Matteo Renzi (Magazine – marzo 2009)

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Matteo Renzi, 34 anni, è il presidente della Provincia di Firenze, vincitore funambolico delle primarie del Pd per la corsa di giugno a sindaco del capoluogo toscano. Lo incontro a Palazzo Medici Riccardi. Prima di cominciare l’intervista mi porta nella Cappella dei Magi. In punta di piedi su una panca, in giacca e cravatta, afferra un manico di scopa e indica l’immagine di Lorenzo il Magnifico. Due turisti francesi assistono alla scena un po’ perplessi. Fuori piove. Renzi cammina con passo sveltissimo e un’andatura che tende al trionfante: sorride alla signora che fa la spesa, saluta il trippaio, stringe la mano al pescivendolo. Ci fermiamo in un ristorante. Teorizza: «YouTube e Facebook non servono a nulla, se non stai anche per strada». È passato quasi un mese dalla sua vittoria sui candidati di razza del partito, ma sia lui sia il suo staff sono ancora euforici. «Tra gli altri c’erano il candidato veltroniano e quello dalemiano», racconta Renzi, «e dato che il tutto è successo mentre Walter si dimetteva, qualcuno l’ha interpretato come un trionfo contro l’apparato». Non è stato così? «Diciamo che il mio gruppo era un po’ fuori dagli schemi. E io ho deciso di uscire dal meccanismo ombroso della cooptazione ». Cominciamo da qui. Ci diamo del tu.
La cooptazione secondo Renzi.
«Oggi in Italia un ragazzo che vuol fare politica, o qualsiasi altro mestiere, aspetta obbediente che il capo di turno gli assegni il compitino. Io nel 2004 sono stato cooptato».
Come?
«Il partito mi ha scelto come candidato presidente della provincia. Oggi, se avessi voluto avrei potuto fare un altro mandato, poi mi avrebbero messo in consiglio regionale e tra una decina d’anni, magari, alla Camera. Invece mi sono sfilato: se perdevo le primarie stavo per strada, avevo pronto il cartello: “AAA offresi trentaquattrenne con esperienza nel pubblico e nel privato”».
Come hai deciso di rompere la catena?
«Dopo aver ascoltato un discorso di D’Alema. Nel settembre 2008, alla Festa del Pd di Firenze, lui ironizzava sul ricambio generazionale: “Se hanno idee si facciano avanti. Abbiano un po’ di coraggio”. Allora ho deciso che era il momento».
Sembra una ricostruzione epica, confezionata per la stampa.
«Ma no. Ovviamente ci sono stati anche mesi di discussioni, in famiglia e con gli amici. Ma D’Alema aveva ragione. Ci sono troppi pseudo-giovani, che teorizzano la rivoluzione e praticano la cooptazione… nel ruolo dei cooptati».
A chi ti riferisci?
«Ogni riferimento al mio amico Nicola Zingaretti è assolutamente voluto».
Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, su Repubblica si è appena dichiarato favorevole a un ricambio nel partito.
«Lui e Gianni Cuperlo sono più vicini agli altri che a noi».
Gli altri? Noi?
«Gli altri sono Veltroni, Franceschini & Co. Noi siamo quelli nati dopo il Settanta. È la generazione che deve partire».
Qualche nome?
«Giuseppe Civati, un mio coetaneo».
Campione delle preferenze nel Pd lombardo.
«È uno che si va a prendere i voti porta a porta o davanti ai cancelli delle fabbriche».
Altri trentenni?
«Maurizio Martina, segretario del partito in Lombardia o l’onorevole Federica Mogherini».
Entrambi, dopo l’ultima assemblea nazionale del Pd, sono entrati nella segreteria con Franceschini.
«Già durante quell’assemblea si sarebbe potuto smuovere qualcosa. Martina mi ha pure chiamato per sondare il terreno. Io gli ho detto che li avrei appoggiati».
Ma non è successo nulla. In futuro…
«Mica posso fare tutto io. Già dicono che mi sono montato la testa. A maggio vorrei organizzare un’assemblea nazionale dei giovani del Pd. E se vinco le amministrative, poi, spero di essere utile al partito facendo bene il sindaco».
A ottobre ci sarà il congresso del Pd.
«Lì si vedrà davvero chi c’è e chi ha gli attributi».
Vuoi dire che lo scontro per la segreteria invece che tra Bersani e Franceschini dovrebbe essere generazionale?
«Se non usciamo fuori con idee e persone, è inutile poi stare lì a lamentarsi perché i vecchi sono monumenti inamovibili. Su questo D’Alema ha ragione».
Perché?
«Lui fa parte di una generazione che ha ucciso i propri padri. Li hanno messi in soffitta, con cattiveria. Noi rischiamo di essere una generazione di replicanti: ci sono ragazzi che usano persino cadenza e tono di D’Alema».
Chi non riesce a emergere di solito dice: l’attuale classe dirigente porta avanti i suoi yes men e impone regole che rendono impossibile l’accesso a certe cariche.
«È vero. Ma se uno è brillante davvero può fare il mazzo ai cinquanta-sessantenni inchiodati al potere. Alle primarie avevano cambiato le regole apposta per ostacolarmi».
Chi?
«Veltroni, Franceschini e gli altri. Un assessore di Firenze mi ha detto esplicitamente che mi dovevo mettere in fila: “Ciccio, aspetta il turno”. Il sindaco Domenici mi ha sconsigliato di candidarmi, Bersani è venuto a far campagna elettorale per il candidato dalemiano».
Hai definito Franceschini il vice-disastro.
«Mi ha scritto un sms: “Sono il vice-disastro, ti vorrei parlare”».
Che cosa ti voleva dire?
«Salutarmi. E poi mi voleva chiedere di non far casini fino alle Europee».
Con Veltroni come sei rimasto?
«Dopo le primarie mi hanno chiamato Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci per preannunciare la telefonata di Walter. Temevano che lo insultassi: “Fai il bravo, eh!”».
Hai fatto il bravo?
«Anche troppo. Mi ha detto: “Sono contento che non siate arrivati al ballottaggio”. Ma come… Se sono loro che hanno voluto il ballottaggio per fregare gli outsider come me».
I primi passi del nuovo segretario?
«Normali. Quel che ci si poteva aspettare da un democristiano di sinistra di cinquant’anni».
Franceschini ha giurato sulla Costituzione con il papà ex partigiano. Tu, nel libro Da De Gasperi agli U2, teorizzavi di voler cambiare la Costituzione.
«Lo confermo. Con tutto il rispetto, andrebbe attualizzata sin dai principi fondamentali».
Sacrilego.
«Franceschini con quel giuramento ha fatto una mossa per rassicurare una parte del nostro elettorato, che invece andrebbe scosso».
Tu ce lo vuoi il vice-disastro in campagna elettorale, per sostenerti?
«…».
Renzi…
«Ma ti pare che non voglio Dario in campagna elettorale? Venga anche D’Alema. Un conto è pensare che la nuova generazione deve rischiare… ma non per questo mi immagino di dire che non voglio i vecchi tra le scatole. L’atteggiamento più lontano da me è quello di Bersani: non fece le primarie contro Veltroni dicendo “per l’interesse della ditta”. Io vorrei una ditta, un partito, in cui dopo uno scontro duro poi si lavora insieme al progetto».
La campagna elettorale per le amministrative di giugno…
«Faremo 50 comizi in 50 piazze con spazi per sms e per Facebook dove raccogliere le proposte dei cittadini».
Nei tuoi video elettorali su YouTube non sei molto spontaneo.
«Sembro falso, eh? Ci sto lavorando. Ma le cose che dico sono vere: la mia giunta sarà per il 50% formata da donne».
Lo dicono tutti, ma poi…
«Lo dico e lo faccio. La mia giunta in Provincia è così, e le donne hanno deleghe importanti».
Berlusconi potrebbe intervenire per sostenere il candidato del Pdl, non temi l’effetto Sardegna?
«Ben venga il premier. Gli chiedo da ora di presentarsi con qualche centinaio di milioni di euro per la città. Almeno quanti ne ha regalati a Catania per sanare i danni fatti dall’ex sindaco Scapagnini, il suo medico personale».
Berlusconi sposta voti.
«Vorrei presentargli la generazione che gli permetterà di godersi le sue ville. Si lamenta sempre di non avere tempo, no?».
Tu l’hai conosciuto il premier?
«Sì. La prima volta che l’ho incontrato mi ha detto: “Ma come fa uno come lei che viene dal marketing a vestirsi di marrone e a stare con questi comunisti? Venga con noi”».
Ma che fai la sua voce? Lo imiti? Berlusconi ha provato a reclutarti?
«Lo ha fatto qualcun altro per lui. Berlusconi quando vuole una cosa, cerca di comprarla. Tempo fa mi è arrivata una proposta carina per fare il sindaco col Pdl».
Non è un caso che dicano che sei di destra.
«Non faccio dell’anti-berlusconismo una bandiera. Chi lo attacca indiscriminatamente lo favorisce. Vorrei un Pd a-berlusconiano. Il premier va attaccato perché in tanti anni non ha fatto nulla di quel che poteva».
Meglio allearsi con l’Udc di Casini o con la sinistra di Vendola?
«I vendoliani hanno votato alle nostre primarie di coalizione. Casini mi ha chiamato ieri sera. Mi ha detto: “Tu devi essere proprio un bel figlio di…”».
Detto da un politico navigato, immagino che tu l’abbia preso come un complimento.
«Non guardo al Centro come un possibile approdo. La mia casa è il Pd».
Una casa in cui si litiga su molti argomenti. Sul testamento biologico…
«È un argomento su cui non ho certezze. Questo continuo parlare a sinistra di eutanasia, spermatozoi… ma che è, la nostra coperta di Linus? Ci dovremmo occupare di più delle famiglie. E questo non vuol dire essere servi del Vaticano. Se due ragazzi si sposano e fanno un figlio, oggi rischiano il tracollo finanziario. Dovremmo occuparci di loro sì o no? Prodi è caduto anche perché non se ne è occupato. Vabbè, poi c’è stato il disastro ambientale in Campania e a Napoli».
Bassolino e Iervolino si dovrebbero dimettere?
«Sarebbero dovuti andar via mesi fa. Ma molte responsabilità sulla vicenda le ha avute Pecoraro Scanio. I verdi a volte sono peggio della grandine».
Sei anti-ambientalista?
«Scherzi? Sto facendo la lotta per mettere pannelli e tegole fotovoltaiche ovunque. L’ambientalismo è in cima alla mia agenda. Ma non l’ambientalismo che dice solo no».
Favorevole o contrario alle unioni di fatto?
«Sono contrario alle adozioni da parte di coppie gay, ma sono per estendere loro la reversibilità della pensione».
L’età del pensionamento va alzata fino a 65 anni, anche per le donne?
«Certo. Ci sono ottantenni che vanno in palestra».
Farai arrabbiare i sindacati.
«Andrebbe riformata anche l’idea di sindacato».
Franceschini ha proposto l’assegno di disoccupazione.
«Troppo poco. Io sarei per ribaltare il sistema del welfare».
Favorevole al voto amministrativo per gli immigrati?
«Certo. Fortemente».
Le ronde?
«Le uniche ronde possibili sono quelle dei cittadini in camicia bianca sporca di sugo del trippaio. Altro che camicie verdi. La città si salva se è viva, e vissuta. Servono illuminazione, servizi pubblici, biblioteche, musei e chiese aperte fino a mezzanotte».
Alemanno aveva vietato i cornetti caldi di notte.
«Da pazzi. Ecco, a Roma si dovrebbe rifare il Pci: il Partito del Cornetto Incontenibile. Glielo dice uno abituato a vedere il Pci, quello vero, come un avversario».
Quando hai cominciato a occuparti di politica?
«Avevo quindici anni quando è crollato il Muro di Berlino. Mia madre, insegnante, pianse per la gioia. Mio padre, anche lui insegnante, e poi piccolo imprenditore, era l’antagonista democristiano del sindaco comunista del nostro paese, Rignano sull’Arno. Quando litigava in consiglio comunale non andavamo alla Coop per una settimana, per protesta».
Il primo voto?
«I referendum di Segni e poi l’accoppiata Segni-Martinazzoli nel 1994, contro il Pds e contro Forza Italia. Con Segni, a Firenze, allora c’era pure Denis Verdini».
Che oggi è un berlusconiano di ferro. In quel 1994 sei stato concorrente della Ruota della Fortuna, conduceva Mike Bongiorno.
«Vinsi 33 milioni. Comprai il mio primo portatile e il resto lo diedi ai miei, l’azienda di papà non andava benissimo».
Sei stato scout, leader dei giovani popolari, nel 1999 sei diventato segretario del Ppi cittadino. È vero che il tuo mentore allora era Lapo Pistelli, il candidato veltroniano alle primarie del febbraio scorso?
«Sì. Con lui firmammo pure un libro insieme, Ma le giubbe rosse non hanno ucciso Aldo Moro. Dopo le primarie mi ha chiamato».
Che cosa ti ha detto?
«Hai ucciso il padre».
A cena col nemico?
«Berlusconi. Perché nel bene, e soprattutto nel male, è l’uomo che ha cambiato tutte le cose che amo: il calcio, il marketing, la politica».
Hai un clan di amici?
«Francesco geologo, Paolo medico, Matteo e Marco fancazzisti».
La scelta che ti ha cambiato la vita?
«Andare in settimana bianca a Cervinia con una ragazza di nome Agnese, nel 1994. È diventata mia moglie».
Hai 34 anni e tre figli. Che padre sei? Presente… assente…
«Sono un padre con i suoi bei sensi di colpa».
L’errore più grande che hai fatto?
«Politicamente? Nel 2004 un gruppo di amici mi presentò Al Gore, allora era fuori dalla politica e non ancora un guru ambientalista. Mi consigliarono di prenderlo come consulente. Io rifiutai. Mi mangio ancora le mani. In compenso sto lavorando per portare Obama a Firenze per i 500 anni dalla morte di Amerigo Vespucci, nel 2012. Obama e Michelle hanno detto più volte che amano Firenze. Io ci provo».
Il libro della vita?
«Conoscerete la nostra velocità, di Dave Eggers. Pieraccioni gira i film per baciare le attrici, io farò il sindaco per incontrare i miei scrittori preferiti… eh eh».
I libri di Franceschini e di Veltroni li hai letti?
«Quelli di Franceschini no. Senza Patricio di Veltroni sì: gli ho pure detto che il primo capitolo è copiato da Terra degli uomini, di Saint-Exupéry. Mi è piaciuto di più il Sogno spezzato: Bob Kennedy è il mio mito».
Il film?
«Blade runner».
Hai risposto come Gasparri.
«Allora lo cambio…».
Non si può. La canzone?
«Ti faccio una playlist? In testa ci metto One degli U2».
I confini dell’Afghanistan?
«India…».
No.
«Un po’ di Cina? Il Pakistan… boh, in geografia non andavo benissimo».
Quanto costa un litro di benzina?
«Un euro e dieci».
Il primo articolo della Costituzione?
«L’Italia è una repubblica democratica affondata sul lavoro?».

Categorie : interviste
Commenti
Calderisi Maurizio 28 ottobre 2011

Ce ne vorrebbero tante di persone così, Matteo Renzi è un GRANDE !

Distinti saluti

robi 8 ottobre 2012

IL ROTTAMATORE – QUANDO RENZI ERA ALLA PROVINCIA DI FIRENZE, TRA IL 2004 E IL 2009, HA SPESO 2 MLN € (CHI LO ACCUSA DICE CHE FOSSERO ALMENO 20 MLN €) – SPESI FRA PICNIC IN PIAZZA, IL COMPLEANNO DELLA PIMPA (IL CANE A POIS DI ALTAN) E ALBERI DI NATALE – IL SALASSO CON IL VIAGGIO NEGLI USA (27 MILA €) E, COME SEMPRE, PER ABBUFFARSI AL RISTORANTE (53.500 €)…

vz 19 novembre 2012

Ancora? Renzi su queste cose ha già risposto.

Quintiliano 11 novembre 2013

Caro Matteo, i tuoi pensieri politici sono azzeccati per questo periodo di declino. Il tuo è un successo più che meritato. Attenzione però ….non ubriacarti di successo, rischi di perdere tutto se commetti errori….devastanti. La reversibilità delle pensioni è un fatto serio………occhio. Potrebbe essere la tua fine…se ne parli male.

giorgio 22 gennaio 2015

a me non piace la guerra dei partiti per spartizioni di potere,quindi dico:non ci frga niente della riforma legge elett.
e elezione dell’inquilino del colle per i vostri zozzi interessi.

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