Vittoria Puccini (Magazine – luglio 2009)

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A un certo punto dell’intervista facciamo uno spostamento strategico. Nel giardino dove mi riceve Vittoria Puccini, le zanzare si abbattono sui nostri colli come pattuglie di kamikaze. Il salotto è occupato dalla figlia Elena che piroetta sul pavimento. Quindi ci trasferiamo in cucina. Vittoria: «Già sono piena di ferite. Non mi posso presentare da Muccino pure piena di bolle». Ferite? «Eccole, guarda». Effettivamente ne ha varie, piccole e fresche. Sono i segni della lotta sul set di C’era una volta la città dei matti, il film tv di Marco Turco sullo psichiatra Franco Basaglia che la Puccini sta girando a Trieste e in cui interpreta un’internata irrequieta. Finite le riprese scapperà a Roma per partecipare al sequel
dell’Ultimo bacio diretta, appunto, da Muccino. Nel frattempo comincerà la promozione di Tutta la verità, film in due puntate per la Rai, dove recita il ruolo di una moglie fedifraga e spietata. Vittoria, 27 anni, è diventata una leggenda delle fiction sentimental/imparruccate come protagonista di Elisa di Rivombrosa. Roba da 10 milioni di telespettatori a serata. Con tanto di ricerche universitarie sul “rivombrosismo”, fan in delirio che le gettano i figli tra le braccia, neanche fosse Padre Pio, pullman di turisti in pellegrinaggio, bambini che corrono dal giocattolaio per conquistare la bambola merlettata che la ritrae sorridente, ristoratori che la accolgono con torte su cui sorride la sua foto glassata. È passato qualche anno dall’ultima puntata della seconda serie, e c’è ancora chi, per strada, la chiama Elisa. Visti i personaggi che interpreta in questo momento (la pazza, l’adultera e via dicendo) viene il sospetto che Vittoria sia ancora in fuga dall’ombra di Elisa.
È così?
«Ma quale fuga. Io ancora mi commuovo quando sento parlare di Elisa».
Non cerchi di staccarti dallo stereotipo dell’attrice da fiction melensa?
«Questa distinzione tra cinema e fiction è un problema solo italiano. Negli Stati Uniti non esiste».
Ah, no?
«Glenn Close interpreta la serie Damages e come lei fanno molte altre star».
Tu adesso la rifaresti una serie in tv?
«Per la tv sto facendo due film. Ma con la lunga serialità ho chiuso. Non per snobismo».
E perché, allora?
«Perché è un massacro. Durante le riprese di Elisa ricordo che principalmente correvo, correvo, correvo: parrucche, corpetti, cavalli. Senza tregua».
La leggenda vuole che la regista Cinzia Th Torrini, facesse rilassare gli attori con lunghe sedute di yoga.
«È una leggenda, appunto. Sarà successo una volta. La differenza fondamentale tra i film per il cinema e i prodotti
televisivi sono i tempi e le sceneggiature».
I tempi…
«Nei film tv sono folli. Per il cinema, a parità di minutaggio, ci si concede più del doppio di riprese».
Le sceneggiature…
«È un peccato, visto l’impatto che ha il piccolo schermo in Italia. Ma raramente i copioni per la tv sono ai livelli di quelli del cinema».
La fiction italiana che più si avvicina alla qualità del cinema?
«Squadra antimafia… Palermo oggi, notevole».
Tu come sei arrivata a Elisa?
«Con una lunga serie di provini. All’inizio non ero passata. Poi sono stata ripescata».
Il vostro record è stato di 12 milioni di telespettatori, all’ultima puntata.
«Il successo è cresciuto pian piano. All’inizio non ci credeva nessuno. Poi hanno cominciato a fermarmi per strada. Non ci ho capito più niente».
La cosa più assurda che ti è successa coi fan?
«Be’, che qualcuno ti chieda di tenere in braccio suo figlio non è normale. E poi la lettera di una persona molto malata. Mi scrisse che sarebbe stata felice solo se io e Alessandro ci fossimo messi insieme. Ce lo chiedevano in tanti».
Parliamo di Alessandro Preziosi, l’altro protagonista di Elisa con cui hai una figlia. Insieme nella fiction, insieme nella vita. Sembra una storia scritta da Bret Easton Ellis. Hai presente il libro Glamorama?
«Sì. Ma con noi c’entra poco. Ci siamo messi insieme solo dopo la fine della prima serie».
Ti sei lamentata per l’invadenza dei paparazzi.
«È la cosa che mi manca meno di quel periodo. E la cosa a cui rinuncerei volentieri anche oggi».
È il famoso “prezzo da pagare” per il successo.
«Ma da pagare a chi? Ma perché? E soprattutto, capisco che debbano lavorare, ma perché questi paparazzi almeno non
si nascondono quando ti scattano le foto? Perché ti circondano mentre sei in spiaggia o a cena?».
Sei un personaggio pubblico. Anche i politici, il premier per primo, si lamentano della privacy violata.
«Non mi sembra la stessa cosa. I politici ci rappresentano. E dovrebbero stare più attenti a come si comportano. Io rendo conto solo di come interpreto un personaggio».
Aldo Grasso, il supercritico tv, stroncò proprio la recitazione di Elisa.
«Con me Grasso è sempre stato gentile. Una volta parlando della Baronessa di Carini ha scritto che ero l’unica che si salvava nella totale tragedia interpretativa».
Sei diventata ricca con Elisa?
«Diciamo che mi ha dato la possibilità di scegliere».
Hai detto molti no?
«Qualcuno. E ho lavorato con Pupi Avati in Ma quando arrivano le ragazze?, con Sergio Rubini in Colpo d’occhio… Soprattutto mi sono potuta prendere due anni di riposo per stare con mia figlia».
Quando hai cominciato a fare l’attrice?
«A diciotto anni».
Hai frequentato scuole di recitazione?
«No».
Che studi hai fatto?
«Il classico a Firenze. Mio padre è avvocato e giurista, mia madre è insegnante. Finito il liceo mi sono iscritta a Legge».
Sulle orme paterne.
«A un certo punto decisi di andare a Milano. Lì sono entrata in un’agenzia di moda».
Avevi già fatto la modella?
«Foto per la pubblicità di un agriturismo».
Roba un po’ casereccia?
«Anche a Milano non andò meglio. Ma poi mi chiamarono per fare un provino con Rubini».
Per quale film?
«Tutto l’amore che c’è. Primo ciak, scena di sesso. Secondo ciak, scena di nudo sulle ginocchia del protagonista».
Sembra una ricostruzione curriculare fatta apposta per la stampa.
«È quel che è successo. In realtà la mia prima scena doveva essere un’altra. La sera prima dell’esordio l’aiuto regista
mi aveva avvisato che in caso di pioggia si sarebbe cominciato con le riprese al coperto. Ancora conservo il suo
biglietto scritto a mano».
Un po’ di imbarazzo per il nudo?
«Molto. Ma ho capito che avrei voluto fare l’attrice».
Ora sei arrivata a una super produzione: Baciami ancora, il sequel dell’Ultimo bacio, diretto da Gabriele Muccino. Hai il ruolo di Giulia, che fu di Giovanna Mezzogiorno. La moglie tradita di Carlo/Accorsi.
«Gabriele mi ha scelta tra venticinque attrici che hanno fatto il provino. È stata una sorpresa. Credo che mi abbia aiutata il fatto di essere madre».
Quando la Mezzogiorno ha rifiutato il ruolo si è detto che il personaggio che interpreti sarebbe praticamente scomparso.
«Invece è un bel personaggio».
“Radiocine” dice che il tuo personaggio tornerà ad amare quello di Accorsi.
«Gabriele non vuole che si parli della trama. È giusto che non se ne sappia nulla».
Il regista Muccino…
«Comincio a girare con lui in agosto. Ma abbiamo già fatto molte prove. È molto fisico, come regista. Ha un’energia
pazzesca. Perfetto per me: a me piace essere guidata».
Un regista con cui vorresti lavorare?
«Matteo Garrone».
Di solito le attrici si imbarazzano nel rispondere a questa domanda. Temono l’effetto auto-candidatura.
«Io no. Matteo gira proprio bene».
L’attore?
«Filippo Timi, in Vincere mi è piaciuto da morire».
L’attrice?
«Donatella Finocchiaro».
Hai detto tutti nomi italiani.
«Ecco gli stranieri: lavorerei volentieri con Paul Thomas Anderson, il regista del Petroliere e con Daniel Day-Lewis,
protagonista dello stesso film. La mia attrice culto invece è Meryl Streep: riesce a fare qualsiasi cosa dando l’idea di
non sforzarsi mai».
Un ruolo che vorresti interpretare? Una volta hai detto Ofelia, di Amleto.
«No. Ho paura. Il teatro per me è ancora un tabù».
Perché?
«Mi dovrei imbottire di psicofarmaci prima di andare in scena. Lì non puoi sbagliare. Tornando al ruolo da interpretare… Charlize Theron in Monster».
È una serial killer, una feroce tritauomini.
«I ruoli negativi hanno un fascino pazzesco. E poi non mi dispiacerebbe una donna/fumetto, tipo Uma Thurman in Kill Bill».
Leggi molti fumetti?
«Diabolik. Sarei una buona Eva Kant».
Ti ricicleresti mai come showgirl in tv?
«Non ho quella professionalità. E mi vergogno troppo».
Ti vergogni? Ma sei un’attrice!
«Una cosa è stare davanti a una cinepresa, un’altra è la diretta dello studio televisivo»
In diretta tv per promuovere i film ci sei stata.
«Con grande angoscia. Le crisi partono tre giorni prima di entrare nello studio tv».
La tv che non ti piace?
«Quella che esalta l’inconsistenza. Hai presente le trasmissioni in cui nascono personaggi/modelli…?».
Ti riferisci a Uomini e donne, i tronisti…?
«Anche. Ma ognuno guarda quel che vuole».
Certo. Tu a che cosa non rinunci?
«Alle serie 24 con Kiefer Sutherland. Mi manca l’ultima. E poi a X Factor».
Qual è la critica più crudele che ti hanno fatto?
«Una volta una giornalista di cui non ricordo nemmeno il nome mi ha dato della velina».
Non mi pare un insulto. Avrà voluto dire che sei bella e giovane.
«Ma non faccio la velina. Ho avuto la sensazione che non si fosse informata su quale fosse il mio mestiere».
Il velinismo…
«Io non ce l’ho con le veline. Ognuno è libero di fare quel che vuole. In tv e nel cinema: si sfornino pure mille
cinepanettoni, ma ci deve essere anche altro, no?».
Tu lo faresti un cinepanettone?
«Non so se sono portata».
Non far la vaga. Ti chiama Neri Parenti per proporti il prossimo Natale a…. Che cosa rispondi?
«Dipende dal ruolo. Il problema è che in Italia, soprattutto in tv, i ruoli sono sempre più velinistici».
L’Italia tette e culi…
«Senza esagerare. Ma se guardi anche solo il cinema, rispetto agli Stati Uniti e alla Francia, da noi i ruoli femminili importanti sono molti meno. E nella vita normale, quanto è difficile fare la madre in Italia rispetto a chi vive in Francia?».
Dimmelo tu.
«Tanto».
Aiuterebbe avere una leader o una premier donna?
«Magari. Anche se il lavoro principale, per cambiare mentalità, andrebbe fatto dal basso, dalle scuole».
Hai mai fatto campagna elettorale per un politico?
«No».
Perché?
«Non sono abbastanza preparata. E poi non vedo all’orizzonte grandi leader per cui entusiasmarsi».
Nella tua Firenze ha appena trionfato un giovane democratico: Matteo Renzi è diventato sindaco.
«Me la cavo dicendo che sono residente a Roma, ok?».
Il tuo agente ti ha suggerito di non schierarti per non scontentare una parte del tuo pubblico?
«No. Preferisco appoggiare associazioni come Oxfam che si occupa della povertà nel mondo, piuttosto che un partito o una persona».
A cena col nemico?
«Con un nemico-nemico, uno che mi fa schifo? Mai».
Il nome di un nemico che non ti fa schifo?
«Gianfranco Fini. Tra gli uomini di destra è quello che più si avvicina al mio modo di pensare».
Hai un clan di amici?
«Molto ristretto».
Quelli dei tempi di scuola?
«Anche: Simonetta che è architetto, Martina che è notaio e Camilla».
Il film della vita?
«È difficilissimo».
Ce la puoi fare.
«Non so fare classifiche e non ho il dono della sintesi. Uhm… Barry Lyndon».
Perché hai una dipendenza “rivombrosiana” per i film in costume o perché sei una kubrickiana?
«La seconda».
La canzone?
«La donna cannone, di De Gregori. Romantica, eh?».
Il libro?
«Guerra e pace».
Rieccola in costume. I confini dell’Iran?
«Lasciamo perdere. In geografia sono una pippa».
Quanto costa un pacco di pannolini?
«In farmacia o al supermercato? Circa 10 euro».
Quanti anni ha la Costituzione?
«Siamo nel 2009, no?».
Già.
«Allora, sessantuno».
Giusto. Che cosa è successo il 20 luglio del ’69?
«L’uomo è atterrato sulla Luna».
E il 9 novembre 1989?
«… uhm… il Muro di Berlino».
Sei lunista o murista?
«Murista. Lo sbarco sulla Luna non ha cambiato un granché. Il crollo del Muro, sì.

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