Susanna Camusso (Magazine – novembre 2008)

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Appuntamento in Corso d’Italia, a Roma, nella sede del sindacato rosso. Prima di salire da lei, mi piazzo all’ingresso del palazzo e comincio a chiedere: chi sarà il futuro leader della Cgil? Gli interrogati usano tutti una formula cauta («dicono che…», «in giro ho sentito…», «mi pare che sia…»), ma alla fine il nome che viene fuori è uno solo: Susanna Camusso. Milanese, occhi azzurri, sguardo tagliente, capelli un po’ eighties, crestati da combattimento. Quando le racconto del mio piccolo sondaggio, si lamenta: «Così è scorretto». E trattiene un sorriso quando le faccio notare che il capo ufficio stampa accompagnandomi da lei in ascensore, con un lapsus esemplare, ha premuto inavvertitamente il 4 (il piano della segreteria generale), invece del 2, dove lei ha l’ufficio. Camusso si accende la terza sigaretta in dieci minuti, silenzia il cellulare (la suoneria è Blowing in the wind di Bob Dylan) e mi spiega che questo gioco di delegittimazione del leader in carica non lo può e non lo vuole fare. I rumors che vedono Guglielmo Epifani in partenza per Strasburgo con le prossime Europee del 2009? «Non ne so nulla». Ci mancherebbe. Il mandato di Epifani ufficialmente si conclude nel 2010. Camusso lavora in una stanzetta tappezzata di poster della Cgil, di ritratti della figlia Alice, di foto storiche (mi mostra con fierezza quella del vecchio leader socialista Riccardo Lombardi) e di ritagli incastonati uno sopra all’altro sul muro dietro alla scrivania. Tra questi c’è una vignetta in cui un Epifani/Cristo porta una pesantissima croce. Invece di Inri, c’è scritto Cgil. Un’immagine un po’ blasfema, ma azzeccata, visti i livelli bassissimi di fiducia nei confronti del sindacato: nel libro l’Altra casta, Stefano Livadiotti sostiene che solo il 5,1% dei lavoratori afferma con convinzione di essere rappresentato dai sindacati. Una recente puntata di Report ha mostrato una Cgil più attenta ai servizi per i pensionati che alla tutela dei salari. E molti, ormai, vedono il quadratino rosso come un no-ificio, una fabbrica di “no”: no alla riforma della contrattazione, no all’aumento degli stipendi degli statali e via dicendo “no”. Intanto, fioccano gli scioperi generali.
Camusso, arriva anche alle sue orecchie un po’ di sfiducia nei confronti della Cgil?
«Non viviamo mica isolati in una torre. Credo che ci sia un problema di aspettative».
Troppe?
«Da circa vent’anni, in assenza di altre forme rappresentative, la Cgil ha svolto un ruolo di supplenza».
Un esempio?
«Be’, è successo anche con l’opposizione a Berlusconi tra il 2001 e il 2006. Spesso la Cgil si è assunta responsabilità che andavano ben oltre la sua rappresentanza. Quindi ci si aspetta sempre di più».
L’Italia ha i salari più bassi d’Europa…
«Non dell’Europa allargata».
Dal sindacato ci si aspetterebbe la difesa dei salari, più che la supplenza della politica.
«La questione salariale è forte. E lascia un po’ di amaro. Anche perché in altre stagioni il sindacato ha raggiunto risultati strabilianti».
Ma lei l’ha vista la puntata di Report sui sindacalisti?
«Solo un pezzo. Prima stavo guardando altro».
Che cosa?
«Il telefilm Ncis. A parte qualche talkshow e i tg, non guardo altro».
Gabanelli & Co vi hanno fatto a fette: i precari si sentono trascurati dal sindacato. Dicono che la Cgil tutela solo chi ha un contratto stabile.
«Sui precari siamo stati in ritardo. Li abbiamo visti crescere e non abbiamo usato la forza collettiva dei più garantiti per difendere anche le singole persone senza contratto o con contratto atipico. Stiamo rimediando».
La Cgil ha lavoratori in nero?
«Non più. L’organizzazione si è assunta la responsabilità di mettere tutti in regola».
È vero che Cgil, Cisl e Uil possono licenziare senza tener conto dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori?
«Sì. Ma abbiamo già detto che non condividiamo questa esenzione dallo Statuto e abbiamo proposto di modificarla».
Altra accusa: siete un carrozzone anacronistico e pachidermico.
«Rifiuto l’idea dell’inutilità di un numero adeguato di rappresentanti sindacali».
Parliamo di circa 700.000 delegati tra tutti i sindacati.
«L’aumento del numero è dipeso dal moltiplicarsi delle imprese. E non l’ho cambiata io la struttura aziendale del Paese».
Il sindacato costa troppo allo Stato e alle imprese.
«Il fatto che un lavoratore possa essere rappresentato è un valore democratico. E la democrazia costa».
La Cgil, a differenza di Cisl e Uil, sa dire solo “no”.
«Ci dipingono così a prescindere da quel che diciamo».
Dite “no” al nuovo modello di contrattazione pro-posto da Confindustria e ai 70 euro mensili che il ministro Brunetta vuole dare agli statali.
«Quello a Brunetta è un “no” sul merito e sul metodo: sono pochi i soldi e non c’è stata alcuna contrattazione».
Col ministro Sacconi…
«Il suo astio nei confronti della Cgil è incomprensibile».
Vi siete scontrati su Alitalia e sulla riforma dello sciopero.
«Ora Sacconi ha introdotto la categoria della “complicità” tra impresa e lavoratore».
Non condivide?
«Mi pare una follia. Per me la complicità vuol dire due cose: o che ci si vuole bene, e non mi pare che ci sia tutto questo affetto tra lavoratori e datori di lavoro…».
Oppure?
«La parola complicità si usa per i reati. Il sindacato costruisce accordi e mediazioni, non fa il complice».
Su Alitalia, la mediazione l’ha fatta Walter Veltroni al posto vostro.
«…».
Ho detto qualcosa che non va?
«Il Pd ha il diritto di interessarsi alle grandi vicende, ma ognuno deve conoscere i suoi confini: la politica faccia il suo mestiere, il sindacato fa il suo».
Fioroni, dirigente del Pd, riferendosi alle vostre ultime impuntature, ha detto: «Noi non possiamo stare dalla parte della conservazione».
«Noi non siamo affatto la conservazione. E a proposito di innovazione: noi ci battiamo da tempo per una legge che misuri la reale rappresentanza dei sindacati. Una operazione di trasparenza, alla quale nel 1996 si opposero Cisl e Confindustria. Quando venne fatta la prima proposta della Cgil sulla rappresentanza, io ero ancora con i metalmeccanici».
Quanto ci è stata coi metalmeccanici/Fiom?
«Dal 1975 al 1997».
E come ci è arrivata?
«Folgorata, mentre studiavo da archeologa».
Scuole?
«Superiori all’Einstein di Milano. Ma poi mi trasferirono».
Perché?
«Un po’ per punizione. Come molti ragazzi ero più movimentista che studentessa».
Dove la mandarono?
«Allo scientifico privato Oppenheimer. Appena Fanfani diede la maggiore età ai diciottenni, nel 1975, me ne andai da casa».
Finì anche lei coi maoisti di Brandirali? È appena uscito un libro di Stefano Ferrante (La Cina non era vicina) in cui l’elenco dei giovani marxisti leninisti è sterminato: Lanzillotta, Latorre…
«No, no. Quella mi sembrava una chiesa e mi dava fastidio. Se una cosa ho ereditato dalla mia famiglia è la totale laicità».
Non è che da segretario generale farà spuntare qualche antico fervore religioso?
«Non verrò mai folgorata sulla via di Damasco».
Mai dire mai.
«Lo so che Bertinotti, Fassino e altri hanno svelato questo lato spiritual-cattolico, ma a me non succederà».
Lavori giovanili?
«Interviste telefoniche per ricerche di mercato, robe di segreteria».
Il suo incontro con i metalmeccanici.
«Da universitaria partecipai alle 150 ore: i corsi per gli operai organizzati dal sindacato. Non ho più lasciato la Cgil. Nel 1980 ero a Torino, ai cancelli».
Durante l’occupazione della Fiat?
«Sì. Ricordo Giuliano Ferrara che passava dopo la mezzanotte col suo cane lupo per controllare i picchetti e i presìdi».
Ferrara era segretario cittadino del Pci. Anche lei era coi comunisti italiani?
«No».
Come mai?
«Per spirito laico e libertario. Ero socialista».
Craxiana?
«No. Lombardiana».
Lo devo ancora trovare qualcuno che oggi dica: «Sono nato e cresciuto craxiano».
«Ho le prove. Durante il congresso di Palermo, quello che sancisce la linea craxiana, intervenni contro la nuova segreteria».
Nel 1984 era a favore o contro il decreto di San Valentino, che abolì la scala mobile?
«Contro».
I socialisti della Cgil erano a favore.
«Io no».
Tangentopoli?
«All’inizio del ’92, subito dopo l’arresto di Mario Chiesa, si tenne un attivo…».
Un… che cosa?
«Un attivo, le riunioni si chiamavano così. Andrea Parini, il segretario lombardo del Psi disse: “Sono certo che se suonano alla mia porta è il lattaio e non la polizia”. Due settimane dopo era indagato. A quell’incontro partecipò anche Giuliano Amato. Lui per salvare il salvabile. Io ero per azzerare il partito».
Da sindacalista donna ha mai incontrato il maschio/scetticismo?
«Certo. Nel ’78 un consiglio di fabbrica chiese esplicitamente al segretario di zona di sostituirmi con un uomo. Una vergogna».
Altri maschilismi?
«In generale, gli uomini davanti a una donna abbandonano la “triplice” da caserma».
Che cosa sarebbe?
«Il linguaggio fatto di bionde, calcio e motori».
Due cose da fare subito per migliorare le condizioni delle lavoratrici.
«Libertà e servizi. Un provvedimento tipicamente maschile è quello di sostituire i servizi con i voucher: tolgo l’assistenza agli anziani, ma ti do 300 euro. Il che lascia intendere che sarà una donna della famiglia a stare con l’anziano. È molto maschile anche pensare che la carenza di asili non sia un problema».
Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, lei futura segretaria della Cgil…
«No comment».
La Marcegaglia…
«Avevo apprezzato il suo discorso di insediamento. Mi sembrava attento al tema fondamentale dell’occupazione femminile…».
Ma…
«Mi pare che quel discorso non si stia traducendo in una politica. Certo, il momento è complicato».
Confindustria e, in futuro, Cgil guidate da donne. La politica ritarda.
«Perché la politica funziona per cooptazione».
Che cosa ne pensa degli apprezzamenti scabrosi degli ultimi giorni sul ministro Carfagna?
«Su di lei si esercita un eccesso di volgarità. Dopodiché Carfagna non mi sembra adeguata al suo ruolo».
Meglio molte donne cooptate in politica o le pochissime di qualche anno fa?
«Le donne purtroppo sono ancora pochissime. Ma quando ci sono, ben venga la loro presenza, che comunque scombina».
Una donna leader?
«Anna Finocchiaro».
Finocchiaro potrebbe ancora aspirare alla guida del Pd?
«Io ho sempre sostenuto che andava candidata al Quirinale».
Sergio Cofferati, ex leader della Cgil, lascia Bologna per fare il papà. Un segno di modernità o che cosa?
«Rivendicare la paternità è un bene. Ma io ho delle obiezioni sul farlo a 60 anni».
Perché?
«Mi pare ingiusto per i figli. Mi sembra una soddisfazione egoistica».
A cena col nemico?
«Diciamo con una controparte: Ferruccio de Bortoli, il direttore del Sole 24 Ore».
Lei ha un clan di amici?
«Ho amici solidi: prevalentemente femmine».
Ha riti familiari?
«Vivo sportivamente i rapporti coi parenti. Mia figlia Alice studia a Pisa alla Normale. La vedo quando capita, e le preparo cotolette e tabulè».
Lei è velista. Ha mai regatato con D’Alema?
«No. Ho preso la patente nautica prima di quella per l’automobile. Ancora oggi frequento la scuola di vela dei Glenans, in Bretagna».
Il viaggio più bello?
«A vela in Madagascar e nei Caraibi».
Lei ha una barca?
«No. Ma ho costruito parecchi modellini di velieri: un lavoraccio, ci si mettono anni».
La scelta che le ha cambiato la vita?
«La svolta più significativa si chiama Alice».
La canzone?
«Vorrei, di Guccini».
Il film?
«Il Rocky Horror Picture Show. È un film che ruppe tutti gli schemi».
Il libro?
«Memorie di Adriano, della Yourcenar. Una grande storia d’amore e il tentativo di leggere la storia come maestra di vita. Sono alla quarta lettura».
Il volume di Livadiotti, L’altra casta, lo ha letto?
«Sì. Quando ero segretario della Cgil Lombardia ne prendemmo un solo volume da far circolare in tutto il palazzo».
L’articolo 7 della Costituzione?
«È quello in cui si parla anche di famiglia?».
No, dell’indipendenza della Chiesa. Che cos’è un podcast?
«Un file che si scarica da Internet».
I confini di Israele?
«Libano, Siria, Egitto…».
Ne manca uno.
«Vogliamo considerare la Palestina?».
La Giordania. Sa quanto costa un pacco di pasta?
«Abbiamo fatto un piccolo dibattito col mio staff».
In preparazione dell’intervista?
«Per scherzo. Comunque un pacco costa più di un euro. Quella che piace a me costa molto di più. Ma da un po’ sono tornata alle paste popolari».

Categorie : interviste
Commenti
rodolfo 10 novembre 2010

questa donna mi ha creato un emozione, la seguirò con molta attenzione, buon lavoro e grazie.

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