G. M. Vian (Sette – dicembre 2009)

7 commenti

Giovanni Maria Vian, 57 anni, professore di filologia patristica, dal 2007 dirige l’Osservatore romano, il giornale del Papa: un piccolo cargo battente bandiera giallo-bianca, che naviga poco nelle acque delle news italiane, ma quando ci si affaccia colpisce con bordate sorprendenti e bacchettate di sapore pontificio.
Appena lo incontro nella sua stanza, tappezzata di libroni latini e immagini del fumetto TinTin, gli faccio notare che il giorno dopo l’aggressione al premier in piazza Duomo, l’Osservatore non aveva nemmeno un titolo che contenesse la parola “Berlusconi”. Non una foto del volto insanguinato, né un’immagine del souvenir scagliato sui denti del Cavaliere. Possibile? Vian mi guarda stupito: “A quella vicenda abbiamo dedicato un articolo intero”. Già. Il Vaticano parla al mondo (l’Osservatore ha edizioni settimanali in sei lingue) e allora a certe notizie non si dà troppo spazio. Anche perché Vian sa bene che ogni parola stampata sul suo giornale poi verrà attribuita al Papa, alla segreteria di Stato o alla gerarchia ecclesiastica. “Non esageriamo. Siamo un organo in parte ufficiale e in parte ufficioso”, spiega.
Nel 2009 l’Osservatore si è divertito a polemizzare su Sanremo (“Spettacolo surreale”), sui talent show (“Scuole di perfidia”), sul musicista Allevi (“Un fenomeno costruito a tavolino”). Ma, ovviamente. è pure intervenuto sui rapporti tra fede e ragione, tra Stato e Chiesa, sull’immigrazione, sul testamento biologico.
Il 2009 è l’anno della morte di Eluana e dello scontro tra cattolici e laici sul testamento biologico.
“Un anno di polemiche sbagliate”.
Perché?
“Quando si parla di difesa della persona umana, che sia un malato, un feto o un clandestino si dovrebbe ragionare senza bandiere ed evitare le strumentalizzazioni”.
Il 2009 è stato anche l’anno dei respingimenti. Parlando dell’accoglienza agli immigrati il ministro Calderoli ha dato del cattocomunista al cardinal Tettamanzi.
“Credo che a Calderoli sia venuta male una battuta. Ma non vorrei parlare di politica”.
Non sia troppo cauto. Sull’Osservatore avete criticato con durezza il presidente Fini.
“Beh, quando abbiamo sentito che rinfacciava alla Chiesa il silenzio sulle leggi razziali, gli abbiamo solo ricordato quanto sia fresca la sua ritinteggiatura ideologica”.
Zac. Qualche mese fa si è dimesso Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, per colpa di alcune rivelazioni scabrose sul Giornale.
“Una vicenda dolorosa”.
C’è chi le rimprovera la regia dell’operazione.
“E’ fantavaticanistica”.
Sandro Magister (dell’Espresso), le ha attribuito un pezzo del Giornale contro Boffo.
“E’ una menzogna”.
I giornali come clave.
“La politica è poco solida. E quindi si ritrova al traino dei media”.
Sempre nel 2009. Avete pubblicato un’omelia del segretario della Cei, monsignor Crociata, contro il degrado morale.
“Diamo spazio ai vescovi. Ovvio”.
Crociata si riferiva alle vicende del premier? D’Addario, le feste…?
“Non credo avesse uno spirito anti-governativo. Ma lo si dovrebbe chiedere a lui. Noi sulla D’Addario non abbiamo pubblicato nulla”.
E Michele Serra su Repubblica vi ha stroncato. In pratica ha detto che non fate giornalismo.
“Non possiamo scrivere un pezzo ogni volta che un politico non si attiene alla morale cattolica. Non abbiamo scritto nulla su Piero Marrazzo e Frédéric Mitterrand”.
E nemmeno sul mafioso Spatuzza. Possibile?
“Mi è stato chiesto di enfatizzare la dimensione internazionale del giornale”.
Non è omertà per non scomodare il governo italiano?
“No. Anche perché i rapporti tra la Santa Sede e l’Italia sono ottimi”.
Ottimi? I vescovi spesso criticano il governo.
“Bisogna distinguere i vescovi e la Cei dalla Santa Sede. Sono realtà diverse”.
Mi dice il pezzo migliore del 2009 sull’Osservatore?
“Oltre all’Enciclica Caritas in veritate?”.
Oltre a quella.
“Noi, scherzando, attribuiamo un Pulitzer al pezzo scritto meglio. Quest’anno lo darei a Francesco Valiante per un articolo su un merlo bianco trovato dal Papa nei giardini vaticani. Francesco è il nostro Manzoni. Solo io scrivo meglio di lui”.
Che vanitoso! Chi è l’uomo dell’anno del 2009?
“Obama. Abbiamo pubblicato un editoriale per dire che anche sui temi etici non era stato troppo radicale. Dagli Stati Uniti ci hanno accusati di essere abortisti”.
Il Time come uomo dell’anno ha scelto Bernanke, boss della Federal reserve.
“La crisi economica continua ad essere la notizia del 2009. Insieme con l’elezione di Cirillo, patriarca di Mosca”.
E l’ecologia, no? Lei è ecologista?
“Condivido quanto detto da Papa Ratzinger: «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato». Ma questo non vuol dire diventare eco-centrici. Centrale deve restare l’uomo”.
Lei ricicla la carta, sceglie lampadine a basso consumo…?
“Riciclo per abitudine familiare, non per impeto ecologista. Da bambini riciclavamo i vestiti”.
Mi racconta la sua infanzia?
“Sin da piccolo ho frequentato il Vaticano. Mio padre era segretario della Biblioteca. Sia lui che mio nonno scrivevano sull’Osservatore”.
Infanzia di preghiere e scaffali impolverati?
“No. Con i miei fratelli scorrazzavamo per i giardini Vaticani. Mia madre mi chiamava Monsignor Tardini: la puntualità non era la mia dote principale”.
Studi?
“Liceo Virgilio, a Roma. Con alcuni compagni facevamo un giornaletto murale: Frattime”.
Il primo articolo pagato?
“Per Avvenire, nel 1973. La recensione di una mostra di codici della Biblioteca Vaticana”.
La fonte dell’articolo era suo padre che lavorava in quella biblioteca?
“Eheh. In realtà lui mi aiutò sia nel percorso universitario, indicandomi quello che sarebbe stato il mio maestro, sia introducendomi nel mondo della Treccani, dove ho corretto bozze su bozze. Ma non mi incoraggiò mai col giornalismo. Per trentacinque anni ho alternato collaborazioni con Avvenire, Osservatore romano, Foglio…”.
Come si diventa direttori dell’Osservatore?
“La nomina è papale”.
Vuol dire che l’ha chiamata il Papa e le ha detto: “Ho un lavoro da proporle”?
“No. Mi ha chiamato il cardinale Tarcisio Bertone. Lo avevo conosciuto alla Treccani, nel 1984: un prete salesiano e brillante canonista”.
Quando la contattò per darle l’incarico?
“La proposta ufficiale arrivò il 12 giugno 2007. Mi ero operato un ginocchio e mi presentai da lui zoppicante con un vecchio bastone di mio nonno. Elegantissimo”.
Lei ha definito il suo Osservatore romano il quotidiano più elegante dell’editoria italiana.
“Lo è. Per demeriti altrui… Si salva il Foglio. L’estate del 2007 la trascorsi a riprogettare graficamente il giornale. Un lavoro di pulizia. All’inizio avevo praticamente tolto le foto”.
Poi le ha reinserite.
“Me lo ha suggerito il Papa”.
L’editore. Azionista unico.
“Volle conoscere me e il vicedirettore Carlo Di Cicco. Ci invitò a pranzo. Quando gli dissi delle foto… intervenne. Credo che avesse in mente il modello di prima pagina della Frankfurter Allgemeine Zeitung”.
L’Osservatore ha sei edizioni, in sei lingue. Lei parla spagnolo e francese fluenti. Con Ratzinger che lingua parla?
“Italiano. Lui usa un ottimo italiano. Certo, la pronuncia è un po’…”.
Lo dica: ha una pronuncia “crucca”.
“L’unica lingua che parla senza inflessioni tedesche è il francese. Perfetto”.
Lo frequenta?
“Lo vedo soprattutto durante i suoi viaggi internazionali”.
Lei ha detto a Stefano Lorenzetto (su Panorama) che al Papa piace Giannelli, il disegnatore/fumettista del Corriere.
“Quando mi arriva il libro annuale di Giannelli, lo porto a Georg Gänswein, il segretario particolare di Benedetto XVI”.
Com’è avere il Papa come editore?
“Mi vengono i brividi ogni volta che ci penso”.
Anche lei segue le messe in latino?
“No. Vado nella chiesa di Santa Susanna. La domenica ci sono i canti gregoriani eseguiti dalle monache cistercensi”.
A cena col nemico?
“Ezio Mauro, il direttore di Repubblica. La cena c’è già stata. Interessante”.
Che cosa guarda in tv?
“Non guardo la tv”.
Neanche i talkshow di approfondimento?
“Prima mi piaceva il Maresciallo Rocca, ma ora non ho proprio tempo”.
Il film preferito?
“Ben Hur… anzi no, i Blues Brothers”.
Il sacro e il profano.
“Perché? Blues Brothers è un grande film cattolico. Rock e opere pie”.
Se lo dice lei. La canzone?
“Gianna Nannini, Na na na nanaaaaa”.
Che fa, canta?
“I maschi”.
Il libro?
“Diario di un parroco di campagna, di Nicola Lisi, un libro incantato”.
Ha letto Vaticano Spa, l’inchiesta di Gianluigi Nuzzi sulle magagne finanziarie vaticane?
“L’ho sfogliato. Mi sembra un libro scritto per regolare conti interni al mondo della Finanza”.
Che monumento è raffigurato sui 5 centesimi?
“La mole antonelliana?”.
Quella sta sui due centesimi. Il Colosseo.
“Detesto quelle monetine di rame”.
Ci si arricchisce a fare i direttori dell’Osservatore?
“No. L’unico vantaggio economico è dato dalla cittadinanza vaticana. Ci sono meno tasse”.
Prosegua questa poesia: “Miser Catullae…”.
“Pardon?”.
…desinas ineptire. E’ il poeta Catullo.
“Ho poca memoria”.
Però usate il latino sull’Osservatore…
“Sì. E ogni tanto ci scappa un errore. L’ultimo: Cardinali invece di Cardinales”.
Zac. E’ arrivata la bacchettata pontificia?
“No. Il primo a correggermi è sempre mio fratello più piccolo. E’ medievista”.

Categorie : interviste
Commenti
vz 26 dicembre 2009

Thank you Eric!

fra-87 27 dicembre 2009

Non parlano dell’ attacco a Berlusconi e non scrivono di Spatuzza perché vogliono far risaltare l’ aspetto internazionale dell’ “Osservatore”. Però tutti gli altri giornali stranieri hanno dato risalto a queste notizie: mi chiedo se sotto questa “internazionalizzazione” non ci sia dell’ altro.

vz 28 dicembre 2009

@fra-87: è quel che gli ho chiesto (e che gli ha rinfacciato Michele Serra). La cosa più ovvia è proprio che non ne parlino per non rovinare i rapporti tra governo e Santa Sede.

fra-87 28 dicembre 2009

…il che, per un giornale così importante, è abbastanza scandaloso.

tristantzara 4 gennaio 2010

ciao akio e saluti per un sereno anno nuovo. In ReplayOmnibus di 3 settimane fa ho scoperto favorevolmente E.Lucci (Iene), M.Tortora, F.Insinna e Tarak Ben Ammar. Tutte davvero molto belle le interviste a loro fatte, e nessuno che rispondeva con giri di parole incluso Ben Ammar. ciao D

Febo 5 febbraio 2010

…scusate l’ignoranza ma cos’è “filologia patristica”?!

vz 6 febbraio 2010

E’ lo studio dei testi dei Padri della Chiesa

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