Gaetano Quagliariello (Magazine – maggio 2009)

0 commenti

Gaetano Quagliariello, 49 anni, presidente vicario dei senatori del Pdl e professore di storia contemporanea alla Luiss, è l’emergente della corte berlusconiana. Ascoltatissimo dal premier, cerca di dare un impianto teorico anche alle più criticate o inusuali scelte del Cavaliere. Lo incontro a Palazzo Madama, nel suo studio ultraistituzionale. Tra i vari pupazzi appoggiati su uno scaffale, c’è una maialotta che balla e mostra il seno. Accanto alla porta, invece, c’è un tavolo votivo dedicato alla squadra del Napoli con tanto di statuetta presepiale del bomber Lavezzi. Ex radicale di rito pugliese, Quagliariello risponde con pacatezza anche alle sollecitazioni più ruvide. Si scalda solo quando parliamo del testamento biologico e del caso Englaro. Ma questo si sapeva: la sua reazione alla notizia della morte di Eluana, l’urlo «è stata ammazzata», il gesto scomposto con cui allontana il microfono in Aula e il volto sconvolto («Rivedermi pallido in foto mi ha fatto una certa impressione») hanno fatto il giro dei quotidiani e dei tg. Il professore, insieme con Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino, e cioè gli altri presidenti (e vice) dei parlamentari berlusconiani, ha formato un pacchetto di mischia: una specie di corrente di maggioranza del nuovo partito. Gasparri, proprio sul Magazine, ha definito il gruppetto “la banda dei quattro”. Mentre parliamo del futuro del Pdl, Quagliariello mi dice che lui, come soprannome, preferisce “i quattro moschettieri”.
Lei quale moschettiere sarebbe?
«Aramis, l’abate».
A un certo punto Aramis si ritira in convento.
«Ma ha una notevole attività galante».
Ah, ecco. Perché non le piace la “banda dei quattro”?
«È un’immagine post-maoista. Maurizio l’avrà scelta per divertirsi, ma con questi ex missini bisogna stare attenti. Sorprendono sempre con i loro slanci a sinistra, eheh».
Questa è una frecciata a Gianfranco Fini. Sbaglio o sulla laicità e i temi etici non siete d’accordissimo?
«Prendo molto sul serio le ipotesi del presidente della Camera. Ha compreso l’importanza del rapporto tra religione
e politica, dell’integrazione e dei temi etici».
Su tutti questi argomenti Fini ha strappato l’applauso del Pd.
«C’è chi ritiene che il ruolo della religione sia marginale, qualcosa da lasciare nell’ambito della coscienza dell’individuo. Io invece penso che la modernità implichi una riscoperta di senso. Fini ha ammesso che il suo approccio è minoritario nel Pdl».
Dopo Berlusconi chi guiderà il Pdl: Fini o Tremonti?
«È difficile parlare di successione quando si ha a che fare con un fondatore».
C’è chi dice che la difficoltà derivi dal fatto che Berlusconi è un padre-padrone nel Pdl.
«Nel caso di Berlusconi parlerei di carisma democratico, categoria introdotta da Max Weber. Weber aveva intuito che nelle società di massa avrebbe pesato l’alleanza tra leader carismatico e classe politica in grado di irradiarne la forza nel territorio».
La decisione berlusconiana in cui il suo consiglio ha pesato di più?
«Modificare l’alleanza con l’Udc alle politiche del 2008, chiedendo a Casini di entrare nelle liste del Pdl».
Casini rifiutò.
«Il Pdl e l’Udc hanno lo stesso sistema di valori. Ma noi siamo tendenzialmente bipartitisti, loro no».
Gli elettori dell’Udc sono gli stessi del Pdl?
«Sì. A Casini l’ho sempre detto: se lui si fosse giocato bene le sue carte e fosse entrato nel Pdl, oggi sarebbe il successore naturale di Berlusconi».
Casini ha un progetto centrista. Si dice che ne faccia parte anche Rutelli.
«Avrebbe senso solo se fosse una mossa tattica: un avvicinamento al Pdl».
Lascerete le porte aperte a questi centristi?
«In una prospettiva bipartitica se non si tengono le porte aperte il sistema implode».
Nella prospettiva bipartitica ci sono ex radicali sia con il Pd sia con il Pdl.
«È legittimo. Ma un liberale, anticomunista e garantista, si dovrebbe sentire più a casa sua nel Pdl».
Lei quando ha cominciato a fare politica?
«Al liceo, a Bari. Con i giovani repubblicani. Poi passai coi radicali, su posizioni liberali».
In breve arrivò al vertice del partito pannelliano.
«Prima segretario pugliese, poi vicesegretario nazionale».
Le sue grandi battaglie radicali?
«Contro D’Alema».
D’Alema?
«Era segretario regionale del Pci. Durante una trasmissione su TeleBari gli feci notare che Togliatti aveva sulla coscienza la vita di molti dirigenti comunisti polacchi. Mi diede del cialtrone».
Lei partecipò con Rutelli a una marcia antimilitarista.
«Alla Maddalena. Ci chiusero in caserma dopo averci beccati in una zona off limits. Ci rilasciarono subito».
Era un feroce antinuclearista.
«Ecco. Del mio passato radicale sono in grado di giustificare tutto. Ma la battaglia contro l’impianto nucleare di Avetrana, no. E me ne vergogno».
A Barbara Romano di Libero ha detto che quel partito radicale non era poi così anticlericale.
«Era una semplificazione. Le radici del radicalismo italiano sono giacobine. Ma Pannella a un certo punto pensò anche
di poter scalfire il regime facendo leva sui cattolici».
Quel partito fece le battaglie per l’aborto e il divorzio.
«Per i diritti civili, sì».
Lei ora è sulle posizioni di Ruini e Bagnasco.
«Gladstone nasce conservatore e diventa laburista, Churchill, il tory, ha un passato laburista. Il mio è un percorso
tutto interno al liberalismo».
Annoto: queste obiezioni non la scompongono.
«Ricordo l’epitaffio di Sciascia: “Contraddisse e si contraddisse”. Negli anni 70, ringraziando Dio, non ho fatto a sprangate e non sono diventato terrorista. Essere radicali in quegli anni era quasi una scelta dorotea».
L’avvicinamento alla Chiesa come avviene?
«Non amo parlarne troppo. Ma ci sono stati fatti personali che mi hanno portato a una elaborazione…».
Tipo?
«La morte di mio padre. Poi ho riportato l’esperienza personale all’interno di un percorso di elaborazione del liberalismo».
Ha rapporti con le gerarchie ecclesiastiche?
«Le ascolto come dovrebbe fare qualsiasi politico serio di questo Paese. Le scelte poi sono indipendenti».
La legge sul testamento biologico non sembra così indipendente dalle pressioni vaticane.
«È una buona legge».
Impone idratazione e alimentazione a pazienti in stato vegetativo che ci avrebbero rinunciato volentieri.
«È rischioso far passare il messaggio che c’è uno standard di vita che vale la pena di vivere e uno no».
Lei però qualche anno fa era un sostenitore della biocard, un testamento biologico in cui il sottoscrittore poteva rifiutare l’idratazione.
«Quella scelta la confermo, tranne che su idratazione e alimentazione che allora non avevo considerato e che ora vedo
in termini diversi».
È vero che tra la sua adesione nel ’94 a Forza Italia e il primo incontro con Berlusconi ci sono 12 anni?
«Sì. Gli avevo stretto la mano una volta quando facevo parte del gabinetto di Marcello Pera, presidente del Senato. Andare a lavorare con Pera è stata la svolta della mia vita. Prima ero un tranquillo professore, da quel momento sono cambiati ritmi e stile di vita».
Ma ha continuato a fare il professore. Lei era uno dei docenti alle lezioni di politica per le “europeine”, il gruppo di ragazze tra cui poi sono state scelte alcune candidate alle Europee. Come erano?
«Una normale platea di studenti. Qualche bella ragazza, ma non mi è sembrata un’accolita di strafighe».
L’ipotesi di candidare soubrette e letteronze è stata massacrata. Veronica Lario ha parlato di “ciarpame senza pudore” e pure la Fondazione finiana Farefuturo ha protestato.
«Credo che a un leader carismatico nella selezione della classe politica competa una quota di intuizione. Come stanno davvero le cose si capisce leggendo le liste».
Candidare quelle ragazze sarebbe un’intuizione?
«Ne sono state candidate una o due. E chi avrebbe detto quando sono entrate per la prima volta a Montecitorio che Carfagna e Gelmini sarebbero diventate così brave?».
Non c’è troppo poco merito e troppa casualità in questo modo di selezionare la classe dirigente?
«Il principe e il leader carismatico hanno criteri loro. L’importante è che ci siano anche altri canali».
È vero che Berlusconi le ha segnalato l’ex concorrente del Grande Fratello, Angela Sozio? E che le ha chiesto di farla crescere?
«Berlusconi non c’entra nulla».
Sozio come è finita a collaborare con la prestigiosa Fondazione Magna Carta di cui lei è presidente onorario?
«Un amico pugliese l’ha segnalata al direttore del quotidiano on line, L’Occidentale. Sta facendo uno stage gratuito».
Politica e tv. Lei era presente alle riunioni di casa Berlusconi in cui si è parlato delle nomine Rai.
«Ho partecipato a due riunioni, ma non si sono decise le nomine».
Le pare normale che nella casa privata del premier si parli del futuro del servizio pubblico?
«Mi pare che ci sia molta ipocrisia. Una classe dirigente non si può riunire dove vuole per parlare anche di questo argomento?».
La polemica nasce anche dal fatto che si tratta della casa privata di un membro della famiglia che possiede tre reti televisive.
«Se un marziano atterrasse sulla terra e desse un’occhiata alle ultime nomine di direttori della carta stampata, penserebbe che al governo c’è Walter Veltroni».
Sinceramente, non credo. Su Radioradicale si può ascoltare un suo intervento a un comizio di Pannella del 1981 sul fascismo. Lei citava Ernesto Rossi: «Oggi un regime fascista non avrebbe bisogno di manganelli. Gli basterebbe convincere le coscienze con il potere delle televisioni».
«L’autoritarismo è un rischio permanente nella storia».
Ma la frase di Rossi che lei citava sembra strappata dagli appunti di un dipietrista antiberlusconiano.
«Credo che oggi quel rischio sia attutito. Grazie allo sviluppo della tecnologia, il pericolo che passi un unico messaggio non c’è più».
Chi ruberebbe al Pd?
«Franco Marini».
Tradizione democristiana.
«È una persona saggia. Ci parlo molto. E siamo quasi sempre sulle stesse posizioni».
A cena col nemico?
«Mi è capitato di stare allo stesso tavolo D’Alema. Ma rispondo: Nicola Latorre, almeno si cazzeggia».
Pensavo mi dicesse Livia Turco. Scrisse contro di lei un editoriale feroce perché pensava che fosse la firmataria di una proposta di legge sull’eutanasia. Invece si trattava del radicale Maurizio Turco.
«Le ho scritto per chiederle scusa e per assumermi le responsabilità del grave errore, senza accampare giustificazioni
che, pure, non mi sarebbero mancate».
Ha un clan di amici?
«Uno su tutti: Raffaele Perna, che è capogabinetto di Elio Vito. Lo conosco da quando ho tredici anni».
Gasparri dice che siete diventati molto amici.
«Fidanzati in casa. A un pranzo mi ha presentato i suoi genitori. Entrambi sul diploma di laurea hanno stampato il nome di mio nonno: Gaetano Quagliariello».
Quanto costa un pacco di pasta?
«Due euro».
Un po’ meno. I confini di Israele?
«Egitto. Giordania, Siria… Uhm».
Il Libano. L’articolo 139 della Costituzione?
«Non lo so».
«La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale».
«Ah ecco. Non me lo voglio ricordare».
Perché? È nato repubblicano ed è finito monarchico?
«No. Ma storicisticamente al referendum del 1946 avrei votato per la monarchia».
Presidente Quagliariello, questa è grossa.
«Un liberale conservatore è per la continuità. So che i Savoia fecero errori terribili, soprattutto dopo l’8 settembre. Ma dal punto di vista ideologico avrei fatto la scelta che fece tutta la mia famiglia tranne mio padre. La monarchia era un principio di legittimazione della nostra identità nazionale, che è molto debole».
Dov’era il 9 novembre del 1989?
«Che succede il 9 novembre…?».
Crolla il Muro di Berlino.
«Ah. Ero a Londra. Alla British Library».
Il libro della vita?
«L’Ancien Régime e la Rivoluzione di Tocqueville».
Canzone?
«Boum di Charles Trénet».
Il film?
«Quella sporca ultima meta. Ovvero: come un fatto che può sembrare superficiale diventa la cosa della vita».
Le capita?
«Do una importanza terribile a quel che faccio, però trovo anche lo spazio per la superficialità».
Può essere più chiaro?
«Per me il tifo per il Napoli è una cosa serissima. Ciò non toglie che sia in atto una buffa competizione di strofe sportive con Gasparri».
L’ultima che ha scritto?
«Per un po’, visti i risultati, mi ero fermato, ma dopo la vittoria contro Ibra & Co ho ripreso: “Il Napoli l’Inter doma, la Roma ormai è in coma. È finita la dieta, è tornato il poeta”».

Categorie : interviste
Lascia un commento