Micaela Ramazzotti (Sette – maggio 2010)

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Sarebbe interessante se Micaela Ramazzotti, 31 anni, traducesse il racconto della sua vita in uno spettacolo teatrale. Non tanto per il contenuto riassumibile nella formula “storia di una ragazza di periferia che diventa una brava attrice”, quanto per i cambi di tono e di espressione con cui narra se stessa. Durante l’intervista Micaela ride con diverse intonazioni: frivola, piana, gutturale. Passa dal romanesco al livornese. È un po’ afona, ma ogni tanto sfodera una vocina da Marilyn: «…trasgredire, tra virgoline…». Piange (lo giuro!) descrivendo la scena di un film e le viene la pelle d’oca, riferendo del clima amoroso sull’ultimo set. A richiesta, fa una finta faccia da fotoromanzo. Si prende in giro, parecchio. Gioca alla svampita. Ride del fatto che con l’immagine del suo lato B immortalato in Tutta la vita davanti ci volevano fare una maglietta con su scritto “Protetto dall’Unesco”. Si guarda allo specchio. Prova una smorfia. E quando le chiedo perché, risponde: «Cercavo di capire se ti sto facendo delle facce simpatiche». È la regina dell’alto/basso. In jeans e tacchi trampolati, galleggia tra citazioni di Alda Merini e slang.
La incontro nella sede della Motorino Amaranto, la casa di produzione del regista Paolo Virzì, suo marito e padre del neonato Jacopo. Ci sono premi assortiti appesi alle pareti e quadri afro-livornesi; sulla porta un cartello: “Scrittura, pensieri, pisolini”. L’ultima interpretazione, in La prima cosa bella, ha fatto conquistare a Micaela il David di Donatello come migliore attrice protagonista. Si potrebbe pensare: è arrivata, è una piccola star, apprezzata anche dalla critica, ora rinnegherà certe scelte del passato. Invece, appena le cito Vacanze di Natale 2000, film a cui prese parte dieci anni fa, parte con la difesa a oltranza del cinepanettone. La provoco.
La settimana scorsa Giovanna Mezzogiorno ha detto a Sette che lei su certi set non ci metterebbe mai piede.
«Io sì. Sono pop. Ho un’anima pop».
Non rinneghi?
«Ma scherzi? Sono felice di aver lavorato coi Vanzina. E poi il film di Natale me lo vado a vedere ogni anno. Da sempre».
Se ti sentono certi cinephiles…
«Eh eh. Ho visto anche l’ultimo: Natale a Beverly Hills di Neri Parenti. Mi rilassa. Mi faccio due risate stupide. E poi gli attori sono bravissimi. Christian De Sica è grande».
Sei arci-italiana.
«Ripeto, sono ultra pop. Ora posso pure andare a comprare i formaggi in una boutique del centro, ma non rinuncio al piacere della spesa col mega-carrellone, con i palloncini appesi e i pop corn nel centro commerciale».
Ti aspettavi il David?
«No. Pensavo che lo avrebbe vinto Stefania Sandrelli. Le ho chiesto di ritirarlo comunque con me. Ero paonazza, stropicciata dall’emozione. Coi denti sporchi di rossetto. Alla consegna ho ringraziato, ho detto “Viva il cinema italiano” e sono scesa dal palco».
Come sta il cinema italiano? Ci saranno grossi tagli ai fondi pubblici.
«Già. Il prossimo anno quanti film si riusciranno a fare? Ma che mi vuoi far parlare di politica?».
Anche.
«Preferirei di no».
Perché?
«Ne dovresti parlare con chi se ne occupa davvero. Con gli intellettuali».
Non ti vuoi esporre per non scontentare il pubblico?
«No. Voglio solo essere me stessa. Non mi interessa fare “l’impegnata”. E oggi non sono pronta per pronunciarmi sulla politica».
Ma sei una protagonista del mondo dello spettacolo.
«Per me è ancora molto complicato parlare di politiche culturali. Anche se ormai sono quasi una veterana».
Quando hai cominciato a lavorare in questo mondo?
«A tredici anni, coi fotoromanzi».
Mi racconti la tua infanzia?
«Sono nata e cresciuta all’Axa».
Quartiere residenziale a sud di Roma. Sai che cosa vuol dire Axa?
«Oddio, no!».
Agricola costruzioni società per azioni: A.c.s.a, che poi è diventato Axa.
«Vabbè, io abitavo lì. Un posto che ricorda Revolutionary Road: tutte le case uguali, col pratino davanti».
Che studi hai fatto?
«L’artistico. Un anno sono stata bocciata. Ma con la creta me la cavo ancora bene».
La vita ai bordi di periferia?
«Il baretto, la bisca, i prati, molto mare. La spiaggia di Ostia era a pochi passi».
Letture giovanili?
«I romanzi rosa Harmony. E i fotoromanzi. A tredici anni decisi di mandare alla redazione di Cioè uno scatto che mi aveva fatto un fotografo a Rimini. Mi presero subito».
Da lettrice a protagonista di fotoromanzi.
«Le mie compagne, anche loro lettrici di Cioè, cominciarono un po’ a sfottermi. Facevo già corsi di dizione. Se in classe dicevo “sabato” invece di “sabbbbato”, si alzava un coro: “Ma parla come magni”».
Quanto guadagnavi?
«Centomila lire al giorno. Compravo molta musica».
Com’è il lavoro dell’attrice di fotoromanzi?
«Io lo prendevo sul serio. Sul set mi accompagnava mio padre».
Il cinema?
«All’inizio venivo scartata per la voce un po’ roca».
Chi è il primo che ti ha scelta per un film?
«Pupi Avati, con il fratello Antonio. Ma il primo ciak è stato sul set di La prima volta di Massimo Martella».
Come andò?
«Era un lungo piano sequenza, con una cinepresa montata su un carrello che mi seguiva. Avevo preparato il personaggio borderline di Norma guardando Christiane F. Noi ragazzi dello zoo di Berlino».
L’anno successivo sei stata protagonista di Zora la vampira.
«Con Verdone. Capisci? Lui per me era un mito. Anche gli amici dell’Axa a quel punto cominciarono a rispettarmi di più: “Se recita con Verdone!”».
Tu hai avuto un maestro di recitazione?
«Fino al 2008 i personaggi me li sono quasi sempre preparati da sola».
Poi…
«Poi ho avuto ruoli un po’ più impegnativi e ho conosciuto dei direttori di attori magistrali».
Chi sarebbero?
«Paolo Virzì…».
Fai i complimenti a tuo marito?
«Non dovrei? Anche Francesca Archibugi è stata una maestra straordinaria. Un incontro importantissimo. Ti dice due parole, quelle due parole, e ti tira fuori tutto. In Questione di cuore mi costringeva a stare immobile per dare maturità e durezza al personaggio. Tra l’altro lei mi ha salvata».
In che senso?
«Dopo Tutta la vita davanti…».
…il film di Virzì che ti ha lanciata nel 2008…
«…rischiavo di rimanere appiccicata all’immagine di Sonia: ragazza madre, svampita, sensuale e fragile. Archibugi, invece, mi ha fatto interpretare una donna tosta e combattiva, che difende il suo mondo e la sua famiglia».
Poi sei tornata a lavorare con Virzì, quando già era diventato tuo marito. Il ruolo di Anna in “La prima cosa bella” è pensato per te?
«Chi lo sa?».
Come “chi lo sa?”…
«Io ho dovuto comunque fare il provino. Paolo provina tutti».
È vero che vi siete conosciuti proprio durante un provino?
«Sì. Quello di Tutta la vita davanti. Suo fratello Carlo mi aveva vista in Non prendere impegni stasera di Tavarelli e gli aveva consigliato di contattarmi».
Detto, fatto.
«Io non ci volevo andare a quel provino».
Perché?
«Pensavo: “Ma ti pare che Virzì prende proprio me?”. Era un periodaccio. Non lavoravo da molto. Facevo giusto qualche particina in tv».
E come campavi?
«Facendo sacrifici. Arrivai al provino con occhialoni da sole giganti e non me li tolsi mai».
Virzì ti scelse subito?
«Sì. Mi diede il copione quella stessa mattina».
Durante le riprese di “La prima cosa bella”, tu eri incinta di Virzì. Interpretavi la madre di due bambini livornesi, la cui storia è ispirata a quella dello stesso Virzì. In pratica sei stata la madre del padre di tuo figlio. Freud impazzirebbe.
«In realtà sul set non sapevo di essere incinta. Ma lo sai che durante quelle riprese sono stati concepiti otto bambini? Il nostro, quello di Valerio Mastandrea, quello di un macchinista, di un elettricista…».
Il Virzì regista sul set ti tratta come gli altri o sei pur sempre sua moglie?
«Moglie? Tendenzialmente mi rimprovera».
Chi è un regista con cui vorresti recitare?
«Paolo Sorrentino. Ha uno stile nuovo. Mi sarebbe piaciuto anche lavorare con Antonio Pietrangeli, che ha diretto Sandra Milo in La visita. Per preparare l’ultimo film ho assorbito qualcosa da lì».
L’attore con cui vorresti duettare?
«Filippo Timi. La prima volta che l’ho visto a teatro recitare in Macbeth sono rimasta sconvolta dalle sue acrobazie».
L’attrice?
«Kate Winslet. Sempre vera. E Claudia Gerini. Con lei farei volentieri una commedia».
Qual è la scelta che ti ha cambiato la vita?
«Fare il provino per Tutta la vita davanti».
L’errore più grande che hai fatto?
«Gli errori li rimuovo».
Hai un clan di amici?
«Ho Veronica. Amica di sempre, dai tempi dell’asilo. E mio fratello Fabrizio».
Andresti più volentieri ospite in tv da Serena Dandini o da Bruno Vespa?
«Dalla Dandini ci sono stata. Mi sono divertita. E poi le sue scarpe mi piacciono da morire».
Tu che cosa guardi in tv?
«A vent’anni ero una fan della Prova del cuoco, con Antonella Clerici. Ora preferisco cucinare».
Quanto costa un pacco di pasta?
«Da 50 centesimi in su».
Fai la spesa?
«Ora anche on line. Sai com’è. Ho un neonato e viviamo al quarto piano senza ascensore».
Il libro preferito?
«Troppo tardi di Cassola. E poi Elena Ferrante. Posso scegliere tutti e tre i romanzi che ha scritto?».
No.
«Allora, L’amore molesto».
È una lettura recente?
«Abbastanza. Prima facevo letture più da supermarket. Banana Yoshimoto e altri best seller».
Chi ti ha consigliato queste letture meno pop?
«Paolo. Il primo libro che mi ha regalato è stato proprio Revolutionary Road. Mi ha un po’ indirizzato. Tipo maestro».
Ti consiglia anche i film da vedere?
«Sul cinema asseconda anche le mie scelte».
Viene con te a vedere i cinepanettoni?
«Sì. E si diverte. Ghini è un suo amico. E poi lui è curioso. Ficca il naso ovunque».
Il tuo film preferito?
«Il vedovo, di Dino Risi».
La canzone?
«I notturni di Chopin. Mi piacerebbe suonare il piano. Le metto… taratiritiritiiii e parto».
Cassola, Risi e Chopin… scelte molto poco Axa.
«I gusti cambiano. Qualche anno fa avrei detto altro».
Per esempio?
«La canzone? Alleggeriamo: Jenny from the block di Jennifer Lopez».
I confini di Israele?
«…».
Quanti articoli ha la Costituzione?
«Esteeeeeeeer. Aiutooooo».
Non valgono gli “aiutini”. Chi è Ester?
«L’assistente di Paolo, qui alla Motorino Amaranto».
Perché la casa di produzione di Virzì si chiama Motorino Amaranto?
«Perché lui e il fratello da ragazzi giravano su un motorino color amaranto».
È il colore del Livorno.
«Già. Paolo mi ha pure portato allo stadio. Mi sto amarantizzando pure io».
Allora ti faccio un test.
«Ancora?».
Chi ha scritto: “Come è bello il vino, rosso, rosso, rosso”?
«Sono smemorata».
Il cantautore livornese Piero Ciampi.
«Ecco, ora per colpa tua mi tocca litigare con Paolo».

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Categorie : interviste
Commenti
sandro grilli 20 maggio 2010

Caro Zincone,mi mandi la mail.devo dirle un pò di cose

vz 24 maggio 2010

Con calma e per piacere!

valentina 2 marzo 2012

Un’attrice particolare, con una voce strepitosa. Non vedo l’ora di vedere il nuovo film di verdone. Complimenti

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