Isabella Ragonese (Sette – giugno 2010)

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Isabella Ragonese, attrice palermitana, fa cinema da soli quattro anni, ma ha già girato una decina di film: è stata emigrante/ribelle nel Nuovo Mondo di Crialese, filosofa/precaria in Tutta la vita davanti di Virzì e criptolesbica in Viola di mare di Maiorca. Marco Müller, direttore della “Mostra” di Venezia, l’ha definita la più grande promessa del cinema italiano. E il regista hollywoodiano Paul Haggis ha espresso il desiderio di averla in un suo cast.
Le do appuntamento in via del Corso, a Roma. Piove. Isabella arriva zuppa. Mi saluta con un improperio scherzoso e mi annuncia che ha vinto il Nastro d’Argento con la sua interpretazione nel film La nostra vita, di Luchetti. Mentre parliamo alterna racconti esilaranti sulle proprie gaffes a citazioni che non ti aspetti da una ventinovenne: «Libertà è partecipazione». Gaber dixit.
A proposito di partecipazione, Ragonese il 2 luglio andrà in scena all’Accademia della danza di Roma con lo spettacolo Libere, scritto da Cristina Comencini e diretto dalla sorella Francesca. Tema: il corpo delle donne. Visto che Giovanna Mezzogiorno, proprio su Sette, qualche settimana fa, sparò il suo anatema contro le colleghe troppo “spogliate” («Nessuno vi obbliga a conciarvi così»), coinvolgo Isabella nella querelle. Lei prima scherza sul fatto che generalmente gli intervistatori non notano quanto sia bella (ciechi?), e poi attacca: «La minigonna che portava mia madre negli anni Settanta voleva dire “mi vesto come mi pare”. Le minigonne con perizoma in vista di oggi sembrano inevitabili proposte sessuali. Non c’è libertà».
Giovanna Mezzogiorno sostiene il contrario. Dice che le donne aderiscono a un modello per scelta.
«Non credo che sia così».
Tu non vai in giro scosciatissima.
«Io, come la Mezzogiorno, ho frequentato delle buone scuole. Giovanna si dovrebbe rendere conto che siamo delle privilegiate. Trovo snob dire che se le ragazze fanno certe scelte sono cavoli loro. A me interessa che non diventi dominante il modello della ragazzina che si rifà il seno a diciott’anni e le labbra a venti. Senza scadere nello stereotipo della femminista che non si rade, mi piacerebbe che uomini e donne parlassero insieme della loro dignità».
Anche l’uomo ha un problema di immagine?
«Sì. Se per la donna ci sono le veline, per gli uomini ci sono i “costantini” o, in alternativa, i super nerd. Parlo di modelli giovanili in tv: o sei un macho che si ritocca le sopracciglia o sei un presunto genio, che sa fare due per due e sbava rintontito davanti al primo seno gonfio. Nella Pupa e il Secchione…».
Hai seguito La Pupa e il Secchione?
«Dovrei dire di no perché fa più intellettuale?».
No, ma ti immaginavo con gusti più…
«Io guardo tutto. Sono cresciuta col mito del Drive In e delle Cicale di Heather Parisi».
Era meglio la tv anni Ottanta di quella di oggi?
«Be’, rispetto ad allora, la tv generalista ha smesso di essere una finestra sul mondo ed è diventata un microscopio sul proprio ombelico: in tv si parla troppo di chi sta in tv».
Come si resiste all’avanzata delle veline e dei “costantini”?
«Non si resiste. Probabilmente dovremo toccare il fondo. Per poi ripartire».
Da dove?
«Dalla scuola, per esempio. Lì si costruiscono modelli e senso civico. Per questo i tagli della Gelmini sono una catastrofe. Anche noi attori dovremmo occuparcene».
Attori e registi ora lottano contro i tagli al Fus, il fondo per lo spettacolo.
«Protesta sacrosanta, ma un po’ corporativa. Mi avrebbe fatto piacere vedere qualche attore in mutande sul cavalcavia della Flaminia, al fianco delle maestre che manifestavano per salvare una scuola elementare».
Parli da politica. Pensi a una candidatura?
«No. Anche se non considero la politica una parolaccia».
Un politico per cui faresti campagna elettorale?
«L’unico che mi sembra proporre un’alternativa concreta è Vendola».
Una donna?
«Anna Finocchiaro. Ma per le donne c’è poco spazio».
Sei favorevole alle quote rosa?
«Un anno fa ti avrei detto no. Oggi dico sì. Le donne sono maggioranza nel Paese, sono più colte, più laureate. È assurdo che siano così sottorappresentate. Devono anche smettere di invidiarsi a vicenda».
Lo fanno?
«Sì. Ne ha parlato qualche giorno fa a un convegno Susanna Camusso…».
La leader cigiellina.
«È bravissima. Ha fatto pure un elogio meraviglioso della lentezza».
Lo condividi?
«Nell’Italia del tutto e subito, delle scorciatoie e degli aiutini, io inviterei tutti a riflettere su quanto sia più bello conquistare i traguardi da soli e con calma».
Parli anche del tuo lavoro?
«Arrivare alla notorietà col Grande fratello quanta soddisfazione ti può dare? Poca. E quanto durerà quella notorietà? Poco».
Tu sei arrivata alla notorietà dopo anni di teatro. Mi racconti come hai cominciato?
«Al liceo. La professoressa di greco mi consigliò un laboratorio teatrale pomeridiano».
Eri un’istriona super estrosa?
«Al contrario. Ho avuto un’adolescenza solitaria. Stavo zitta e ascoltavo. Allo spettacolo finale del primo anno ebbi una parte con una sola parola: “Pietre”. Riuscii comunque a emozionarmi. Ero scarsissima».
Qual è il momento in cui la recitazione diventa il tuo mestiere?
«Direi con Tutta la vita davanti di Virzì. Anche se da quando avevo quattordici anni non ho mai smesso di fare teatro. Ho studiato nella scuola Teatès di Michele Perriera. Dopo il diploma, facevo l’attrice e contemporaneamente studiavo filosofia. C’è stato il periodo dei laboratori, per cui mi aggrappavo a chiunque venisse a Palermo…».
Di chi parli?
«Di Carlo Cecchi, di Dario Manfredini, di Pina Bausch…».
La coreografa. Balli?
«Be’, sì. Nel prossimo film di Silvio Muccino interpreto proprio una ballerina».
Torniamo agli esordi. I primi soldi guadagnati?
«Durante la “primavera palermitana”. Facevo laboratori teatrali nelle cooperative di ex tossicodipendenti. Poi ho cominciato a scrivere i miei spettacoli e a portarli in tournée».
Prima di Tutta la vita davanti hai recitato in Nuovo mondo. Come ti scelsero?
«Crialese fece il provino praticamente a tutti i siciliani. Passata la prova in dialetto, si andava a parlare con lui. Una figuraccia».
Racconta.
«Mi chiese come mi sarei preparata per interpretare una contadina di inizio Novecento. Io assunsi un’aria professionale e dissi: “Mi fanno ridere quelli che si trasferiscono mesi in campagna a zappare la terra. Meglio pescare dentro di me, come fanno i bambini che giocano ai pompieri senza conoscere la vita dei vigili del fuoco”. E lui: “Interessante. Io ho appena mandato il protagonista a farsi le ossa sui campi”».
Ti prese comunque.
«Sì. Anche se all’inizio feci una piccola resistenza».
Perché?
«Dovevamo girare in Argentina. E io ho paura di volare. Allora dissi a Crialese che sarebbe stato meglio se avessi fatto il viaggio in nave. Per capire le sofferenze dell’emigrante».
Ci cascò?
«No».
Virzì?
«Un suo assistente venne per caso a vedere uno spettacolo a Cascina e mi propose di fare il provino».
Come andò?
«Paolo mi diceva che ero poco moderna. Mi fece provare pure delle scene con la parrucca rasta. Alla fine ero indecisa se accettare».
Per ripicca?
«Macché. In quel periodo dovevo cominciare uno spettacolo teatrale da protagonista per la Biennale di Venezia. Quando rinunciai per fare il cinema con Virzì, mi diedero della venduta. Mi trattarono come se avessi firmato un contratto da “letterina” con Gerry Scotti. A quelli del teatro il cinema fa orrore».
A molti del cinema fa orrore la fiction tv. Tu l’hai rifiutata spesso.
«Come spettatrice e come attrice. Da spettatrice le fiction mi annoiano. Perché ogni dieci minuti c’è qualcuno che fa il riassunto di quel che è successo. È anticinematografico. Da attrice, invece, non credo che riuscirei a fare un buon lavoro con quei tempi forsennati di recitazione».
Detto ciò, stai girando un episodio di Montalbano, con Zingaretti. È una fiction.
«È l’eccezione. Di Montalbano sono una fan da sempre».
Sei un’attrice viziata?
«Zero. Sono abituata a guidare il furgone delle mie tournée e a montarmi le scene da sola. Le costumiste dei film si stupiscono perché rimetto i vestiti sulle grucce, invece di buttarli per terra come molti colleghi».
Gli attori italiani sono viziati?
«Non direi. La Francia coccola molto di più i suoi talenti. A Cannes, nella hall del Majestic c’erano le gigantografie di giovani sconosciuti. Da noi sarebbe impensabile. Invece di celebrare la Palma d’Oro vinta da Elio Germano, qui si pensa ancora a festeggiare i 50 anni della Dolce vita».
Con Elio Germano hai fatto due film…
«Se potessi lavorerei sempre con lui. È uno che ti aiuta. Ci sono attori che pensano solo alla propria battuta. Lui invece ti ascolta, non fa sentire la recitazione. Fa succedere le cose. E così ti lasci andare».
Con quale regista vorresti girare un film: Moretti o Garrone?
«Garrone è il mio preferito. Di Moretti so a memoria tutti i film. Li vorrei in coppia».
Con Bellocchio o con Sorrentino?
«Con Bellocchio. Nei film di Sorrentino per ora non ho visto ruoli femminili così desiderabili».
Sul set. In coppia con Filippo Timi o con Riccardo Scamarcio?
«Con Timi. Anche se recitare con lui è tosta: è troppo bravo».
Il duetto ideale?
«Con Xavier Bardem. Bravo e fico».
Dovendo scegliere una collega: Isabella Ferrari o Alba Rohrwacher?
«Alba, che è proprio una mia amica».
Hai un clan di amici fuori dallo showbusiness?
«Sì. Due: Luigi che fa l’attore nel sociale e Lilli che è psicologa a Bologna».
Sai quanto costa un pacco di pasta?
«Un euro».
Fai la spesa?
«Certo. Pensi che io abbia una domestica?».
Quali sono i confini dell’Argentina?
«Cile, Brasile, Bolivia, Paraguay…».
Quanti anni ha la costituzione?
«Sessantadue. È del ’48, no?».
Sai che cos’è Twitter?
«Una chat?».
Non proprio, è un sito di microblogging. Hai un profilo su Facebook?
«No. La comunicazione on line mi pare un po’ nevrotica. E poi che senso ha uno strumento che ti mette in contatto con dei compagni di classe di cui ti sei liberata a fatica?».
 www.vittoriozincone.it
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Categorie : interviste
Commenti
luzzi bruno 7 luglio 2010

bellissima intervista.molto preparato e bravo zincone. potresti rimediarmi una foto con il suo autografo mi piace troppo.

vz 8 luglio 2010

@bruno:
Una foto di Isabella autografata? Provo a chiederglielo. Se mi dà un indirizzo poi gliela faccio spedire.
grazie per i complimenti

Alberto Vallarin 29 agosto 2010

Gentile Zincone, la prego di sorvolare sul ritardo con cui scrivo in questo bellissimo sito ma, poichè trovo veramente bellissima questa intervista e trovo veramente bravissima Isabella Ragonese le chiedo se non potrebbe, per caso, far avere una foto autografata anche a me. Aspettando eventuali sue nuove mi congratulo per il suo modo e la sua bravura nell’intervistare i diversi personaggi che incontra!

vz 2 settembre 2010

@alberto: grazie Alberto. Per la foto non credo di poter fare molto. Ma se mi capita di risentire Isabella ti farò sapere.

paolo passarin 26 novembre 2010

Intervista interessante; oltre ad essere una promettente attrice ricca di charme, s’ evidenzia a mio parere anche un’inaspettata personalità:
-” mi da l’idea di un mix di tradizione e valori morali da una parte e voglia di trasgredire e sognare dall’altra; mai banale e sempre ponderata nelle proprie scelte, dove la ragione prevale quasi sempre sull’istinto. Ottimo utilizzo dei sensi, con una naturale preferenza per il gusto e soprattutto l’olfatto (cosi’ almeno me la immagino). Spero che la fama ed il successo non la cambino più di tanto.

Federico L. 16 maggio 2011

Bella intervista, ma com’è possibile scrivere ad Isabella, a che indirizzo?

Valeria 18 settembre 2012

Salve, è possibile incontrarla? È coaì bella ed interessante…mi piacerebbe chiacchierarci!

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