Barbara Serra (Magazine – agosto 2009)

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Barbara Serra, 35 anni, è il volto morbido di Al Jazeera International, l’anchor woman apolide di un tg da 140 milioni di telespettatori. Vive e lavora a Londra, ma è di origini sardosicule. È nata in Italia e cresciuta in Danimarca. La incontro all’hotel Gallia (Milano), nei giorni di massima tensione tra la stampa estera e il premier Berlusconi: molti giornali inglesi riportano le cronache sogghignanti di feste e festini. È uscito da poco un articolo in cui l’ex direttore dell’Economist sostiene di essere felice ogni volta che si riesce a rinfocolare qualche stereotipo sugli italiani. Chiedo a Barbara se non trova che ci sia qualche forzatura. La replica è secca: «No e no». Poi, con un italiano macchiato d’inglese, aggiunge la spiegazione: «I nostri politici dovrebbero accettare critiche e domande con meno permalosità e il pregiudizio degli inglesi nei confronti degli italiani non è peggio di quello che gli italiani hanno sul mondo arabo». Serra inghiotte stereotipi e pregiudizi da quando aveva otto anni: i compagnucci di classe a Copenaghen accusavano gli italiani di puzzare d’aglio, alcuni telespettatori, quando lavorava per Sky, le scrivevano che guardarla condurre un tg era come assistere a una puntata dei Soprano, e una receptionist sbadata un giorno la registrò come rappresentante di Al Qaeda, invece che come inviata di Al Jazeera.
Barbara da un anno fa incursioni lampo nel mondo della tivvù italiana: presiede la giuria dei giornalisti per la trasmissione Tetris su La7 ed è inviata del settimanale Tv talk su Rai educational. Scrive pure qualche articolo. Argomento prediletto: le donne in Italia. È scatenata: «L’Italia è rimasta agli anni Cinquanta. Me ne accorgo ogni volta che sbarco a Linate». Partiamo da qui. È una collega, ci diamo del tu.
Lavori per una tv del Qatar. Lì le donne non sono libere quanto in Italia. Non ti sembra di esagerare?
«Solo in Italia c’è la sindrome di Non è la Rai».
Che cosa sarebbe?
«Sin da quando sono piccole, dalle italiane ci si aspettano mossettine e sorrisetti».
Esagerata. Anche questo è uno stereotipo.
«È l’effetto velina».
Di donne nude o scosciate se ne vedono in tutto il mondo. Da New York a Londra…
«Per favore, non mi citare la pagina del quotidiano inglese Sun, dedicata al topless. Quello è un giornale ultrapop. In Italia è un continuo in tv, a tutte le ore. In Danimarca, quando ero ragazza, c’erano film porno in chiaro, ne ho visti, ma dopo la mezzanotte».
In Italia il porno “in chiaro” è vietato.
«Ma è un proliferare 24 ore su 24 di cosce e scollature. Io non andrei mai in onda scollacciata. Anche le giornaliste italiane non si prestano, ma per il resto… è passato il modello per cui tra una sana gavetta e la cura/esposizione della propria bellezza non ci sia differenza».
Un caso emblematico?
«Il ministro Mara Carfagna. È colta e intelligente. Ma non è arrivata dov’è per il suo peso politico, per i voti raccolti. E all’estero la classificano come ex showgirl».
Una conduttrice di tg cura la sua immagine, si abbellisce con trucchi e parrucchi…
«Di belle donne è pieno il mondo. Ma la professionalità è un’altra cosa. Sono rimasta sorpresa quando, da ospite di una trasmissione con contenuti giornalistici, ho scoperto che era condotta da una novella Miss Italia».
Anche tu hai partecipato a Miss Italia…
«Mi iscrisse mia sorella».
Dicono tutte così.
«Avevo ventuno anni, una laurea alla London School of Economics e un lavoro in una radio. Lo sai che qualche tempo fa, mentre seguivo il Papa in Medio Oriente, mi ha intervistato il Tg2 e mi ha presentata come ex Miss Sardegna? News inventata e senza senso».
Miss e Sardegna. Berlusconi dovrebbe dare qualche spiegazione sull’affaire vallette, escort e via dicendo?
«Sì. Un politico deve rispondere, sempre. In Inghilterra il “no comment” di un politico in difficoltà è considerato politicamente inaccettabile».
Vale per qualsiasi domanda?
«In Italia se poni una domanda scomoda sembra sempre che lo fai come avversario politico o come testata giornalistica ostile. È come se non esistesse un punto di vista obiettivo: per farsi un’idea di che cosa sia successo si è costretti a comporre un puzzle di sette telegiornali, per fare una media. La domanda allora è una…».
Quale?
«Gli italiani perché pagano il canone Rai? La tv di Stato che ci sta a fare? A Londra, accendi la Bbc, ti guardi un tg e sei a posto. In Italia?».
Ai colleghi all’estero come spieghi questa situazione?
«Gli dico che il sistema politico non funziona e che non c’è meritocrazia: un giorno ho incontrato un famoso direttore di un tg. Gli ho chiesto come mai le grafiche del suo telegiornale fossero così antiquate».
Che cosa ti ha risposto?
«Non aveva idea di che cosa stessi parlando: “Grafiche?”. La sensazione è proprio che spesso nei posti strategici non ci siano i migliori».
Il nome di questo direttore?
«Meglio non dirlo».
Quando hai cominciato a fare la giornalista?
«A vent’anni. Nella londinese Capital radio, mentre ero all’università. Per guadagnare qualcosa facevo la commessa in un negozio. In tv invece ho esordito come inviata notturna di Videolina».
Il canale sardo di Grauso?
«Ci arrivai con una piccola raccomandazione di un amico. Ma lavoravo gratis. Intervistavo turisti stranieri fuori dai locali. Tornata a Londra mi iscrissi a un master di giornalismo con stage alla Cnn».
Il tempio delle news internazionali. Che cosa facevi?
«Fotocopie. E azionavo il gobbo, spingendo un pedale».
Cioè?
«I conduttori leggono le notizie su un gobbo, no? Io lo facevo scorrere. Ci vuole affiatamento col conduttore. Alla Bbc, sono entrata come segretaria di redazione, al Today programme, in radio. Dopo qualche anno mi fecero un contratto da assistente. Sono arrivata a intervistare Berlusconi».
Mission impossible.
«Era appena stato rieletto premier nel 2001. Lavorai ai fianchi di un suo portavoce per dieci giorni. Mi sfottevano. Alla fine mi presentai dal caporedattore: “I got Berlusconi”».
A Sky quando ci arrivi?
«Nel 2003. Rispondendo a un annuncio sul Guardian, per reporter. Dopo tre mesi il direttore mi voleva far fuori».
Perché?
«Per l’accento. Mi convocò e mi fece il discorsetto: “Cara Barbara sei brava, ma quando ti ascolto penso alla Cnn non a Sky News. Mi dispiace…”».
Come hai reagito?
«Avevo lasciato un contratto sicuro con la Bbc per andare a Sky. Lo affrontai».
Dicendogli che cosa?
«Che nessuno si era mai lamentato dell’accento. E che comunque lo avrei potuto cambiare. Lui mi disse: “Non credo che sia possibile”. Gli risposi: “Lei non ha mai conosciuto qualcuno come me”».
È una scena inventata per raccontarla alla stampa?
«No. Presi lezioni di dizione per due mesi e restai nel gruppo Sky per tre anni. Arrivai a condurre il tg nazionale inglese di Channel Five».
Poi arrivò la proposta di Al Jazeera.
«E non dormii per molte notti. Mia madre era contraria e preoccupatissima. La vulgata era: Al Jazeera = Bin Laden».
Al Jazeera mandava in onda i proclami di Al Qaeda.
«Si sparse la voce che era la buca delle lettere dei terroristi. Ovviamente non è così: Al Jazeera è il mondo arabo che si racconta all’Occidente. È un punto di vista internazionale diverso rispetto a Sky e alla Cnn».
Alcuni giornalisti di Al Jazeera sono stati arrestati perché considerati vicini agli estremisti.
«Credo che un paio di reporter siano ancora in carcere a Kabul, perché erano embedded tra i gruppi talebani. Ti pare giusto? A proposito, ma perché in Italia nessuno domanda al ministro Frattini quando finirà la missione in Afghanistan? Visto che ormai di Bin Laden non si parla più, quando si potrà dire di aver vinto quella guerra?».
Perché hai accettato di andare a lavorare per Al Jazeera? L’Emiro del Qatar ti ha ricoperta d’oro?
«C’è stato solo un piccolo aumento. Mi piaceva il cambio di prospettiva, la possibilità di parlare al mondo».
Ad Al Jazeera si è trasferito anche il leggendario David Frost, l’uomo che intervistò Nixon e lo inchiodò alle sue responsabilità.
«Con lui molti altri big della Bbc. La cosa straordinaria è la varietà incredibile di punti di vista che si intrecciano ad Al Jazeera».
Racconta.
«A Doha, in Qatar, dove ogni tanto vado a condurre il tg, una volta partecipai a un dibattito in redazione sul velo proibito nelle università turche. In quella sede ci sono dipendenti di sessanta etnie e il mondo arabo esplode nella sua policromaticità di posizioni».
A proposito di velo. Tu sei cattolica, su Al Jazeera potresti andare in onda con il crocifisso al collo?
«Non lo farei mai. Come non lo facevo quando conducevo il tg per Sky».
Ti è mai capitato di lanciare un servizio che ti sembrava forzato in senso filo arabo?
«No. Al Jazeera ha un punto di vista suo, ma l’Emiro del Qatar non investe milioni per fare propaganda. E infatti Al Jazeera è odiata da molti governi del mondo musulmano, proprio perché è una voce libera».
È una voce che non pronuncia le parole kamikaze e terrorista.
«Usiamo suicide bomber e insurgent. Ma se è lì che vuoi arrivare, ti assicuro che non ho mai sentito nessuno dire che l’11 settembre è stato un attentato giusto».
Ci mancherebbe altro.
«Molti però sottolineano che dal 2001 sono morte migliaia di musulmani e che le truppe anglo-americane dovrebbero abbandonare il territorio arabo. Io cerco di essere dura indifferentemente con un generale israeliano e con un dirigente di Hamas. Mi è appena successo».
Quando?
«Durante l’ultima guerra a Gaza. Entrambi di fronte alle mie domande si sono innervositi. Ne faccio un punto d’onore. Uno dei capi alla Bbc mi disse che per fare bene il mio lavoro devo far arrabbiare ogni giorno qualcuno».
Chi vorresti fare arrabbiare, oggi?
«Obama. Insisterei parecchio sulla questione israelopalestinese».
E in Italia?
«Sandy Cane, la sindachessa di Viggiù, leghista di colore. Le farei ascoltare una compilation delle cose più razziste di Borghezio e di Gentilini, suoi colleghi del Carroccio».
Arrabbiature. Al ministro Tremonti è sfuggito un insulto contro un giornalista di Bloomberg per una domanda sullo scudo fiscale.
«La gaffe dimostra un disprezzo per i giornalisti preoccupante. Non credo che a un politico inglese o americano potrebbe succedere».
Altre arrabbiature. Il giornalista del Tg3, Roberto Balducci, è stato rimosso dall’incarico di vaticanista per aver detto che a seguire il Papa c’erano quattro gatti.
«Forse la frase di Balducci era un po’ inelegante, ma se era la verità… La stampa vaticanista forse è troppo ossequiosa ».
Ad Al Jazeera potreste dire che solo quattro gatti hanno partecipato al pellegrinaggio alla Mecca?
«Non è lo stesso. Se fosse vero, assolutamente sì».
Lasceresti Al Jazeera per lavorare con una tv italiana? Come Alessio Vinci: dalla Cnn a Matrix…
«Vinci già viveva in Italia. Per lui è stato più semplice. E poi se prendessi lo stipendio in Italia non credo che sarei in grado di dire tutto quello che penso».
Stipendi. Sei una star della conduzione. Sei ricca?
«Con mio marito Mark, pago il mutuo della nostra casa di Londra. Se avessi voluto diventar ricca, sarei entrata in banca, come i miei colleghi universitari».
Hai un contratto stabile?
«No. Se conduci un tg, il posto te lo giochi ogni giorno. Ho visto gente a Sky perdere il lavoro da un momento all’altro. A me questa condizione tira fuori il meglio, è una sfida continua. Ma è facile, non ho figli».
A cena con il nemico?
«Silvio Berlusconi. Ai miei colleghi all’estero dico sempre che lui ama l’Italia e che si è fatto da solo… Come fa a non accorgersi degli enormi problemi culturali del Paese?».
Chi è secondo te il miglior giornalista italiano in circolazione?
«Roberto Saviano. Mi è piaciuto che abbia confessato che se potesse tornare indietro, Gomorra non lo scriverebbe».
Che cosa guardi in tv?
«Soprattutto tg. Ma poi mi fa molto ridere Victoria Cabello. Leggendo una sua intervista ho scoperto che abbiamo partecipato allo stesso provino per diventare vj di Mtv. Io avevo appena vinto il reality Blind date».
Da ragazza avevi un mito giornalistico?
«Christiane Amanpour della Cnn. Zero estetica, ma magnetica con le sue corrispondenze durante la prima Guerra del Golfo».
Hai un clan di amici?
«I Sardins. Amici di Sky e di Al Jazeera che vengono sempre con me in Sardegna, a Carloforte».
L’errore più grande che hai fatto?
«Non troncare prima una relazione durata fino a 2 anni fa».
Il film preferito?
«Mediterraneo di Salvatores: ricordi la battuta “una faccia una razza”? Lo spirito mediterraneo esiste, te lo dice una scappata dalla Danimarca, perché lì non ce ne era traccia».
Il libro?
«La casa degli spiriti della Allende. Magia e fragilità».
Quanto costa un litro di latte?
«71 pence».
Sei eco-sostenibile?
«Se faccio acquisti evito di accumulare buste. Basta?».
Quanti articoli ha la nostra Costituzione?
«Perché non mi chiedi il presidente del Pakistan?».
I confini di Israele?
«Quali? Quelli presenti o quelli futuri?».

Vittorio Zincone
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Categorie : interviste
Commenti
renato 26 novembre 2015

donna affascinante, ma aveva ragione il direttore, per essere italiana ha un accento inglese fastidioso.

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