Daniele Capezzone (Magazine – dicembre 2008)

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C’è stato un periodo in cui Daniele Capezzone era l’alfiere corazzato del perpendicolarismo radicale: la difesa fino allo sciopero della fame delle idee di Marco Pannella. Poi c’è stata la rottura con l’antico maestro («L’adesione persistente dei radicali al centrosinistra è un suicidio politico») e il progressivo avvicinamento al centrodestra berluscone. Ora è il portavoce di Forza Italia, ed è uno dei pochissimi ad avere la licenza di andare in tv. Per dire, qualche sera fa, ospite di Otto e 1/2 s’è preso a pesci in faccia con Marco Travaglio. Appena lo incontro gli faccio notare che il suo attuale ruolo pare poco compatibile con la sua storia, con il suo anticlericalismo dichiarato, con il suo zapa-blairismo. Replica: «Non essere pessimista». E allora comincio col ricordargli che cosa diceva di Berlusconi fino a un paio di anni fa, quando era presidente della Commissione Attività Produttive con la maggioranza prodiana. Capezzone 2006: «Berlusconi è come Vanna Marchi e Tremonti è il suo Mago do Nascimento». Ancora. Capezzone (marzo dello stesso anno): «Berlusconi non è l’erede di don Sturzo, ma di don Lurio». Siamo coetanei, ci diamo del tu.
Capezzone, chi ha detto certe cose come fa a diventare il portavoce di Forza Italia?
«Erano battute dette durante la trasmissione Markette. E Berlusconi le ha prese come tali».
Sei sicuro?
«Una volta ero ospite di Piero Chiambretti, insieme con Mariano Apicella…».
…il menestrello azzurro…
«…gliene dissi di tutti i colori. Il giorno dopo una delegazione radicale incontrò Berlusconi. Ero sicuro che mi avrebbe massacrato».
E invece?
«Il Cavaliere mi regalò il suo ultimo cd, in cui cantava proprio con Apicella».
Come sei stato reclutato in Forza Italia?
«Diedi le dimissioni da presidente di Commissione a causa delle tasse di Visco. Poco dopo Berlusconi annunciò il progetto del Popolo della Libertà. Dissi di essere interessato ».
Chi ti contattò?
«Sandro Bondi. Poi, prima delle elezioni, incontrai anche Berlusconi e insieme decidemmo che non mi sarei candidato».
On line, su blog e forum, c’è chi ti dà del venduto?
«Avrei guadagnato molto di più se fossi rimasto alla Camera, alleato del Pd».
Chi ti ha detto che saresti stato il portavoce del partito?
«Mica c’è stata un’investitura con la spada. Con la vittoria e la formazione del governo si pensò a questa soluzione».
E gli insulti che avevi diretto al Cavaliere nei mesi precedenti?
«Lui stesso mi disse: “Conosco le asprezze della polemica politica, ma quel che mi interessa sono le tue idee”».
Delle idee di Berlusconi una volta hai detto: «Su divorzio e droga rasenta il clerico-fascismo».
«Andiamo con ordine: io su certi temi, i diritti, mantengo le mie opinioni, questo è sicuro».
Sento che stai per dare una delusione ai tuoi fan libertari.
«Be’, sono il portavoce di un partito. Non posso imporre a tutti le mie idee».
Imporre le idee di una minoranza è sempre stata una missione dei radicali. Soprattutto sui diritti.
«In un bipartitismo moderno, all’interno dei due principali partiti vivono anime diverse. Per questo, su certi temi, Berlusconi è cauto: non bisogna offendere il sentimento religioso, né il principio di laicità dello Stato».
Ma i radicali sui diritti, l’eutanasia, le unioni civili, sono sempre andati avanti a testa bassa. Capezzone, che fine ha fatto il radicale che è in te?
«Il cittadino Capezzone continua a pensare che il testamento biologico sia necessario, come le unioni civili. Ma il portavoce di Forza Italia non può che sottolineare che queste non sono priorità per il Paese».
Se ti sentissero Pannella e Bonino ti farebbero a fette.
«Già lo fanno. Ogni giorno su Radioradicale. Devo far notare però che i miei ex compagni di partito a Roma alle ultime amministrative hanno preso lo 0,6%, se proseguono sulla linea Di Pietro-Visco, finiscono come la Santa Maria di Leuca delle vecchie previsioni del tempo: non pervenuti».
Gli ex radicali del Popolo della Libertà, Gaetano Quagliariello ed Eugenia Roccella, sono i più vicini del Pdl alla sponda destra del Tevere. Succederà anche a te?
«No. Ma guarda che nel Pd ci sono Rutelli e Binetti che sono su posizioni simili a quelle di Roccella e Quagliariello. È giusto che sia così».
Papa Ratzinger ha detto che il dialogo tra le religioni non è possibile.
«Ma ti pare che il portavoce di un partito si mette a chiosare le parole del Papa?».
Certo che mi pare. Da segretario dei radicali lo facevi. Hai pure detto: «È uno scandalo che in Rai prima di vedere un metalmeccanico bisogna veder sfilare 270 vescovi».
«Confermo. La considero una prova di fantozzismo di una parte della tv di Stato. E non credo che faccia piacere a nessuno. Nemmeno alla gerarchia ecclesiastica».
Una tua collega, Mara Carfagna, ha appena detto che i suoi valori sono: «Dio, patria e famiglia».
«Buon per lei. Non mi metto certo a polemizzare con Mara. Su di lei sono state dette anche troppe meschinità».
Guarda che è un tuo collega del Pdl, Paolo Guzzanti, che ha parlato di mignottocrazia.
«Paolo si è un po’ sabinizzato negli ultimi tempi. Carfagna in 150 giorni ha fatto cose che i suoi predecessori non hanno realizzato in due anni».
Non fare il portavoce zelante. Guzzanti si riferiva al fatto che nel Pdl si diventa ministro/a senza avere competenze.
«Solo un certo ceto politico e giornalistico ha questi pregiudizi. Mara ha carisma ed è molto amata dagli italiani».
Tu fai politica da dieci anni e te lo sogni un ministero.
«La formazione delle classi dirigenti è un mistero».
In Italia si procede per cooptazione.
«Sì, ma non cominciamo con il lamento dei giovani che non trovano spazio. Dopo Lotta continua, siamo passati a Lagna continua. Ci sono forme di cooptazione che hanno effetti devastanti e forme di cooptazione che danno ottimi dirigenti. Ti voglio scandalizzare».
Ti prego.
«Fare la velina è molto più difficile che fare lo yes man in un partito».
Capezzone pro-velinista!
«A una velina sono richieste doti di simpatia, empatia, autoironia».
Certo. Però… Non vorrei sembrare rigido, ma una gavetta da showgirl ti dovrebbe aprire le porte della tv, non di un ministero. Carfagna…
«Ma lascia stare Carfagna… Chi sta lì col sopracciglio alzato di fronte a certe deputate, non sa stare al mondo. Io sono un militante politico, ma non penso per questo di essere più in sintonia col Paese di chi ha lavorato in tv».
A proposito di sintonia col Paese. Chi sono i ministri abilitati a parlare in tv?
«Mica c’è stato un diktat».
Berlusconi ha detto ai ministri di non andare nei talk rissosi.
«Una scelta opportuna».
Dimmi i più abili del Pdl in tv.
«Brunetta e Sacconi, appassionati e competenti. Cicchitto, solido».
Gli ex socialisti, insomma.
«Poi Verdini e Bondi».
Si dice che siano i tuoi principali sponsor.
«E che ci azzecca?, direbbe Tonino. Ho citato questi cinque perché in video funzionano».
Uno dei cinque, Brunetta, è imitatissimo.
«L’imitazione di Crozza crea simpatia».
Anche tu sei imitato.
«Sì. Ma con me, Neri Marcorè ha dato il peggio. Mi usa come un fantoccio polemico a cui tirare i sassi».
È vero che a Berlusconi piacciono le tue performance televisive?
«Sì. Una volta le ha lodate pubblicamente. A un incontro con i repubblicani. Io ero in platea. Disse: “Vedete quel ragazzo lì, lui sì…”».
I migliori del Pd in tv.
«Massimo Cacciari e Giuseppe Caldarola».
Caldarola di te dice che “esondi”, che esterni troppo.
«Lui, invece, dice cose molto ragionevoli».
Di Pietro…
«I suoi paragoni vergognosi su Berlusconi, Videla e Hitler si commentano da soli».
Di Pietro è molto presente in tv.
«Nel ruolo di Abatantuono: “Viuuulenzaaa!”».
Chi ti piace dell’opposizione?
«Mi piaceva Veltroni. Ha detto tutte le cose giuste, ma poi ha fatto tutte quelle sbagliate: ha detto andiamo da soli e poi si è alleato con Di Pietro. Io come potevo stare con un centrosinistra che sulla giustizia segue Tonino? Di Pietro è una creatura di Veltroni».
Che tv guardi?
«Di tutto, per legittima difesa. E noto un fatto: nessuna trasmissione parla al 100% degli italiani. A parte un’eccezione».
Che sarebbe?
«La geniale, crudele, bellissima tv di Maria De Filippi».
I tronisti? Ma dai…
«In un panorama tv spezzettato in mille nicchie, lei è l’unica che porta avanti un progetto interclassista».
Lo dici perché stai per diventare opinionista di Uomini e donne?
«No. Chi la critica fa lo stesso errore di chi non capisce la politica: lei è come Berlusconi, parla a tutto il Paese».
Nell’arena di Santoro e Travaglio ci andresti?
«Non ho mai rifiutato un invito. Ma non so se Travaglio accetterebbe un altro confronto con me».
Preferisci Vespa o Floris?
«Sono due orologi svizzeri. Però i politici italiani non dovrebbero snobbare il resto della programmazione».
Fassino andò a C’è posta per te.
«Un pesce fuor d’acqua. Bisogna variare, ma anche scegliere i posti giusti: la tv non perdona e ti mostra per quello che sei. Io vado tutti i lunedì sera al Processo di Biscardi».
La rissa sul calcio.
«Aldo è il genio assoluto della tv di massa».
Opinioni strillate. Ospiti teatranti.
«Ci sono le maschere: lo juventino indignato, il romanista furioso… Meravigliose».
Tu che parte reciti?
«Il ragionevole. Sono grato a Biscardi perché stare nel suo studio televisivo vuol dire imparare a fare la tv. Solo Funari ti insegnava così tanto».
La trasmissione mancante dai palinsesti italiani?
«Il tutti contro uno: giornalisti vari che bersagliano un politico. E i faccia a faccia».
C’è Primo piano su Raitre.
«Lì il conduttore fa troppa mediazione. Un faccia a faccia vero e duro sarebbe una roba da thrilling. Molto utile. Il problema è che da noi, in tv come in politica, si fanno molte brutte imitazioni dei prodotti americani».
A che cosa ti riferisci?
«Alle primarie. Negli Usa, Hillary e Obama, candidati veri, si sono scontrati in tv 26 volte. E con gli scontri sono cresciuti. Alle primarie del Pd, invece, Veltroni si è rifiutato di incontrare in tv i suoi avversari e si è giustificato dicendo che non voleva dividere il partito: una follia».
Efficaci o no, vere o no, il Pd qualcosa che assomigliasse alle primarie lo ha fatto. Nel Pdl come si deciderà la successione a Berlusconi?
«Chi pone una simile questione è un marziano. Berlusconi è una calamita elettorale».
Vabbè, ma non è eterno.
«Giocare con i carrarmatini che sono oggi in campo non ha senso. E l’esempio di Obama ci insegna che la vita politica ha più fantasia di quanto non ci si possa immaginare».
Obama, il presidente che ha vinto anche con la Rete. Tu sei su Facebook?
«Certo. Ho 4.993 amici. Per un certo periodo ho avuto il profilo bloccato per eccesso di accessi».
Ci sono alcuni gruppi su Facebook anticapezzoniani: sono feroci con te.
«Evviva la libertà».
Hai amici politici su Facebook?
«Sì. Anche Enrico Letta e altri del Pd».
Facebook è…?
«Una poderosa perdita di tempo, ma anche una piazza da cui capisci che aria tira».
Hai incontrato qualcuno che avevi conosciuto su Facebook?
«Certo. Ma… posso dirti una cosa sull’uso di Internet in Italia?».
Dimmi.
«In America quasi tutti usano la Rete per dimostrare il loro talento. Da noi ci sono soprattutto odiatori».
La politica e Internet.
«Il Popolo della Libertà sarà un partito telematico».
Cioè?
«Con Verdini e Antonio Palmieri, responsabile dei siti di Forza Italia, stiamo pensando a forme di partecipazione sistematica al nuovo partito: via internet e via sms».
La scelta che ti ha cambiato la vita?
«La lettura di Pirandello a dodici anni. Ho imparato che la verità si declina al plurale».
Hai un clan di amici?
«Quelli con cui condivido la mia esperienza politica da dieci anni: Simone, Federico, Salvatore e Mario».
A cena col nemico.
«Mi sarebbe piaciuto cenare con Sandro Curzi».
Giornalista/politico/comunista appena morto.
«Un giorno mi disse che sono un bravo propagandista. Per lui era un complimento».
Il libro?
«Uno, nessuno e centomila di Pirandello. Ma anche Pastorale americana di Philip Roth, che dà la misura dell’inevitabilità delle cose».
Il film?
«Il posto delle fragole e tutto Bergman».
La canzone?
«In fila: Bach, Philip Glass, Keith Jarrett».
Le domande finali.
«Mi arrendo».
Non si può. L’articolo 7 della Costituzione?
«Regola i rapporti tra Stato e Chiesa».
I confini del Venezuela?
«Presumo Brasile…».
...Guyana e Colombia. Quanto costa un litro di benzina?
«Un euro e mezzo, ma io non ho la patente. Uso i mezzi pubblici».
Sei il classico fan di Al Gore, appiedato?
«Macché. Gli ambientalisti algoriani italiani sono pericolosi. Troppo zelanti. Si può essere ambientalisti senza cambiare le proprie abitudini».
Per la politica hai sacrificato la tua vita privata?
«Sì. Ma nessun medico me lo aveva ordinato».
La tua dichiarazione di bisessualità ti ha creato problemi nel Pdl?
«Quale dichiarazione? Io ho solo citato Borges dicendo che bisogna avere una mente ospitale».
Be’, c’è chi ha fatto uno più uno…
«Ho paura dei politici che raccontano i cazzi loro, e anche delle persone che si fanno troppo i cazzi degli altri».

Categorie : interviste
Commenti
GLADIATORE 18 marzo 2011

PENSO CHE UN ESSERE COME CAPEZZONE NON DEBBA FARE POLITICA E VIETARGLI DI ESPRIMERSI IN PUBBLICO.MA COME SI FA A FARLO PORTAVOCE DE PDL???????

vz 23 marzo 2011

Caro Gladiatore, mi auguro che nessuno proponga di vietare a lei di esprimersi in pubblico. Quali che siano le sue opinioni.

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