Giancarlo Abete (Sette – novembre 2009)

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Ex diccì, industriale, editore e stampatore, Giancarlo Abete, 59 anni, da più di venti ha piantato le radici nei prati del pallone nostrano. È presidente della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) e, per qualche mese, è stato contemporaneamente commissario della Lega (l’organo che organizza il campionato). Ha attraversato indenne Calciopoli e ha accompagnato gli azzurri nel trionfo berlinese di tre anni fa. In occasione del nostro incontro ha fatto piazzare sul tavolo del suo ufficio la Coppa del Mondo. Quella vera, vinta dall’Italia in Germania nel 2006. Brilla. Con spericolato ottimismo, mostrando lo stemma della Federazione,  mi fa notare che c’è spazio per altre stelle (il simbolo delle vittorie mondiali). Abete parla svelto con un po’ di cadenza romana e ha un intercalare fisso: «Non so se rendo l’idea, mi spiego?». Lo ripete continuamente. E intanto sfodera una cautela nel rispondere alle domande degna del più rodato equilibrismo democristiano. Come quando gli chiedo dell’affaire Cassano, il giocatore della Samp la cui presenza “in azzurro” è stata invocata con cori e invasioni di campo durante le ultime partite della Nazionale.
Lei lo vorrebbe Cassano in azzurro?
«Con il mio ruolo non posso fare l’opinionista».
Vabbé, ma da tifoso…
«Non ho nemmeno il patentino da allenatore».
Svicola.
«Allora. France Football, la rivista che assegna il Pallone d’Oro, ci ha fatto sapere che tra i primi trenta giocatori del mondo non c’è nemmeno un italiano».
Non mi pare una bella notizia.
«L’Italia si è qualificata facilmente ai Mondiali del 2010. L’Argentina di Messi ci è riuscita all’ultimo secondo e la Svezia di Ibrahimovic è proprio fuori».
Questo che cosa vuol dire?
«Che per noi, ad essere forte è il gruppo».
Uhm. Secondo lei quest’Italia ha qualche possibilità di vincere il Mondiale?
«Tra le europee, la Spagna può risultare più competitiva e forte. Ma un Mondiale è fatto di sette partite. Se il primo sorteggio va bene, le partite difficili diventano quattro. In quattro partite può succedere di tutto».
Così sembra che ci affidiamo alla fortuna.
«No. L’Italia si esalta in queste competizioni».
La favorita?
«È sempre il Brasile».
Chi è il giocatore che invidia di più alle avversarie dell’Italia?
«L’argentino Messi. Il pallone gli resta sempre attaccato ai piedi».
L’azzurro a cui non rinuncerebbe?
«Buffon, Cannavaro, Pirlo».
Campioni del mondo 2006. Vecchietti.
«Lo stesso Cannavaro ha detto che gli anni passano. Ma l’asse centrale tiene… Il problema sono le punte, i bomber. Non ce ne è uno che segni con continuità».
Pensa che l’oriundo brasiliano Amauri potrebbe essere una buona soluzione?
«È un ottimo giocatore».
Pazzini ha detto che è infastidito da questo sentir parlare di Amauri. L’Italia agli italiani!
«La nostra politica sportiva è di non allargare troppo a chi non è nato in Italia. Ma non si possono nemmeno fare discriminazioni. Amauri è un cittadino italiano. Mi viene in mente la partita del centenario della Fifa. Francia-Brasile. Tra i francesi c’erano dieci neri e Barthez».
Il campionato francese con il Lione e il Bordeaux, quello spagnolo e quello inglese, brillano rispetto al nostro. Quello italiano è ancora il campionato più bello del mondo?
«In termini estetici non so nemmeno se lo sia mai stato. È quello col maggior tasso di competitività».
Non si vede un grande spettacolo.
«Si riferisce al fatto che campioni come Ibrahimovic e Kakà sono emigrati in Spagna?».
Mi riferisco al bel gioco.
«Lì, i giocatori guadagnano di più anche perché si pagano meno tasse».
Platini ha detto che è ora di finirla con le spese folli nel calcio.
«Ha ragione. Sono nell’esecutivo dell’Uefa e ho appoggiato la sua posizione. Entro tre anni il “fairplay finanziario” andrà a regime».
Che roba è?
«Fino a oggi le società che spendevano di più, poi per ripianare i bilanci, ricapitalizzavano. Immettevano nuovi denari. Beh, dal 2012 non lo potranno più fare. Renderemo più difficile l’iscrizione al campionato per chi non rispetta questo principio. La regola non varrà per gli investimenti nei vivai e per la costruzione di infrastrutture sportive».
Parliamo di nuovi stadi?
«Sono necessari. E si dovrebbe cambiare il modo di frequentarli, anche per vincere la concorrenza della tv. Quello della Juve sarà fatto. Lo abbiamo messo anche nel dossier per la candidatura italiana ad ospitare gli Europei del 2016. Poi c’è una legge in discussione in Parlamento… io la considero una priorità».
Aspira a diventare l’uomo degli stadi.
«Li frequento da quando avevo cinque anni. Ci andavo con mio padre».
Suo padre è il fondatore della A.be.te.
«L’acronimo di Azienda beneventana tipografica editoriale. Ho vissuto infanzia e giovinezza sulla Prenestina, accanto ai capannoni industriali».
Studi?
«Dai gesuiti. Liceo Massimo».
Lo stesso di Gianni De Gennaro, Mario Draghi e Luca Cordero di Montezemolo. Il suo primo lavoro?
«In azienda. Con mio padre. Ancora ricordo le prime commesse: i codici di avviamento postale, le schedine del Totocalcio, le schede elettorali… che andavano piegate a mano».
Aveva 18 anni nel 1968.
«Già, ma non ero sessantottino. A 28 anni sono entrato in Parlamento. Con la Dc».
Come si avvicinò alla politica?
«Furono gli hiltoniani a chiedermi di impegnarmi».
Gli hiltoniani?
«Un gruppo di amici e imprenditori che facevano capo a Umberto Agnelli e che si riunirono la prima volta all’hotel Hilton di Roma. Nel 1979 io ero nella giunta dell’Unione Industriali capitolina. Mi presentai».
I manifesti elettorali se li stampava da solo?
«Giocai sul cognome. Prima tappezzai la città con immagini di abeti. Poi quando tutti si erano convinti che fosse una campagna ambientalista, feci comparire il nome e il numero in lista. Ero nella quaterna segnalata anche da Montanelli. L’inizio della campagna elettorale fu esilarante».
Perché?
«Avevo saputo che tra i candidati Dc c’erano degli ex del liceo Massimo. Cercai i numeri sull’elenco del telefono e chiamai: “Pronto… è lei il Mario che si presenta con lo Scudo crociato?”. Replica: “No, guardi, sono una persona onesta”. Neanche avevo cominciato che già mi avevano dato del ladro».
Dc: a quale corrente aderiva?
«Area centrale, forlaniano».
Come Casini.
«Brillante, fin da giovanissimo».
Casini, Rutelli. Si riparla di un grande centro.
«È un’area che ha tenuto durante il periodo di massimo splendore del bipolarismo dei blocchi. Penso sia destinata a crescere. Ma questo prescinde dalle mie preferenze».
Certo. Si dice che anche il suo ex compagno di liceo Montezemolo potrebbe scendere in campo.
«È un uomo che sa leggere bene le situazioni, ma non so che cosa deciderà».
C’è chi lo considera un possibile outsider.
«Bisogna capire quali sono le regole della politica oggi. Ricordo che nel 1983, quando Dino Viola si presentò alla Camera, davamo per scontato che avrebbe preso una valanga di preferenze: un diccì presidente della Roma scudettata… Ne prese solo 30.000 e finì in Senato».
Morale?
«Il passaggio da certi settori alla politica non funziona per forza. Non voglio fare riferimenti all’attualità eh! Anche perché la politica è cambiata, conta saper parlare con i media».
Il nome degli Abete esce fuori ogni volta che c’è da eleggere il sindaco di Roma.
«Generalmente è più mio fratello Luigi a essere accreditato per quei ruoli, anche se non ha mai fatto politica».
Dal suo passato Dc lei ha ereditato un vitalizio di qualche migliaio di euro al mese.
«Nella norma. Ho sempre lavorato gratis sia per le associazioni industriali, sia per la Figc».
Gratis?
«Pensano tutti che io abbia chissà quale stipendio dalla Federazione. Invece… niente».
Quando cominciò a occuparsi di calcio?
«Nel 1987 con Matarrese».
Altro democristiano.
«Mi chiamò per guidare il settore Tecnico».
Lei ha mai giocato a calcio?
«Da ragazzo. E nella Nazionale parlamentari».
Il politico più forte?
«Sangalli, ora presidente di Confcommercio».
Il più scarso?
«Si giocava per divertirsi. C’erano pure Fini e Rutelli. Alcuni erano fisicamente meno predisposti di altri. Ma non vorrei dare giudizi che poi rientrano nelle dinamiche politiche».
Lei ha guidato anche la Lega di serie C.
«Introdussi i tre punti per ogni vittoria».
E nel 2000 si candidò per la prima volta alla presidenza della Figc.
«In alternativa a Nizzola. Presi più voti, ma c’era un sistema di veti che impedì la mia elezione».
Calciopoli…
«Quando è scoppiata ero il vice di Carraro».
Nel 2007, Candido Cannavò le scrisse una lettera aperta: «Lei è certamente una persona perbene, competente, sempre defilata, mai coinvolta in uno scandalo e neanche in una semplice chiacchiera da bar, ma ammetterà che essere ciechi e silenziosi dinanzi a imbrogli e dissesti morali come quelli che hanno devastato il calcio non significa avere in tasca patenti di innocenza…».
«Ho sempre avuto un rapporto personale buono con Carraro, ma eravamo candidati alternativi. Nessun tribunale della Repubblica e nessun organo di giustizia sportiva mi ha mai chiamato in causa. Qualche ragione ci sarà, no? Che poi ci fosse uno scenario politico legato al potere contrattuale molto forte di alcuni club lo sapeva pure Cannavò».
Chi verrà dopo Lippi?
«Sono cose di cui si parlerà tra qualche mese. Dopo aver capito se lui vorrà restare o no».
Lo vorrebbe Zeman Ct della Nazionale?
«Preferirei un italiano».
Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?
«Il matrimonio e i figli».
L’errore più grande che ha fatto?
«Non aver studiato le lingue da giovane».
La canzone preferita?
«Tutto il repertorio napoletano».
O sole mio…?
«Munasterio ’e Santa Chiara, Reginella… le ho cantate pure con Cannavaro alla festa dei sessant’anni di Lippi».
Film?
«Un uomo, una donna di Lelouch. Ma anche Il Marchese del Grillo e Amici miei».
Il libro?
«Quello che mi ha fatto crescere di più è Umanesimo integrale di Maritain».
Che cosa guarda in tv?
«Tutte le partite. Tranne quella del sabato pomeriggio. È il giorno che dedico all’azienda».
Match in tv. Telecronache di Caressa o di Civoli?
«Caressa ti emoziona, ma dà un ritmo tale che quasi mette ansia».
Quanto costa un litro di latte?
«Questa è cattiva. Non faccio la spesa».
I confini del Brasile?
«Uruguay? Aspetti che controllo…».
Non vale. Quanti articoli ha la Costituzione?
«39?».
Centotrentanove. I nostri marcatori in Italia – Germania 4-3, la leggendaria semifinale di Messico ’70?
«Rivera, Riva, Boninsegna… aspetti che vado a vedere la foto qui fuori… uhm quale manca?».
Burgnich.
«E chi se lo ricordava?»

Categorie : interviste
Commenti
Benedetto 26 novembre 2009

Risposte esaustive per spiegare la rovina del nostro calcio

hale 26 novembre 2009

non c’entra nulla con l’intervista, ma centra dove l’intervista è stata pubblicata, e a caldo urlo e pretendo il vecchio MAGAZINE, rivoglio il suo contenuto, il suo formato e soprattutto la guida TV,
e invece ora sarò costretta a comprarmi una squallida ghuida TV, o peggio cambiare testata… ma qual è il vantaggio della novità?
la carta riciclata? se è questa la risposta si provvedeva a un restyling del MAGAZINE, ma SETTE non è per niente pratico, è un altro quotidiano.

INSOMMA RIVOGLIO IL VECCHIO MAGAZINE, sa dove devo rivolgermi?

grazie

admin 26 novembre 2009

@ Benedetto: che cattivo!
@ Gentile Hale. Non le piace il formato, la carta e i contenuti o le manca solo la guida tv? Sinceramente non so perché siano state eliminate le pagine sulla programmazione televisiva. Le conviene scrivere al Direttore, l’indirizzo email lo trova alla fine dell’editoriale di presentazione. Cordiali saluti.

Benedetto 3 dicembre 2009

Forse un pò, ma non mi è mai piaciuto come Carraro del resto. Poi il presidente della Figc che non ricorda i marcatori di una delle partite più importanti della storia..

Approfitto dello spazio per complimentarmi per le interviste, appuntamento fisso del giovedì. Pur non essendo la sede adatta aggiungo anche i commenti per il nuovo “Sette” del quale fra l’altro, in controtendenza, apprezzo il minor spazio lasciato ai programmi tv.
Saluti

Febo 5 febbraio 2010

La cosa gravissima è che un ex parlamentare non sappia quanti sono gli articoli della costituzione…

ANDREA ROVETTI 14 giugno 2012

BUONASERA ABETE BE VISTO IL PAREGGIO DI STASERA E’ INUTILE CHE PRANDELLI VINCA LA PROSSIMA,CESARE PRANDELLI NON DEVE ESSERE PIU’ CT DELLA NAZIONALE HA CAPITO? IL SOSTITUTO SARA’ FABIO CAPELLO COMISSARIO CHE HA VINTO TANTO DA CT INGILTERRA AFFIDI LA NAZIONALE A LUI A CAPITO?
SALVE

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