poi aprì un negozio di mobili e io lo aiutavo a scaricare. Facevo motocross».
La tua prima esibizione?
«In un locale romano per dilettanti. Per gioco. Dopo avermi visto mi presero nel cast. Mio padre non era felicissimo».
In tv come ci sei arrivato?
«La prima apparizione è a Stasera mi butto nel 1991. Da lì sono cominciati nove anni in cui ho battuto i locali di tutta Italia. La svolta arrivò con Cocktail d’amore. Mi scelse Marco Giusti. In quel momento arrivò anche una provvidenziale proposta da parte della Gialappa’s Band».
Perché provvidenziale?
«La Rai, temendo che passassi a Mediaset, mi fece il primo contratto vero».
Su Mediaset ci sei finito comunque con Distretto di polizia.
«Il produttore Valsecchi mi vide nel film La fiamma sul ghiaccio e mi propose una parte nella fiction. Il primo anno ero un cane. Il secondo è andato meglio. Sai che cosa ho scoperto?».
Che cosa?
«Che nelle fiction i registi non contano quasi mai. Gli attori fanno come gli pare. Si ridisegnano i personaggi. E non puoi andare in bagno un minuto che ti fregano le battute».
Un bel quadretto.
«È così. Torni dal gabinetto e ti hanno ridotto le scene. Io ero abituato con la regia dei musical di Pietro Garinei, un maestro galantuomo: non potevi sgarrare di una virgola sul ruolo assegnato. Nella fiction, invece…».
A cena col nemico?
«Berlusconi. Pare sia un incredibile affabulatore. Sono sicuro che mi sarebbe simpatico».
Hai un clan di amici?
«Quelli di sempre: Tito che fa il cornettaio, Roberto detto il macellaretto, perché vende carni, e Stefano, con cui gestisco un circolo di tennis».
La scelta che ti ha cambiato la vita?
«Sposare mia moglie Benedetta. Se non l’avessi incontrata sette anni fa, oggi starei ancora in giro per discoteche a fare il cazzone su un Suv».
Che cosa guardi in tv?
«Molti film sul satellite».
Chi sono i migliori della tv italiana?
«Floris e Gabanelli. Poi Santoro e Frizzi».
Credo che sia la prima volta che Frizzi finisce nella stessa frase con gli altri tre.
«Frizzi, dopo un periodo sfortunato, è rinato. È la persona più corretta che io abbia mai incontrato in tv».
Il film preferito?
«La grande guerra di Mario Monicelli. Con Sordi che spara la prima parolaccia della storia del cinema italiano: “Semo l’anima de li mortacci tua”».
La canzone?
«La leva calcistica del ’68, di Francesco De Gregori».
Il libro?
«Leggo molta saggistica e pochi romanzi. L’ultimo me l’ha consigliato mia moglie: Mille splendidi soli di Khaled Hosseini. Ho pianto parecchio».
Sai che cos’è Twitter?
«Una roba che usano i giovani per scrivere su Internet».
E Facebook?
«Una roba per divorziati in cerca di riscossa?».
www.vittoriozincone.it
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Categorie : interviste
Commenti
antonio 4 dicembre 2010

ti ascolto alla radio in macchina mentre lavoro ,mi rendi la giornata solare ,vivi a verona ma sono romano come te anche se sono un tuo cugino (sportivamente parlando) ti ringrazio per la tua grande umanità e semplicità ,rimani cosi. auguri per la nascita.ciao

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