Ficarra e Picone (Magazine – febbraio 2009)

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Entro nella sala di montaggio dietro al Colosseo e ci sono loro sbracati su una fila di poltroncine di velluto rosso. Ridono. Sono davanti a un monitor gigante. Hanno appena finito di montare un pezzo del nuovo film, La matassa. «Guarda questo», fanno. E immagino che mi svelino qualche scena in anteprima. Invece, una schermata di YouTube sta proiettando un pezzo comico di Rocco Barbaro, un collega di Zelig. Cliccano e sghignazzano come ragazzini, Salvo Ficarra e Valentino Picone. Ficarra prende il registratore che ho posato su un cuscino, urla: «Prova, provaaaaaa». Trasudano sicilianità. E durante tutta l’intervista alternano risposte simil-riflessive a uno schema cabarettistico: Picone, quello dall’aspetto più pettinato, abbozza una risposta tra il serio e lo spiritoso, Ficarra entra in scivolata con una battutaccia o rispolvera un vecchio sketch, Picone non resiste e gli va dietro. Esempio: stiamo parlando degli Stati
Uniti. A causa di alcune gag, un quotidiano li ha definiti anti-americani. Picone spiega che è un equivoco e racconta che è colpa di una scenetta sulla democrazia negli Usa e la mania dei “warning”: «Hai presente? Democraticamente
ti vendono tutto, ma poi sul retro della tazza del caffè c’è scritto “Attenzione ti puoi scottare”, sul retro delle  automobili “attenzione potresti andare a sbattere”…». Interviene Ficarra: «E sul retro di Bush? “Attenzione potrebbe
essere rieletto”». Chiude Picone: «E sul retro di Berlusconi? “Attenzione, si potrebbe reincarnare”». Entrambi nati nel 1971, hanno cominciato a lavorare insieme nel 1993, poi mille tournée teatrali, l’approdo in tv, il successo con Zelig, i film, i libri… A marzo di quest’anno dovrebbe cominciare anche la loro quarta stagione a Striscia la notizia. Alla corte di Antonio Ricci. Iniziamo da qui. Mi danno del tu. Gli do del voi. La parola veline li scatena.
Quest’anno vi toccano le nuove veline.
P. «Se ti tocca una velina stai a posto».
F. «Vuol dire che sei nel posto giusto».
Come sono i rapporti tra i conduttori e le veline? Nelle immagini di repertorio, quando loro ballano ci siete voi a bocca aperta.
P. «Ci teniamo a dire che noi con tutte le veline…».
F. «…abbiamo avuto una relazione».
C’è chi rimprovera a Ricci che nei suoi programmi si eccede con le scollature.
F. «La tv è volgare se la vedi da davanti. Quando sei seduto lì sotto e vedi le veline ballare non pensi alla volgarità».
P. «Pensi a mettere all’asta quel posto».
F. «E infatti quelli che vengono a fare telepromozioni, in realtà non hanno nulla da promuovere».
P. «Cd, libri… sono involucri finti. È un pretesto per stare lì sotto con i conduttori».
Fermatevi. Voi di solito vi autoscrivete le battute e vi fate la regia dei vostri film, a Striscia…
P. «A Striscia c’è una macchina di autori spaventosa. È tutto predisposto».
In pratica voi recitate e basta.
P. «In diretta non manca lo spazio per improvvisare».
F. «Come quando Picone improvvisamente non riesce a leggere il copione».
P. «O come quando gli autori inzeppano i testi di parole inglesi che io non so pronunciare e di cui ignoro il significato…».
F. «…e glielo suggerisco io, ma sbagliato».
Capita mai che vi chiedano di dire cose o fare campagne mediatiche che non condividete?
F. «Mai».
P. «E poi, davvero, in diretta sei libero di dire quel che vuoi».
Anche a Zelig?
F. «Zelig è la vera casa delle libertà».
Anche lì ci sono degli autori: Gino&Michele, Giancarlo Bozzo…
P. «Lì ognuno scrive il proprio pezzo. Gli autori ti consigliano tagli, aggiunte… Aiutano a migliorare i tempi delle battute».
Come avviene il reclutamento a Zelig?
P. «Zelig non ti recluta. Sei tu che bussi alla porta del locale».
F. «Perché prima di tutto Zelig è un locale milanese dove ci sono spettacoli tutte le sere».
E se funzioni passi in tv?
P. «Sì. Il pubblico in teatro è un test continuo sul funzionamento delle battute».
F. «Tutti quelli che finiscono a Zelig vengono da centinaia di serate in giro per l’Italia».
Tutti quelli che finiscono a Zelig provano a sfondare con un tormentone. Lo avete fatto anche voi: Ficarra entrava in scena lamentandosi. Picone gli domandava: «Stanco». E lui rispondeva: «No, oggi no». Un po’ facile, no?
P. «Il tormentone è un calcio di rigore. Ma ci sono tormentoni e tormentoni. Il nostro è venuto per caso. C’è chi
li costruisce a tavolino».
F. «E allora sono gli stessi autori a dire: “Qui c’è puzza di tormentone. Evitiamo di esagerare”».
A Striscia e a Zelig spesso avete colpito duro, con battutacce anche pesanti.
F. «Tipo?».
Berlusconi è un bersaglio continuo, Bondi lo avete chiamato la casalinga delle libertà…
P. «Bondi fa simpatia solo a nominarlo».
Si è mai offeso nessuno?
F. «Solo qualche leghista, per un paio di battute su Castelli. Ricordi quando da ministro si mise a cantare “chi non salta
italiano è…”?».
P. «Diciamo che per un po’, durante le trasferte intorno a Varese, ci sono stati i carabinieri davanti ai nostri teatri».
Colpite più il centrodestra che il centrosinistra.
P. «Colpiamo le cazzate. Quindi più spesso chi governa».
Ma è evidente che siete schierati a sinistra. Molti comici ormai prendono apertamente una posizione politica, Beppe Grillo, Sabina Guzzanti…
F. «Noi no».
Non salirete mai su un palco per un comizio o per accompagnare un politico?
F. «Direi di no».
P. «Grillo mi piace. Ma io penso che la cosa migliore per noi sia cercare di far ridere tutti».
F. «Io voglio far ridere. Non posso accettare che qualcuno pensi che io faccio una battuta perché dietro c’è un intento
di parte, politico».
All’Ottavo nano, la trasmissione di Serena Dandini e Corrado Guzzanti, facevate “I compagni di base”, due militanti dei Ds, abbandonati dal partito. Avete mai fatto politica?
P. «No. Per costruire quei personaggi ci procurammo due parrucche assurde: ricciolute, ma compatte, con la riga
da una parte».
F. «Dopo qualche settimana un militante vero ci spedì una foto vera di D’Alema, negli anni Settanta: aveva gli stessi
capelli».
Si può lavorare a Mediaset e per la Medusa, come fate voi, e poi attaccare continuamente Berlusconi?
P. «Mica è colpa nostra se è tutto di Berlusconi».
F. «Ma che dici, Valentino? Mica penserai che Berlusconi abbia ancora interessi con Mediaset e Medusa?».
Pensate mai di abbandonare la comicità per fare qualcosa di serio, una pièce drammatica?
F. «Non ci interessa».
Però a Sanremo, nel 2007, avete spiazzato tutti con un pezzo su Don Pino Puglisi, il prete antimafia, assassinato a Palermo nel 1993.
P. «Abbiamo approfittato della super-platea».
F. «Quando lo abbiamo proposto a Pippo Baudo non ha esitato un istante».
Pippo Baudo…
F. «Lavorare con lui è come giocare con Maradona: sai che comunque ti metterà in condizione di segnare. Quel pezzo comunque ce lo avevamo in repertorio da anni».
P. «Don Pino era mio professore al liceo, il Vittorio Emanuele II».
Studi? Famiglia?
P. «Mio padre è contadino. Ogni tanto mi capita di tornare sui campi».
F. «I miei si occupavano di commercio… resto vago, come quando uno dice: tratto pelletteria, e in realtà ruba portafogli sugli autobus, eheh».
Adolescenza da paninari palermitani?
P. «Solo d’estate. Ché d’inverno i vestiti da paninari costavano troppo».
Dal 1993 insieme. Dove avete cominciato a duettare?
F. «A parte il villaggio vacanze dove ci siamo conosciuti, a Giardini Naxos, dove io facevo l’animatore…».
P. «E io il turista scroccone».
Scroccone?
F. «Per farsi fare lo sconto chiamava papà un pezzo grosso, che in realtà conosceva a malapena».
P. «Poi dopo le vacanze Salvo mi chiamò per lavorare insieme».
I primi spettacoli?
P. «In locali palermitani. La Masnada, Il Carpe Diem… facevamo tutte cose in dialetto. Saccheggiavamo, riadattandolo, il repertorio della Smorfia…».
F. «…di Totò e Peppino. Totò è l’enciclopedia della comicità. Ma poi facevamo anche pezzi di Gaspare e Zuzzurro».
Generazione Drive In.
P. «A un certo punto, per smettere di saccheggiare chiamammo proprio Gaspare e Zuzzurro al Ciak, per sapere se volevano scriverci qualcosa».
F. «Con loro abbiamo cominciato a esibirci in italiano». In tournée.
P. «Noi due, in macchina. In ogni città beccavamo quelli che poi avremmo incontrato a Zelig: Cirilli, Ale e Franz…».
F. «Dormivamo nella stessa camera d’albergo».
P. «Ci è capitato di tutto: spettacoli a cui venivano sei persone. Spettacoli accolti con un silenzio di tomba dal primo all’ultimo minuto. E gli spettatori della nostra prima trasmissione, Zero a zero, erano talmente pochi che li conoscevamo per nome».
Avete mai pensato di dividervi?
P. «No. Anche perché da quando abbiamo più successo e ci possiamo permettere due camere in tournée, litighiamo
molto meno».
Mi risulta che una volta sia capitato mentre eravate in scena.
F. «Eravamo dietro a un separé e non pensavamo che il pubblico ci sentisse».
La causa delle vostre discussioni?
P. «Uno che manca una battuta e dà la colpa all’altro…».
F. «Ci vorrebbe la moviola, per stabilire chi ha ragione. Fatto sta che i bisticci durano il tempo che ci mette Picone a capire che ha torto».
Avete mai litigato per questioni di soldi?
F. «Sono rassegnato: Picone, che non fa nulla, si fotte il 50 per cento di quello che guadagnerei se lavorassi da solo: è peggio dell’erario».
P. «Mi stai dicendo che sono come lo Stato? Guarda che mi offendo».
Qualche anno fa avete detto: siamo un Di.Do. Una coppia unita da diritti e doveri. Ora i ministri Brunetta e Rotondi hanno proposto i Di.Do.Re.
P. «Qualcuno li ha avvertiti che scherzavamo?».
F. «Speriamo che ci paghino i diritti».
Picone una volta ha partecipato a un film di Aldo, Giovanni e Giacomo, da solo. Ficarra non c’era.
F. «Sì che c’ero, mi hanno tagliato in montaggio. Io da solo, invece, ho fatto un Pirandello, mentre Valentino studiava per la laurea».
Con chi fareste volentieri un film?
F. «Tra un po’ dovrebbe uscire Baaria di Tornatore, a cui abbiamo partecipato».
P. «Ma non ci dispiacerebbero Virzì, Brizzi, Veronesi…».
Chi è tra i vostri colleghi quello che vi fa più ridere?
P. «Alcune cose di Guzzanti sono irresistibili, il suo Rutelli/Sordi è un capolavoro. E poi Verdone».
F. «Verdone fa delle facce che sono come le rabone di Miccoli, del Palermo… valgono il prezzo del biglietto».
La Sicilia filmica: Mary per sempre o Montalbano?
F. «…mi appello al ma-anchismo veltroniano».
Più Ciprì&Maresco o Franco&Ciccio?
P. «Non ci puoi chiedere di scegliere».
F. «I film di Ciprì&Maresco, comunque, sono capolavori».
Il vostro prossimo film, La matassa…
P. «Si parla di litigi in famiglia. Le persone a cui lo abbiamo sottoposto ci hanno detto: “Mii, alla mia famiglia è successo uguale”».
Cioè?
F. «Parenti che improvvisamente litigano, non si parlano più e dopo anni continuano a odiarsi senza ricordare perché».
Avete girato a Catania e non nella vostra Palermo.
P. «Una scena si svolge nella metro».
F. «Lo sapevi che a Catania c’è la metro?».
No.
F. «Non lo sanno nemmeno i catanesi. I ragazzi che ci lavorano, quando siamo scesi nella stazione, ci hanno detto: “Come ci avete trovati? Non lo sa nessuno che esiste questo posto. Quando diciamo alle nostri mogli che andiamo a lavorare per la metro, pensano che andiamo dalle amanti”».
È vero che progettate qualcosa per Sky?
F. «No. Nessuno ci ha detto nulla».
Avete amici storici fuori dal duo?
F. «Francesco, Giuseppe, Pino… che vende prodotti elettromedicali. Lo sfotto: dalla siringa al clistere, tutto a un euro».
P. «Merendino…».
È un nome?
F. «Certo. I nomi dei nostri amici li infiliamo negli sketch, per sfotterli».
La scelta che vi ha cambiato la vita?
F. «A Picone gli ha cambiato la vita la mia telefonata».
P. «Zelig. Quello è stato il nostro treno. Ricordo che quando la trasmissione crebbe, la trasferirono da Italia1 a Canale5…».
F. «…trovalo un altro comico che usa la parola crebbe».
Il libro più importante…
P. «1984 di Orwell, è quello che ho letto più volte».
F. «Pirandello, Ammaniti…».
Strano accostamento.
F. «Letture antiche e recenti».
La canzone?
F. «Vasco, tutto».
P. «E Jovanotti, l’ultimo disco è sorprendente».
Il film?
F. «C’era una volta in America. Secco».
P. «Il monello, di Chaplin».
Quanto costa un pacco di pasta?
P. «Boh».
F. «Cerco di rubarla. Al supermercato apro una busta e prendo i cento grammi che mi servono per la sera».
I confini dell’Iraq?
P. «Gli Stati Uniti. Per forza. I marines se no come facevano a invadere Bagdad? Certo, mo’ che ci penso gli Stati Uniti confinano con tutto il mondo».
Il primo articolo della Costituzione?
P. «L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro».
F. «Questo al momento dell’intervista. Quando esce mica è detto».

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