Enrico Lucherini (Magazine- maggio 2009)

0 commenti

Per far parlare di un film in uscita ha inventato sciagure, ha causato piccoli incendi e finti annegamenti, affondato barche e ribaltato camion. È un maestro nel fiutare dissidi tra attori, registi e produttori, e nel rigirare le magagne in favore del lancio pubblicitario di una pellicola. Enrico Lucherini, press agent leggendario, romanissimo e cinemacentrico, compie cinquant’anni di attività. Cinquant’anni in cui, destreggiandosi tra Visconti, Fellini, Pasolini,
Loren e via dicendo, ha ideato le trovate più assurde per promuovere i film. Lo incontro a casa sua, nel quartiere Parioli, a Roma, dove spesso convoca i critici cinematografici per avvolgerli in qualche performance. Nel salotto c’è un lettone che usa come scrivania. Mi mostra con una certa fierezza il giardino curatissimo e i mobili della cucina («Ho copiato da Robert Redford il modo di trattare il legno»). Mentre parliamo dello show business nostrano allaccia un aneddoto all’altro. È una specie di flusso di coscienza: parte da quando il padre lo portò sul set di un film di Macario a Cinecittà nel 1939 e arriva fino a oggi. Nell’anno in cui Cannes non esalta il cinema italiano, gli chiedo di indicarmi i migliori tra i nostri attori e registi. Lui rilancia. «Facciamo un gioco». Quale gioco? «Lei mi fa un nome e io le dico a chi assomiglia nella gloriosa storia del cinema». Ok. Partiamo.
Paolo Sorrentino?
«Fellini. Nel Divo c’è la scena di Andreotti con la moglie davanti alla tv che sembra girata da Federico».
Matteo Garrone?
«È Pasolini».
Gabriele Muccino?
«Potrebbe essere il futuro Tornatore. È il più grande nella commedia. Ma gli attori non me li chiede?».
Eccoli. Pierfrancesco Favino?
«Fantastico. È Gassman. Con quella faccia…».
Valerio Mastandrea?
«Fantastico. Lo Sean Penn de noantri».
Elio Germano?
«Fantastico. Mi ricorda Franco Citti».
Ma sono tutti fantastici?
«Mi sta citando i mejo. Germano mi ha raccontato il bacio che ha dato a Nicole Kidman in Nine. Gli è rimasto abbastanza impresso. La sa una cosa della Kidman?».
Che cosa?
«A vent’anni fece un film in Italia, Un’australiana a Roma, condito da flirt con Massimo Ciavarro. Ci lavoravo anche io. Quando la vidi dissi: “È una scopa secca. Non andrà lontano”. Ho grande intuito, eh?».
Attori che non le piacciono?
«Quelli delle fiction. Spesso invece di recitare, sfiatano. Sembrano usciti da un fotoromanzo».
Luca Argentero?
«È il futuro Mastroianni. Uno dei pochissimi che diventerà una vera star».
È l’unico che viene da un reality show.
«Viva la faccia. Va bene anche pescare nel Grande Fratello. Tanto poi è il regista che plasma l’attore. Tornatore, che è il più grande, nella Sconosciuta ha fatto recitare Ksenia Rappaport, una russa che non sapeva l’italiano».
Attrici. Micaela Ramazzotti?
«La nuova Claudia Cardinale. Ma deve riuscire a lasciarsi alle spalle la sua romanità».
Kasia Smutniak?
«Quanto mi piace! È la futura Lucia Bosè».
Laura Chiatti?
«Brigitte Bardot».
Francesca Inaudi?
«Che dire? Boh? Dove l’avrei vista?».
Ecco il Lucherini velenoso.
«Velenoso, io? Macché».
Be’, alcune sue battute sono fulminanti: quando uscì il film Vanina Vanini di Rossellini, definì Sandra Milo “canina canini”.
«Ancora me lo rinfaccia».
Chiamò Sandra Ceccarelli, protagonista di Luce dei miei occhi, “borse sotto gli occhi”.
«Mi ha tolto il saluto».
Del Bertolucci di The dreamers, disse che era l’unico regista capace di spiegare il ’68 con un “69”.
«Ora sto cercando un’attrice a cui appiccicare addosso il soprannome Anna Montata, mutuato dal film Hannah
Montana. Le viene in mente nessuno?».
No.
«La Guerritore? No, no. Nel passato di sicuro Sylva Koscina».
Vanitosa?
«Tornata dagli Stati Uniti parlava di sé in terza persona. Un giorno mi complimentai con lei perché aveva una parte in Giulietta degli spiriti di Fellini. Mi rispose: “È solo uno schizzo, una pennellata”. Rendiamoci conto. Ma che espressione è? Portai Visconti a casa sua, per sfotterla».
Crudele. Si dice che oggi in Italia manchi uno star system. Che non esistano i divi e le dive.
«Il problema è che manca un’industria del cinema. E dei produttori veri. Prima c’erano Cristaldi, Ponti, De Laurentiis,
che tra l’altro si crescevano in casa le grandi dive/mogli/amanti: Cardinale, Loren, Mangano».
E oggi?
«Di produttori puri c’è solo la Cattleya di Riccardo Tozzi».
Anche la Filmauro di Aurelio De Laurentiis, no?
«Con Filmauro ci lavoro. Si passa da Natale ai Caraibi a Estate ai Caraibi. Cambia solo il regista».
Gli attori e la troupe restano ai Caraibi tutto l’anno?
«Ah ah. Sarebbe fantastico. Con questi film non è che si costruiscono grosse star. Che cosa puoi ottenere portando Belen Rodriguez a Beverly Hills? A proposito: sa perché Fabrizio Corona si è fatto fare le foto nudo con Belen?».
Ammetto di no.
«Per smentire la perfidia di Marina Ripa di Meana che nella trasmissione La Fattoria aveva detto che Corona ha il “pacchettino”».
Un affronto.
«Corona è uno interessante. Potrebbe fare l’attore. Ma deve abbandonare l’arroganza. Durante una puntata di Tetris su La7 ha detto che nel suo lavoro si ispira a me. Ma io non promuovo mai le persone, lavoro per i film. E di ricatti non ne ho mai fatti».
In compenso ha creato un genere. La “lucherinata”: il finto incidente o la bugia crudele a uso stampa. Tutto, pur di far parlare del film.
«Più di mille eventi. Spesso mi chiedo: ma come è possibile che i direttori dei giornali abbiano pubblicato certe foto? Era evidente che fossero trucchi miei».
A che cosa si riferisce?
«A Rossellini che strappa la parrucca infuocata dalla testa di Sandra Milo. A Mariangela Melato salvata dai pompieri.
Ad Agostina Belli in ospedale per un affogamento. A Lea Massari che cade da un camion».
Si è mai pentito?
«Sì. Quando dissi a Oriana Fallaci che Laurent Terzieff era in fin di vita e che le davo l’occasione di fargli l’ultima intervista sul letto di morte. Fu una copertina dell’Europeo. Non era malato, ovviamente».
Ma Terzieff si prestò senza fare problemi?
«Sì, ma non sono tutti così. Al bravissimo Kim Rossi Stuart non gliene frega niente di autopromuoversi».
La lucherinata: il verosimile più vero del vero.
«Nelle mie iniziative un fondo di verità c’è sempre. Durante la conferenza stampa di Fotografando Patrizia inscenammo uno scazzo furibondo tra l’attrice Monica Guerritore e il produttore, per alcune inquadrature osé. Di vero c’era l’arrabbiatura di Bellocchio per i nudi di Monica».
Ma qualcuno si arrabbia mai per le lucherinate?
«Per un po’ ho chiuso i rapporti con gli stilisti milanesi».
Perché?
«Per il lancio di Sotto il vestito niente. Non li invitai alla première, ma gli feci allestire una prima fila di poltrone
riservate, con tanto di nome stampato. Le poltrone rimasero vuote. E tutti pensarono che non fossero intervenuti in polemica col film».
Astuto. Lucherinate in programma?
«Qualcosa per il teatro. Tre anni fa organizzai delle finte prove per i giornalisti. Alla regista, Cristina Comencini, dissi che doveva calcare i toni con le attrici. I cronisti arrivarono da dietro le quinte e si ritrovarono di fronte a uno spettacolo nello spettacolo. Erano entusiasti».
Qual è stato il primo film a cui ha lavorato come press agent?
«La notte brava di Bolognini, scritto da Pasolini. Buttai le attrici in una fontana per farle fotografare bagnate. Molto sexy».
Nel mondo del cinema come ci è arrivato?
«Con l’Accademia d’arte drammatica. Figlio di medico, liceo dai gesuiti… Mentre studiavo medicina decisi di darmi alla recitazione. Il cinema era sempre stata una mania. Io e mio fratello conoscevamo ogni millimetro delle foto delle attrici degli anni 40. Per un po’ recitai e con i giovani dell’Accademia feci anche una lunga trasferta in Sudamerica. Mio padre mi cacciò di casa. E poi ero impedito. Mi emozionavo troppo. La svolta fu una conversazione con Sofia Loren».
Che cosa le disse?
«Lei aveva lavorato negli Usa. Le chiesi chi era il genio che si era inventato di soprannominare Gilda, come il film, la bomba atomica fatta esplodere sull’atollo Bikini. Lei mi disse che probabilmente era stato l’ufficio stampa. Decisi che era quello che volevo fare. Il mio primo ufficio? I tavolini dei bar di via Veneto».
La dolce vita. Lei una volta ha detto che la donna perfetta è un mix tra Sofia Loren, Liz Taylor, Virna Lisi e Claudia Cardinale. Oggi?
«Gli occhi di Laura Chiatti, i capelli di Carolina Crescentini, le gambe di Luisa Ranieri e il sorriso di Margherita Buy… dimenticavo la pelle di Francesca Dellera. Lo sa che al regista Patroni Griffi gliela presentai io, la Dellera? Sapevo che cercava una ragazza per il ruolo della Romana e gliela feci trovare seduta al suo tavolo vestita esattamente come la descrive Moravia nel romanzo».
Con tutte le polemiche sulle veline e sulle letteronze in politica si è tornati a parlare di mercificazione del corpo femminile.
«Valorizzare la bellezza non mi sembra mortificante. Anzi. E poi c’è una regola: se sei bella e non sei brava crolli. Se sei brava, spesso ti abbellisci pure».
Un esempio di attrice abbellita dalla sua arte?
«Anna Magnani. E oggi Alba Rohrwacher».
Farebbe mai il press agent per un partito?
«Anni fa, alcuni dirigenti democristiani, volendo imitare le convention americane, mi chiesero di portare un po’ di attori a un congresso. Ma alla fine saltò tutto».
Le sue trovate funzionerebbero in politica?
«Non credo. La politica è un mercato diverso dal cinema. Il pubblico è diverso».
Dice? I politici in tv si scatenano: torte in faccia, partite a tennis, risotti… E c’è chi dice che le gaffe di Berlusconi siano volute. Lucherinate.
«Sarà. A me il politico piace composto. Ultimamente Fini e Franceschini mi sembrano niente male».
Ha mai provato a coinvolgere qualche parlamentare in una sua campagna per un film?
«Sì. Vendola per Diverso da chi. Abbiamo pure detto che il film era un po’ ispirato a lui. Non ha gradito».
Ha un clan di amici?
«Gianluca Pignatelli, il mio socio. Irene Ghergo, l’autrice tv. Poi Verdone, Tornatore, Argento, Vanzina, Malagò. E i gruppi di ascolto sanremese».
Chi ne fa parte?
«I Rutelli, i Gori, Mentana. Scommettiamo venti euro a testa sul vincitore. Quest’anno l’ho indovinato solo io».
A cena col nemico?
«Se ho qualche incomprensione con qualcuno, lo frequento apposta per fargli cambiare idea su di me».
Un esempio?
«Nanni Moretti. Dovevamo lavorare insieme per La messa è finita. Lui era ultra scettico. È venuto una decina di volte nel mio studio per osservarmi. Alla fine si è sciolto».
E ha accettato qualche lucherinata?
«Macché, non è nemmeno voluto andare dalla Carrà. Moretti ha una sua strategia: tiene tutto segreto fino a tre giorni dall’uscita dei film. E così cresce la curiosità».
La canzone della sua vita?
«Canzoni stonate di Morandi. Si parla di una casa di Enrico. Non sono io, ma ascoltandola mi piace immaginarlo».
Il libro?
«La morte della bellezza, di Patroni Griffi. Stupendo».
Il film?
«Prima dicevo Il gattopardo. Ma come si fa a non citare 8 e mezzo?».
I confini dell’Iraq?
«Giordania? Israele, forse…».
No, Israele no. Quanto costa un pacco di pasta?
«Un euro e trenta circa. Faccio la spesa e sono spot dipendente. Non compro nulla di cui non ami la pubblicità».
Quanti sono gli articoli della Costituzione?
«Non so di che cosa stia parlando».
Dov’era il 9 novembre del 1989?
«Perché? Che cosa è successo?».
È crollato il Muro.
«Non memorizzo nemmeno la data d’uscita di un film. Figuriamoci se mi ricordo una cosa simile».

Categorie : interviste
Lascia un commento