Antonella Clerici (Sette – settembre 2010)

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Da qualche giorno è tornata a piroettare tra i fornelli di Raiuno a ora di pranzo con La prova del cuoco. E ha pure ricominciato ad ammaestrare giovani ugole in prima serata (Ti lascio una canzone). Antonella Clerici, 46 anni, conduttrice, è l’emblema dell’ultra pop in tv. Spesso stroncata dalla critica, ma amata dal pubblico, lo scorso anno con Sanremo ha sbancato le curve dell’audience.
La incontro nel suo camerino, a Roma: un trionfo di grembiuloni da cucina sgargianti e stivaloni con tacchi da trampoliere. Qualche fan insiste per fare una foto. Lei si concede. Poi rivolta a me: «Glielo dico subito. Di geografia non so nulla». Dopo due ore che stiamo parlando, le chiedo: «Contenta del fatto che non le ho ancora domandato nulla sulla sua leggendaria gaffe? Il celebre “Io senza c… non posso stare”?». Replica: «Dio sia lodato».
Ha un aspetto burroso, ma ha sempre difeso i suoi spazi catodici con grinta mannara. Nei corridoi di viale Mazzini ancora si ricordano i suoi duelli velenosi con Mara Venier durante un’edizione di Domenica In. Elisa Isoardi, che le aveva momentaneamente scippato La prova del cuoco, si è dovuta arrendere ed è stata dirottata su Linea verde. Clerici è un morbido caterpillar. L’ultima polemica che la riguarda è quella sul suo contratto. Partiamo da qui.
Il suo stipendio è stato contestato persino nel Cda della Rai.
«Le pare normale uno sputtanamento tale?».
Trattandosi di milioni di euro, un po’ sì. Lei ha insistito per passare da 1,8 a 2 milioni.
«Queste cifre sembrano una mostruosità a chi fa un lavoro normale. Capisco pure che un impiegato pensi “guarda ’sta stronza che si lamenta”, ma…».
Ma…?
«I colleghi di pari grado a Mediaset arrivano tranquillamente a molti milioni l’anno».
Si è detto: perché dare a Clerici tutti quei soldi, quando Isoardi che è pagata un decimo faceva gli stessi ascolti?
«Lo dicono i disinformati. Isoardi ha realizzato meno share rispetto alla mia ultima conduzione e faceva entrare meno pubblicità».
Sicura?
«Chi non ci crede chiami la Sipra, la concessionaria della pubblicità Rai, e chieda quante telepromozioni in più gli procuro io».
Dopo la conduzione di un Sanremo con ascolti bulgari, che senso ha rifare La prova del cuoco? Non è una diminutio?
«Volevo essere io a decidere quando chiudere il cerchio. Quella trasmissione l’ho fatta nascere io. E poi c’è una questione di principio: volevo dimostrare che si può fare un figlio senza perdere il lavoro».
Circola una malignità: lei è voluta rientrare perché La prova del cuoco garantisce introiti paralleli, con eventi di aziende, sponsor…
«Non ho tempo per quella roba. All’ultimo evento ho partecipato quattro anni fa».
Mentre lei non c’era, il gourmet Beppe Bigazzi è stato cacciato da La prova del cuoco.
«Per colpa di una bigazzata».
Ha dato la ricetta per cucinare un gatto in umido, in diretta.
«Io gli avrei dato un calcio sugli stinchi e avrei mandato la pubblicità. Sarebbe finita lì. Ero abituata a parare i suoi colpi. Ora ho provato a farlo tornare. Ma la Rai non lo ha voluto».
La tv di Stato perbenista.
«C’è un po’ di ipocrisia».
La Rai ha cancellato Morgan dal suo Sanremo, per colpa di alcune affermazioni sulla cocaina.
«Ho provato a salvare anche lui. Se si pensa alla storia del parlamentare che faceva festini con coca mentre la moglie era incinta…».
Ora è toccato a Belen. Ha confessato di aver fatto uso di cocaina e la sua partecipazione a Sanremo ha cominciato a traballare.
«Demagogia. Lei è la donna del momento».
Lo dice perché avete lo stesso agente.
«Canta, balla… porta sponsor».
Il suo Sanremo. Ascolti record, critica spietata.
«Qualche critico si è ricreduto».
Aldo Grasso, del Corriere, scrisse che era goffa e che non faceva allegria.
«Ogni tanto le sue critiche le trovo pure azzeccate. Ma non posso piacere a tutti».
Quale trasmissione non condurrebbe mai?
«Non amo quelle dove si strilla».
Tipo… Uomini e donne?
«Stimo Maria De Filippi, è un’amica. Ma quel programma non mi piace. Non lo farei. Idem per i contenitori con tette, culi, secchioni e dibattiti sui peli pubici. Mi danno fastidio».
Che cosa non farebbe mai vedere a sua figlia?
«I format in cui si insegna che si può avere tutto e subito».
Eros Ramazzotti ha detto che a sua figlia non farebbe mai vedere Ti lascio una canzone, coi bimbi cantanti/fenomeni a caccia di successo.
«Ma allora nemmeno lo Zecchino d’oro? Io faccio di tutto per tutelare i ragazzini. Quando vedo che qualcuno ha troppe pressioni familiari, parlo pure coi genitori. O la prendono come una festa o sono fuori. Dei miei programmi controllo tutto. Ogni particolare. Faccio questo mestiere da venticinque anni. Sempre senza padrini o spinte politiche».
Dicono tutti così.
«La mia storia in tv lo conferma».
Ha sempre voluto fare tv?
«No. Vengo da una famiglia modesta di Legnano. I miei avevano un colorificio. A 18 anni mi trasferii a Milano per studiare Legge».
La tv?
«Il sabato facevo volontariato in un ospizio. Un’amica mi chiese se volevo realizzare un servizio sugli anziani per Telereporter, una tv locale, e così…».
Quanto è rimasta a Telereporter?
«Tre anni circa. Interviste, inchieste, facevo pure l’annunciatrice preparandomi da sola i testi. Il professor Mariconda, di cui seguivo il corso per entrare in magistratura, mi disse: “In tv è brava, perché vuole fare il magistrato?”».
Quando sbarca in Rai?
«Nel 1989. Mi chiamò Gianni Vasino. Voleva che realizzassi qualche servizio per Oggi sport. Rifiutai. Gli dissi che volevo condurre. Dopo due mesi mi chiamò e mi affidò la conduzione. Poi venni convocata da Mentana…».
Enrico Mentana?
«Sì. Mi affidò Dribbling, sempre su Raidue».
La Raidue del Psi. Lei una volta ha fatto una difesa temeraria della Milano da bere craxiana.
«Quella Milano era divertente. Molte cose non andavano, ma almeno c’era un politico che decideva».
Confessi: entrò in Rai in quota socialista?
«Macché. Ero provincialotta. Quando arrivai a Roma non sapevo nemmeno dove fosse via Teulada, la sede Rai. Mi venne a prendere Mentana in motorino».
Come era il Mentana primi anni Novanta?
«Smartissimo. Già di un’altra categoria».
Nel 1999 viene mandata via dalla Rai.
«Quell’anno dovevo condurre Domenica In. Lo stavo per annunciare io stessa sul palco di Cannes, alla presentazione dei palinsesti. Mi si avvicinò il direttore di Raiuno Agostino Saccà e mi disse di desistere, perché c’era stato un intoppo. Lo interpretai come un segnale: mi avevano tagliata».
Passò a Mediaset.
«Mi chiamò Giorgio Gori e mi affidò una co-conduzione con Maria Teresa Ruta».
Si chiamava A tu per tu. Fu un vero flop. Quando tornò in Rai?
«Nel 2000 proprio con La prova del cuoco. Me la propose Marco Bassetti, boss di Endemol. Mi disse: “È una cosa piccola, ma va bene per ricominciare”. Quella cosa piccola l’ho cresciuta per otto anni».
E nel 2008 gliel’hanno strappata.
«Negli accordi col direttore di Rai-uno Fabrizio Del Noce sarei dovuta tornare in onda dopo la gravidanza, nel settembre 2009».
Al posto suo andò Elisa Isoardi.
«Mi veniva da piangere».
Fiorello, durante uno spettacolo, la invitò a lanciare una pernacchia a Elisa Isoardi.
«In Rai mi guardavano come una dead woman walking. Mi davano per finita».
Invece si risollevò con la prima edizione di Ti lascio una canzone (2009).
«Già, ma poi ho floppato con Tutti pazzi per la tele e di nuovo ho visto il vuoto intorno a me. Per fortuna ho azzeccato Sanremo. Dopo quel successo ho chiesto a Mauro Mazza, nuovo direttore di Raiuno, di tornare a La prova».
Detto, fatto. Che cosa guarda in tv?
«Ho un decoder piratato con cui guardo di tutto. Mi piace molto la tv francese. Lo sport lo seguo su Sky».
Come… lei si è occupata per anni di sport in Rai.
«Ci danno una pista! Sono vent’anni avanti. Anche i palinsesti sono fatti meglio. Capisco che fare un’unica trasmissione dalle 21.30 a mezzanotte riduce i costi, ma insomma… È evidente che il futuro è il modello Sky».
Una trasmissione che avrebbe voluto condurre?
«Anima mia al posto di Fabio Fazio».
Quella con cui vorrebbe concludere la carriera?
«Una roba come Harem, che era condotta da Catherine Spaak. Sarebbe un ritorno alle origini giornalistiche».
A cena col nemico?
«Con Del Noce. Lo rivedrei volentieri per dirgli “quel che è stato è stato”…».
Ha un clan di amici?
«Una su tutti: Caterina, fa la manager».
La scelta che le ha cambiato la vita?
«Scegliere Eddy come compagno di vita… culture diverse, età diverse».
Del vostro rapporto lei parla con fatalismo.
«Eddy è giovane e bello. Ci sta che tra una decina di anni lui si possa trovare un’altra».
Avete una figlia insieme: Maelle. Lei l’ha partorita a 44 anni. Tardino.
«Ho fatto due anni di cure per averla: prove, ormoni… Su quella gravidanza ho scritto un libro, Aspettando te (Rizzoli). Ho raccontato cose davvero intime».
Per esempio?
«Che mentre ero incinta Eddy se n’è andato».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Ne faccio tanti. E mi assolvo facilmente».
Il libro preferito?
«Le affinità elettive, di Goethe».
Il film?
«Jerry Maguire con Tom Cruise. Una cretinata, ma carina».
La canzone?
«Mi ritorni in mente di Lucio Battisti».
Sa quanto costa un litro di latte?
«Un euro e mezzo, credo».
I confini di Israele?
«Non li so. Giordania?».
Sa che cos’è Twitter?
«Una roba tipo Facebook?».
Lei ha un profilo su Facebook?
«No. Non ci penso proprio».
Perché?
«È roba per broccolare».
Brocco… che?
«…rimorchiare, trovar fidanzati. Se avessi vent’anni starei tutto il giorno su Facebook. Ma dopo i quaranta mi pare patetico».

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Categorie : interviste
Commenti
akio 17 settembre 2010

ma quante parolacce dice la clerici quando parla con un giornalista? boh e pure mah. grande vittorio, ci faccio un bel post con questa bella intervista. ciao da Akio

akio 18 settembre 2010

Vittorio Zincone intervista Antonella Clerici (su Sette) il lancio sul twitter d carotelevip
http://twitter.com/carotelevip/status/24789594422

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