Camila Raznovich (Magazine – novembre 2009)

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Si è già presentata a una riunione di lavoro con la neonata in braccio. È stata paparazzata al parco con la pupa. E non ha intenzione di mollarla fino a quando non sarà finito il periodo dell’allattamento. Camila Raznovich, conduttrice tv, trentacinquenne, mi apre la porta del suo mega loft milanese con la figlia Viola attaccata al seno. Intervista con poppata, quindi. In giro per la casa si contano culle e lettini di ogni tipo (con le ruote, appesi al soffitto, di vimini) e la conversazione è intervallata da qualche “Ciuccio… ciccia… mamma… buh…”. Camila spiega: «Non avrei mai pensato di ridurmi anche io a fare le vocette davanti a una bebé». Invece il figliocentrismo, morbo del Terzo millennio, ha colpito anche lei, ex vj di Mtv, arcinota tra i giovanissimi anche per i sei anni di conduzione del sexy-approfondimento-pedagogico Loveline. La showgirl tornerà a breve su Raitre con Tatami. E l’argomento previsto per la prima puntata tradisce qualche preoccupazione da neomadre. Si parlerà di velinismo e mini-divismo. Qualche tempo fa, a chi le chiedeva come avrebbe reagito se fosse venuta a sapere che la figlia voleva fare la velina, Camila rispose: «Non vorrei che mia figlia usasse il sesso come merce di scambio». Secondo Raznovich velina uguale prostituta? Mentre la piccola viene affidata a una babysitter, Camila spiega: «Quella risposta è un lapsus, era l’inconscio a parlare. Molto più semplicemente mi auguro che mia figlia abbia la libertà di scegliere di non fare la velina. Spero non aspiri a lavorare nella fabbrica della fama». Partiamo da qui.
La fabbrica della fama?
«È una multinazionale. Il fenomeno degli affamati di fama è globale».
Chi sono?
«Veline, tronisti, realitysti… In Italia come in America. Sono quelli a cui il sistema televisivo permette di pensare che l’obiettivo della vita sia la fama. Mi fanno rabbia e pena».
Perché ti fanno pena?
«Sono sfruttati, ma che possono fare? Se tu nasci bella, alta, bionda, fai fatica a resistere alla tentazione di usare questa merce nell’attuale contesto culturale».
Perché ti fanno rabbia?
«Perché ormai conta solo la bellezza».
Anche l’occhio vuole la sua parte.
«Sì, ma ormai è rimasto solo quello. Ti sembra di vedere qualche attrice o conduttrice non bella? Dov’è la nuova Meryl Streep?».
Meryl Streep non è bella?
«Intendevo che non segue i canoni di figaggine contemporanei. Angelina Jolie sarà pure brava, ma se non avesse quelle labbra… E poi, scusa, se andiamo avanti così, che futuro ho io? Mi toccherà andare a lavorare? Eh eh…».
Sei in tv da quasi quindici anni.
«A parte un’apparizione adolescenziale al Karaoke di Fiorello, con un unico gigantesco sopracciglio e vestita con un improbabile poncho intillimano, faccio conduzioni dal 1995».
Come sei arrivata in tv?
«Con un provino a Mtv. Fatto dopo un anno sabbatico in India, post maturità».
Nel libro Lo rifarei!, racconti di aver trascorso anche parte dell’infanzia in India.
«A Poona. In una comune. Con il guru Osho».
È vero che prima di metterti con Eugenio, il tuo attuale fidanzato, nonché padre di tua figlia, gli hai imposto la lettura della tua biografia?
«Mi sembrava complicato raccontargli tutta la mia infanzia».
Romantica.
«Zero romanticismo. Al secondo incontro gli ho detto: “Guarda, io ho trent’anni, il prossimo fidanzato che avrò sarà il padre dei miei figli. Ti interesso ancora?”».
Il ricordo più forte dell’infanzia nelle comuni?
«La mensa affollata, la festa della Luna, l’ambiente con mille padri e mille madri, nel quale i miei cercavano comunque di essere rigidi. Il branco di amici: Siddharta, Vindu, Shanti… Mio fratello Martin lo chiamavano Devendra».
A te come ti chiamavano?
«Kamla. Stavamo sei mesi nelle comuni di tutto il mondo e sei mesi a Milano».
I tuoi genitori…
«Hippy, ma non del tipo tossico. Papà era architetto, mamma interior designer. Dopo aver rischiato di essere bocciata all’esame di quinta elementare, mia madre decise che era arrivato il momento di fermarci».
Eri una bambina diversa dai tuoi compagni di scuola?
«Da piccola non me ne rendevo conto. Ma ancora oggi pago la totale assenza di cultura televisiva di quegli anni e qualcuno fraintende questa mia lacuna dandomi della snob. Alle medie, invece, mi scattò la voglia di omologazione».
Anni Ottanta. Paninara?
«Esatto. Per non sentirmi diversa inventavo che anche io andavo in vacanza a Santa Margherita Ligure come tutti gli altri».
La disinvoltura con cui parlavi di sesso nella trasmissione Loveline veniva dai trascorsi fricchettoni?
«I miei giravano nudi in casa e si parlava… mi è stata data la possibilità di comprendere la sessualità. Non ho i tabù di chi è cresciuto nel bigottismo, con un retaggio cattolico. Non ho quella morbosità, né quei sensi di colpa».
La cosa più incredibile che ti ha chiesto un telespettatore di Loveline?
«Una studentessa mi domandò se facendo il bagno col fidanzato poteva rimanere incinta. Poi c’era quello spaventato dalla nudità… E io pensavo: “Ma possibile che questi ragazzi abbiano bisogno di chiederle in tv queste cose?”. In Italia si dovrebbe parlare molto più di sesso nelle scuole».
Il dibattito, invece, è sull’ora di religione.
«Un’ora di sessualità, fatta bene, mi sembra più utile. Aiuterebbe a sciogliere dubbi urgenti. Per trovare Dio c’è tutta la vita, per prepararsi ai primi rapporti no. Parlare di sesso aiuterebbe anche a superare certe ipocrisie».
Quali ipocrisie?
«La principale è quella sull’omosessualità. Quelli che dicono che non sono omofobi per moda perbenista, e poi bisbigliano… “Io? Mai e poi mai”».
Mentono? Siamo tutti un po’ omosessuali?
«Non dico questo. Però a tutti, durante una vita, può passare per la testa questa eventualità. Agli ipocriti preferisco una come la Binetti. Sostiene che l’omosessualità sia una devianza, ma si assume la responsabilità di quel che dice».
I trans…
«Che c’entrano? Non credo che chi li frequenta sia omosessuale. Si tratta di pura trasgressione. Il caso Marrazzo mi pare un classico: l’uomo di potere che indaga le perversioni. È una vertigine. Come quella di Clinton nello studio ovale. È socialmente proibito? E io lo faccio».
Tu sei favorevole ai matrimoni gay?
«Tutta la vita».
Alla pillola Ru486?
«Certo».
Al testamento biologico?
«Ci mancherebbe altro».
Al divorzio veloce?
«Ovvio. Io sono già stata sposata».
Quando?
«A venti anni. Con un ragazzo australiano. Abbiamo divorziato quando ho deciso di tornare a Mtv Italia nel 2001».
Tornare da dove?
«Da New York, dove vivevo da tre anni. Facevo due ore di diretta al giorno su Radio 105».
Fermi tutti. Ricapitoliamo.
«Dopo il provino con Mtv nel 1995, mi sono trasferita a Londra. Poi sono tornata in Italia. Nel 1998 è arrivata l’offerta per New York. In mezzo ci rientra pure l’esperienza in una grande tv nazionale. La trasmissione Night Express su Italia 1. Ovvero la prima immersione nel vecchiume della nostra tv».
Italia 1 ti sembrava vecchiume?
«Venivo da Mtv, un luogo dove ti spronavano a provocare e a emergere. In Mediaset la parola d’ordine era: sei giovane, abbassa le penne. Comunque la tv italiana è ancora zeppa di vecchiume».
Un esempio?
«Molte prime serate. E i pomeriggi domenicali nazional popolari. Vecchi e spesso volgari».
Dopo Loveline hai sfornato dei bei flop: Sformat su Raidue, Relazioni pericolose su La7 e Amori criminali su Raitre.
«Sformat, con Dj Angelo e Nicola Savino, era un progetto meraviglioso, ma sfortunato. Mi sono divertita. Relazioni pericolose non l’ho mai sentito come mio. Amori criminali… ha dei servizi stupendi e non è stato affatto un flop, anzi. Ma effettivamente quando me l’hanno proposto gli ho detto: “Siete matti? Io che c’entro con la cronaca?”».
È quello che si è chiesto pure il critico Aldo Grasso.
«Lo so, lo so».
Ti ha stroncata in più di una occasione.
«Gli devo stare antipatica. Lo dovrei invitare a prendere un caffè? Dici che lo convinco?».
No. A cena col nemico?
«Ma che domanda è? Non mi far fare nomi che non ho le spalle coperte».
Coraggio.
«Oddio… il nemico».
Dimmi un collega molto lontano dal tuo modo di fare tv…
«Maria De Filippi. Ha in mano la fabbrica del trash e Uomini e donne è il peggio che passa in tv. Ma ci vuole molta intelligenza per farlo».
Il meglio in tv?
«Blob e Report. Con la Gabanelli ci si informa sul serio».
C’è un problema di libertà d’informazione in Italia?
«Le pressioni ci sono. Ma ovviamente non sono io a subirle».
I migliori conduttori?
«Fiorello e Bonolis».
Con Bonolis ti sei rifiutata di lavorare. Pentita?
«No. Decisi di non andare a Canale5 perché so che se fai quel tipo di tv, poi difficilmente ti puoi rimettere a fare la tv di nicchia, un po’ fighetta che piace a me».
Ospite di Vespa o di Vinci?
«Di Vinci. È giovane, parla quattro lingue. Mi pare uno che si meriti l’occasione che gli hanno dato».
Bignardi o Dandini?
Bignardi. È una donna che si prende le responsabilità di quello che dice e di quello che fa».
Si dice che tu sia una conduttrice un po’ duretta con la redazione.
«Capitano le sfuriate. Sono esigente, ma perché lo sono con me stessa. Sono una control-freak, maniaca del controllo. Devo sapere esattamente che cosa succederà in ogni momento».
Si dice pure che arrivi per prima in redazione.
«Ho l’ansia del ritardo».
Sei ambientalista?
«E salutista. Non bevo, non fumo e non mi drogo».
Ma hai raccontato di aver provato funghi allucinogeni e stupefacenti vari.
«Li ho provati, ma non ne faccio uso. Non sapendo fumare le canne, una volta la madre del mio ex marito mi preparò dei biscotti alla marijuana».
Gentile. Hai un clan di amici?
«Sì. A parte quelli sparsi per il mondo, ho un gruppone misto di ogni età e professione che si riuniscono per festeggiare il mio compleanno».
Quale è la scelta che ti ha cambiato la vita?
«Mia figlia Viola… fare il provino di Mtv… separarmi dal mio primo marito…».
L’errore più grande che hai fatto?
«Ne ho fatti tanti. E me li sono perdonati tutti».
Il film preferito?
«Tra gli ultimi Il Divo, di Sorrentino».
Il libro?
«Tre tazze di tè di Mortenson. Una storia pazzesca. Vera».
La canzone?
«Tantissime: da Leonard Coen a Devendra Banhart fino a Josè Gonzales… l’elenco è troppo lungo».
Pensavo dicessi il titolo di un pezzo suonato da qualche super big che hai presentato quando eri a Mtv. Chiedevi gli autografi?
«Mai. E sì che ho intervistato tutte le più grandi star della musica europea. Ma non sono mai stata fan sfegatata».
Il gruppo con cui ti sei emozionata di più?
«Gli U2. Ma non perché fossero loro. Eravamo a Reggio Emilia. C’erano centottantamila persone. Una marea. Mi tremavano le gambe».
Quanti anni ha la Costituzione?
«È entrata in vigore nel ’48. Mia madre è arrivata in Italia dall’Argentina alla fine della guerra. Mi raccontava sempre quel periodo».
Quanto costa una canzone su iTunes?
«Non ne ho mai comprata una. E non ho un profilo su Facebook. Sono sempre connessa, ma su certe cose sono un po’ tradizionale: compro i cd, incontro gli amici…».
Sai qual è la prima cosa che compare se cerchi il tuo nome su Youtube?
«Non ne ho idea».
Un video intitolato “Camila Raznovich e Tamara Donà, cosce e tette a volontà”. Poi c’è anche una clip di adoratori dei tuoi piedi.
«Lo so. Risale a quando conducevo scalza Mtv Amour. In inglese e con voce un po’ provocante. Avevo vent’anni».
I confini dell’Iran?
«Iraq… istan… astan… se mi dai tempo te li dico».
Dov’eri il 9 novembre 1989?
«Davanti alla tv con mia madre. Ma non capivo un granché».

Categorie : interviste
Commenti
zaziki 26 maggio 2010

Quanto è bella questa donna!!! Mi Piace tanto e ho saputo che forse farà parte della giuria di X-Factor 4… Incrocio le dita per lei

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