Martina Stella (Sette – gennaio 2010)

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Martina Stella a soli quindici anni è stata catapultata nello showbusiness italiano in veste di ninfetta spacca famiglie, nel mucciniano L’Ultimo bacio.  Sono passati dieci anni. Lei non è nel cast del sequel Baciami ancora, ma nel frattempo ha vissuto una vita/carriera rocambolesca: ha girato film comici e noir, ha calcato le scene dei teatri, ha rifiutato vagoni di euro proposti in cambio di calendari osé, è stata fidanzata con megastar come Valentino Rossi (che considera una specie di peluche) ed è finita nel tritacarne gossipparo per l’affaire Lapotrans, in quanto ex del rampollo Agnelli. Ora, a 25 anni, oscilla tra il buddismo e il cattolicesimo spirituale, pronuncia la parola “energia” ogni tre minuti, ed è sbarcata su Raidue al fianco di Francesco Facchinetti nella trasmissione Il più grande: show sui cinquanta italiani più illustri di sempre. La incontro nella sua casa di Trastevere, a Roma: musica di sottofondo oriental-lounge. La mamma, Bianca, versa tisane. Visto l’argomento della sua trasmissione le anticipo la consueta domanda sulla Costituzione italiana. Quando è entrata in vigore? Replica: «Boh. La storia mi piace, ma non riesco a memorizzare le date. A scuola, se interrogata, me le segnavo sulla mano». Martina è verace, si autodefinisce “strampalata”. Alterna frasi come “il passato ha un’importanza importante” con una meticolosa conoscenza della cinematografia italiana: quando le chiedo se ha visitato le opere di Caravaggio (uno dei più grandi per la classifica tv), risponde di no, ma rilancia: «Però ho visto tutti i film che lo riguardano. Quello con Gian Maria Volonté del 1972 e quello per la tv con la fotografia di Storaro». Se la invito a fare il nome di un big italico non compreso tra i 50 già selezionati, spara senza esitazione: «Monica Vitti». Poi tira fuori un plico di carte, e dice che si sta preparando. «Approfondisco a modo mio». Cioè? «Invece di andare su internet a cercare notizie su San Francesco, ho fermato per strada un frate francescano, l’ho invitato a prendere un caffè e mi sono fatta spiegare da lui la parola del Poverello d’Assisi. Che energia! Su scrittori, attori e registi sono più preparata».
Cinema, cinema, cinema. Ora sei nelle sale con “Nine”. Nel cast ci sono megastar come Nicole Kidman, Penelope Cruz e Daniel Day-Lewis.
«Ho una miniparte. Ma sono rimasta sul set parecchi giorni. Ogni volta che Rob Marshall, il regista, mi chiamava col megafono mi prendeva la tachicardia».
Reciti in inglese.
«Quando è arrivato il momento di improvvisare una scena con Daniel Day-Lewis, ho pensato: “È surreale. Io già non ci capisco una mazza in inglese”. È stato un sogno, ma più volte ho programmato di fuggire da Londra, dove giravamo».
Kidman, Cruz, Cotillard…
«Grandi. L’impatto con loro è stato da fan».
La differenza principale tra un set hollywoodiano e uno italiano?
«Il tempo per curare ogni minimo dettaglio. Sul set di Nine ho capito quanto è importante il cinema in America. Da noi capitano fiction in cui non c’è il tempo nemmeno per provare una scena».
Hai lavorato con Muccino, Salvatores, Corsicato…
«Non faccio classifiche. Mi sono trovata bene con tutti».
Diplomatica. Chi è stato il più duro con te?
«Pietro Garinei. Avevo 18 anni quando ho fatto con lui Aggiungi un posto a tavola. Disciplina ferrea e qualche piccolo scontro».
Addirittura?
«Una volta, terrorizzata per la première di Napoli, andai da lui chiedendo di provare l’attacco di una canzone. Mi rassicurò, sostenendo che un sottofondo di pianoforte mi avrebbe indicato il momento giusto».
Come andò a finire?
«Non ci fu nessun sottofondo. Mi dovetti arrangiare. E lui dopo lo spettacolo mi disse: “Ora stai certa che quell’attacco non ti farà più paura”».
Quando hai cominciato a recitare?
«Presto. Il primo corso l’ho fatto a otto anni. Volevo fuggire dal paesino dove vivevo, Impruneta, e da una situazione familiare abbastanza disastrata».
La tua prima esperienza lavorativa?
«Piccoli spot, da bambina. Poi a quindici anni, durante una manifestazione, mi si avvicinò un signore e mi chiese se volevo fare la modella…».
Chi era?
«Giordano Ricci, l’uomo che mi ha cambiato la vita. Con mia madre controllammo che fosse una brava persona. E poi lo andammo a trovare».
Sembra la scena di un film: la contestatrice reclutata da un paladino del mercato.
«Avevo tre piercing e i capelli rasta. Frequentavo i centri sociali… Mi diedi una ripulita, gli amici cominciarono a dirmi che ero diventata una fighetta».
La carriera da modella?
«Un disastro. Ero troppo bassa e formosa. Ma l’agenzia mi procurò il provino per L’Ultimo bacio».
La svolta.
«Andai a Roma, alla Fandango, due volte. La prima con mio padre. Lui era convinto che Muccino fosse un cialtrone che si fingeva regista. Io ovviamente conoscevo bene i film di Gabriele: Come te nessuno mai, riguardava le occupazioni studentesche! Chiesi a papà di stare lontano per non farmi fare figuracce. Al provino finale, invece, arrivai con mia madre, che si presentò in pareo. Una vergogna».
Il primo ciak?
«Mi guardavo intorno e pensavo felice: “Ma dove sono finita?”».
Andrai a vedere il sequel “Baciami ancora”?
«Certo. Ho un debito di riconoscenza nei confronti di Gabriele».
Già. Dopodiché Muccino, quando hai detto “no” al sequel, ti ha bastonato a mezzo stampa.
«Voglio credere che sia stato frainteso».
Ha dichiarato all’Ansa che ti sei fatta pubblicità rifiutando un ruolo inesistente.
«Se giuri che non ci fate il titolo, ti dico come è andata».
Come è andata?
«Mi è arrivata la sceneggiatura di Baciami ancora. Per me c’era un cameo, una piccolissima scena. Ho declinato l’invito perché sembrava una forzatura rientrare in quel ruolo. Gabriele forse ci è rimasto male perché ho annunciato pubblicamente il mio rifiuto senza avvertirlo».
Hai più parlato con Muccino?
«No. L’ho cercato, ma lui non mi ha mai risposto».
Dopo “L’Ultimo bacio”…
«Molte scelte professionali sono state dettate anche da ragioni economiche».
In che senso?
«Da quando avevo quindici anni, mi sono caricata sulle spalle la mia famiglia».
Ti hanno scippato l’adolescenza?
«Un po’ sì. Avere tutte queste responsabilità pesa. Probabilmente se fossi nata ricca non avrei fatto questo mestiere o almeno non avrei cominciato così presto».
Ora sei ricca?
«No. Rispetto il valore dei soldi perché vengo da una famiglia che non ne ha, ma non sono un’ossessione. Se avessi voluto…».
Hai rifiutato proposte danarose?
«Mille. Mi hanno chiesto pure di firmare collezioni per la moda. Coi calendari sarei diventata milionaria».
E la tv?
«Ho rifiutato la conduzione delle Iene, la mini serie Love bugs… non mi sembrava il momento, avevo altri progetti. Ora mi propongono pure di cantare e di pubblicare racconti».
È vero che scrivi tutti i giorni un diario?
«Non tutti i giorni. Cominciai dieci anni fa».
Qual è il momento più alto e quale il più basso tra quelli segnati sul diario?

«Il più alto? Lo devo ancora scrivere. Il più basso è l’ottobre 2005».
Lapo, la coca, la trans Patrizia… La vicenda è tornata sui giornali.
«Ma chi? Lapo? Ancora?».
No. Però con l’esplosione del caso Marrazzo, quella storiaccia è riemersa. Enrico Lucci, la Iena, per esempio, la settimana scorsa ha chiesto a Lapo perché agli italiani piacciono tanto i trans.
«Non sono la persona giusta per parlarne».
Ti sarai fatta un’idea, no?
«Io sono per la libertà sessuale più piena. Ma non ci dovrebbero essere ipocrisie. Credo che certe scelte si facciano anche perché si sta male, perché non si è sinceri con se stessi. Per auto punirsi. Quella vicenda è stata traumatica».
Immagino.
«Sono stata per settimane chiusa in casa. Assediata dai giornali».
Tua madre Bianca e la tua ufficio stampa Claudia, emanarono un comunicato “algido” con cui prendevi le distanze da Lapo.
«Avevo 19 anni, stavo proprio male. Ho protetto me stessa, senza pensare alla carriera o alla convenienza del momento».
La moglie di Marrazzo, la giornalista Roberta Serdoz, è rimasta al fianco del marito.
«Ognuno reagisce come vuole alla sofferenza. Loro sono sposati, hanno dei figli. La mia situazione era diversa. Io e Lapo ci eravamo già lasciati. Ho cercato di tutelare la mia dignità di donna. Ma non sto qui a giudicare il comportamento di altri».
Sei rimasta in buoni rapporti con Lapo?
«Certo. Ci sentiamo spesso».
Rifaresti tutto quello che hai fatto?
«Rivivrei la storia con Lapo e reagirei allo stesso modo».
Essere entrata in quella storiaccia ti ha danneggiata?
«No. All’inizio ho pensato che avendo preso le distanze dalla famiglia più celebre d’Italia, per me sarebbe stata la fine. Ma subito dopo cominciarono le riprese della Freccia nera, con Scamarcio».
Caterina Guzzanti ti ha fatto un’imitazione prendendo spunto dalla tua interpretazione in quella serie. Bisbigliava fuori sync.
«Ammetto che non mi sono riconosciuta, né divertita, guardando l’imitazione».
Capita. A breve sarai nelle sale anche con un film di Carlo Vanzina.
«Ti presento un amico. Divertente. Con lui ho fatto anche Vacanze ai Caraibi».
Leggendaria la conferenza stampa in cui raccontavi che di notte ai Caraibi ti entravano gli uccelli nella stanza.
«Poi cambiai versione, chiamandoli pennuti».
Un cinepanettone lo faresti?
«Ne ho rifiutati tre. Perché erano parti troppo scollacciate, e poi avevo altre priorità».
Priorità del 2010?
«Ogni anno mi impegno a prendere la maturità e a cominciare gli studi universitari in psicologia, ma poi il lavoro…».
È vero che hai girato pure un remake di Charlie’s Angels?
«Sì, a Portorico. Ma è una roba comica, eh! Ci saranno pure Vittoria Belvedere e Camilla Ferranti».
Camilla Ferranti? Quella finita nelle intercettazioni/raccomandazioni tra Berlusconi e Saccà?
«Secondo me ci è finita per caso. Io l’ho trovata puntuale e preparata. Con una buona energia».
Non è che pure il tuo nome potrebbe sbucare fuori da un’intercettazione?
«No. Non ci finirà mai. E trovo certi mezzi usati dalle colleghe poco dignitosi. Se devo arrivare a quello, preferisco dedicarmi a un mestiere più onorevole, la barista».
Il libro preferito?
«Scegliere è una fatica terribile».
Fai uno sforzo.
«L’ultimo di Baricco e l’ultimo di Ammaniti».
Il film?
«L’ultimo di Tarantino e l’ultimo di Woody Allen».
La canzone?
«Mi piacciono quelle vecchie. Di Vasco per esempio… Senza parole. Le sue ultime le amo meno. Si sta commercializzando».
Che cosa è Kindle?
«Non ne ho idea».
È un lettore di contenuti digitali.
«’Na roba tecnologica? Io ho imparato l’altro ieri a inviare le email».
Scherzi, vero?
«Te lo giuro».
Ma sei una giovane attrice del Terzo Millennio!
«Un po’ fuori dal mondo, eh? Mi piace così».
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Categorie : interviste
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