Teresa Cremisi (Sette – febbraio 2010)

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Teresa Cremisi, dopo aver lavorato alla corte dei Garzanti ventidue anni, per sedici è stata al timone di Gallimard, la più grande e prestigiosa casa editrice francese. Dal 2005 è presidente e direttore di Flammarion, l’editore transalpino che fa parte del gruppo Rcs (lo stesso del Corriere). Quando vuole rendere l’idea di quanto all’inizio fosse inaccettabile per i francesi il suo peso nella loro editoria, Cremisi racconta un aneddoto: «Un mese dopo essere arrivata a Parigi, mi invitarono a una cena. Mentre mangiavamo un anziano scrittore mi disse: “È finita. Fi-ni-ta. Si rende conto che Antoine Gallimard ha dato tutto in mano a un’italiana?”. Effettivamente è come se a capo dell’Einaudi, oggi ci finisse una donna portoghese». Impensabile. A lei, invece, è successo. Il presidente Chirac, qualche anno fa, le ha pure consegnato la Legion d’onore.
Incontro Cremisi proprio nella sede di Flammarion, un ex caffè, tutto scalette e scaffali. La sua stanza è gonfia di libri, ovviamente. Ma sul tavolo brilla anche un lettore digitale. La provoco: «È pronta per la fine del libro come oggetto di culto?». Sorride: «Il libro è un oggetto perfetto che resisterà ancora a lungo. Uso il digitale per leggere i manoscritti. È più comodo portarsi dietro una tavoletta elettronica che due chili di fotocopie». Insisto: «I nuovi lettori costringeranno gli scrittori a cambiare stile?». Replica: «La scrittura è cambiata quando si è passati dalla macchina da scrivere al pc? No. E allora?». Infilo un ultimo luogo comune.
Cremisi, i ragazzi non leggono più.
«I ragazzi non hanno mai letto così tanto».
È sicura?
«Negli anni 60 non c’erano molti giovani disposti ad affrontare un volume di mille pagine. Oggi con Harry Potter succede».
Educazione alla lettura. Che cosa metterebbe in mano a un dodicenne?
«Hugo Pratt. Il disegno e l’avventura. In Francia i fumetti sono molto valorizzati. Più che in Italia».
A un adolescente che cosa farebbe leggere?
«I classici. E lo dico contro i miei interessi».
Perché?
«Flammarion ha anche una collana per adolescenti. Ma i classici ti aprono un mondo. Ricordo l’effetto che mi fece leggere Stendhal a tredici anni. Probabilmente non capivo molto. Ma fu un tuffo straordinario».
Oggi in testa alle classifiche giovanili ci sono Nicolò Ammaniti, Fabio Volo… Nel mondo furoreggia la saga vampiresca Twilight di Stephenie Meyer.
«Suggerirei più Dostoevskij. I classici restano a galla quando tutto il resto affonda. Hanno livelli di lettura insospettabili: io quando lessi Delitto e castigo, pensai che fosse un giallo».
I gialli. Molti intellettuali li considerano narrativa di seconda categoria. Come i polizieschi.
«Sbagliano. Si può definire Simenon di seconda categoria?».
Decisamente no.
«Ricordiamoci di Truman Capote, di Gadda… La cronaca racconta la vita degli uomini. E Medea?».
Anche Euripide sarebbe un giallista?
«No. Ma che cosa è Medea se non un fatto di cronaca? Una donna che uccide i figli per vendicarsi di un uomo. Gli ingredienti della letteratura di massa e quelli della Letteratura con la maiuscola sono spesso gli stessi».
Bando agli snobismi?
«Io sono così snob, che snobbo lo snobismo. Anche perché non si può dirigere un’azienda senza pensare al mercato. Il lavoro di ogni editore è a metà tra mercato e costruzione culturale».
La dote di un buon editore?
«Anche essere al corrente di tutto quel che succede nel Paese in cui si pubblica».
In che senso?
«Leggo quattro/cinque quotidiani ogni mattina. La stampa o la ristampa di un libro deve essere collegata al proprio tempo. L’obiettivo è lasciare una piccola pietra nel gusto».
Lei è un editore madre-padrona?
«L’esatto contrario. Non credo nell’editore che tiranneggia i suoi autori, li trattiene a forza».
Interviene molto sui testi?
«Non è compito di un editore decidere se il protagonista di un romanzo debba avere un cane o un gatto. Quindi direi di no».
Chi è il miglior editore italiano?
«Mi vuole far litigare con qualcuno?».
No.
«Roberto Calasso, di Adelphi».
Sorvoliamo sul conflitto di interessi: anche Adelphi è Rcs. Come si diventa una zarina dell’editoria?
«Lavoro nel mondo dei libri da quando ho finito le scuole».
E sfoglia romanzi da quando era in fasce?
«In casa ce ne erano molti. Leggevo i russi in francese».
Mi racconta la sua infanzia?
«Fino ai dieci anni ho vissuto felicemente ad Alessandria d’Egitto, dove sono nata. Mio padre era imprenditore e mia madre esponeva le sue sculture alla Biennale: l’aristocrazia intellettuale della città. Nel ’56 il mondo crollò».
Perché?
«Ricorda la crisi del Canale di Suez? I nostri beni furono espropriati e nazionalizzati. Ci trasferimmo a Milano. Mio padre divenne impiegato, mia madre restò a letto traumatizzata per due anni».
E lei?
«Ero una bambina. Mi ritrovai a sostenere psicologicamente i miei genitori. Per distrarla portavo mamma alla Standa».
Aveva ventidue anni nella Milano sessantottina.
«Ricordo il lato festivo del Movimento. Ma non riuscivo a prendere sul serio le barricate».
Non era una contestatrice?
«Gli amici gruppettari mi chiedevano di tradurre (dal francese) le opere di Ho Chi Minh. Non ho mai avuto il coraggio di dirgli che la mia famiglia aveva vissuto una tragedia e che mi sembrava ridicolo quel loro farsi inseguire nelle piazze dai poliziotti. E poi io a vent’anni ero già sposata e lavoravo. Felicemente».
Dove?
«Alla Garzanti».
Come ci era arrivata?
«Mandando il mio curriculum».
Che cosa c’era scritto sopra, scusi?
«Che sapevo tre lingue. Alla Rizzoli mi offrirono di entrare nella redazione di Oggi, ma poi non presero bene la mia pretesa di fare l’inviata di guerra. Andai alla Garzanti: la più facile da raggiungere col tram».
Il primo incarico?
«La lessicografa: compilavo le voci dei dizionari. Sono rimasta lì 22 anni, ho fatto davvero di tutto».
I primi contatti con gli autori?
«Ricordo che, venticinquenne, andai a trovare Gadda nella sua casa romana. Tremavo».
Immagino.
«Mi regalò un esemplare del Pasticciaccio brutto di via Merulana. Lo conservo gelosamente. Con la sua calligrafia ingegneresca compilò la dedica: “Alla signorina Cremisi, con ammirato pensiero”».
Negli anni 80 lei diventa vice-direttore editoriale di Garzanti. Una volta ha detto che allora la letteratura italiana viveva un periodo glorioso.
«È così. Con Calvino, Magris, Arbasino e soprattutto Eco, la nostra narrativa gira il mondo. Roberto Calasso trasforma l’Adelphi nella biblioteca dell’uomo colto e scrive Le nozze di Cadmo e Armonia».
E proprio allora lei riceve la chiamata da Gallimard.
«Nella primavera del 1989. Trasferirmi in Francia mi ha cambiato la vita. Avevo 42 anni, due figli e le cose andavano bene in Italia. Non era scontato che accettassi».
Conosceva bene la casa editrice Gallimard?
«Le persone no, ma il catalogo ovviamente sì, anche perché era ed è il più bello del mondo. Arrivata a Parigi, non riuscivo nemmeno a dormire la notte».
Perché?
«Dovevo memorizzare troppe cose: nomi, titoli, chi scriveva dove».
La prima differenza che notò rispetto all’editoria italiana?
«Il conflitto verbale. In Francia si discute apertamente, animatamente. È un esercizio dialettico continuo».
Mi pare si discuta anche in Italia.
«La conversazione ha fatto la grandezza della Francia».
Lei quando dirigeva Gallimard era stata soprannominata “il primo ministro”.
«E mi piaceva molto, corrispondeva al mio ruolo. Ero, come si conviene a un primo ministro in Francia, il tramite tra il presidente e il resto dei cittadini… quello che prende i colpi e allenta le tensioni».
La Gallimard con lei al comando ha vinto molti premi letterari?
«Sì. Ma guardi che i premi sono cose frivole. Piacciono alla banche che ti finanziano».
Quante copie fa guadagnare un grande premio in Francia?
«Il Goncourt, molte. I premi francesi sono diversi da quelli italiani: vengono assegnati nel periodo della rentrée».
Che cos’è la rentrée?
«È il momento in autunno in cui vengono lanciate le novità. Un’onda di libri ti travolge, un fuoco d’artificio. E si premiano le novità appena uscite. In Italia si premiano libri che hanno già una storia critica e commerciale».
Conta più una buona critica o un buon tam tam tra lettori?
«In Francia da qualche tempo conta soprattutto il tam tam tra librai. Possono creare da soli il successo di un libro passato inosservato sotto l’occhio della critica».
È vero che in Francia non si allegano saggi o romanzi ai quotidiani per non dar fastidio ai librai?
«Io l’ho appena fatto, con Le Monde. Una collana di saggi che si chiama: “I libri che hanno cambiato il mondo”. Voltaire, Marx, Adam Smith…».
C’è anche qualche italiano?
«Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene».
Lei frequenta le librerie?
«Ogni giorno. È lì che si capisce che cosa si legge e che cosa no».
Quanti libri legge all’anno?
«Circa uno al giorno».
Il libro insuperato?
«Sarò banale. L’opera di Shakespeare. Lo leggo e lo rileggo ed ogni volta è gioia pura».
La sua canzone preferita?
«In italiano Bella ciao, in francese Les feuilles mortes, di Yves Montand».
Il film?
«Lawrence d’Arabia, Le piccanti avventure di Tom Jones e The end of the affair, che è una meraviglia tratta dal romanzo di Graham Greene».
C’è un autore di cui vorrebbe essere editrice?
«Philip Roth, in assoluto».
Tra gli italiani?
«Elsa Morante. L’ho incontrata una volta sola in vita mia».
Le ha fatto una proposta editoriale?
«No. Lei mi ha chiesto come si chiamavano i miei figli. Le ho risposto: Andrea e Nicola. Si è illuminata e mi ha detto: “Questo è un segno. Entrambi i nomi finiscono per A, la A del mio Arturo”».
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Categorie : interviste
Commenti
Mara Alberti 11 maggio 2011

Ho letto quanto pubblicato sulla vita di Taresa Cremisi.Una gioia immensa, una ammirazione profonda, la grande voglia di poterla conoscere. Poterle parlare, ascoltarla… sarebbe troppo bello.
Mara Alberti

Antonio Molino 15 aprile 2012

Caro Zincone, sono giornalista e illustratore. Non ci conosciamo ma ti ho letto spesso. Ho avuto il piacere di conoscere anni fa Teresa Cremisi in Gallimard e mi piacerebbe parlare nuovamente con lei. Saresti così gentile da inviarmi un suo recapito? La mia e-mail è scritta sopra, il mio cell è 335.702.6273. Ti ringrazio molto, un saluto.
Antonio Molino

Angelo Arzuffi 15 luglio 2015

Splendida intervista. Risposte intelligenti e schiette. Donna non comune. Eccellente idea che farò mia: ” La canzone preferita è Bella ciao”. Grazie!

Angelo Arzuffi 15 luglio 2015

Eccellente intervista. Risposte schiette ed intelligenti. Donna non comune. Splendida risposta: “La canzone preferita è Bella ciao”

Dario Maggiulli 18 luglio 2016

Ho ascoltato e saputo di Teresa Cremisi, per la prima volta, due ore fa, nel programma di RaiRadioTre. Ora sono le 18,42 del 18.7.2016. Ne sono rimasto affascinato dalla padronanza della lingua e sorpreso che avesse vissuto in Francia per 22 anni, senza risentirne nella forbitezza del suo eloquio italiano. Sono quindi venuto qui a cercarla sul web. Ho finora letto solo quest’intervista. Non condivido certe sue preferenze cinematografiche e letterarie, ma sono molto attratto dalla sua ‘vibrazione’. Anch’io ho frequentato via della Spiga, Garzanti, nel 1962. Sono del 18.4.1939. Ero un vivacissimo bel ragazzo, che trascorrevo le serate al Brera, trascinatore di amici, di cui si può trovare traccia sul sito a mio nome. Ma, io ero un venditore, ‘iniziato’ proprio lì, in via della Spiga, dove la sera rammento ero circondato dalla madre di Livio con le sue amiche. Quelli sì erano tempi belli da vivere. Una sera, con la mia amica, ci intrattenemmo in casa di Giorgio Strehler e Valentina Cortese, portandomi via, da entrambi, cari ricordi. Abitavano in una piazzetta vicino al cinema Manzoni. Comunque, le foto di Teresa mi consegnano una donna di un fascino sobrio e di garantita intelligenza. Da innamorarsene al volo. Le auguro ogni bene. Suo Dario Maggiulli.

Bini Silvana 23 luglio 2016

Sono rimasta anch’io piacevolmente sorpresa dalla sua intervista. Ho scoperto recentemente anche grazie a lei Teresa Cremisi a cui mi legano ricordi ed emozioni raccontatemi dai miei genitori che hanno vissuto un’esperienza egiziana come la Cremisi. Dal momento che mi piacerebbe poterle condividere con l’autrice, sarebbe possibile avere un suo recapito anche elettrico. Grazie. Silvana Bini

ALDO PRINZIVALLI 28 luglio 2016

Gentile Signora Teresa Cremisi,
sono nato anch’io in Egitto come Lei. Al Cairo. Ho maturato in questa città il mio Bac presso i Frères di Saint Jean Baptiste De La Salle. Mio bisnonno paterno ha vissuto però ad Alessandria. Leggo il suo “La Triomphante” (più consona al Suo mondo la copertina di Adelphi rispetto all’edizione francese). Più vado avanti nella lettura del suo “autoritratto spirituale”, più mi appare come una di famiglia (quasi – mi perdoni! – quella sorellina che i miei genitori non mi hanno donato a suo tempo). Abbiamo in comune persino l’eroe Lawrence d’Arabia.
Sono un chirurgo in quiescenza. Abito in Veneto, in provincia di Venezia. Vorrei farLe pervenire il mio (unico) libro “Settima arte”, edito nel 2015 da Europa Edizioni.
Le sono assai grato se vorrà accettare.
Con viva cordialità
Aldo Prinzivalli

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