Marylin Fusco (Sette – giugno 2010)

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I genitori le diedero il nome della bomba sexy dei Fifties, ma lei aspira alla perfezione stilistica di Audrey Hepburn. Per certe espressioni sembra una sosia del ministro Mara Carfagna, ma milita nel partito più lontano da Silvio Berlusconi, e cioè l’Italia dei Valori. Marylin Fusco, 37 anni, neo vice-presidente della Regione Liguria, pasionaria dipietrista, entra nel suo ufficio fresco di ristrutturazione con passo svelto. Tailleur nero e capelli corvini. Saluta l’assistente appena assunta e sistema la pianta gigantesca che le hanno regalato le sue amiche del cuore. Ride molto, anche di se stessa. Ha un forte accento ligure, una adesione coriacea alla linea del partito e una propensione a non straparlare.
Dietro alla scrivania, accanto alla foto spaesata del presidente Napolitano, ha piazzato un minimosaico che riproduce il viso di Marilyn Monroe. Le faccio notare che lei ha una “y” al posto sbagliato: Marylin, invece di Marilyn. Mi spiazza: «Il modo corretto di scriverlo è il mio».
Essendo giovane e bella, i più maligni, anche all’interno del suo stesso partito, hanno indicato Fusco come l’approdo dipietrista all’edonismo berlusconiano. Lei replica srotolando i dati sulle preferenze conquistate. Elezione dopo elezione. Un esempio: alle Europee del 2009 ne ha prese più di ottomila, anche grazie a uno stratagemma. Una specie di reality show politico: una webcam la seguiva durante tutte le attività della campagna elettorale. Lo slogan, ovviamente, era “trasparenza, trasparenza, trasparenza”. Ora che ha raggiunto un ruolo istituzionale importante, le chiedo di mantenere la glasnost promessa.
Lo sa che sul sito della Regione Liguria non si trovano gli stipendi dei dirigenti? Eppure sono annunciati!
«Provvederemo a risolvere il problema».
Intanto potrebbe dire quanto guadagna lei.
«Ma lo sa che non lo so? Non è ancora arrivata la prima busta paga».
Sono molti soldi. Lei è assessore e consigliere.
«Gli stipendi non sono cumulabili».
Ma i ruoli sì. Non sarebbe meglio distinguere chi legifera da chi governa? Anche a livello nazionale c’è questo problema.
«Mi sembra prioritario il contenimento dei costi. E il cumulo di incarichi fa risparmiare».
Lei è anche consigliere comunale.
«Ma ho rinunciato ai gettoni/rimborso. Considero il mio mestiere un servizio. E sono diretta. Mi piace che mi si dicano le cose in faccia».
Cose in faccia. Lei è fidanzata con il responsabile regionale del partito, Giovanni Paladini.
«E che male c’è? Due politici cattolici che stanno insieme e che presto si sposeranno fanno più notizia di quelli che frequentano le escort?».
Pancho Pardi dell’Idv ha scritto un documento contro il familismo. Ce l’aveva anche con lei.
«Ma se nemmeno sono sposata, eheh… Senta, io ho fatto un cammino lungo. Dato che non hanno nulla da eccepire sul mio lavoro, si occupano dei miei affari privati».
Giovane e bella. Nell’Italia delle veline.
«Ancora con l’equazione bella uguale oca? Nel 2010? A parte che ormai uomini e donne riescono ad avere tutti un aspetto gradevole, ma insomma…».
Un dirigente dipietrista ha protestato contro la deriva da “partito della gnocca”.
«Un’uscita infelice. Quel dirigente avrebbe voluto il posto in lista che è stato dato a Maruska Piredda».
Altra belloccia. Piredda è stata catapultata in Liguria da fuori.
«Vogliamo fare le discriminazioni al contrario?».
Di Pietro ha difeso le vostre candidature.
«Certo. È stato lui, durante l’ultimo congresso dell’Italia dei Valori, a chiedere più giovani e più donne nelle liste. Ho dei dubbi sul fatto che mi abbiano votato perché sono bella».
Sicura?
«L’avvenenza può essere uno svantaggio. Faccio politica da dieci anni. Piantiamola coi pregiudizi».
L’improvviso ingresso in politica di belle donne è un dato di fatto. Colpa di Berlusconi?
«Colpa di chi mette le belle ragazze nelle liste bloccate. Non è il mio caso. Io ho sempre conquistato i miei voti».
Sta dicendo che le ragazze del Pdl sono veline e quelle dell’Idv no?
«Non ho detto questo. La nostra Piredda è stata eletta in un listino bloccato. Ma prima  di appiccicare l’etichetta con la “v” scarlatta di “velina”, si aspetti di vedere se una bella donna lavora bene o no. Chiedo che ci vengano date pari opportunità».
Pari Opportunità. Mara Carfagna…
«Lo so, mi dicono tutti che ci assomigliamo».
Abbastanza.
«Eheh. Carfagna si sta impegnando molto».
Lei è favorevole o contraria alle unioni di fatto?
«Da cattolica, sono per i matrimoni tradizionali. Sui diritti delle coppie gay mi sto facendo ora un’idea».
Con il ministro Carfagna lei condivide un look un po’ castigato.
«Castigato? Ma no. Il mio mito è Audrey Hepburn, un’icona di stile insuperabile».
Fusco, la Hepburn della politica.
«In realtà mi hanno soprannominata il “ciclone”».
Per la sensualità?
«No, per l’irruenza politica. Guardi, niente è così lontano da me quanto quelle ragazze che esibiscono tanta carne per strada».
È un po’ bigotta?
«No, mi danno fastidio. Anche perché nessuno le costringe».
Qualche settimana fa, su Sette, l’attrice Giovanna Mezzogiorno ha detto le stesse cose.
«È grazie alle signorine che girano mezze nude, che veniamo scambiate tutte per veline».
Lei non si è mai avvicinata al mondo dello spettacolo?
«No. Alle elementari recitavo, come tutti i bambini. E poi ho fatto otto anni di danza».
Aspirante ballerina?
«In realtà mi aveva iscritta mia madre: la danza classica dà disciplina».
Mi racconta la sua infanzia?
«Sono nata e cresciuta a Borgio Verezzi, in provincia di Savona. Mamma casalinga e papà operaio. Tanta vita di parrocchia. Per molti anni ho militato nell’Azione Cattolica. Volontariato. Assistenza agli anziani. Poi d’estate lavoravo in un albergo gestito da suore».
Tutta vita!
«Il divertimento non è stato una costante dei miei primi anni. Ho frequentato pure un liceo classico durissimo ad Albenga. A diciott’anni, però, mi sono trasferita a Genova con delle amiche, per studiare. Lì ho acquisito un po’ di libertà».
Università?
«Giurisprudenza. Con tesi sulla prostituzione minorile».
Da cattolica esperta di abusi sui minori come giudica l’annus horribilis della Chiesa.
«Anche i preti sono esseri umani e devono essere giudicati come tali. Abito talare o no, è la magistratura a giudicare chi è colpevole».
Quando ha cominciato a fare politica?
«Nel 2000. Il giorno in cui ho fatto il primo colloquio come consulente giuridica dei “gruppi” in Regione, avevo un altro incontro per entrare in un’azienda telefonica come manager. Scelsi la politica».
Il primo incarico?
«Aiutare i consiglieri nella redazione delle proposte di legge regionale. Pian piano, poi, sono entrata in contatto con i militanti».
Di quale partito?
«L’Asinello-Rinnovamento Italiano».
E nell’Italia dei Valori come ci è finita?
«Nel 2007 ero stata eletta con l’Ulivo in consiglio comunale. Sono stata pure coordinatrice cittadina del Pd a Genova. Credevo nel progetto veltroniano. Ma poi mi sono accorta che stentava a concretizzarsi. Nel 2008 ho incontrato Di Pietro…».
E ha zompato il fosso.
«Non esageriamo. Mi riconoscevo di più nel rapporto che l’Idv ha coi cittadini. Io sono sempre stata per il rispetto della legalità e per la moderazione».
Di Pietro non sembra moderatissimo. Un giorno sì e l’altro pure grida al Ventennio…
«Ma che mi vuol far litigare con il presidente?».
No. Secondo lei in Italia c’è un regime?
«Si potrebbero aprire più spazi di democrazia».
Un esempio?
«Le preferenze alle elezioni. I cittadini, che oggi sono informati come non mai, avrebbero la possibilità di scegliere i propri candidati. Ci sarebbero molte sorprese».
L’Italia dei Valori è un partito democratico?
«È un partito in costruzione. Ha smesso di essere un movimento carismatico. Sta cambiando pelle».
Il dualismo Di Pietro-De Magistris…
«Lo conosco solo a mezzo stampa».
La successione del fondatore Di Pietro…
«Mi pare prematuro anche solo parlarne».
Mi dica una cosa che non condivide della linea Di Pietro.
«E perché? È il presidente a dare la linea. Io mi adeguo».
Centralismo carismatico. Ci sarà una dialettica interna, o no?
«È interna, appunto».
Lei è una dipietrista marmorea. Ha visto che l’architetto Zampolini ha tirato in ballo Tonino, il suo leader, negli affari di Criccopoli?
«È un po’ prematuro commentare».
Lei è troppo cauta.
«Mi fido di Di Pietro. Non credo che avremo nulla da temere».
Nella Giunta ligure l’Idv è alleata con chiunque: dal Pd all’Udc, fino ai comunisti italiani. Il modello è esportabile a livello nazionale?
«Gli interlocutori sono diversi di regione in regione».
È un modo cortese per dire che l’Udc ligure non è la stessa cosa dell’Udc siciliana di Cuffaro?
«Mi pare evidente, no? Comunque ora l’Idv va alla grande da sola. Qui siamo passati dall’uno e qualcosa all’8,5%».
Come?
«Ascolto e difesa dei cittadini. Da questo punto di vista Idv e Lega hanno modi molto simili di gestire la politica sul territorio».
A cena col nemico?
«Stefania Prestigiacomo. È garbata e si è sempre distinta per moderazione».
Ha un clan di amici?
«Ho un gruppo di amiche da sempre: Saveria, Tiziana, Stefania e Cinzia. Nessuna fa politica».
L’errore più grande che ha fatto?
«Non credo di averne fatti di così grandi».
La scelta che le ha cambiato la vita?
«Fare politica. Prima non ci avevo mai pensato».
Che cosa guarda in tv?
«Ne guardo poca, perché ho poco tempo. Tengo d’occhio le tv locali liguri. E ogni tanto mi dedico a Floris e a Vespa».
Ospite di Floris o di Vespa?
«Come trasmissione preferisco Ballarò».
Il film preferito?
«Colazione da Tiffany. La storia non è eccezionale. Ma lo stile di Audrey…».
La canzone?
«Come fa quella del film con Julia Roberts… forever and ever…».
Che fa, canta?
«Mi piace anche Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia».
Il libro?
«Il simbolo perduto di Dan Brown».
Lo sa che cosa compare su YouTube se si digita il suo nome?
«No».
Una trasmissione di una tv locale in cui lei è ospite con Iva Zanicchi e dice che Berlusconi è un perseguitato.
«Le mie parole sono state fraintese e strumentalizzate».
Si sente pure un blogger, elettore dell’Idv, che chiama in diretta per protestare.
«Intendevo dire che la magistratura deve fare il suo dovere e contestare a Berlusconi quel che crede. E l’opposizione, invece di concentrarsi sui fatti personali del premier, dovrebbe stroncare la sua azione di non governo».
Conosce i confini di Israele?
«Passo».
Non si può.
«Siria… Egitto…».
… Libano e Giordania. L’articolo 21 della Costituzione?
«È quello che mi piace di più. Sulla libertà di espressione».
Quanto costa un litro di latte?
«Un euro e qualcosa. Faccio la spesa».
Che cosa sono gli scripixi?
«Mai sentiti».
Sono i grilli per la testa, in genovese.
«Evidentemente non ne ho».

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